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  1. #1
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    Caso clinico VO EDS 2010

    Salve a tutti...ho aperto questoo 3d nella speranza che qualcuno voglia collaborare nella stesura d qualche caso clinico...AUANTI!!!!

  2. #2
    Partecipante Esperto
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    22-11-2009
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ne hai?
    io potrei..

  3. #3
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    Si ne ho qualcuno...ne ho trovato 2 degli anni passati...un attimo di pazienza e li posto

  4. #4
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ALLORA QUESTO è IL PRIMO CASO
    A. G. di 32 anni si rivolge al Centro di Salute Mentale con la richiesta di una consulenza psicologica; è accompagnata dalla madre, preoccupata dell’intenzione manifestata dal figlio di lasciare il lavoro. Durante il colloquio G. appare teso, molto preoccupato e più volte accenna al pianto. E’ stato assunto da qualche mese da un’Azienda privata come vigilante e deve svolgere turni di notte per sorvegliare il magazzino della ditta; si sente molto angosciato per questo lavoro notturno. In seguito ad una crisi d’ansia molto forte, gli sono stati sati alcuni giorni di riposo; adesso è a casa in malattia.
    In precedenza aveva fatto lavori precari che si sono interrotti perché si sentiva spesso rimproverato ingiustamente dal datore di lavoro. Spesso si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato per qualcosa. Orfano di padre dall’età di 13 anni; la madre ha portato avanti il carico familiare con difficoltà, scoraggiata e affranta per la perdita del marito, hanno vissuto con la modesta pensione del marito. G. ha un corso di studi regolare, ma ha poche amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue ansie e le sue difficoltà lavorative perché teme che potrebbe
    lasciarlo. Vorrebbe fare progetti per il suo futuro, ma si sente impotente e non intravede speranze per il futuro.
    Il candidato illustri sinteticamente:
    a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli aspetti del funzionamento psichico e relazionale della persona;
    b) come procederebbe nella consultazione indicando quali altri dati sarebbero necessari per avvalorare l’ipotesi diagnostica;
    c) quali elementi sarebbero utili ad avanzare ulteriori ipotesi di diagnosi differenziale;
    d) di quali strumenti diagnostici intenderebbe avvalersi per raccogliere i dati di cui al punto a e b;
    e) quali possibili indicazioni di intervento fornirebbe, specificando: se sia necessario ricorrere ad un trattamento psicoterapeutico ed eventualmente, di quale tipo;
    f) quali eventuali risorse di rete psico(sociale potrebbero essere attivate.

  5. #5
    Partecipante Esperto
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    22-11-2009
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ok,postali..intanto guardo questo!
    poi ci si confronta

  6. #6
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    22-11-2009
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    347

    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ok,postali..intanto guardo questo!
    poi ci si confronta

  7. #7
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    167

    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ALTRO CASO
    Un medico di base, escludendo che i disturbi dell'interessato abbiano natura organica, invia Mario, di anni 20, studente lavoratore, per una valutazione psicologica ad un centro di salute mentale.
    Mario presenta le seguenti manifestazioni cliniche:
    • coscienziosità e scrupolosità esagerate;
    • inflessibilità ed ostinazione;
    • ingenerosità auto ed etero diretta;
    • dedizione eccessiva all'attività lavorativa ed all'accumulo di denaro;
    • attenzione smodata all'ordine, all'organizzazione, alle regole ed ai dettagli;
    • disinteresse per i sentimenti di amicizia e colleganza, considerati improduttivi.
    Il candidato indichi quali informazioni intenda approfondire, quali dati anamnestici reputi necessario raccogliere e quali sintomi ritenga importante indagare al fine di un inquadramento diagnostico.
    Descriva in forma sintetica di quali metodi o strumenti intenda avvalersi nell'analisi dei dati clinici.
    Precisi in particolare se si proponga di richiedere accertamenti testologici, indicandone i motivi della scelta.
    Raggiunta una valutazione definitiva, accenni eventualmente di quali sistemi di classificazione diagnostica internazionale sia a conoscenza e sia in grado di adottare. Quali indicazioni terapeutiche suggerirebbe al paziente?

