Siamo in estate e come ogni anno aumentano gli appelli delle Associazioni di Volontariato che richiamano l’attenzione verso la donazione di sangue. Accade però, proprio in questi giorni, il ripetersi di uno spiacevole episodio che pensavamo aver lasciato alle cronache di alcuni anni fa. Al Gaetano Pini di Milano si è presentato un giovane che si è dichiarato omosessuale al quale è stato negato di poter effettuare una donazione di sangue in quanto appartenente ad una categoria a rischio.

Nella migliore delle ipotesi alla base di questo infelice episodio c’è l’ignoranza nel comprendere la differenza tra orientamento sessuale e comportamento sessuale a rischio. Andando infatti sul sito internet dell’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue) è correttamente riportata, tra i motivi di autoesclusione, la dicitura “rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive (es. occasionali, promiscui, ...)” ma niente lascia intendere che debbano essere esclusi coloro che non hanno un orientamento eterosessuale.

A rendere ancora più imbarazzante il quadro degli eventi sono le dichiarazioni dell’ex-ministro Sirchia secondo il quale «la letteratura scientifica mondiale specifica che i rapporti omosessuali sono comportamenti a rischio. Ad oggi, in mancanza di chiare norme, in Italia c'è qualcuno che accetta donazioni dai gay. Ma la legge è abbastanza ambigua, perché dice che non possono essere assoggettati a prelievo i candidati donatori che sono ad alto rischio o a rischio più elevato del normale, però non dice quali sono questi rischi. Sappiamo però dalla letteratura che queste persone sono a più alto rischio, quindi li escludiamo».

Il sito gay blood donation riporta in modo sintetico lo stato delle politiche mondiali in relazione alle donazioni di sangue di chi ha un orientamento omosessuale. In assoluto contrasto con quanto è accaduto a Milano l’Italia risulta essere, insieme alla Spagna, tra i paesi più virtuosi (anche nei risultati epidemiologici) per aver spostato l’attenzione dall’orientamento sessuale al comportamento sessuale a rischio. Tra i paesi più rigidi nei confronti dell’omosessualità troviamo gli Stati Uniti, la Germania, la Gran Bretagna, Hong Kong e il Canada.

Speriamo di non vedere il nostro Paese intraprendere un percorso a ritroso verso l’esclusione dalla donazione per parametri che hanno poco a che fare con la difesa della salute e ancora meno con il buon senso.

Rapporti sessuali tra due persone sane, di qualunque genere esse siano, non potranno mai rappresentare un rischio per il soggetto ricevente una loro donazione.

Luca Galli

fonti:
La Repubblica.it - Homepage
Corriere della Sera
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