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Discussione: il feto sopravvisuto

  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di netaprina
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    il feto sopravvisuto

    Ho appena finito di leggeere questo articolo apparso oggi sull'edizione online de "Il giornale" a firma di M. Rizzoli, devo dire che non conoscevo questo caso ma sopratutto non sapevo che potessero accadere fatti analoghi... non so cosa pensare... veramente non so che dire...

    Il feto sopravvissuto? È l’aborto choc che nessuno racconta
    Il piccolo è rimasto in vita due giorni. Succede spesso se l’interruzione avviene oltre la metà della gravidanza. In questi casi i neonati vengono lasciati morire senza assistenza.
    Il cappellano del nosocomio di Rossano, in provincia di Cosenza, sabato scorso aveva saputo che la mattina presto era stato eseguito un aborto terapeutico nel suo ospedale, e verso le 12, dopo aver celebrato la messa e aver fatto il giro dei malati nelle corsie, si è avviato nella sala operatoria dove era avvenuta l’interruzione di gravidanza, per pregare per un’altra anima mai venuta al mondo.

    Il prete si è avvicinato al tavolo di metallo dove, in un fagottino di tela bianca, era stato deposto il feto di 22 settimane abortito da oltre quatto ore… e con orrore ha notato un movimento. Quando ha scostato il telo ha potuto constatare che il feto non solo non era morto, ma era ancora vivo, respirava e si muoveva, nonostante il cordone ombelicale non legato, il tempo trascorso dall’uscita dall’utero materno, e il freddo dell’aria condizionata, sempre accesa in sala operatoria. Fatta la drammatica scoperta il cappellano ha chiesto aiuto, ha protestato per la mancanza di cure e di assistenza e quindi il piccolo bambino abortito è stato infilato in un’incubatrice di Neonatologia nell’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza dove ha smesso di respirare ben due giorni dopo, lunedì mattina.
    La Procura ha aperto un’inchiesta e l’opinione pubblica griderà allo scandalo e all’orrore per questo caso. Ma è necessario sapere che casi del genere succedono di frequente. Proprio così.
    Una gravidanza regolare dura quaranta settimane, per cui se un feto viene abortito oltre la metà delle settimane di gestazione, ma spesso anche prima, è molto probabile che nasca vivo. Anzi molto spesso nasce vivo. In sala operatoria il medico abortista consegna il feto abortito, a cui non viene legato il cordone ombelicale per accelerarne la morte, né viene riservata alcun tipo di assistenza, ad un’infermiera che lo avvolge in un fagotto di garze, appunto, e lo pone su un tavolino lì vicino, mentre le attenzioni di tutti i presenti si concentrano nuovamente sulla donna adulta e viva, che ha appena partorito, spesso in anestesia, mentre il feto appena nato viene abbandonato in solitudine al suo destino, che è appunto quello di essere stato abortito. Nessuno dell’équipe medica e infermieristica operativa e in nessun modo ha l’autorizzazione, il compito, e la facoltà di sopprimere il feto nato vivo, né di accelerare la sua fine, per cui si attende, lasciandolo senza assistenza medica né assistenza terapeutica, che la vita, o la morte, faccia il suo «naturale» decorso.
    Molte volte, come nel caso di Cosenza, un feto, anche se malformato, può resistere in vita anche diverse ore, con grande disagio ed imbarazzo del personale infermieristico che non può interrompere il servizio, né rendere agibile la sala operatoria per un altro intervento, prima che tutto il precedente sia compiuto e che la procedura sanitaria successiva sia terminata e certificata.
    Non c’è nemmeno una norma o legge che impegni il personale sanitario a monitorare il feto che nasce vivo, o a praticare su di lui alcunché, anche perché il medico che interrompe la gravidanza è abilitato appunto all’esecuzione dell’aborto, e quindi alla eliminazione definitiva del feto stesso.
    Coloro che parleranno di questo caso come «caso raro», mentono o non conoscono, o non hanno mai frequentato le sale ginecologiche né le sale operatorie, in genere allestite per la salvaguardia e la tutela della vita umana, ma talvolta adibite a scopi opposti.Fortunatamente le molte madri mancate non conoscono queste storie dolorose, non conoscono nemmeno il sesso del proprio bambino, non vengono a conoscenza e non sanno quasi mai se il loro figlio abortito abbia respirato, vagito, o mosso gli arti in attesa della fredda morte, vissuta in completa solitudine e abbandono terapeutico, anzi nessuna di loro si pone proprio il problema, mai reso pubblico e tanto crudele da sembrare inverosimile tanto da invocare la strage degli innocenti.



  2. #2
    benedetta14
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Trovo il pezzo giornalistico un po' impreciso e sensazionalistico.
    Io sapevo che la L. 194/78 prevede l'interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni, cioè entro la 12° settimana e non la 22°.
    L'articolo parla di "medico abortista" e di aborto, ma non specifica se sia volontario o se è stato effettuato perché c'era grave rischio per la salute della donna o del bambino.
    Ad ogni modo se la Procura indaga, c'è il sospetto che sia un caso contrario la legge e dubito, per questo, che sia molto frequente.

