Le emozioni dell’altro diventano nostre: confermata l’esistenza dei “neuroni specchio”


Quante volte capita di ascoltare attentamente un amico che ci racconta qualcosa e di suggerirgli le parole che a lui non vengono in mente? Oppure quante volte ci è venuto un nodo alla gola quando abbiamo ascoltato lo sfogo di una persona triste? E, ancora, quante volte abbiamo sentito una piacevole sensazione di gioia quando abbiamo interagito con qualcuno particolarmente allegro e di buon umore? Da alcune ricerche è emerso che il nostro cervello riproduce come uno specchio l’attività neurale di quello del nostro interlocutore, un po’ come se si “sincronizzassero”.

A confermare questo è uno studio condotto da Uri Hasson della Princeton University. I ricercatori, attraverso una risonanza magnetica, hanno registrato l’attività neurale di due persone che parlavano e hanno rilevato che i loro cervelli tendevano ad attivare le medesime aree neurali e che maggiore era questa affinità, più profonda risultava la comprensione da parte della persona che aveva il compito di ascoltare. È stato riscontrato, inoltre, che in alcune aree cerebrali la reazione di chi ascoltava precedeva quella di chi parlava, in altre parole, è possibile intuire ciò che l’ascoltatore ci dirà. Tutto questo sarebbe mediato dall’attivazione dei “neuroni specchio”.


Tali studi potrebbero confermare, così, un sostrato biologico al complesso meccanismo dell’empatia, grazie alla quale siamo in grado di “sentire” le emozioni dell’altro come se fossero le nostre.


In realtà già una precedente ricerca condotta dal gruppo di Marco Iacoboni dell’Università di Los Angeles e pubblicata su Current Biology aveva avvalorato l’esistenza, anche nell’uomo, di “neuroni specchio”. Gli studiosi hanno registrato l’attività neurale di pazienti con epilessia a cui erano stati introdotti degli elettrodi per ragioni cliniche. Alle persone veniva chiesto di compiere o osservare dei movimenti ma anche di assumere o guardare delle espressioni del viso. Come i ricercatori si aspettavano, sia nel caso di azioni compiute che osservate, sia nel caso di espressioni del viso assunte attivamente che guardate in un altro, i “neuroni specchio” si sono attivati. Tale studio ha così riconfermato la presenza di questa classe di neuroni la cui esistenza nell’uomo era stata messa in dubbio precedentemente in uno studio dell’Università di Trento.


Dato che nel complesso sono risultate attivate diverse aree corticali preposte a varie funzioni come la vista, il movimento e la memoria, la ricerca di Iacoboni avvalora l’ipotesi secondo cui i “neuroni specchio” consentono di riflettere nel nostro cervello in modo ampio e articolato i vissuti e gli schemi motori delle persone con cui si interagisce.


Tali ricerche consentono di aprire una riflessione sui complessi meccanismi che stanno alla base delle interazioni tra le persone e confermano il fatto che l’ascolto e la comprensione sono tutt’altro che processi passivi in quanto attivano l’ascoltatore come se lui stesso stesse vivendo l’esperienza dell’altro.



Fonti

“Quando ci parliamo e ci capiamo le nostre menti si "specchiano"”, Quando ci parliamo e ci capiamo le nostre menti si "specchiano"- LASTAMPA.it, 30/07/2010.


“ Ci specchiamo negli altri con i neuroni dell'empatia”, Ci specchiamo negli altri con i neuroni dell'empatia- LASTAMPA.it, 12/04/2010.


Neuroni specchio - Wikipedia




Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572