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  1. #1
    Postatore Epico L'avatar di doctor2009
    Data registrazione
    13-11-2008
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    Provincia di Roma
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    Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Premetto che questo mio intervento risulterà, probabilmente, poco comprensibile e coerente...
    Sono delle riflessioni sparse che facevo da tempo e che oggi, complice un po' di tempo libero, ho deciso di mettere per iscritto e questa mi è sembrata la sezione più adatta del forum...
    Siete avvertiti, continuate a vostro rischio e pericolo...
    La piglio un po' alla lontana...

    _________________
    Fin dalla preistoria gli uomini hanno sempre cercato di costruire forme di vita associata: questo per ovvi motivi di efficienza e praticità... Il dato comune a TUTTE tali forme è sempre stato quello della struttura gerarchica: c'era il capo e poi tutti i sottoposti, via via declinando secondo ordine di importanza e ruolo nella gestione della vita associata.
    Le strutture più primitive avevano una struttura gerarchica molto semplice, fondata essenzialmente su un unico parametro, su un unico "valore" distintivo: la forza fisica e/o il coraggio e/o la spregiudicatezza, caratteristica fondamentale per il soddisfacimento dei bisogni primari della comunità, il procacciamento del cibo ( la caccia.. ) e la difesa... In sostanza: chi picchiava più forte era il capo e gli altri potevano solo ubbidire... E, a seconda del grado di fedeltà e di "vicinanza" ( parentela... ) al capo stesso, occupavano un ruolo più o meno elevato nella scala gerarchica.
    Mano a mano che le forme di vita associata diventavano più articolate, anche la scala dei valori che ne determinavano la gerarchia diventava più complessa... Non era più la semplice forza fisica ( che, tuttavia, manteneva COMUNQUE un certo ruolo... ) a determinare la "linea gerarchica" di una struttura associata complessa ( tribù, città, nazione, popolo... ), ma pure altri parametri, anche più importanti: l'abilità nell'agricoltura e nei commerci, per esempio... O la capacità di proporre innovazioni utili per tutta la comunità... O quella di fornire "servizi" essenziali come la cura della salute, per esempio... Molto presto, ebbe un forte ruolo anche la capacità di farsi interpreti di uno dei bisogni primari dell'individuo: la necessità di trovare una giustificazione ultima non effimera per la sua esistenza... La capacità, quindi, di proporsi ( lasciamo stare se in buona o in cattiva fede.. ) come intermediari tra il terreno e l'ultraterreno... Valore, quest'ultimo, che poteva essere talmente forte da diventare, come nell'antico Egitto, il criterio ultimo e fondante di tutta l'organizzazione sociale ( il Faraone altri non era che una divinità fatta Uomo... ).
    Più in generale, però, man mano che passava il tempo, era una concatenazione di tutti questi valori a determinare la scala gerarchica che sovraintendeva la "gestione" di una società complessa.... Ed erano quindi le variazioni nelle proporzioni reciproche di questa "miscela" a determinare le peculiarità di una società rispetto ad un'altra e di un periodo storico rispetto ad un altro. Incidentalmente, nelle società più evolute, questi "valori", convertiti in beni "materiali" ( denaro ) o in titoli nobiliari, venivano "trasferiti" per via ereditaria: di modo che ben presto si trovavano ad occupare ruoli gerarchici di primo piano anche persone del tutto prive di qualunque capacità effettiva personale, fattore questo che, alla lunga, portava alla degenerazione ed infine alla crisi e alla caduta della società stessa...
    _____________________

