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  1. #1

    Il cliente e lo psicologo

    Ciao a tutti, vorrei avere il vostro parere su un tema a mio avviso centrale nella professione di psicologo:

    "Il cliente e lo psicologo".

    Uno studio condotto nel 2004 dall'ordine degli psicologi della Toscana sull'immagine dello psicologo in Toscana analizza il modo in cui si costruisce la relazione tra il cliente e lo psicologo. Vengono indivbiduate due tipologie:

    l’intervento fondato sul mandato sociale:
    In sostanza è lo stesso rapporto che si ha col medico. Il medico, infatti, è una delle figure professionali che operano con un particolare riferimento al potere del mandato sociale. Ci si sente male e si va dal dottore.
    Nell’ambito psicologico, se un giorno si cadesse in una forte depressione, il medico di famiglia ci “consiglierebbe” di andare dallo psicologo/psicoterapeuta.

    l’intervento fondato su una committenza:
    La committenza invece si basa sul consenso tra le aspettative del cliente e i risultati ottenibili dall’intervento psicologico. In questo caso assumono importanza gli obiettivi del cliente. Lo psicologo è tenuto a tradurre in dimensioni operative le aspettative del cliente e ciò implica la necessità della verifica, orientata dagli obiettivi del committente, in base a criteri appositamente individuati.

    La psicologia ha tentato di porsi entro l’area medica, al fine di evitare l’incontro con la domanda del cliente, quindi nella speranza di poter fruire dei vantaggi di una professione “obbligata”. Questo può spiegare il fermo e costante ancoraggio degli psicologi alla psicoterapia, quale unica via professionale per loro possibile.

    Quando uno psicologo –psicoterapeuta pensa al suo lavoro, crede che l’unico suo cliente possa e debba essere il “paziente” nella sua accezione classica: una persona che soffre di un disagio, che ha un problema riconducibile ad una qualche psicopatologia, che si rivolge con atteggiamento di dipendenza allo psicoterapeuta per essere “curato”, per ricevere un trattamento che gli comporti la soluzione del problema.

    Secondo voi, cosa porta una persona a richiedere una consulenza psicologica? Il disturbo o il bisogno?

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Secondo voi, cosa porta una persona a richiedere una consulenza psicologica? Il disturbo o il bisogno?
    Il bisogno di capire cosa lo disturbi.
    gieko

  3. #3

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Quindi parti dal presupposto che il cliente sia consapevole del suo disturbo?
    E se lui volesse semplicemente migliorare la qualità della sua vita quotidiana (bisogno) e non avvertisse nessun disturbo o perlomeno non fosse interessato a "capire"?

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Quindi parti dal presupposto che il cliente sia consapevole del suo disturbo?
    E se lui volesse semplicemente migliorare la qualità della sua vita quotidiana (bisogno) e non avvertisse nessun disturbo o perlomeno non fosse interessato a "capire"?
    Più o meno chiaramente a livello del conscio, oltre che ovviamente a livello dell'inconscio, ma qualcosa viene percepito come problematico e crea una domanda. Altrimenti perchè rivolgersi ad un professionista?
    Per il resto non vedo distinzione tra ciò che chiami bisogno e ciò che identifichi come disturbo. Sono i due lati della stessa medaglia.

    Saluti
    gieko

  5. #5
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Ciao a tutti, vorrei avere il vostro parere su un tema a mio avviso centrale nella professione di psicologo:

    "Il cliente e lo psicologo".

    Uno studio condotto nel 2004 dall'ordine degli psicologi della Toscana sull'immagine dello psicologo in Toscana analizza il modo in cui si costruisce la relazione tra il cliente e lo psicologo. Vengono indivbiduate due tipologie:

    l’intervento fondato sul mandato sociale:
    In sostanza è lo stesso rapporto che si ha col medico. Il medico, infatti, è una delle figure professionali che operano con un particolare riferimento al potere del mandato sociale. Ci si sente male e si va dal dottore.
    Nell’ambito psicologico, se un giorno si cadesse in una forte depressione, il medico di famiglia ci “consiglierebbe” di andare dallo psicologo/psicoterapeuta.

    l’intervento fondato su una committenza:
    La committenza invece si basa sul consenso tra le aspettative del cliente e i risultati ottenibili dall’intervento psicologico. In questo caso assumono importanza gli obiettivi del cliente. Lo psicologo è tenuto a tradurre in dimensioni operative le aspettative del cliente e ciò implica la necessità della verifica, orientata dagli obiettivi del committente, in base a criteri appositamente individuati.

    La psicologia ha tentato di porsi entro l’area medica, al fine di evitare l’incontro con la domanda del cliente, quindi nella speranza di poter fruire dei vantaggi di una professione “obbligata”. Questo può spiegare il fermo e costante ancoraggio degli psicologi alla psicoterapia, quale unica via professionale per loro possibile.

