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  1. #1

    fonti esterne e segreto professionale

    Ciao a tutti,
    una domanda. Finora ho sempre fatto tirocinio in asl dove era prassi quotidiana ottenere informazioni aggiuntive o preliminari sui pazienti telefonando ad esempio agli assistenti sociali di riferimento. Ora mi è capitato in ambito privato un paziente che dice di essere seguito dagli assistenti sociali. Ho pensato di contattarli per avere notizie aggiuntive dato che il racconto del signore è piuttosto lacunoso. Il pz. mi ha dato un consenso verbale. domanda: posso chiamare secondo voi l'assistente sociale? O è meglio avere un consenso scritto?
    Al di là del singolo caso la domanda vuole essere generale. Facendo una verifica ho notato che nel tariffario alla voce 14, "esame psicodiagnostico", si parla di "eventuale raccolta di informazioni da fonti esterne". Anche in questi casi bisogna avere il consenso scritto affinchè psicologo possa contattare ad esempio insegnanti o medici per integrare i dati ai fini di una relazione diagnostica?
    Spero nelle risposte di chi ha qualche anno di esperienza in ambito privato. Grazie a tutti!

  2. #2
    Partecipante Esperto
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    21-06-2005
    Residenza
    toscana
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    490

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Ricorda al tuo cliente che deve dare il consenso ache agli assitenti sociali che lo seguono. Altrimenti non potranno darti nessuna notizia. Poichè anche noi abbiamo delle regole di segreto professionale simili.
    P.S. lavorando nel settore pubblico come assitente sociale aggiungo che anche nel settore pubblico sarebbe sempre regola avere il consenso del paziente/utente prima di parlare tra di noi dei casi. Io avverto sempre prima. "Vorrei chiamare lo psicologo per avere informazioni" mi dicono sempre di sì ma io almeno sono nelle regole.
    PS 2 Quello a voce si chiama consenso informale.

  3. #3
    Partecipante Figo L'avatar di Blooby gosh
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    25-08-2009
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    974

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Io chiedo verbalmente il consenso per poter parlare con terzi e usualmente gli utenti te lo danno e ne sono anche contenti perchè questo serve per migliorare il lavoro e integrare i diversi aspetti di un problema.
    Chiedo anche di avvisare le persone che contatterò proprio per il motivo che diceva monicadal.
    Comunque, al di là della legge, chiedere il permesso o avvisare di quello che si intende fare fa parte della buona relazione da instaurare con l' utente.
    Nasciamo tutti incendiari e moriamo pompieri

  4. #4

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Ciao,grazie delle risposte. Per quanto sottolinea blooby
    Citazione Originalmente inviato da Blooby gosh Visualizza messaggio
    Comunque, al di là della legge, chiedere il permesso o avvisare di quello che si intende fare fa parte della buona relazione da instaurare con l' utente.
    direi che siamo d'accordo. Io ad esempio mi stavo ponendo il dubbio se chiedere un consenso scritto, oltre che verbale. Infatti il consenso ha senso al di là della legge.
    Ma nel caso in cui ci sia una controversia e il cliente neghi il consenso verbale (per qualsivoglia motivo)? Per questo le leggi sono così ammorbanti purtroppo, perchè quando il clima degenera ci si può appellare solo a ciò che è scritto. Il mio problema è che in questo caso temo sia che la paziente possa storcere il naso di fronte a un foglio da firmare sia che il marito, abituato a chiamare la polizia per ogni sciocchezza, possa indurla un giorno a fare una denuncia. Il buon senso mi dice di parlare con l'ass. sociale (ammesso che la paziente come dice monicadal abbia dato anche a lei il consenso), ma il timore di possibili ritorsioni mi dicono di non muovermi in assenza del consenso scritto. Ovviamente ho spiegato la situazione alla paziente e non credo che questo sia l'unico problema presente che, volendo, è facilmente risolvibile!

  5. #5
    Partecipante Figo L'avatar di Blooby gosh
    Data registrazione
    25-08-2009
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Se ho capito bene, temi che la tua pz ti dia il consenso a parlare con l'assistente sociale e poi un domani neghi l'autorizzazione e ti denunci. Per ovviare potresti organizzare un incontro a tre: tu, l'assistente sociale e la tua pz.
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  6. #6
    Partecipante Esperto
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    21-06-2005
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    toscana
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    MA ti sei chiesto come mai il paziente è lacunoso? Ci sarà un motivo per il quale paga te e poi non ti da le informazioni necessarie?? Il contesto privato è molto diverso dal contesto pubblico. Quello che fa uno psicologo nella asl è diverso da quello che fa un professionista privato.

