Ho questa "curiosità" da porvi...una riflessione che nasce spontanea in vista delle decisioni che prenderò per il mio futuro tenendo in considerazione sia il mio percorso nella mia esistenza, sia i miei pensieri/analisi sia leggendo su questo stesso forum domande curioste come "ma voi siete davvero felici?" "il senso tragico della vita"...riflessioni che bene o male ho fatto tra me tante e tante volte e che sicuramente in altri avranno fatto a loro volta...

Bene...allora partendo dal presupposto che quello che percepiamo e la nostra visione della vita dipendono da tanti fattori (genetici, ambientali e dunque da come si è formato il nostro cervello, esperienze, da come il nostro cervello ha elaborato/assorbito i vari imput ecc..ecc...) beh mi chiedo comunque se è possibile diventare psicologi e allo stesso tempo essere pessimisti...o mantenerne comunque una buona dose...

partendo dal fatto che ben sapendo che siamo un po'" meccanici" da un certo punto di vista allora è altrettanto vero che si possono modificare certi pensieri (e se non lo si può fare comunque ciò non significa che siano da assolutizzare e renderli veri ora e sempre)...ma...se nonostante questo qualcuno può pensare che una certa "dose nevrotica" sia alla base della natura umana...e anzi necessaria affinchè mano a mano ci si renda conto e si aumenti la propria consapevolezza?...
1 psicologo può contemporaneamente avere una visione esistenziale disillusa che contemporaneamente però rischia di tangere una visione quasi pessimistica (non so...pirandelliana per offrire un modello di paragone e far capire cosa intendo...o leopardiana...), ma appunto essere comunque un buon psicologo?
Se x tante vicissitudini hai imparato a guardare all'esistenza al di fuori di ogni idealizzazione (tipica anche di ogni fase ad esempio di innamoramento o di rapporto amichevole/d'amicizia) e quindi hai imparato a mantenerti spesso e volentieri magari un po' estraniato dal mondo perchè disilluso...o viceversa magari ne entri a far parte spesso e volentieri, ma fingendo una normalità che percepisci come fallace (sempre per mantenere il metro di paragone...una sorta di gioco di maschere pirandelliana...)...e quindi non riesci a trovare una ragione logica per idealizzare una persona ainvece che l'altra mettiamo (e diciamo che analizzando un fattore potrebbe trovarsi proprio qui...cercare di analizzare logicamente troppo finisce per reprimere la parte istintiva/impulsiva/animale del proprio io...ergo non ci ricavi nulla e ti ci nevrotizzi solo sopra se non la gestisci bene)...
di conseguenza vedi l'uomo consapevole esclusivamente come un essere SOLO appunto...e viceversa o si illude inconsapevolemente...o resta consapevole di quanto la nostra esistenza sia INSIGNIFCANTE,VUOTA...fatta di valori che di volta in volta siamo noi a stabilire artificiosamente, fatta di relazioni che siamo noi stessi ad idealizzare (perchè in fin dei conti su 7 miliardi di persone per xx migliaia di anni idealizzare una persona da amare, o più persone in amicizia magari può non avere tutto sto gran senso...se non appunto quello di sentirsi meno soli...di soddisfar ei propri impulsi, la propria libidine che trasforma poi l'impulso sessuale/affettivo in un rapporto più spirituale) e dunque partendo da questa consapevolezza solidarizza con gli altri, prova a seguire solo la parte impulsiva di sè e la parte irrazionale (perchè la parte razionale tutto sto bene in fondo non lo porta...e c'è un motivo se tanti geni, letterati, filosofi della storia erano dei perfetti pessimisti)...

Con un'ottica del genere è un controsenso diventare uno psicologo? Cioè per me non lo è...è giusto che ognuno abbia una propria visione dell'esistenza...uno psicologo deve essere solo più consapevole dei meccanismi che si innescano di noi e che quindi vanno a costituire i nostir pensieri...
La figura dello psicologo ergo deve essere davvero equilibrata? cosa significa "equilibrio"/"normalità"? io ho + la sensazione che una normalità/equilibrio non esista...e dal momento che non esiste non si può nemmeno pretendere di curare radicalmente qualsiasi visione pessimistica....in quanto la rispettiva visione ottimistica non è dovutamente più "sensata"...cioè non significa nulla parlare di "sensaztezza"..è una visione...

uno psicologo deve analizzare meccanicamente...deve appunto analizzare in maniera disillusa...ed è proprio x questo che ritengo che forse un minimo di pessimistmo è giustificabile quanto all'ottimismo...credo proprio che l'uomo sia fatto per essere instabile...e non equilibrato...lo psicologo non deve rendere l'uomo equilibrato..perchè non lo è e non lo sarà mai...lo testimoniano le 15enni in preda agli ormoni, come i 40enni che hanno la loro vita affettiva, come la 50enne che si dispera con l'amica ecc...ecc...
l'uomo non è equilibrio...è esattamente il contrario...è tempesta...

si deve solo imparare a gestirsi in tale tempesta...in modo da non naufragare...ma al contrario giocandosela come meglio ci riesce...

e dunque...sì per me uno psicologo potrebbe essere pessimista...deve semplicemente, anzichè sprofondare in una depressione insensata e senza fondo, modificare i propri pensieri, magari, cercando di modificare certe prospettive in una maniera più consona al proprio istinto di sopravvivenza...perchè amgari anche una certa idealizzazione, una certa dose di illusione può avere i suoi vantaggi...e perchè seguire i propri impulsi da animali mettendo da parte la logica/riflessione umana per quanto difficile può avere i suoi vantaggi...per quanto sia del tutto inutile...insignificante ....e nell'arco della storia del mondo una totale perdita di tempo nei fatti...

Un paio di persone mi hanno detto che diversi psicologi la pensano esattamente così...che addirittura nel tentativo di aiutare i propri pazienti gli han buttato fuori un discorso molto simile a questo mio di oggi in questo post...
comunque si tira avanti....questa è la vita...
e questa è dunque la mia domanda...

Psicologo e pessimismo possono stare insieme?
ovviamente come detto non è un pessimismo distruttivo (che porta al suicidio --> anche se è una possibilità che per me fa parte della vita), ma viceversa costruttivo...volto a viverla la vita in ogni modo...giocandosela al meglio...nella sua insensatezza...magari anche affettivamente in un modo "patologico" dal momento che un senso vero e proprio magari manco lo trovi....

Però...boh...l'idea dell'equilibrio a mo' di saggio stoico non mi ha mai sconfifferato...l'essere umano non è equilibrio...lo si può studiare...si può cercare di equilibrarlo e quindi magari modificarlo un po'...ma...
dal momento che siamo già di per sè istinto e ragione siamo già squilibrati...siamo già smarriti in un continuo tentativo di equilibrarci...in una continua quindi lotta tra noi stessi...tra continue scelte....e quindi continue piccole o grandi nevrosi...