Confrontando i dati del 1983, con quelli presentati oggi nel Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del nostro Paese nel 2009, emerge che, la percentuale di ragazzi tra i 30 ed i 34 anni ancora a casa con i genitori è quasi triplicata (dall’11,8% al 28,9% del 2009).

Il primo pensiero va’ verso il termine “bamboccione”.
Nel 2007, il Ministro Padoa-Schioppa parlò di “bamboccioni” facendo diretto riferimento al fenomeno, all’epoca molto diffuso, di giovani che, per scelta, preferivano rimanere a casa con i genitori invece di cercare-creare la propria autonomia, il ruolo di adulto.

Oggi, le percentuali Istat, ci dicono che sono le motivazioni economiche (40,2%) e l’obiettivo di completare la propria formazione al fine raggiungere la posizione lavorativa desiderata (34%) la prima e la seconda motivazione sottostante allo stare a casa con i genitori.

Solamente il 31,4% degli intervistati rimane a casa per scelta.

Quello che demarca una differenza rispetto alla tendenza predominante negli anni precedenti è che oggi, il numero sempre più elevato di giovani adulti che stanno ancora a casa con i propri genitori sperimentano questa condizione come negativa.
Emerge uno stato di non benessere vissuto dai neo giovani-adulti che si sentono, costretti dalle circostante socio-economiche, e non riescono a trovare il giusto equilibrio tra:
- indipendenza economica
- indipendenza psicologica
- aspirazioni/possibilità lavorative.

Viene utilizzata la sigla NEET (not in education, employment or training) per riferirsi a coloro che, non stanno né studiando, nè lavorando e sperimentano una convivenza forzata con i genitori.
Il termine forzata è legato all’impossibilità, oggi, anche per i ragazzi che vorrebbero, di raggiungere una propria autonomia ed alla luce di un’adeguata formazione, acquisire il proprio ruolo di adulto autonomo che lavora.

Gli aggiornamenti forniti dall’Istat continuano a presentare uno scenario nel quale, il tasso di disoccupazione ha raggiunto, anche nel mese di marzo 2010, l'8,8%, ossia il livello più alto degli ultimi otto anni.

Le diverse fasi del cammino di sviluppo, infanzia, adolescenza ect, si caratterizzano per l’articolarsi di compiti evolutivi di sviluppo.

Havighurst (1952-53), soffermatosi in particolare sui compiti di sviluppo che caratterizzano la fase adolescenziale, sottolinea come, la ricerca dell’indipendenza, rappresenti un elemento essenziale nello sviluppo del ragazzo.

L’adolescente, nel compiere il passaggio dallo status sociale di bambino a quello di adulto, attraversa il turbinio della crescita-trasformazione fisica; tenderà verso la definizione della propria identità corporea, psicologica, sessuale.

Il quadro socio economico della nostra società porta molti giovani-adulti a scontrarsi con l’impossibilità nel compiere il passaggio verso lo status di adulto.

Dott.ssa Chiara Iazzolino, Ordine Psicologi Lazio n. 17378

Bibliografia
Istat.it
Libero
Il Sole 24 Ore: notizie di finanza, economia, cronaca italiana, esteri, borsa e fisco
Havighurst (1952-53)