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  1. #1

    clinica di coppia: il tradimento

    Ciao a tutti vorrei condividere con voi il caso di una coppia che si è presentata da me per un problema che, come capirete dal titolo del thread, riguarda un tradimento. premetto che non ho molta esperienza in clinica della coppia, ma ultimamente ricevo diverse richieste cui cerco di dare una risposta nei limiti delle mie competenze (tra l'altro mi sto documentando leggendo testi vari e partecipando a convegni etc.). la coppia in questione è arrivata due settimane fa portando un "problema che va avanti da un anno, da quando lei ha tradito lui e lui lo ha scoperto" (glielo ha confessato lei, a quanto pare perchè lui aveva dei sospetti e l'ha messa alle strette). il tradimento in questione sarebbe avvenuto con un collega, con il quale ci sarebbero stati 4 baci (e nient'altro). I due si trovano in una situazione di forte stallo che mi descrivono così: lui (R.) non riesce a non pensare a ciò che è successo, non riesce a perdonare e a tornare alla vita di prima: quando è da solo, e quando sa che la moglie (G.) è a lavoro (G. lavora ancora con questo tizio), va in crisi e, tornato a casa, le fa scenate di ogni tipo con minacce di separazione etc. Ha parlato di ciò che è successo solo con un amico, ma non riuscendo a trovare una via d'uscita ha pensato, d'accordo con G., di chiedere aiuto ad un professionista. ciò che più lo fa soffrire è il pensiero che la moglie abbia trovato nel collega qualcosa che lui non ha. dice di conoscere quest'uomo e lo descrive come fisicamente attraente, molto seduttivo, uno che con le donne ci sa fare, ha collezionato diverse storie con colleghe impegnate, sicuramente non vuole una storia seria e per questo "se la fa" con donne sposate o fidanzate. R. dice di sentirsi inferiore a quest'uomo. conveniamo nel pensare che questo evento abbia messo in discussione l'autostima di R. come uomo e come compagno (durante il primo colloquio non mi sono ovviamente spinta in formulazioni troppo approfondite...). G. durante tutto il colloquio è distrutta. si sente in colpa, non sa cosa dire, ammette di aver sbagliato e di essersi fermata quando se n'è resa conto (R. dubita che ciò sia vero, a volte sospetta che la cosa sia andata o vada ancora avanti e a nulla servono le rassicurazioni di lei). dice che è successo in un periodo in cui il loro rapporto andava male (lui aveva problemi lavorativi e la trascurava, non comunicavano..). dice di essere disposta a cambiare lavoro se questo potrebbe far sentire più tranquillo R., ma non sa se servirebbe e dati i tempi ha paura a lasciare un lavoro sicuro e ben pagato come il suo. hanno anche provato a risolvere il problema con un altro figlio, che lei ha perso nel primo trimestre di gravidanza. i due parlano poco durante il colloquio, quando cerco di capire come si sono conosciuti (stanno insieme da 15 anni, sposati da circa 6 anni e con una bambina di 4) e che cosa li ha uniti rispondono a monosillabi: R. dice che ciò che lo ha colpito di G. è stato l'aspetto fisico, G. dice che è rimasta affascinata dal carattere estroverso di R., molto diverso dal suo (si definisce una persona chiusa, timida... una sorta di musona). sono d'accorod nell'affermare che da quando è successa questa cosa parlano molto di più. la loro vita sessuale è soddisfacente.
    riguardo alle mie sensazioni:
    l'atmosfera nella stanza è cupa e pesantissima, il tempo sembra non passare. entrambi sembrano molto depressi, controllati nelle loro manifestazioni, inibiti. sembra facciano a gara per attribuirsi la colpa di tutto, ma la sensazione è che ci sia un sottofondo di rabbia molto potente e che ciascuno cerchi di far sentire l'altro "una merda". al termine del colloquio lei vuole tornare: sa che non esiste la bacchetta magica ma crede che un intervento psicologico potrebbe aiutarli a capire meglio ciò che sta accadendo. lui, al contrario, che aveva chiesto l'intervento (c'è da dire però che la telefonata l'ha fatta lei), pensa che è inutile anche un secondo colloquio. collego questa presa di posizione alla delusione che ho letto sul suo volto quando, poco prima, gli ho detto che forse lui vorrebbe trovare il modo per fare come se nulla fosse accaduto e tornare alla vita precedente, ma che credo che ciò non sia possibile. è possibile, se loro lo vogliono, costruire una maggiore consapevolezza e "risanare" la relazione a partire da quesro evento e da ciò che esso ha significato. spiego che solitamente faccio almeno 4 colloqui di consultazione necessari per avere un quadro completo del problema, dopo di che si decide insieme come procedere. propongo quindi di vederci ancora una volta per rivedere le idee di entrambi su come sta andando e su cosa pensano di un eventuale trattamento. quando, mentre ci salutiamo, G. scoppia a piangere, mi sembra di intravedere in R. una punta di soddisfazione. Poi R. le dice "dai adesso vediamo... e poi possiamo ricominciare dal sesso!", fa una piccola risatina che mi lascia basita e che non capisco se sia un tentativo di sdrammatizzare o la completa noncuranza rispetto ai sentimenti di lei (è anche vero che forse per lui la sofferenza di lei è il giusto prezzo da pagare...).
    quello che chiedo a voi è: come procedereste? mi chiedo quanto sia utile fare dei colloqui congiunti. ho l'impressione che i due non si lascino andare quando sono l'uno in presenza dell'altro. sembra quasi che fingano dei ruoli (il povero marito tradito e la moglie adultera pentita) e che si rinforzino l'un l'altro. mi è capitato di avere altre coppie con cui ho fatto dei colloqui congiunti che si sono rivelati molto utili, ma in questo caso c'è qualcosa che non mi convince. ho fatto la fantasia di proporre loro dei colloqui separati anche per vedere come reagirebbero, ma sorgerebbe poi il problema di come gestire eventuali segreti o vissuti e pensieri non comunicati (proporre una co-terapia?). ho anche pensato che, visto che lui non sembrerebbe intenzionato a venire, potrei proporre dei colloqui a lei, per rinforzarla. ammetto che il mio controtransfert nei confronti di lui non è molto positivo, mi dà l'impressione che stia strumentalizzando ciò che è accaduto... tuttavia vedere solo lei potrebbe comportare il rischio di far aumentare la distanza tra loro... d'altra parte sono venuti insieme e non so come passarebbe il messaggio di "venire da separati".
    chi di voi può darmi qualche spunto?
    i due dicono di essere ancora innamorati l'uno dell'altra, e quando affrontiamo questo argomento mi sembra di vederli un tantino illuminarsi...