  8. #8
    Partecipante Esperto
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    22-11-2009
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    Primo caso:


    "Il riferimento principale per le finalità diagnostiche richieste è il manuale diagnostico e statistico per i dist mentali DSM IV text revised. Dal testo emerge che il ragazzo è stato accompagnato alla consultazione dalla madre e quindi è necessario approfondire il tipo di motivazione del paziente,estrinseca o intrinseca, le sue aspettative, bisogni e motivazioni riguardo il consulto.
    È necessario indagare la consapevolezza del paziente riguardo il suo disturbo anche se dal testo compare che G. sia discretamente consapevole del disturbo e infatti lo nasconde alla ragazza in quanto teme possa essere un problema (non compare una negazione del disturbo).
    Il paziente riporta sintomi (crisi d’ansia molto forte, ansia nei rapporti con gli altri perché si sente giudicato) che vengono confermati dall’osservazione diretta dello psicologo (teso, preoccupato) che riportano ai sintomi tipici dei disturbi d’ansia (asse 1 DSM IV). Una possibile ipotesi diagnostica, suscettibile di falsificazione, potrebbe essere quella di fobia sociale, infatti G. mostra una eccessiva preoccupazione riguardo il possibile giudizio degli altri, in situazioni interpersonali (ad esempio il lavoro). Sarebbe necessario indagare ulteriormente le circostanze di insorgenza delle crisi, la frequenza,. L’intensità e se queste sono correlate sempre a situazioni sociali per poter confermare l’ipotesi diagnostica accennata. Appare utile indagare anche le caratteristiche della crisi d’ansia molto forte citata dal soggetto, l’intensità, i sintomi tipici per poter in caso valutare l’ipotesi di un dist di panico (con o senza agorafobia a seconda dei casi ovvero se avvengono in luoghi affollati, in coda, sui mezzi di trasporto etc..si potrebbe ipotizzare un dist di panico con agorafobia ma dal testo non emergono dati sufficienti per poter approfondire le ipotesi). Risulta essere importante anche indagare le condizioni premorbose del paziente in quanto non sono emersi dati significativi riguardo le condizioni di salute precedenti tali crisi d’ansia.
    Per quanto concerne la storia del paziente sembrerebbe necessario indagare i rapporti familiari di G, ad es il rapporto con la madre che appare essere una figura di riferimento (il padre è morto e ha mantenuto lei la famiglia ed è lei stessa che accompagna il ragazzo alla visita). Da indagare il suo stile educativo (ridigo, iperprotettivo etc..) e come questo è stato vissuto dal ragazzo.
    Indagare anche il rapporto che G, aveva con il padre, come è stata vissuta la sua morte in un momento delicato di vita quale è l’adolescenza (i sintomi ansiosi possono comparire anche in circostanze di seprazione, eventi stressanti..).
    Da approfondire il rapporto con la fidanzata, a cui però nasconde le sue paure. Capire il perché, come vive il rapporto G. le sue aspettative e progetti futuri. Non compaiono dati sulla sua vita relazionale, cosa fa nel tempo libero, se i suoi sintomi ansiosi influenzano le sue uscite per poter poi in tal modo approfondire le ipotesi diagnostiche fatte.
    Dal testo compare che G, ha cambiato un lavoro in precdenza, appare utile approfondire i motivi, come ha vissuto tale rottura e indagare più nello specifico il lavoro attuale: come lo vive, i motivi legati alle sue paure attuali riguardo il lavoro.
    Come ipotesi d’intervento, qualora l’ipotesi di dist ansioso in particolare fobia sociale venisse confermata, si potrebbe orientare il paziente verso una terapia espressiva in quanto presenta un adeguato esame di realtà e funzionamento dell’io ed inoltre appare essere consapevole del disturbo. L’orientamento consigliato dalla letteratura a riguardo sembra essere psicodinamico per favorire un processo di separazione individuazione, esplorare le tematiche simboleggiate dall’ansia, approfondire temi come l’esibirsi e il mostrarsi e come sono stati posti dalle figure di riferimento. Importante è aiutare il paziente ad elaborare i termini del conflitto e permettere una maggiore affermazione individuale. Si potrebbe anche indirizzare il soggetto verso una terapia comportamentale per poter sostituire risposte disfunzionali con risposte e comportamenti funzionaili e adattivi, attraverso per es la desensibilizzazione sistematica o il flooding che permettono una esposizione del paziente agli stimoli ansiogeni e un decondizionamento verso questi.
    Per poter approfondire le ipotesi fatte e per raccogliere una quantità maggiore di dati per svolgere una accurata valutazione si consiglia un ciclo di colloqui e la somministrazione di alcuni reattivi psicodiagnostica quali: CBA cognitive behavioural assessment, ovvero un test che permette di raccogliere dati necessari per costruire un profilo generale di personalita del soggetto e vagliare appropriate modalità di intervento psicologico. Si consiglia anche un MMPI-2, per poter indagare le caratteristiche strutturali della personalita del soggetto e disordini emotivi (tra le scale di contenuto compare una scala per la valutazione dell’ansia). Se si volessero indagare nello specifico sintomi ansiosi si potrebbe somministrare la STAI, questionaro di autovalutazione per misurare l’ansia di stato e tratto. (anche la SCID 1 per i sintomi ansiosi, modulo F).