    Se nel pubblico il lavoro di equipe è prassi normale e auspicabile il rapporto fiduciario di un pazinete pagante con il prprio psicologo è diverso.
    L'assitente sociale potrebbe non avere il tempo ( nei servizi pubblici gli utenti sono tanti e il tempo è poco anche per gli ingenti tagli al sociale degli ultimi 2 anni), o non ritenere utile un incontro con il suo utente e il suo psicologo privato.

    Io personalmente ad esempio - ma non è detto che altri colleghi AS sarebbero dello stesso avviso - eviterei un incontro del genere, per la mia esperienza personale e per il mio modo di vedere il rapporto utente/servizio pubblico ma troverei sicuramente, se l'utente me lo chiede espressamente, il tempo per una telefonata informativa con lo stesso psicologo
    Ultima modifica di monicadal : 28-05-2010 alle ore 23.45.42

  7. #7
    Partecipante Figo L'avatar di Blooby gosh
    Data registrazione
    25-08-2009
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    974

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Perchè lo eviteresti?
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  8. #8
    Partecipante Esperto
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    21-06-2005
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    PEr evitare quello che si definisce " slittamento di contesto"
    Il rapporto assitente sociale/utente è sempre un pò sbilanciato, nel senso che l'AS lavora per l'istituzione e quindi deve mediare tra la volontà di aiutare questa persona e le esigenze dell'ente ( ad esempio nel caso di contributi econocmici, casa, lavoro, controllo nei casi di minori ecc.)
    Cioè non sempre si può dare quello che la persona chiede anche se potrebbe davvero averne bisogno. E quindi un colloquio con la persona e un professionaista pagato da questa potrebbe essere non del tutto neutrale. ( ovviamente lo psicologo sarà più orientato verso i bisogni del suo paziente)
    Inoltre sono pagata ocn soldi pubblici, non mi sembra etico sprecare un'ora del mio lavoro per favorire il lavoro di un professionista privato.
    Ovviamente il tempo per una telefonata, o per inviare via mail una relazione con le notizie sull'utente che già possediamo, si trova, anche perchè le relazioni le abbiamo già pronte per ognuno dei nostri utenti.
    I§o poi parlo in generale, non conosco il caso specifico portato sul forum

  9. #9

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    l'idea di un incontro con paziente e ass. sociale presenta punti interessanti e punti molto delicati, come quelli espressi da monicadal che mi trova d'accordo.
    Dato che ho avviato io la discussione tengo a precisare che la mia richiesta iniziale riguardava un dubbio sorto durante la lettura del tariffario. E il desiderio di confrontarmi con quanti si sono trovati in situazioni simili.
    Per quanto riguarda lo specifico caso preciso che ho visto la persona una sola volta e che non si è instaurato, per il momento, alcun percorso. La domanda nasceva dal ragionare in termini ipotetici su come sarebbe stato meglio proseguire se si fosse dimostrato come potenzialmente utile sentire anche l'ass. sociale o, al di fuori del caso specifico, un'altra figura importante del contesto portatoci dal cliente.

  10. #10
    Partecipante Assiduo L'avatar di rapsodia.77
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    reggio emilia
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    scusate, ciao a tutti avrei bisogno di un consiglio, a giorni incontrerò Bruner...mi hanno chiesto di porgli delle domande...sareste così gentili da darmi qualche suggerimento?Ciao grazie
    angel

  11. #11

    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Ciao a tutti vi dò un aggiornamento.
    Come ho detto non si era instaurato alcun rapporto con la persona in questione, ma solo un primo colloquio dove ho capito diverse cose: situazione complessa, nessuna conoscenza di cosa sia un percorso psicologico nè interesse a comprenderlo, povertà economica, difficoltà linguistiche.
    Oggi ho ricevuto una chiamata a cui non ho potuto rispondere perchè ero in altro colloquio. Era il cliente suddetto che mi contattava a suo dire (quando ho richiamato io) per dirmi che era dall'ass. sociale, la quale avrebbe voluto parlare con me (ma allora perchè non ha chiamato dal numero dell'ufficio)? Ho cercato di capire qualcosa in più, ma pare che l'unico motivo per cui volevano contattarmi era capire se il pz fosse venuto o meno da me quell'unica volta. Ho allora chiesto se c'erano le intenzioni per proseguire i colloqui al di là del sentire o meno l'ass. sociale: risposte fugaci, mancanza di tempo. Alla fine ho detto che non mi sembrava volesse fissare un secondo colloquio.
    A questo punto mi chiedo se sia vero che l'ass. sociale mi avrebbe parlato attraverso il telefonino della signora: mi pare strano e soprattutto mi pare sensato che se non si trova qualcuno con cui si vuole parlare si lascia cadere tutto senza fare un secondo tentativo.
    Mi convinco di più, tuttavia, dell'esigenza di un consenso scritto e del fatto che chiaramente in questo momento non c'erano i presupposti per fare alcunchè (non scendo nei dettagli perchè il forum è pubblico e il segreto professionale è d'obbligo).
    Al tempo stesso questa situazione un pò arruffata mi crea problemi con l'inviante della persona misteriosa (che tra l'altro ha detto all'ass. sociale di non ricordare il mio nome), ovvero con il medico di famiglia. Infatti temo che possa, indirettamente e attraverso il filtro del suo assistito, farsi una brutta opinione di me e assecondare una situazione molto dubbia. Dico ciò perchè sembrerebbe che l'ass.sociale abbia consigliato al pz di continuare a farsi seguire dal medico di famiglia! Come se andare dal medico e da uno psicologo fossero la stessa cosa.
    avere un paziente in meno non mi importa, obiettivamente non c'erano le premesse per fare un lavoro in questo momento. Ma avere un'inviante in meno la ritengo una cosa grave. Non posso sapere se il medico abbia cambiato opionione su di me senza sentirlo direttamente. Ma a questo punto rischierei di nuovo di violare il segreto professionale che tanto hoi cercato di salvaguardare.