    Grazie mille!

  2. #2
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: clinica di coppia: il tradimento

    Cara Psicodem,
    da ciò che scrivi traggo la conclusione che stai affrontando delle terapie di coppia solo sulla base della lettura di alcuni libri e di qualche convegno; dal momento che il “dispositivo” (o il setting, se preferisci) di coppia è diverso da quello individuale, non pensi sarebbe meglio iniziare un master di coppia che possa darti gli strumenti adeguati per poter lavorare?
    Quando hai a che fare con una coppia, tutto ciò che accade è della coppia e non dell’uno o dell’altro, il tradimento ad esempio va visto come qualcosa di “funzionale” in quella coppia, l’esordio di una crisi, di un malessere, di un passaggio da una modalità di amarsi insoddisfacente per entrambi alla ricerca di qualcosa di qualitativamente migliore e più soddisfacente.
    Se, però, non riescono a trovare il modo di maturare reciprocamente e di rinsaldare il loro legame, la crisi poterebbe portare alla rottura e alla separazione della coppia, nell’illusione che questo percorso non sia possibile con l’attuale partner e che forse sarebbe possibile con un partner diverso.
    Anche il “chi” formula la domanda di analisi, “chi” chiede aiuto, è funzionale: infatti, hai già sperimentato quanto i ruoli siano intercambiabili e il fatto che se uno pensa che la terapia sia utile, l’altro si pone necessariamente sulla polarità opposta.
    Il compito di un terapeuta di coppia non può essere quello di comprendere le dinamiche intrapsichiche di ciascuno, ma di comprendere (e svelare) la dinamica di coppia e la loro funzionalità reciproca.
    Sul riceverli separatamente io sarei contrario, se il compito di un terapeuta di coppia è quello che ho espresso in precedenza, inevitabilmente finiresti per creare confusione sul livello di lavoro che vuoi intraprendere, se l’obiettivo non è l’individuo, ma è la coppia, e la coppia non è la semplice somma di due individui, non puoi pensare di vederli separatamente.
    Anzi, devi stare molto attenta alle scissioni, alle alleanze, ai transfert incrociati a cui ti sottoporranno, sottrarti elegantemente da queste “trappole”, svelando precocemente i loro disegni: io, ad esempio, pongo come regola che non li riceverò separatamente, solo in coppia e che ogni comunicazione singola di ciascuno dei due, sarà svelata all’altro.
    Altro espediente del setting è quello di inclinare le poltrone dove si siede la coppia, in modo che possano guardarsi e fronteggiarsi almeno per ¾, mentre l’altro quarto è lo spazio concesso al terapeuta.
    Quest’ultimo non è mai parte in causa all’interno del processo terapeutico, così come avviene nel setting individuale, l’interpretazione deve essere indirizzata verso le dinamiche della coppia e mai sui possibili investimenti verso il terapeuta; in quest’ ultimo caso, nel momento in cui mi accorgo che cercano di tirarmi dentro alle loro dinamiche, li rimando alla loro relazione.
    E’ una buona intuizione quella di aver colto l’importanza del loro amore e che parlandone “si illuminano”, questo credo sia il punto cardanico su cui poter lavorare: sono innamorati l’uno dell’altra, allora perché trovano tanta difficoltà a dirselo? O a dimostrarselo? Perché anche quando se lo dicono, non ci credono? E perché hanno bisogno di inscenare (non sto dicendo che non sia reale, spesso lo è e in alcuni casi si arriva fino ad avere figli con l’amante) un tradimento per manifestare una forte insoddisfazione e mettere l’altro alle strette riguardo a quello che prova realmente?
    Se posso permettermi, ti consiglierei di leggere uno dei migliori libri che abbia letto di recente sulla coppia:
    Michele Minolli, Romina Coin, Amarsi amando. Per una psicoanalisi della relazione di coppia, Borla, Roma, 2007.
    Un saluto.
    Ultima modifica di Megiston Matema : 03-05-2010 alle ore 15.48.14