    Saluti

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di aiko1980
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    l'ABORTO TERAPEUTICO PUò ESSERE PRATICATO FINO AL QUINTO MESE DI GRAVIDANZA, IN REALTA' CASI COME QUESTO SONO MOLTO FREQUENTI, FREQUENTEMENTE IL BAMBINO RESPIRA ANCORA QUANDO VIENE ALLA LUCE MA IL PERSONALE SANITARIO NON è AUTORIZZATO AD ASSISTERLO.
    PROBABILMENTE IL MEDESIMO BAMBINO SAREBBE MORTO DOPO QUALCHE GIORNO MA QUESTO NON è UN ATTENUANTE E QUESTA COSA HA LASCIATO SEMPRE PERPLESSA ANCHE ME SEBBENE FAVOREVOLE ALL'ABORTO, INSOMMA E' DI UNA CRUDELTA'....
    Ultima modifica di aiko1980 : 28-04-2010 alle ore 12.17.13

  4. #4
    benedetta14
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Bene. Mi fa piacere ribadire che si tratta di aborto terapeutico e quindi siamo in presenza di un grave rischio per la salute della donna o del bambino, con tutte le considerazioni dei casi, ciascuno nel proprio specifico. Viene fatta una valutazione medica se procedere all'aborto o al parto. Molte volte il feto viene assistito, ma non siamo in presenza di una decisione di aborto terapeutico.
    Non mi sento di commentare oltre perché sono situazioni molto dolorose. Penso solo che se le procure indagano emergeranno le responsabilità, qualora i medici si comportino contrariamente a quanto previsto dalla legge.

    Saluti.
    Ultima modifica di benedetta14 : 28-04-2010 alle ore 13.18.46

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di netaprina
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Citazione Originalmente inviato da aiko1980 Visualizza messaggio
    PROBABILMENTE IL MEDESIMO BAMBINO SAREBBE MORTO DOPO QUALCHE GIORNO MA QUESTO NON è UN ATTENUANTE E QUESTA COSA HA LASCIATO SEMPRE PERPLESSA ANCHE ME SEBBENE FAVOREVOLE ALL'ABORTO, INSOMMA E' DI UNA CRUDELTA'....
    si infatti, penso la stessa cosa, trovo sia una crudeltà, ma come dice benedetta se è un aborto terapeutico non viene fatta nessuna assistenza... Comunque io veramente non ci avevo mai pensato, avevo sempre dato per scontato che un feto abortito fosse necessariamente morto o durante l'operazione o nell'immediatezza, non pensavo si potesse sopravvivere... non so come possano sentirsi medici e infermieri, è il loro lavoro ma sarà veramente doloroso. E' una storia che mi sta facendo pensare.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Bene. Mi fa piacere ribadire che si tratta di aborto terapeutico e quindi siamo in presenza di un grave rischio per la salute della donna o del bambino, con tutte le considerazioni dei casi, ciascuno nel proprio specifico. Viene fatta una valutazione medica se procedere all'aborto o al parto. Molte volte il feto viene assistito, ma non siamo in presenza di una decisione di aborto terapeutico.


    Saluti.



  6. #6
    Johnny
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Bene. Mi fa piacere ribadire che si tratta di aborto terapeutico e quindi siamo in presenza di un grave rischio per la salute della donna o del bambino, .
    è interessante questa definzione, non c'avevo mai pensato: come può essere definito "terapeutico" un aborto? (cioè una procedura che interrompe la vita di un feto prima che nasca)

    1) se il bambino è a grave rischio per la salute, è assurdo considerare "terapeutico" morire anziché nascere; è semplicemente un controsenso

    2) anche nel caso in cui fosse la madre ad essere a grave rischio, l'aborto dovrebbe essere definito con altri termini invece di "terapeutico", perché la gravidanza non è una malattia (ciò che è pericoloso non è la gravidanza in sé ma le eventuali complicazioni)
    Ultima modifica di Johnny : 29-04-2010 alle ore 13.04.00

  7. #7
    benedetta14
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Hai ragione Johnny, infatti viene impropriamente usato il termine “terapeutico”.
    In realtà la legge parla di aborto oltre il 90° giorno e varie sentenze della Cassazione hanno ribadito che non si tratta di tutelare un “diritto a non nascere”, ma di concedere un mezzo alla donna per tutelare la sua salute e la sua vita, sopprimendo un altro bene giuridico (il diritto a vivere del concepito). Infatti, per operare un aborto oltre il 90° giorno non è sufficiente che il feto sia portatore di gravi malformazioni, ma deve sussistere la condizione che ad esse sia ricollegabile il rischio di grave pericolo per la salute fisica o psichica della madre. Non solo, la Corte Costituzionale si è espressa in merito, indicando che è necessario anche che non sussista possibilità di vita autonoma del feto.
    Per questo credo che tali casi debbano essere considerati ciascuno nella propria specificità e non “passare” per una frequenza connessa all’applicazione di una legge. A mio avviso, occorre accertare se siano casi di malasanità o no, dovute a diagnosi sbagliate (circa la possibilità di vita autonoma del feto, ad esempio).
    Per quanto riguarda l’assistenza al feto ci sono tante considerazioni da fare. L’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, per esempio, ha redatto una “Carta di Firenze” secondo la quale fino alle 22 settimane sono consigliate solo cure palliative, a 23 la rianimazione non sarebbe in genere opportuna salvo i casi in cui il bambino mostri segni di vitalità (respiro, attività cardiaca, movimento), mentre dopo le 24 settimane il trattamento intensivo è sempre indicato.
    Ma naturalmente ci si scontra con i soliti temi d’attualità: se si presta assistenza al feto per mantenerlo in vita, si sopprime il diritto ad esercitare l’aborto da parte della madre; se si presta assistenza al feto per condurlo alla morte si apre il dibattito sull’eutanasia.