    Ai "valori primari" che ho esaminato prima ( forza fisica, spregiudicatezza, abilità, inventiva ) si erano aggiunti, ben presto, anche altri valori meno "essenziali" da un punto di vista pratico: il gusto del "bello" ( l'arte, in tutte le sue manifestazioni...) e il gusto del ragionamento, della logica, della speculazione intellettuale.... In una parola, tutto quello che noi oggi chiamiamo "cultura".
    Il valore "cultura", però, proprio per la sua caratteristica di bene non essenziale, di esigenza che un uomo poteva avvertire solo quando e qualora fossero state saziate le necessità primarie, ha sempre avuto un ruolo "di contorno": in qualche modo "un lusso" riservato alle elites, a chi si trovava ai vertici della società ( perchè in possesso dei valori "primari", per caratteristiche proprie o in virtù di acquisizioni ereditarie ).
    L'intellettuale, insomma, come il filosofo, l'artista, il letterato ha sempre avuto una funzione di "supporto" al potere: in quanto era il potere stesso che, tramite la sua "munificenza", ne garantiva il benessere e la stessa sopravvivenza fisica...
    Le cose sono cambiate ( o hanno mostrato una certa tendenza al cambiamento... ) solo in tempi recenti, dopo la fine della Prima e, ancor più, dopo la Seconda Guerra Mondiale... Le immense, insensate carneficine del secolo scorso avevano modificato, in qualche modo, l'atteggiamento di condiscendenza generale nei confronti della gerarchia dei valori come si era andata determinando nei secoli passati e la "cultura" aveva cominciato ad accreditarsi come il lasciapassare più adatto per la creazione di un "mondo migliore".. Un mondo in cui la scala dei valori che aveva fino a quel momento governato il mondo avrebbe potuto essere sovvertita in favore di una scala in cui, appunto, la cultura in tutte le sue accezione avrebbe potuto rappresentare il valore primario a cui subordinare tutti gli altri...
    Ecco quindi l'apertura del sapere anche a classi sociali che fino a quel momento ne erano state escluse... Ecco, soprattutto, la diffusa convinzione che la "cultura", intesa in senso lato, fosse il miglior mezzo per raggiungere una promozione sociale e salire di gradino nella scala gerarchica della società...
    I "vecchi" genitori spronavano i figli a studiare perchè " è solo con il pezzo di carta che si va avanti"... Gli operai, alla fine di un massacrante turno di lavoro, frequentavano le scuole serali sempre per raggiungere l'agognato titolo di studio...
    Tutto questo negli ultimi decenni si è completamente ribaltato, non c'è più nessuno o quasi che consideri la cultura un mezzo di promozione sociale... Per di più, i programmi scolastici ed universitari, non solo in Italia, ma un po' in tutta Europa, sono radicalmente cambiati, abbandonando la vecchia impostazione di tipo umanistico-speculativo per diventare sempre più tecnicistici... Più in generale: la parola "cultura" senza aggettivi, la cultura che trova in se stessa la propria ragion d'essere, è diventata una parolaccia, e coloro che insistono a perseguirla poco meno di mangiapane a tradimento, fancazzisti autoreferenziali lontani dalla "ggente" ( con due "g"...) Che poi queste accuse siano rivolte sovente da persone che, in vita loro, non hanno mai visto neanche da lontano un martello o una vanga, è cosa che non interessa: l'importante è dare addosso all'intellettuale, all'"acculturato", a coloro che sono rinchiusi nella loro torre d'avorio fatta di libri e non capiscono la "ggggente" ( con 4 "g" questa volta... ).
    I motivi di questo vero e proprio odio sono per me sono evidenti: una società "colta" è più difficilmente controllabile di una "incolta", attenta solo ai bisogni "elementari", primordiali... La cultura porta sempre con sé, come postulato, uno spirito critico, il desiderio insopprimibile di porsi e porre agli altri domande "scomode"... E il rifiuto dell'accettazione supina delle decisioni imposte dall'alto....
    Il "potere" ( chiunque e qualunque cosa ci sia dietro questo nome... ) sta, oggi, "rimettendo le cose a posto", ridisegnando la nostra società secondo gli schemi tradizionali dei secoli e dei millenni passati...
    Sia chiaro: lungi da me una difesa aprioristica degli "intellettuali" ( ammesso che esista una categoria vera e propria cui possa essere attribuito questo nome... ): come tutti, anche tra loro ci sono delle persone valide, dei venditori di fumo e dei veri e propri gaglioffi...
    Chiediamoci, però: è davvero un mondo migliore quello in cui torni in auge in tutta la sua interezza una "scala gerarchica" di tipo tribale? Che presenti come valori positivi assoluti la spregiudicatezza, la "forza" intesa come capacità e volontà di "difendersi", sopraffacendo i più deboli, non importa con quali mezzi e a che prezzo?
    Che appiattisca le posizioni, aborrisca il pensiero critico, desideri "semplificare" sempre e comunque, considerando ogni distinzione, ogni tentativo di differenziare il giudizio, come un fastidioso intralcio, una inutile perdita di tempo?