  3. #3
    L'avatar di claudia1976
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    Riferimento: clinica di coppia: il tradimento

    Ciao Psicodem, lavorare sulle coppie non è semplice, solitamente dopo i primi incontri di consulenza si stabilisce insieme alla coppia un obiettivo di lavoro, ossia, quello per cui sono venuti da te, in cosa concretamente puoi aiutarli.

    Di prassi dopo le prime sedute di consulenza di coppia si stabilisce anche di fare degli incontri individuali, lo stesso numero di colloqui per entrambi (par condicio, evitamento del dare + peso a uno o all'altra), e poi si procede con la coppia con degli elementi più nitidi.
    Le sedute singole sono ovviamente coperte dal segreto professionale, -per quanto in questo caso sei "fortunata" essendosi già detti del tradimento-, perciò non vi dovranno essere domande al riguardo nè tra di loro, nè al successivo incontro di coppia.

    Stabilito con molta chiarezza questo potrai procedere col vederli singolarmente, trattando però come argomento basilare la coppia in toto (il mio timore, per chi non si specializza in questi ambiti, è solo che tenda a cercare troppe motivazioni "latenti"...e poi pensare "all'individuo").
    Inoltre si colpevolizzano a vicenda, su queste "accuse" potresti lavorare gestendole col senso di responsabilità di ciascuno.
    Cioè io ti accuso di "x", tu mi dici che "x" era o meno tua intenzione, se è vero o meno ciò che pesno io -motivare e argomentare, parlano poco, ma mi sembra da quel poco che leggo, che appunto vanno per monosillabi ma non si spiegano non argomentano ciò ch edicono- e come la vivi tu, infine se sai di essere in parte responsabile di questo mio pensiero e come possiamo gestire meglio questo "x".

    Come dice correttamente la ns collega qui sopra il tradimento è stato "funzionale", e come sei riuscita ad evincere loro come coppia ci sono, si amano, su questo puoi lavorare (dai fiducia alla coppia in quanto tale di avere le risorse per superare questo difficile momento insieme)

    @Megiston: mi spieghi meglio il tuo "non pensi sarebbe meglio iniziare un master di coppia che possa darti gli strumenti adeguati per poter lavorare?"
    Sembra + una critica che un consiglio
    Magari fraintendo causa mancanza dell'intonazione...

    @Psicodem, ora, se li rivedi, cerca di chiedere a ciascuno cosa vorrebbe (mi sembra tu abbai ipotizzato che lui vorrebbe "riuscire a fare finta di nulla ma non ci riesce"...è davero così?), uno di fronte all'altro.
    Poi se -cme dovrebbe essere-hai la possiibilità di vederli da soli -chiarendo a entrambi "come funziona il colloquio singolo nella consulenza di coppia" lo richiederai a ciascuno.

    Ho tanto la sensazione che G. pianga perchè ha avuto la sensazione che lui abbia ritrattato la prima richiesta e siano venuti da te per dare ragione a lui (lui comunque ha interpretato il suo pianto come una vittoria da quel che dici...) l'accenno finale al sesso credo che abbia (purtroppo) doppia valenza, da una parte come un amo che ha lanciato come per dire " ripartiremo da lì" -con intenti + sadici che amorevoli?- e dall'altra insultarla.

