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  1. #1
    Matricola
    Data registrazione
    14-11-2009
    Messaggi
    27

    Individuo paranoico che ti vede parte di una cospirazione ai suoi danni: che fare?

    E' così strano quando, dopo aver letto e studiato tante cose, ti ritrovi la realtà che è molto più cruda di quanto non traspaia dai libri.

    Un carissimo amico, che ormai conosco da vent'anni, ha sempre avuto problemi personali legati ad una famiglia strafottente, scarsa autostima, sogni personali e professionali infranti...tutto sfociato poi nell'abuso di alcol -continuamente- e di droghe pesanti -a fasi alterne- a causa di cattive compagnie e dello sviluppo di pensieri quali "l'alcol mi aiuta a socializzare". Un classico.

    Ora, per via di problematiche complesse da spiegare ma che coinvolgono una donna (seriamente drug-addicted e da quanto ho capito abile manipolatrice), una presunta relazione contemporanea sia con lui che con suo padre nascosta vicendevolmente ed altre vicende serie, ha sviluppato negli ultimi due anni un disturbo paranoide di personalità. Alcol, cocaina e Dio solo sa cos'altro hanno ovviamente fatto la loro parte a riguardo.

    Io gli sono sempre stato vicino, confortandolo nei momenti difficili, contenendolo in quelli esplosivi, cercando di fungere da amico ed evitando un coinvolgimento da professionista, anche in termini di deformazione professionale. Per me è come un fratello, non avrei potuto fare altrettanto. Mi raccontava dei complotti orditi alle sue spalle dalla donna e da suo padre, della collusione silente di sua madre, del fatto che lo prendessero per pazzo (a suo dire per coprire i misfatti), dei nonni che complottavano per farlo allontanare da quella donna e via dicendo. L'intrigo diventava sempre più complesso di mese in mese, con dettagli ricchi di una "logica" patologica degna dell'individuo paranoico tipo. Nel tentativo di darsi una spiegazione e di capire perchè la sua vita sia così, ha continuato a colmare i vuoti nella sua mente con le più cervellotiche ricostruzioni possibili, degne di un film, rendendole sempre più contorte e drammatiche.

    Non cavando un ragno dal buco per mesi, ecco la rivelazione: devo esserci anch'io di mezzo! Questo spiega i miei sguardi scioccati quando mi racconta le cose (strano, eh?) il fatto che se lui menziona una parola a me e nel pomeriggio quella donna la menziona pure evidentemente è perchè noi due abbiamo parlato, il perchè io sia così interessato alle sue vicende (e questo mi ha fatto male, ma ho cercato di capirlo, visto il serio problema che ha) e, ovviamente, il perchè abbia provato ad indirizzarlo più volte verso uno specialista che potesse aiutarlo.

    I miei ricordi sul trattamento di un paranoico si limitano ai pochi studi fatti durante il corso di laurea, quindi devo ammettere che all'inizio sono rimasto di stucco di fronte al suo atteggiamento nei miei confronti. Qualunque cosa dicessi mi si ritorceva contro. Se negavo, rinforzavo il sospetto. Se confermavo (e non potevo farlo, visto che avrei dovuto inventarmi tutto di sana pianta)...accertavo il sospetto!

    Ho provato dunque ad instillare il dubbio. "Non l'ho fatto...ma SE L'AVESSI FATTO, allora tu...?". Non ricordo dove lessi questa cosa ma si è rivelata efficace per ribattere. Era per certi versi disarmato. Tuttavia è un procedimento che ha una sua durata limitata.

    Ora mi chiedo: come ci si comporta a livello di colloquio con gli individui paranoici? Esistono strategie verbali come la suddetta? Avete indicazioni su manuali specifici? Se non ricordo male, in ambito clinico capita spessissimo per esempio che il terapeuta venga visto anch'esso come parte della cospirazione...E' chiaro che non potendolo aiutare di persona da un punto di vista esistenziale, se non come amico, vorrei quantomeno sapermi difendere da una serie di attacchi logoranti come le sue accuse e le sue elucubrazioni mentali che mi vedono sordido protagonista (...). In quel caso come si comporta? Grazie mille.
    Ultima modifica di convinto : 28-07-2010 alle ore 01.08.29

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