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Discussione: Donne e ipocondria

  1. #1

    Donne e ipocondria

    "Una recente ricerca svolta dalla Cambridge University evidenzia come le donne nella fascia d’età tra i 35 e 74 anni, siano maggiormente predisposte allo sviluppo di patologie quali l’ipocondria nonostante siano generalmente più sane degli uomini."

    Ce ne parla la Dott.ssa Lazzari nel suo articolo L'ipocondria è rosa?

    Cosa ne pensate?

    Un saluto!

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    04-07-2002
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    Riferimento: Donne e ipocondria

    Salve a tutti,
    per quanto non abbia ancora avuto modo di leggere l'articolo, direi che un fondo di verità ci potrebbe essere.
    La donna (e su questo ci hanno scritto anche numerose teorie) è allevata fin dall'adolescenza a prestare un occhio di riuardo ai propri stati interni e alla propria condizione corporea, basti pensare al controllo del proprio ciclo mestruale, o alla gravidanza che per eccellenza è il momento in cui la donna "ascolta" il proprio corpo e i segnali che il bambino manda attraverso di esso. A questo proposito, pensate che in certe culture africane la donna riesce a "sentire" se il feto ha malformazioni o se la gravidanza non sta andando come dovrebbe proprio attraverso le sensazioni corporee, sensazioni che noi donne occidentali abbiamo spesso disimparato ad ascoltare...

    Quindi mi sembra agionevole pensare che le donne siano più predisposte a soffrire di patologie che coinvolgono il corpo e lo stato di benessere/malessere ad esso associato, come appunto l'ipocondria, oltre ad altre patologie sempre associate all'area corporea (disturbi alimentari, dismorfofobia ecc)

    a presto
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  3. #3
    Partecipante Figo L'avatar di anturium_rosa
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    01-02-2008
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    Riferimento: Donne e ipocondria

    Avrei una domanda...io non sono costantemente convinta di avere qualche malattia e mi fido delle assicuarazioni del medico, però tendo ad evitare sempre situazioni di possibile contagio, ad esempio mi vaccino sempre contro l'inflenza (anche la H1N1), evito di andare a casa di qualcuno se so che ha qualche forma virale contagiosa, quando esco non mangio mai nulla che non necessiti di posate se prima non la possibilità di lavarmi le mani o al limite evito di toccare con le mani ciò che devo mangiare (ad esempio usando un tovagliolo). Non ho problemi a frequentare luoghi affollati o ad usare bagni pubblici però evito di toccare troppo spesso ringhiere, maniglie etc...se lo faccio i casi sono due: o non tocco il cibo con le mani o mi lavo le mani.
    Sono ipocondriaca? Credo che ipocondria e normali norme igieniche siano divise da una linea piuttosto sottile, quand'è che viene oltrepassata? Lavarsi le mani prima di mangiare la ritengo una norma igienica (del resto fin da bambini ci dicono di lavarci le mani), ma di solito le persone adulte non mettono granchè in atto questa pratica, basta farci caso al ristorante, sono io che sono ipocondriaca o sono loro che forse sono un po' disattenti dal punto di vista ingienico?
    PS: La maggior parte delle infezioni prese in ospedale è causata da personale sanitario che non si lava le mani tra un paziente e l'altro...non per fare polemica, ma per difendere un po' questa pratica :-)

  4. #4
    Neofita L'avatar di zanzaria
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    Riferimento: Donne e ipocondria

    Cara anturium_rosa,
    dalle cose che scrivi quella a cui ti riferisci sembra essere non tanto ipocondria, che, come è spiegato nell'articolo "L'ipocondria è rosa?", è la preoccupazione legata alla paura o alla convinzione di avere una malattia grave ed è catalogata tra i disturbi somatoformi, quanto piuttosto una preoccupazione di poter contrarre una malattia, che è una fobia specifica, catalogata tra i disturbi d'ansia, e che ti porta ad evitare spesso situazioni a rischio in questo senso o a mettere in atto comportamenti per tenere sotto controllo questa preoccupazione.
    Per capire se questa è solo una tendenza del tuo modo di essere (ovvero ad essere più attenta e scrupolosa delle altre persone sulle cose da fare e i luoghi da frequentare per non esporsi al rischio di una malattia) o un vero e proprio disturbo, bisogna valutare se questa preoccupazione e i comportamenti conseguenti ti creano molto disagio o interferiscono con le tue abitudini, con il tuo funzionamento lavorativo e sociale, e se dura da un pò di tempo.
    Ci tengo a precisare che queste sono solo delle indicazioni per avere informazioni più chiare, ma non possono rappresentare una diagnosi vera e propria.

  5. #5
    Partecipante Figo L'avatar di anturium_rosa
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    01-02-2008
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    Genova
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    Riferimento: Donne e ipocondria

    Grazie!
    Per quanto riguarda la durata, direi che dura da tutta la vita, sono sempre stata così. Questa cosa npon condiziona la mia vita sociale e lavorativa, faccio tutto quello che devo fare, però metto in atto pratiche igieniche che a quanto pare non tutti praticano così spesso. In realtà questa cosa non mi crea disagio o ansia, però non vado vicino a qualcuno che è contagioso, perchè comunque non voglio prendermi malattie perchè me le vado a cercare...se poi deve capitare capita, ma io cerco di starci attenta.
    Le posso fare una domanda? Si parla tanto del fatto che lavarsi le mani è importante ed è la prima regola da rispettare per non prendersi malattie, ma poi se una persona lo fa viene considerata ansiosa o ossessiva, perchè? Vorrei precisare che non mi lavo le mani ogni 5 minuti, soltanto quando sono stata in luoghi pubblici oppure quando devo mangiare o cucinare. Ma se non posso farlo, non dico: "va beh, chi se ne frega" cerco di evitare di toccare il cibo con le mani.

  6. #6
    Neofita L'avatar di zanzaria
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    02-10-2006
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    Riferimento: Donne e ipocondria

    Cara anturium_rosa,
    le tue ulteriori precisazioni mi portano a pensare che si tratti di una tendenza ad essere più attenta e scrupolosa delle altre persone e quindi di una tua caratteristica di personalità, ma che non si possa parlare di un vero e proprio disturbo. Vorrei precisare a questo proposito che le categorie diagnostiche non servono per dare giudizi sulle persone, quanto per identificare delle caratteristiche comuni a cui fare riferimento, in modo da sapere come potervi fare fronte con il trattamento. E inoltre, ogni persona è particolare proprio perchè ha delle caratteristiche che la distinguono dagli altri, e così dovresti vedere anche tu questo tuo aspetto, accettandolo e non pensando di dover rientrare in un ideale più accettabile. L'importante è che questo atteggiamento non tolga spazio ad altri aspetti, o in generale al piacere di godere di momenti di compagnia e di scoprire anche cose nuove e inaspettate, e quindi a questo scopo può esserti utile riflettere sulle reali probabilità di sviluppare una malattia e delle possibilità di potervi fare fronte.

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