  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di doctor2009
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Premetto che per me si tratta di una notizia inventata od esagerata ad arte per puri fini propagandistici. Anzi, dirò di più: non credo ad una sola parola di questa notizia... Un feto di 22 settimane ( che pesi cioè meno di 500 grammi!! ) e che, nonostante ciò, RIESCA a respirare da solo pur dopo essere stato estratto senza tanti riguardi trattandosi di un aborto ( quando per feti ben più maturi, nati pretermine con tutte le precauzioni, il problema principale è proprio la respirazione autonoma visto che a quell'età gestazionale i polmoni non sono ancora formati ) e che, soprattutto, riesca a continuare a respirare per ben quattro ore, senza assistenza e al di fuori di una incubatrice pare a me pura fantascienza...
    Detto questo, è vero che ci sono dei casi di inaspettata "vitalità" di un feto abortito..
    Come capita spesso quando si parla di questi argomenti, però, penso che il problema principale sia il concetto di "vita", cosa si intenda, per esempio, per "feto vivo" o "feto sopravvissuto"... Dei movimenti spontanei, per esempio, o anche il battito cardiaco non sono di per sè, a mio parere, segno di "vita", intendendo con questo termine un fenomeno biologico che, pur necessitando, magari, di assistenza medica, sia in grado di proseguire autonomamente...
    I casi di feti che siano riusciti a sopravvivere dopo un parto pretermine ben al di là delle 22 settimane ( e con tutta l'assistenza medica possibile e immaginabile... ) sono rarissimi....
    -



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  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di netaprina
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    sono andata a leggere quanto dice la legge 194/68 art.6 e 7 e mi pare di capire che i medici debbano assistere il feto, quindi anche se il pezzo sembra a doctor e a benedetta "esagerato"-"sensazionalistico", penso che ci siano gli estremi per una indagine, e che quindi la procura abbia fatto bene a sequestrare le cartelle.
    "6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

    7. I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti[...] Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto."



  10. #10
    Postatore Epico L'avatar di doctor2009
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    Riferimento: il feto sopravvisuto

    Citazione Originalmente inviato da netaprina Visualizza messaggio
    sono andata a leggere quanto dice la legge 194/68 art.6 e 7 e mi pare di capire che i medici debbano assistere il feto, quindi anche se il pezzo sembra a doctor e a benedetta "esagerato"-"sensazionalistico", penso che ci siano gli estremi per una indagine, e che quindi la procura abbia fatto bene a sequestrare le cartelle.
    "6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

    7. I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti[...] Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto."
    Io dico solo che trovo praticamente impossibile che sia successo ciò che è scritto nell'articolo: almeno non in quei termini...
    E' per questo che credo, correttamente, la procura ha aperto un'inchiesta.. Per accertare cosa REALMENTE è successo...
    -



    PRESIDENTE DEL CLUB DEL GIALLO!

  11. #11
    benedetta14
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    Citazione Originalmente inviato da netaprina Visualizza messaggio
    sono andata a leggere quanto dice la legge 194/68 art.6 e 7 e mi pare di capire che i medici debbano assistere il feto, quindi anche se il pezzo sembra a doctor e a benedetta "esagerato"-"sensazionalistico", penso che ci siano gli estremi per una indagine, e che quindi la procura abbia fatto bene a sequestrare le cartelle.
    "6. L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

    7. I processi patologici che configurino i casi previsti dall'articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell'ente ospedaliero in cui deve praticarsi l'intervento, che ne certifica l'esistenza. Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti[...] Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto."
    Non trovo niente di diverso da quello che ho sempre sostenuto.
    Ho sempre detto che la Procura accerterà le responsabilità.
    Il pezzo è sensazionalistico nella parte in cui fa passare il messaggio che certi casi di feti non assistiti siano frequenti perché connaturati alla pratica dell'aborto terapeutico, mentre - e ripeto - devono essere ricompresi in episodi di malasanità (diagnosi sbagliata rispetto a quanto previsto dal tuo punto 7? - mi sembrava di averlo già scritto).
    C'è differenza tra esporre il caso come lo presenti tu adesso e come ho puntualizzato anche io nei precedenti interventi e come viene presentato nell'articolo.

    Saluti
    Ultima modifica di benedetta14 : 06-05-2010 alle ore 20.26.24

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