  9. #9
    Partecipante Assiduo
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    20-03-2009
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ACC O_o sei bravissima!!!
    Il mio commento appare meno elaborato ma spero che sia comunque comprensibile

    a) b) Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento al DSM IV-TR.
    Alla luce dei sintomi riportati da A.G. (angoscia, crisi d’ansia molto forte, rapporti di lavoro interrotti perché si sentiva spesso rimproverato dal datore di lavoro, ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverati per qualcosa) oltre a quelli rilevati dallo psicologo durante il colloquio (“….A.G. appare teso, molto preoccupato e più volte accenna al pianto”) si potrebbe ipotizzare, in linea del tutto provvisoria, un disturbo d’ansia. L’ansia e il timore di essere rimproverati per qualcosa, sia nei rapporti lavorativi che in quelli relazionali con gli altri, potrebbe avvalorare un’ipotesi diagnostica più specifica, ma sempre in linea del tutto ipotetica e provvisoria, di Fobia Sociale; l’intenzione di A.G. di voler lasciare il lavoro da vigilante sembrerebbe rafforzare ulteriormente una simile ipotesi diagnostica (chi soffre di fobia sociale mette in atto condotte evitanti circa qualsiasi situazione sociale e prestazionale che potrebbero metterlo a disagio o in imbarazzo).
    c) Il sentimento di impotenza e l’incapacità di intravedere speranze per il futuro, potrebbe indirizzare verso una diagnosi differenziale, ancora una volta espressa in linea del tutto ipotetica e provvisoria, di disturbo depressivo. I sintomi di per se non sono sufficienti ad orientare la scelta del clinico verso tale diagnosi, tuttavia sarebbe comunque utile tenerli in dovuta considerazione e approfondirli in sede di successivi colloqui. A tal proposito si potrebbe indagare sulle dinamiche familiari esperite da A.G. (dalla descrizione del caso non si comprende se sia figlio unico e se il nucleo familiare sia composto esclusivamente da lui e dalla madre), anche perché, spesso, il paziente si fa portavoce di nuclei depressivi presenti in famiglia.
    d) In virtù di quanto detto e relativamente all’uso del DSM IV TR come manuale di riferimento potrebbe essere utile la somministrazione della SCID – I per accertare o eventualmente escludere la presenza di disturbi di Asse I ipotizzati (disturbo d’ansia – disturbo depressivo).
    e) f) Si consiglia, innanzitutto, l’invio del paziente dallo psichiatra per la prescrizione di un trattamento farmacologico finalizzato a calmare i sintomi d’ansia.
    Successivamente si potrebbe ipotizzare un trattamento espressivo ad orientamento psicodinamico (in modo che A.G. possa prendere ulteriore coscienza del disturbo e possa rielaborare più facilmente i diversi termini conflittuali) associato ad una terapia cognitivo-comportamentale che preveda un decondizionamento delle situazioni sociali temute)

    CHE NE PENSI???