    Quando uno psicologo –psicoterapeuta pensa al suo lavoro, crede che l’unico suo cliente possa e debba essere il “paziente” nella sua accezione classica: una persona che soffre di un disagio, che ha un problema riconducibile ad una qualche psicopatologia, che si rivolge con atteggiamento di dipendenza allo psicoterapeuta per essere “curato”, per ricevere un trattamento che gli comporti la soluzione del problema.
    di questi argomenti ne parla ampiamente Carli nel libro "L'analisi della domanda". La PSICOLOGIA dovrebbe porsi nel secondo punto, perché l'intervento fondato sul "mandato sociale" porta a interventi normativi, prescrittivi e ortopedici ("il cliente dovrebbe essere così, e se non è così va aggiustato": questo va bene per i problemi fisici, come una schiena storta ad esempio, ed è quindi il modello predominante della Medicina), mentre agire in base alla "committenza" presuppone interventi che tengono conto dei bisogni soggettivi del cliente, e questi non li possiamo sapere a priori perché sono, appunto, soggettivi. E' questo il livello a cui si dovreppe porre la Psicologia.

    Secondo voi, cosa porta una persona a richiedere una consulenza psicologica? Il disturbo o il bisogno?
    alla luce dell'analisi della domanda, direi che non è possibile dirlo a priori, bisogna scoprirlo nella prima fase della consulenza: ogni cliente ha le sue motivazioni e spesso sono inconsce, per questo serve l'analisi della domanda. Non sempre la domanda esplicita corrisponde con quella implicita
    Ultima modifica di Johnny : 11-07-2010 alle ore 19.49.02

  6. #6

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Facciamo un passo indietro. Il cliente non è nel mio studio per la prima consulenza. E' ancora un cliente potenziale.

    Come posso trasmettere il valore del mio servizio?
    Se pongo l'accento sul disagio (ansia, stress, depressione, etc) probabilmente, essendo per lui un qualcosa di inconscio, non si riconoscerà in questo e non sarà sollecitato a richiedere una consultazione.

    Faccio un esempio:
    Se io sono una persona timida e non riesco a socializzare con gli altri in modo costruttivo, non mi riconoscerò in una persona con poca autostima (è inconscia anche se presente), con poche risorse o con problemi familiari non risolti.
    Probabilmente mi riconoscerei in una persona in cerca di affermazione e riconoscimento sociale. Sono una persona che vuole migliorare le sue capacità relazionali.

    Cosa è cambiato? Nel primo caso ho messo l'accento sul disagio, nel secondo sul bisogno di miglioramento. Ho incorniciato il servizio da offrire in una frame di crescita anzichè di "cura del disagio".

  7. #7
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Come posso trasmettere il valore del mio servizio?
    Se pongo l'accento sul disagio (ansia, stress, depressione, etc) probabilmente, essendo per lui un qualcosa di inconscio, non si riconoscerà in questo e non sarà sollecitato a richiedere una consultazione.
    Perchè l'utente dovrebbe essere "sollecitato"? E' necessario che avverta qualcosa che crea un problema perchè intraprenda una consultazione. Altrimenti ci si troverebbe davanti al nulla perchè non ci sarebbe alcuna domanda.

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Se io sono una persona timida e non riesco a socializzare con gli altri in modo costruttivo, non mi riconoscerò in una persona con poca autostima (è inconscia anche se presente), con poche risorse o con problemi familiari non risolti.
    Probabilmente mi riconoscerei in una persona in cerca di affermazione e riconoscimento sociale. Sono una persona che vuole migliorare le sue capacità relazionali.

    Cosa è cambiato? Nel primo caso ho messo l'accento sul disagio, nel secondo sul bisogno di miglioramento. Ho incorniciato il servizio da offrire in una frame di crescita anzichè di "cura del disagio".
    Dal mio punto di vista si tratta del difficile lavoro di messa in contatto del soggetto con il proprio disagio e di conseguenza dell'accesso ad una domanda di cura. Utilizzare cornici per "non spaventare", cioè per eludere i timori del paziente (e dello psicologo) relativi al cambiamento, può significare soffocare questa possibilità, impedendo che la domanda emerga con tutta la sua portata. In altre parole significa colludere con le resistenze del paziente.
    Al massimo potrebbe essere il contrario: il passaggio da una domanda mascherata e difesa ad una più esplicita e motivata. Da lì la possibilità di intraprendere un percorso di crescita oppure no, ma nel contesto di un frame (soprattutto interno) più chiaro.

    Saluti
    Ultima modifica di gieko : 12-07-2010 alle ore 10.09.50
    gieko

  8. #8

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Forse mi non sono stato in grado di spiegarmi.
    Non è il frame positivo che porta una persona ad eludere il timore di cambiamento e per questo non puo colludere con le resistenze del pazienze. Il frame positvo ha semplicemente lo scopo di far si che le persone arrivino da te, psicologo, e inizino un percorso ...e solo dopo, se la motivazione reale ma inconscia, potrà emergere in tutte le sue forme...grazie al lavoro che faranno insieme, sempre se si vogliono trovare motivazioni inconsce.

    Come potremo mettere in contatto il soggetto con il proprio disagio e di conseguenza intraprendere un percorso di miglioramento, se io non entro prima in contatto col soggetto stesso?