    Io sto scrivendo in un forum frequentato, presumo esclusivamente o quasi, da persone che già hanno o ambiscono ad avere una professione intellettuale, che vogliono, cioè, guadagnarsi il pane con l'opera del proprio cervello, utilizzando la propria cultura acquisita in anni di studi... Credo pertanto che queste riflessioni non siano del tutto prive di significato in questo contesto neanche da un punto di vista pratico...
    Io sono convinto che, in parte almeno, proprio questo cambio di atteggiamento nei confronti di tutto ciò che abbia a che fare, in senso lato, con la cultura, sia corresponsabile della crisi profonda attraversata nella nostra società dalle professioni intellettuali di tipo speculativo... E quindi anche della psicologia ( la medicina è un caso a parte, di pillole e supposte la gente ha sempre un gran desiderio... ).
    Che ne pensate? Sto delirando?....
    -



    PRESIDENTE DEL CLUB DEL GIALLO!

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di Antinomica
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    22-03-2008
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    La demonizzazione della cultura ha contribuito senz'altro allo stato di cose attuale. Ad un appiattimento generale dove c'è spazio solo per l’omologazione. La cultura a mio avviso dovrebbe essere alla base di una società evoluta. Non a discapito del sapere pratico e tecnico, semplicemente dovrebbe essere il punto di partenza.Se acquisisco senso critico, se sono abituato a pensare e a cercare di andare a fondo alle cose, tutti gli altri aspetti dell'esistenza ne trarranno vantaggio. La cultura, infatti, è sinonimo di apertura mentale. E io non la intendo esclusivamente come sapere scolastico, consequenziale al percorso formativo di ognuno, ma come tutto il vissuto che arricchisce la nostra persona, dal punto di vista umano, esperienziale e cognitivo.
    Nella nostra società importa più l’avere (e quindi il potere) che il sapere.E in quest’ottica trovano giustificazione comportamenti spregiudicati (mors tua vita mea).
    Strano poi come in un mondo in cui tutto è più facilmente fruibile e a portata di mano, grazie a internet e alla tecnologia, quindi libri,letture, film, interscambio di opinioni, tutto sia appiattito, culturalmente parlando.
    Nella politica cosi come in televisone o in tanti altri ambiti il pressapochismo pare essere un pregio. Chi non sa parlare l’italiano, non ha capacità o talenti particolari, né tantomeno competenze specifiche, si ritrova ad essere un modello per la nostra società (e talvolta a muoverne le fila). Ci sono persone laureate, professionisti, che non sanno scrivere, nè esprimersi correttamente.Spesso mi imbatto in errori grammaticali, che difficilmente farebbe un bambino di seconda elementare.Mi chiedo: come sono arrivati alla laurea, se hanno simili carenze di base? Cosa hanno realmente acquisito?
    Non vedo sbocchi in questo senso, ma di sicuro non è un mondo migliore quello che rinuncia alla cultura. Gli intellettuali sono troppo “impegnativi”, poco fruttuosi e soprattutto scomodi, perchè rischierebbero di risvegliare menti e coscienze
    Ultima modifica di Antinomica : 09-04-2010 alle ore 12.33.42
    C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata (W. Shakespeare)



  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da doctor2009 Visualizza messaggio
    Premetto che questo mio intervento risulterà, probabilmente, poco comprensibile e coerente...
    Sono delle riflessioni sparse che facevo da tempo e che oggi, complice un po' di tempo libero, ho deciso di mettere per iscritto e questa mi è sembrata la sezione più adatta del forum...
    Siete avvertiti, continuate a vostro rischio e pericolo...
    La piglio un po' alla lontana...