  10. #10
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    ...in effetti ho scartato il disturbo di panico (con agorafobia secondo me) perchè non avevo fatto troppo caso a quanto scritto circa l'attacco d'ansia molto forte avuto come vigilante notturno.....eppure le informazioni risulano troppo scarse (sempre secondo me) per poterlo prevvedere.....che ne pensi della mia diagnosi differenziale invece? sinceramente mi ha messo un pò in difficoltà perchè anche qui le informazioni sono davvero poche, però il fatto che non riesca a vedere una via d'uscita e che non nutra troppe speranze nel futuro mi hanno condotto a questa ipotesi!

  11. #11
    Partecipante Esperto
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    22-11-2009
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    per me è giusta, cioè i dati sono pochi..nessuno puo essere sicuro, pero direi che parlare del DAP o dist umore si puo fare. anche io aggiungerei umore, depressivo maggiore nel caso per la mancanza di speranza etc..pero i dati non ci sono a sufficienza! bisogna indagare da quanto tempo etc..se fosse da piu di 2 anni? anche distimico, io le scriverei ma non darei certo nulla.

    secondo caso, se ne hai altri proponi che fa bene!!

    Per le finalità diagnostiche richieste il riferimento principale è il DSM IV TR.
    Dal testo emerge che Mario è stato inviato dal medico di base e pertanto è necessario indagare come abbia vissuto tale invio: ovvero come viva il fatto di essere stato mandato a fare una visita specialistica psicologica.
    Sono da indagare le motivazioni di M ad intraprendere un percorso psicologico, le sue aspettative, motivazioni e attese. Da approfondire quindi la sua motivazione in quanto non avendo lui stesso deciso di chiedere una consultazione è possibile che la motivazione sia estrinseca (non di sua spontanea volontà). Si esclude che i sintomi descritti siano conseguenza di una condizione medica generale o dell’uso di sostanza in quanto in precedenza è già stato visitato dal medico di base che lo ha inviato allo psicologo. non appare dai dati descritti la consapevolezza del paziente circa il suo disturbo, quindi non si può dedurre se sia consapevole del disturbo (non di natura fisica).
    È necessario indagare se il paziente abbia intrapreso in precedenza ulteriori percorsi terapeutici e come li abbia vissuti e nel caso il perché dell’interruzione (resistenza al cambiamento, vantaggi secondari.).
    Dalle manifestazioni cliniche riportate (un quadro di perfezionismo,attenzione alle regole liste, organizzazione e poco tempo per lo svago) e dalla giovane età del paziente si potrebbe ipotizzare un dist dell’area dei dist di personalità, asse 2, in particolare si ipotizza un dist ossessivo compulsivo di personalita, differente dall’omonimo dell’asse 1 in quanto il dist dell’asse 1 prevede una consapevolezza da parte del paziente, la presenza di compulsioni e un quadro meno pervasivo e generalizzato di comportamento ed esperienza interiore. In questo caso invece il soggetto si comporta in modo rigido,scrupoloso in diversi ambiti della sua vita e da poco spazio alle relazioni interpersonali. Un quadro di perfezionismo lo si può anche trovare nel dist narcisistico di personalita, ma in tal caso il perfezionismo lo si pretende dagli altri mentre nell oss compulsivo da se stessi e non compare un quadro di grandiosità e illimitate fantasie di potere bellezza fascino etc..
    È importante indagare però l’intensita dei sintomi riportati, le circostanze di insorgenza, le caratteristiche dei rituali (in relazione alle regole, organizzazione etc) e cosa succede se non vengono messi in atto, la compromissione conseguente delle aree di funzionamento generali della persona (lavorative sociali cura di se).
    Da indagare nello specifico le relazioni familiari del paziente attuali e pregresse, le fasi dello sviluppo e in particolare quella anale, in quanto si ipotizza in questi pazienti una regressione dalla fase edipica alla relativa sicurezza di quella anale (legata alle tematiche del controllo, ambiente, corporeità). Da approfondire i rapportisociali, le relazioni affettive, tipico infatti in questi pazienti il dare poco spazio allo svago e ai rapporti intimi (i sentimenti sono vissuti come perdita di controllo e quindi pericolosi). Indagare le attività extrafamiliari, il lavoro del paziente e come gli altri vivano questa sua scrupolisita, dedizione all’ordine e precisione.