    PS: scusa ma cura non mi piace, è un termine che evoca malattia.

  9. #9
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Come potremo mettere in contatto il soggetto con il proprio disagio e di conseguenza intraprendere un percorso di miglioramento, se io non entro prima in contatto col soggetto stesso?
    Ti sei spiegato benissimo, tuttavia mi sembra che non consideri il fatto che quando una persona scegli di rivolgersi ad un professionista, ha già una domanda più o meno esplicita rispetto a qualcosa che fa problema. E questo ancora prima che varchi la porta dello studio del professionista. Al professionista il compito di avere una formazione adeguata per poter dipanare la domanda in tutti i suoi aspetti, renderla fruibile, e di conseguenza, ipotizzare delle risposte.
    Mi pare che la tua posizione sia la seguente: fare questo lavoro è difficile per l'utenza e comporta una certa dose di timore che potrebbe allontanare dal professionista. Quindi restiamo sul soft, siamo tranquillizzanti, non utilizziamo termini come "cura", "malattia" o "paziente".
    Ritengo invece che si debba fare un buon lavoro di contatto proprio in sede di consultazione con le aree di disagio e sofferenza. Il che non implica spaventare ma nemmeno essere eccessivamente rassicuranti, pena chiudere gli spazi alla domanda di aiuto e alle comunicazioni che vengono dal sintomo. Piuttosto bisogna iniziare a creare dei ponti.

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    PS: scusa ma cura non mi piace, è un termine che evoca malattia.
    Appunto, prima accennavo al fatto che il professionista potrebbe essere spaventato tanto quanto il paziente, se non di più. E negare la sua paura. Partirei invece da quando scrisse Bion: "Nella stanza d'analisi ci dovrebbero essere due persone piuttosto spaventate: il paziente e l'analista" (Seminari brasiliani).

    Saluti
    gieko

  10. #10

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Posso chiederti che tipo di "richieste" ricevi in maggioranza e come queste persone arrivano al tuo studio? Come sono venute a conoscenza del tuo studio e cosa li ha portati a scegliere te?

  11. #11
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Rispondo via pm.
    gieko

  12. #12

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Grazie Gieko.
    Qualcun'altro vuole dire la sua sul processo che porta il cliente a recarsi dallo psicologo.

    Io conosco un'infinità di persone che non ci sono mai state perchè non ne hanno bisogno anche se ...

  13. #13

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Mi piacerebbe insistere su questo punto..
    Secondo voi come mai ci sono tantissime persone che pur avendo bisogno di essere aiutate, non vanno dallo psicologo?

  14. #14
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    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Mi piacerebbe insistere su questo punto..
    Secondo voi come mai ci sono tantissime persone che pur avendo bisogno di essere aiutate, non vanno dallo psicologo?
    guarda, secondo me perchè c'è un'enorme confusione sul tema
    le persone pensano "psicologo=analista", quindi immaginano il professionista con lo studio con i mobili in legno, col lettino ecc, che cura prevalentemente persone "gravi", i cosiddetti "matti" a cui tutti consigliano di "andare dallo psicologo"

    ...a nessuno piace ammettere di avere dei problemi, quindi non pensano che lo psicologo sia la figura adatta a loro
    a questo punto entra in gioco la confusione: non avendo le idee chiare su chi siamo noi (psicologi), non sanno nemmeno chi sono le altre figure analoghe, come naturopati, counselor, coath, pranoterapeuti ecc ecc ecc

    ...io lavoro con una naturopata che mi sta inviando un paziente: quando lei ha proposto al signore in questione di iniziare un percorso da uno psicologo (cioè io), lui le ha risposto "ah perchè, non è la stessa cosa quello che fa lei e quello che fa lo psicologo?" idem la mia parrucchiera, l'ultima volta che parlando mentre mi faceva la tinta le ho detto che facevo la psicologa, mi ha detto "ma scusa, ho una domanda: uno che va dallo psicologo, perchè ci va?"

    ...e questi sono alcuni esempi, soltanto. A questa confusione hanno contribuito un po' tutti, ordini professionali, mezzi di comunicazione, probabilmente anche noi psicologi stessi

    ciaooo
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  15. #15
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Il cliente e lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da raggiodisol.77 Visualizza messaggio
    Mi piacerebbe insistere su questo punto..
    Secondo voi come mai ci sono tantissime persone che pur avendo bisogno di essere aiutate, non vanno dallo psicologo?
    condivido quello che ha detto Arwen, e aggiungo che (secondo me) il problema dovrebbe essere risolto a monte, cioè a livello politico. La psicologia non gode di molta stima tra i nostri politici (ne sono la prova alcune leggi e proposte di legge fortemente svalutative nei confronti della figura dello psicologo).

    Inoltre andrebbe fatta corretta informazione nei mass-media perché influenzano l'opinione pubblica e spesso la confusione che la gente ha sulla figura dello psicologo deriva proprio dai mass-media. Quante volte in TV si parla di psicologia? moltissime. Quante volte a parlare di psicologia vengono invitati psicologi? QUASI MAI!

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