Pendolarismo: solo stress? No, si rischia anche l’amnesia


Uno studio condotto da David Lewis dell’International Stress Management Association ha dimostrato che i pendolari rischiano di stressarsi più dei piloti di guerra e dei poliziotti antisommossa e non solo, sono anche soggetti a sviluppare l’”amnesia del pendolare”, una sorta di stato mentale che renderebbe simili a “zombie” in cui si dimentica quello che succede nel passaggio dal luogo di lavoro alla propria casa. Ma i rischi non sono ancora finiti. Secondo uno studio pubblicato su Epidemiology and Infection, che ha coinvolto circa 400 pendolari londinesi, sulle mani di chi viaggia con i mezzi, spesso si riscontrano dei batteri fecali. Aumenta, così, il rischio di contrarre delle malattie infettive, come conferma Maria Grazia Cassitto, della Clinica del Lavoro dell’Università di Milano, soprattutto se il mezzo di trasporto usato mette in contatto “ravvicinato”con molte persone. Lo stress cronico, inoltre, abbassa le difese immunitarie e non è raro riscontrare tra chi è pendolare, dei fastidi come cistiti, tosse e raffreddori ricalcitranti.


Traffico intenso, coincidenze che saltano, treni e autobus in ritardo


I 13 milioni di italiani che tutte le mattine devono trascorrere molto tempo in auto o sui mezzi pubblici per recarsi al lavoro rischiano di subire una tensione psicofisica continua dovuta all’ansia di fare tardi per il traffico in tilt, alla difficoltà di viaggiare su mezzi pubblici affollati e spesso con scarse condizioni igieniche, alla frustrazione di essere in balia di scioperi, delle lunghe attese…Tutto questo può generare dei sintomi dello stress cronico come disturbi del sonno e dell’appetito o diversi disturbi psicosomatici: mal di testa e difficoltà di digestione. Frequenti sono anche la scarsa creatività e la demotivazione nei confronti del proprio lavoro. Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’Università di Chieti sostiene che le donne sono più sensibili allo stress da pendolarismo perché vivono con più difficoltà l’allontanamento da casa per motivi lavorativi ma anche le persone che hanno una personalità più vulnerabile e si adattano male ad disagio della “trasferta forzata” rischiano di essere più stressati.


E dopo il ritorno a casa…lo sfogo!


Spesso la stanchezza accumulata in mezzo al traffico o sui mezzi si associa alla fatica per la propria attività lavorativa e al vissuto di impotenza di fronte all’impossibilità di cambiare lo stato delle cose. Tutto questo può portare a scaricare con i propri familiari la frustrazione per una condizione che si vive male e si fa fatica ad accettare e la rabbia per il fatto di non potersi sottrarre a tutto questo perché lavorare è indispensabile.


Quali rimedi?


Giuseppe Abbriti, direttore della Scuola di Specializzazione in medicina del lavoro dell’Università di Perugia suggerisce, per chi può permetterselo, di trasferire una parte di lavoro nella propria casa in modo da ridurre il tempo trascorso in ufficio. Per chi è costretto a lavorare fuori casa tutti i giorni e viaggia in auto, il consiglio è di farsi accompagnare dalla propria musica preferita, di profumare l’ambiente e magari di sperimentare dei percorsi alternativi. Chi, invece, non può rinunciare ai mezzi pubblici, oltre alla musica può distrarsi leggendo o anche, come sostiene Di Giannantonio, dedicandosi ad una riflessione personale, per trovare anche gli inevitabili vantaggi che offre il proprio lavoro, tra cui, riuscire a dedicare a se stessi e ai propri cari, delle occasioni di distrazione durante i week end, che permettano di ricominciare la settimana con una motivazione rinnovata.



Fonti
Meli E., “Vita da pendolare, salute malferma”, Corriere della Sera
“Essere pendolari, la malattia della modernità”, www.paginemediche.it



Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572