    _________________
    Fin dalla preistoria gli uomini hanno sempre cercato di costruire forme di vita associata: questo per ovvi motivi di efficienza e praticità... Il dato comune a TUTTE tali forme è sempre stato quello della struttura gerarchica: c'era il capo e poi tutti i sottoposti, via via declinando secondo ordine di importanza e ruolo nella gestione della vita associata.
    Le strutture più primitive avevano una struttura gerarchica molto semplice, fondata essenzialmente su un unico parametro, su un unico "valore" distintivo: la forza fisica e/o il coraggio e/o la spregiudicatezza, caratteristica fondamentale per il soddisfacimento dei bisogni primari della comunità, il procacciamento del cibo ( la caccia.. ) e la difesa... In sostanza: chi picchiava più forte era il capo e gli altri potevano solo ubbidire... E, a seconda del grado di fedeltà e di "vicinanza" ( parentela... ) al capo stesso, occupavano un ruolo più o meno elevato nella scala gerarchica.
    Mano a mano che le forme di vita associata diventavano più articolate, anche la scala dei valori che ne determinavano la gerarchia diventava più complessa... Non era più la semplice forza fisica ( che, tuttavia, manteneva COMUNQUE un certo ruolo... ) a determinare la "linea gerarchica" di una struttura associata complessa ( tribù, città, nazione, popolo... ), ma pure altri parametri, anche più importanti: l'abilità nell'agricoltura e nei commerci, per esempio... O la capacità di proporre innovazioni utili per tutta la comunità... O quella di fornire "servizi" essenziali come la cura della salute, per esempio... Molto presto, ebbe un forte ruolo anche la capacità di farsi interpreti di uno dei bisogni primari dell'individuo: la necessità di trovare una giustificazione ultima non effimera per la sua esistenza... La capacità, quindi, di proporsi ( lasciamo stare se in buona o in cattiva fede.. ) come intermediari tra il terreno e l'ultraterreno... Valore, quest'ultimo, che poteva essere talmente forte da diventare, come nell'antico Egitto, il criterio ultimo e fondante di tutta l'organizzazione sociale ( il Faraone altri non era che una divinità fatta Uomo... ).
    Più in generale, però, man mano che passava il tempo, era una concatenazione di tutti questi valori a determinare la scala gerarchica che sovraintendeva la "gestione" di una società complessa.... Ed erano quindi le variazioni nelle proporzioni reciproche di questa "miscela" a determinare le peculiarità di una società rispetto ad un'altra e di un periodo storico rispetto ad un altro. Incidentalmente, nelle società più evolute, questi "valori", convertiti in beni "materiali" ( denaro ) o in titoli nobiliari, venivano "trasferiti" per via ereditaria: di modo che ben presto si trovavano ad occupare ruoli gerarchici di primo piano anche persone del tutto prive di qualunque capacità effettiva personale, fattore questo che, alla lunga, portava alla degenerazione ed infine alla crisi e alla caduta della società stessa...
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    Ai "valori primari" che ho esaminato prima ( forza fisica, spregiudicatezza, abilità, inventiva ) si erano aggiunti, ben presto, anche altri valori meno "essenziali" da un punto di vista pratico: il gusto del "bello" ( l'arte, in tutte le sue manifestazioni...) e il gusto del ragionamento, della logica, della speculazione intellettuale.... In una parola, tutto quello che noi oggi chiamiamo "cultura".
    Il valore "cultura", però, proprio per la sua caratteristica di bene non essenziale, di esigenza che un uomo poteva avvertire solo quando e qualora fossero state saziate le necessità primarie, ha sempre avuto un ruolo "di contorno": in qualche modo "un lusso" riservato alle elites, a chi si trovava ai vertici della società ( perchè in possesso dei valori "primari", per caratteristiche proprie o in virtù di acquisizioni ereditarie ).
    L'intellettuale, insomma, come il filosofo, l'artista, il letterato ha sempre avuto una funzione di "supporto" al potere: in quanto era il potere stesso che, tramite la sua "munificenza", ne garantiva il benessere e la stessa sopravvivenza fisica...
    Le cose sono cambiate ( o hanno mostrato una certa tendenza al cambiamento... ) solo in tempi recenti, dopo la fine della Prima e, ancor più, dopo la Seconda Guerra Mondiale... Le immense, insensate carneficine del secolo scorso avevano modificato, in qualche modo, l'atteggiamento di condiscendenza generale nei confronti della gerarchia dei valori come si era andata determinando nei secoli passati e la "cultura" aveva cominciato ad accreditarsi come il lasciapassare più adatto per la creazione di un "mondo migliore".. Un mondo in cui la scala dei valori che aveva fino a quel momento governato il mondo avrebbe potuto essere sovvertita in favore di una scala in cui, appunto, la cultura in tutte le sue accezione avrebbe potuto rappresentare il valore primario a cui subordinare tutti gli altri...
    Ecco quindi l'apertura del sapere anche a classi sociali che fino a quel momento ne erano state escluse... Ecco, soprattutto, la diffusa convinzione che la "cultura", intesa in senso lato, fosse il miglior mezzo per raggiungere una promozione sociale e salire di gradino nella scala gerarchica della società...
    I "vecchi" genitori spronavano i figli a studiare perchè " è solo con il pezzo di carta che si va avanti"... Gli operai, alla fine di un massacrante turno di lavoro, frequentavano le scuole serali sempre per raggiungere l'agognato titolo di studio...
    Tutto questo negli ultimi decenni si è completamente ribaltato, non c'è più nessuno o quasi che consideri la cultura un mezzo di promozione sociale... Per di più, i programmi scolastici ed universitari, non solo in Italia, ma un po' in tutta Europa, sono radicalmente cambiati, abbandonando la vecchia impostazione di tipo umanistico-speculativo per diventare sempre più tecnicistici... Più in generale: la parola "cultura" senza aggettivi, la cultura che trova in se stessa la propria ragion d'essere, è diventata una parolaccia, e coloro che insistono a perseguirla poco meno di mangiapane a tradimento, fancazzisti autoreferenziali lontani dalla "ggente" ( con due "g"...) Che poi queste accuse siano rivolte sovente da persone che, in vita loro, non hanno mai visto neanche da lontano un martello o una vanga, è cosa che non interessa: l'importante è dare addosso all'intellettuale, all'"acculturato", a coloro che sono rinchiusi nella loro torre d'avorio fatta di libri e non capiscono la "ggggente" ( con 4 "g" questa volta... ).
    I motivi di questo vero e proprio odio sono per me sono evidenti: una società "colta" è più difficilmente controllabile di una "incolta", attenta solo ai bisogni "elementari", primordiali... La cultura porta sempre con sé, come postulato, uno spirito critico, il desiderio insopprimibile di porsi e porre agli altri domande "scomode"... E il rifiuto dell'accettazione supina delle decisioni imposte dall'alto....
    Il "potere" ( chiunque e qualunque cosa ci sia dietro questo nome... ) sta, oggi, "rimettendo le cose a posto", ridisegnando la nostra società secondo gli schemi tradizionali dei secoli e dei millenni passati...
    Sia chiaro: lungi da me una difesa aprioristica degli "intellettuali" ( ammesso che esista una categoria vera e propria cui possa essere attribuito questo nome... ): come tutti, anche tra loro ci sono delle persone valide, dei venditori di fumo e dei veri e propri gaglioffi...
    Chiediamoci, però: è davvero un mondo migliore quello in cui torni in auge in tutta la sua interezza una "scala gerarchica" di tipo tribale? Che presenti come valori positivi assoluti la spregiudicatezza, la "forza" intesa come capacità e volontà di "difendersi", sopraffacendo i più deboli, non importa con quali mezzi e a che prezzo?
    Che appiattisca le posizioni, aborrisca il pensiero critico, desideri "semplificare" sempre e comunque, considerando ogni distinzione, ogni tentativo di differenziare il giudizio, come un fastidioso intralcio, una inutile perdita di tempo?