  12. #12
    Partecipante Figo L'avatar di Blooby gosh
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Per Monicadal: Io il discorso dell'utente che ha posto la domanda, l'ho inteso in senso collaborativo, non agonista. Interessare tutte le figure coinvolte, per me significa lavorare in team e non obbligare una parte a fare gli interessi del cliente. Ho sempre trovato collaborazione e interesse da parte di AS che si sono sentiti parte di un progetto d'aiuto; inoltre non ritengo sprecata un'ora (ma anche meno) dedicata a qualcuno che si rivolge al servizio.
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  13. #13
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: fonti esterne e segreto professionale

    Citazione Originalmente inviato da Blooby gosh Visualizza messaggio
    Per Monicadal: Io il discorso dell'utente che ha posto la domanda, l'ho inteso in senso collaborativo, non agonista. Interessare tutte le figure coinvolte, per me significa lavorare in team e non obbligare una parte a fare gli interessi del cliente. Ho sempre trovato collaborazione e interesse da parte di AS che si sono sentiti parte di un progetto d'aiuto; inoltre non ritengo sprecata un'ora (ma anche meno) dedicata a qualcuno che si rivolge al servizio.
    POsto che le considerazioni fatte qui sul forum hanno solo caratere generale perchè poi ogni caso è diverso e va valutato attentamente in modo singolo e personale, io sono sempre molto bendisposta verso il lavoro d'equipe quando questo è fatto con specialisti del settore pubblico avrei qualche dubbio di quelli che ho esposto sopra solo se mi contattasse uno specialista privato che segue un mio caso.
    Se uno dei miei utenti mi chiede un intervento psicologico, oppure se io ne ravviso bisogno, cerco sempre di indirizzare verso gli psicologi della nostra ASL con i quali già collaboriamo per gli altri casi.

    Forse è un mio limite personale e credo che ci siano tanti colleghi che la pensano in modo diverso, ma potrebbe anche essere che l'eventuale intervento di aiuto dello specialista privato non coincida con il processo di aiuto messo a punto sulla stessa persona da me singolarmente o in insieme con l'equipe che segue quel caso. E allora potrebbe esserci un conflitto....

    Quando poi l'utente ha fatto delle precise richieste pratiche ( contributi economici, sussidi, casa, richiesta di entrare in una struttura) credo che converrai con me che le questioni potrebbero diventare molto delicate anche perchè ci potrebbero essere casi in cui il benessere psicologico del paziente potrebbe essere facilitato moltissimo da queste prestazioni. Ma che magari io non sempre posso dare poichè i criteri non li stabilisco io ma i comuni.

    Non so sto sempre parlando per vie ipotetiche....ma mi sembra che in molti casi questi incontri con lo psicologo che privatamente segue il mio utente sarebbero utili....in altri invece li vedo molto critici.

    Purtroppo i casi di utenti che con qualsiasi mezzo, anche usando l'aggressività cercano di ottenere benefici che non gli spettano sono molti, e anche il contattare uno psicologo privato e portarlo a parlare con l'assistente sociale potrebbe essere agito in quel senso....

    Quanto al tempo da perdere o meno purtroppo dove lavoro io ( ma so anche in altri comuni) con la crisi, gli utenti che aumentano, e il blocco delle assunzioni nel settore per i tagli, la situazione è fortemente critica.
    A volte non riesco io a fare i colloqui miei con gli utenti in tempi congrui ( vi sembra giusto far passare un mese da un colloquio all'altro???? Eppure purtroppo talvolta capita!!!!) e quindi un ulteriore colloquio con uno psicologo privato che eccederebbe le ore di equipe già stabilite con i vostri colleghi della ASL sarebbe del tempo rubato ai colloqui con gli utenti...

    Certo nel migliore dei mondi possibili sarebbe utile poter avere più collaborazioni possibili....vero.....mah......lo sapete anche voi come vanno le cose ora nel pubblico....

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