“Marea nera, disastro ecologico in Usa: si calcola che siamo di fronte al peggior disastro ambientale della storia americana...” “La marea nera continua ad avanzare mentre il primo tentativo di installare una cupola sul fondale marino per contenere la marea nera nel Golfo del Messico è fallito...” “I pescatori del Golfo cominciano ad ammalarsi per le esalazioni di petrolio”...

Il 20 aprile scorso è esplosa la piattaforma Deepwater Horizon della BP (British Petroleum) che oltre ad uccidere undici persone ha rilasciato in mare una quantità imprecisata di petrolio.

Sono ormai tantissimi i disastri ambientali prodotti dalla cattiva gestione di impianti o da incidenti. Secondo la National Academy of Sciences degli Stati Uniti, la quantità di idrocarburi che si perde ogni anno in mare si aggirerebbe su una media di 3-4 milioni di tonnellate, con tendenza ad aumentare - nonostante i vari interventi preventivi - a causa del continuo incremento dei consumi.

Casi come quello di cui si sta parlando tanto in questo periodo, contribuiscono mediamente solo al 12% dell’inquinamento globale, ma con danni più visibili e localmente più gravi. La fetta più importante, per quanto riguarda il disastro ambientale, è provocata da scarichi urbani e industriali lungo le coste, perdite da raffinerie, oleodotti e depositi.

Solo qualche mese fa ha fatto notizia un altro disastro ambientale che ha riguardato il nostro Paese: l’inquinamento del fiume Lambro a causa di una fuoriuscita di olii combustibili dai depositi di una ex raffineria.

Anche in questo caso si è parlato di "marea nera”, il cui livello di inquinamento e contaminazione aveva raggiunto in breve tempo il Po e l’ Emilia Romagna. L’emergenza ambientale ha costretto il sindaco di Milano a varare un provvedimento che vietava a tutta la popolazione della città l'utilizzo per qualsiasi impiego delle acque del fiume Lambro e di eventuali derivazioni in rogge locali.

Spesso i danni ambientali, pur non comportando un’alterazione dello stato di salute o l’insorgere di una patologia psichica, possono tuttavia essere fonte di grande stress per l’individuo :“possono provocare un’alterazione del benessere psicofisico delle persone che prima del danno fruivano di quel bene ambientale, una modifica delle loro normali attività quotidiane, provocando condizioni diffuse di malessere psichico che, pur non connotandosi patologicamente, inducono l’insorgenza di una sintomatologia ansioso-depressiva, con alterazioni del ciclo sonno-veglia, che possono produrre difficoltà nell’affrontare le quotidiane occupazioni”.

Patologie ambiente-correlate

Se nei Paesi poveri le persone muoiono di fame, nei Paesi ricchi ogni anno milioni di persone muoiono a causa dell'inquinamento dell'aria, del cibo e dell'acqua.

In Europa i principali problemi ambientali sono quelli relativi all’inquinamento dell’aria indoor e outdoor, alla scarsa qualità dell’acqua e degli alimenti in genere, alla eccessiva produzione di rifiuti e la conseguente difficoltà a smaltirli adeguatamente e alla sempre maggiore diffusione dei contaminanti.

La ricerca ha infatti dimostrato che il progressivo inquinamento ambientale ed alimentare, che accompagna e caratterizza la società industrializzata, mette in crisi il nostro sistema detossificante producendo la diffusione di patologie ambiente-correlate che comprendono:

• malattie respiratorie
• malattie cardiovascolari
• cancro
• asma
• allergie
• problemi riproduttivi
• problemi di sviluppo neurologico
• autismo
• alzheimer
• comparsa di sintomatologie difficilmente inquadrabili.


Che fare?

Oggi più che mai è necessario che le scelte economiche tengano conto dell'impatto ambientale e delle conseguenze, sia fisiche che mentali, sull'essere umano.

Fino ad oggi purtroppo l’umanità non ha saputo amministrare adeguatamente le sue risorse e l'economia, con la sua logica di massimo profitto, ha concepito il rapporto con l'ambiente e le risorse naturali sul terreno del loro massimo sfruttamento creando inquinamento e sconvolgimento dell’ecosistema Terra.

In quest’ultimi anni si sta facendo sempre più strada un nuovo modo di considerare e valutare il rapporto tra sviluppo economico e sviluppo umano.
Nasce l’esigenza di una economia che basi i successi delle politiche economiche non solo sulla ricchezza prodotta ma anche su altri misuratori legati più alla qualità della vita dell’individuo e al suo grado di soddisfazione rispetto alla collettività. Una economia, dunque, più centrata su quei valori e beni della “realtà immateriale” come l’acqua, la luce del sole, la terra, i sentimenti, le emozioni ecc., che possono permettere all’umanità di stare meglio e nello stesso tempo non distruggere risorse non rinnovabili.

Nascono così nuove discipline particolarmente attente a queste problematiche, come la psicoecologia o la psicoeconomia. In particolare quest’ultima si pone come obiettivo la “massima utilizzazione delle risorse” piuttosto che il loro sfruttamento indirizzando le scelte produttive, commerciali e dei consumi verso una massima compatibilità con le esigenze dell'essere umano e dell'ambiente.
In tal senso la psicoeconomia può diventare un ottimo strumento per affrontare i problemi dell'ambiente in accordo con le esigenze umane e le scelte di politica economica.

Fonti
- Kahneman, D. (2007), Economia della felicità, Il Sole 24 Ore Pirola, Collana Mondo economico
- La Stampa.it
- www.intopic.it/notizia
- http://www.ambientediritto.it/dottri...pernicola.ht-m
- Ecologia
- it.internationalism.org/rint/30/disastri-ambientali
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