    Io sto scrivendo in un forum frequentato, presumo esclusivamente o quasi, da persone che già hanno o ambiscono ad avere una professione intellettuale, che vogliono, cioè, guadagnarsi il pane con l'opera del proprio cervello, utilizzando la propria cultura acquisita in anni di studi... Credo pertanto che queste riflessioni non siano del tutto prive di significato in questo contesto neanche da un punto di vista pratico...
    Io sono convinto che, in parte almeno, proprio questo cambio di atteggiamento nei confronti di tutto ciò che abbia a che fare, in senso lato, con la cultura, sia corresponsabile della crisi profonda attraversata nella nostra società dalle professioni intellettuali di tipo speculativo... E quindi anche della psicologia ( la medicina è un caso a parte, di pillole e supposte la gente ha sempre un gran desiderio... ).
    Che ne pensate? Sto delirando?....
    secondo la tua riflessione nel tempo c'è stato, dalla comparsa dell'uomo primitivo fino ai giorni nostri, uno sviluppo lineare dalla forza fisica alle abilità intellettive, e negli ultimi anni si sta regredendo alla forza fisica.

    Ora non ho sottomano i libri di antropologia dell'università, ma, a grandi linee, secondo l'antropologia ogni società ha la sua "cultura", al quale è l'insieme di regole, valori, usanze proprie di quella specifica società. Quindi ogni società ha la sua cultura. Questa cultura, vista secondo gli schemi di società altre, lontane, e quindi diverse, sembrano assurde, incomprensibili e vengono spesso etichettate come "inferiori". Questo è un errore che in antropologia si chiama "etnocentrismo".