    Se puoi lavorare sulla coppia (se seguiretanno a venire da te) credo dovrai "istruire" questo uomo a vedere oltre al sesso il mondo sentimentale femminile.
    Credo lui non comprenda molto perchè lei abbia avuto necessità di sentirsi apprezzata da un altro uomo.

    Il problema qui è comunicativo, vista tutta la rabbia pregressa (non successiva) che percepisci dal colloquio.
    Non è un libro didattico, ma molto "divulgativo" che ti consiglio di dare da leggere a questi pazienti, se riterrai che per loro possa essere un buyon strumento di lavoro
    "gli uomini vengono da marte le donne da venere" di John Gray.
    Ti consiglio di leggerlo tu per prima -se già non l'avessi fatto- prima di darlo a questi pazienti.

    Se puoi facci sapere come procedono

    Buon lavoro
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  4. #4
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: clinica di coppia: il tradimento

    Cara Claudia,
    ciò che sottolinei come tutto il resto del mio scritto è il mio punto di vista, dettato dal mio modo di pensare e dalla mia esperienza clinica; se vederlo semplicemente come tale, o come un suggerimento o, ancora, come una critica, è lasciato alla sensibilità di ciascuno.
    Del resto ciò che ho scritto non è un pensiero peregrino, la teorie sistemica, quella psicoanalitica e René Kaes sostengono da un bel po’ di tempo che quello di coppia (e ancor più quello di gruppo) siano dei “dispositivi” differenti dalla terapia individuale e necessitano di strumenti di comprensione e clinici differenti.
    Io e te abbiamo scritto alcune cose, anche molto differenti, a noi potrebbe aggiungersi qualche altro collega che esprime altre cose ancora, ciò potrebbe ingenerare una certa confusione.
    Allora, forse non è del tutto sbagliato sensibilizzare una collega che sta vedendo delle coppie verso un’esperienza di master dove la sua peculiare personalità può declinarsi con una solida prospettiva teorico-clinica sulla coppia, di suo gradimento, e a poter accedere all’ausilio di supervisioni coerenti con la prospettiva scelta.
    Le persone ripongono in noi fiducia, speranza, mettono nelle nostre mani cose a cui tengono moltissimo (come il loro legame di coppia) e il loro stesso benessere psichico, se tieni conto di questo converrai che non siamo mai abbastanza preparati per farci carico di tutto questo.
    Un saluto.

  5. #5
    L'avatar di claudia1976
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    Riferimento: clinica di coppia: il tradimento

    Sono d'accordo con te :: , non ne sappiamo mai a sufficienza, però è anche vero che questa coppia si sta fidando della ns collega, perciò, al momento attuale è l'unica che potrebbe dare loro un piccolo sostegno.


    Lo dico perchè mi è capitato spesso sentire dei docenti in corso di specializzazione/suprvisione, che quando un paziente dona la sua fiducia -e probabilmente con fatica è andato in consulenza a chiedere aiuto- potrebbe essere controproducente "dismettere" il paziente immediatamente, ma è invece utile fare qualche seduta di consulenza, per poi inviarlo al collega esperto nel ramo (con le motivazioni del caso eccetera).

    Poi è chiaro che se decide di voler diventare esperta della coppia, dovrà seguire master o scuole accreditate per fare questo tipo di consulenze.

    Detto questo, anche se magari non è la sua specializzazione, prima di "scaricare" questa coppia, potrebbe fare un minimo di consulenza -giusto per capire se è un problema di coppia, se invece uno dei due vuole chiudere e non sa come fare, se è una situazione in cui la coppia è disfunzionale psicologicamente e va "avanti" grazie a questo...- e poi indirizzarli verso uno psicoterapeuta della coppia, che mi auguro sia presente nella sua zona.

    Nella consulenza sessuologica, si fanno incontri individuali dopo la prima seduta di coppia (nello stesso numero per ciasuno dei coniugi).
    Quindi una scuola di pensiero diversa rispetto a quelle da te elencate.

    Inoltre, dato l'atteggiamento della coppia, sembra che sia necessario uno psicoterapeuta sessuologo, queso è un suggerimento per psicodem.

    Per concludere credo che ciascuno di noi, quando rispetta il paziente e il proprio lavoro, sia in grado di stabilire se e quanto è in grado di seguire i pazienti e nelll'eventualità, inviarli ad altri, o almeno questo mi auguro dato che eticamente e deontologicamente parlando dovrebbe essere così.
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

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