    Se l’ipotesi venisse confermata, si potrebbe indicare una terapia supportiva inizialmente se il paziente appare molto compromesso per quanto riguarda esame di realtà, funzionamento dell’io per poter abbassare l’angoscia e diminuire la rigidità del super io per poi passare ad una terapia espressiva per elaborare le tematiche della dipendenza, rabbia proiettate sul terapeuta (che sostituisce i genitori che hanno disapprovato tali sentimenti nell’infanzia). L approccio è psicodinamico per rielaborare i termini del conflitto, migliorare la consapevolizzazione, rendere piu flessibile il super io diminuendo l’angoscia sperimentata ( i rituali nascono dal fatto che le pulsioni sono ritenute inaccettabili, suscitano vergogna e i pazienti mettono in atto gesti ripetitivi attenzione all’ordine etc.. per trovare punti fermi e controllare l’ansia).

    Per raccogliere dati in misura maggiore si consiglia al paziente un ciclo di colloqui e la somministrazione di test oggettivi e validi quali l’ MMPI-2 (che offre un profilo globale della personalita, indaga eventualmente i disordini emotivi presenti), LA SCID 2 (intervista semistrutturata Per i dist di personalita) o test proiettivi quali il RORSCHACH per indagare i turbamenti affettivi, le linee fondamentali del carattere o il TAT per indagar i vissuti, emozioni, sentimenti, vissuti emotivo affettivi profondi per avere una valutazione globale della personalita

  12. #12
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    se dovesse esserci un dist paranoide o narcisistico.
    trattamento?

    io avevo scritto. PARANOIDE: terapia individuale supportiva (ma orientamento?? psicodinamico dici?) perche in gruppo non ha vantaggi, è troppo sospettoso

    narcisistico: individuale combinata con terapia di gruppo (ma orientamento?) sul gabbard non lo specifica in modo da avere uno spazio per se ma anche in gruppo confrontare la percezione di se e altri.

    dimmi come scriveresti tu per queste due patologie..grazie!!

  13. #13
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    GUARDA QUESTO CHE è PIUTTOSTO INTERESSANTE

    S. è una giovane donna sposata e con una bambina di 7 anni. Una mattina di due anni fa si è svegliata particolarmente euforica è uscita di casa e ha preso il treno. Ricorda il tutto come un sogno. Solo dopo 2 giorni di idsperata ricerca il marito l’ha ritrovata a 200 km da casa con vari oggetti preziosi in tasca comperati con la carta di credito familiare. Il medico di base ha richiesto un consulto psichiatrico urgente a cui però S. si è rifiutata di sottoporsi. Dopo alcuni giorni di euforia e disordine strettamente tenuti sottocontrollo dal marito, S. ha cominciato a dire che nessuno la poteva comprendere perché era in missione per la CIA e presto sarebbe partita per la Russia. A questa fase è seguita un'altra in cui S. ha perso interesse per qualunque cosa la circondasse, dormendo in modo disordinato ed eccessivo e spesso comunicando il suo desiderio di morire. Dop alcuni mesi S. si mostrava assolutamente normale ed ha ripreso la sua vita di sempre. Episodi simili si sono presentati però a distanza di oltre un anno e mezzo dall’esordio tanto che il marito ha deciso di chiedere un ricovero forzato per comprendere cosa scattasse in S. in modo così improvviso e apparentemente slegato da avvenimenti esterni.
    Sulla base dei dati anamnestici, il candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un’ipotesi diagnostica, illustri una proposta progettuale di piano d’intervento, delineando metodo ed obiettivi

  14. #14
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    Purtoppo devi avere un pò di pazienza anche perchè i disturbi di persanalità li ho ancora appena letti....e si lo so sono parecchio indietro...ma anche tu devi darlo a cagliari?
    Ultima modifica di Giupeppe : 04-07-2010 alle ore 20.38.43

  15. #15
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Caso clinico VO EDS 2010

    per quanto riguarda la narcisistica la terapia più efficace è di tipo supportivo-espressivo ad approccio psicodinamico e sistemico (la terapia individuale viene nvece sconsigliata)
    per quanto riguarda il paranoide terapia supportiva ad approccio sistemico familiare o di gruppo (le fantasie saranno costruite anche sui mebri del gruppo ma verranno diluite)

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