    Questo per dire che gli uomini primitivi avevano sicuramente una cultura molto diversa dalla nostra, ma dobbiamo anche considerare che avevano un cervello diverso dal nostro, vivevano in un ambiente completamente diverso, avevano esigenze e bisogni diversi (dovevano sopravvivere ai predatori e procreare) e quindi è logico che un sistema di potere basato sulla forza fisica era il modo più ottimale per raggiungere questo scopo.
    Chi vive in una civiltà "evoluta" non deve più provvedere direttamente all'autodifesa (sia perché non esistono più i predatori, sia perché la difesa dei cittadini è affidata alle forze dell'ordine e alle varie istituzioni che sono state crate) e sono state create delle "istituzioni" che provvedono alla soddisfazione dei vari bisogni fondamentali; perciò è possibile permettersi dei "lussi", come quello di coltivare il culto della bellezza o studiare per fare speculazioni intellettive.

    Questo spiegherebbe la progressione lineare che hai descritto nel tuo ragionamento.

    PERO': è vero che esiste questa progressione lineare? ed è vero che negli ultimi anni c'è stata una regressione? Non ne sarei così sicuro.

    Secondo me in tutte le epoche esistono persone più vicine al regno animale e persone più evolute dal punto di vista mentale. Cioè, nel '900 abbiamo avuto 2 guerre mondiali, un genocidio (o più di uno, se consideriamo anche quelli meno famosi), è stato il secolo dei dittatori. MA è stato anche il secolo di Einstein, di Churcill, di Freud, dei viaggi spaziali, della lotta ai tumori, ecc...
    Nei secoli scorsi le cose non andavano meglio. Non potendo disporre delle innovazioni tecnologiche le guerre erano un po' meno sanguinose, ma nei limiti del possibile l'uomo ha sempre cercato di dare il meglio di sé nel distruggere, uccidere, fare guerre, produrre armi, ecc...Quando hanno inventato gli aerei, gli hanno attaccato le bombe, Hanno scoperto la fusione nucleare, e c'hanno fatto subito la bomba atomica, e così via. Ma in questi stessi secoli abbiamo avuto Leonardo, Michelangelo, Galileo, Newton, e tanti altri; e le tecnologie usate per uccidere, sono state utilizzate anche per scopi benefici (centrali nucleari, trasporto, assistenza, ...).

    Può dirsi più evoluto un mondo in cui (mi riferisco al medioevo) la gente diversa veniva bruciata perché considerata indemoniata, o un mondo in cui (la preistoria) i membri della stessa "famiglia" (o tribù) venivano curate, assistite, medicate? (è documentato che nella preistoria esistevano individui molto longevi, perché i membri della famiglia li accudivano). Può dirsi più evoluta la società dell'800 (secolo del positivismo) in cui c'era una fede cieca nella scienza e sono stati dimenticati completamente i bisogni interiori e profondi dell'essere umano, o una società come quella del '400/'500 (Rinascimento) in cui c'è stato un rifiorire dell'arte, della letteratura, del sapere umanistico? eppure era 400 anni prima.
    Oggi possiamo fare cose inimmaginabili (internet è una di queste, che permette di comunicare in diretta con tutto il globo) e abbiamo un'istituzione importantissima per i diritti umani come l'ONU, ma al tempo stesso in Iran vengono lapidate coloro che tradiscono (solo le donne, perché agli uomini è permesso) e in Africa i bambini muoiono di fame.

    Negli ultimi anni sicuramente c'è stato un imbarbarimento, complici anche (secondo me) i mass-media che propongono in modo molto forte il culto del corpo e della bellezza, dei soldi facili, del successo come realizzazione esteriore (soldi, vestiti, moda) dimenticando che oltre a questo esiste anche una dimensione interiore. Però non dimentichiamoci che oggi viviamo in un mondo in cui possiamo fare cose che solo 50/100 anni fa sembravano impossibili (volare, andare sulla luna, curare le malattie con delle pastiglie, la genetica, si parla di viaggiare nel tempo e teoricamente è possibile, sappiamo tantissime cose che ci aiutano nella vita di tutti i giorni e che sono scontate per quanto sono banali per noi che viviamo in questa epoca, ma che sarebbero stata inimmaginabili solo per i nostri bisnonni).

    Insomma tutto questo per dire che, secondo me, non c'è una progressione lineare, ma sono sempre esistite persone schifose e con un cervello da gallina (con tutto il rispetto per le galline), ma contemporaneamente persone a cui bisognerebbe fare un monumento e che aiutano il mondo a migliorare
    Ultima modifica di Johnny : 10-04-2010 alle ore 14.15.59

  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di doctor2009
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    Insomma tutto questo per dire che, secondo me, non c'è una progressione lineare, ma sono sempre esistite persone schifose e con un cervello da gallina (con tutto il rispetto per le galline), ma contemporaneamente persone a cui bisognerebbe fare un monumento e che aiutano il mondo a migliorare
    Mai parlato di progressione lineare, dove lo hai letto?...
    Ti riporto il punto del mio post dove affronto l'argomento:
    Citazione Originalmente inviato da doctor2009 Visualizza messaggio
    Più in generale, però, man mano che passava il tempo, era una concatenazione di tutti questi valori a determinare la scala gerarchica che sovraintendeva la "gestione" di una società complessa.... Ed erano quindi le variazioni nelle proporzioni reciproche di questa "miscela" a determinare le peculiarità di una società rispetto ad un'altra e di un periodo storico rispetto ad un altro.
    Ho solo detto che tutti gli elementi da me elencati concorrono a determinare la "scala di valori" posta alla base della struttura gerarchica che governa una società: in proporzioni variabili da una società all'altra e da un periodo storico all'altro....
    Mai, MAI mi sognerei anche solo di pensare che la Grecia antica, per fare un esempio, fosse un posto meno evoluto della Germania nazista ( per non parlare di esempi anche più recenti... ).
    Per il resto, sono completamente d'accordo con ciò che hai scritto...
    -



    PRESIDENTE DEL CLUB DEL GIALLO!

  5. #5
    Partecipante Super Figo L'avatar di Antopsi
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Bravi, io farò finta di nulla e cancellerò questi due interventi. Non fatemelo rifare per favore...
    http://s2.bitefight.it/c.php?uid=49195

    Is not dead what it can eaternal live, but in strange eaons even death may die...

    Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire.

    Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cavolo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cavolo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

    Il mio blog... Venitemi a trovare.

    Avanguardista del F.E.R.U. e Governatore della provincia di Palermo.
    I GATTI DOMINERANNO IL MONDO!

  6. #6
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Ciao Doc

    Come capita spesso, sono d'accordo su alcune delle cose che dici, meno su altre.

    Questa è la parte su cui sono d'accordo con te:
    Tutto questo negli ultimi decenni si è completamente ribaltato, non c'è più nessuno o quasi che consideri la cultura un mezzo di promozione sociale... Per di più, i programmi scolastici ed universitari, non solo in Italia, ma un po' in tutta Europa, sono radicalmente cambiati, abbandonando la vecchia impostazione di tipo umanistico-speculativo per diventare sempre più tecnicistici... Più in generale: la parola "cultura" senza aggettivi, la cultura che trova in se stessa la propria ragion d'essere, è diventata una parolaccia, e coloro che insistono a perseguirla poco meno di mangiapane a tradimento, fancazzisti autoreferenziali lontani dalla "ggente" ( con due "g"...) Che poi queste accuse siano rivolte sovente da persone che, in vita loro, non hanno mai visto neanche da lontano un martello o una vanga, è cosa che non interessa: l'importante è dare addosso all'intellettuale, all'"acculturato", a coloro che sono rinchiusi nella loro torre d'avorio fatta di libri e non capiscono la "ggggente" ( con 4 "g" questa volta... ).
    Con qualche "distinguo"... Nel senso che ci sono, in effetti, una marea di "intellettuali" che, in realtà, non sono altro che clientes, servi del primo potente di turno, capacissimi di spiegarci dalle colonne dei quotidiani che no, non c'è alcun pericolo di crisi economica (rileggiti i titoli dei quotidiani verso il novembre 2008, così ridi un po' degli intellettuali acculturati), che i "diritti dei lavoratori" sono anticaglie da dimenticare e, soprattutto, che americani ed israeliani hanno sempre ragione anche quando sbagliano.

    Il bello è che poi questi "intellettuali" si mettono spesso a cercare di disquisire sulla necessità che i "proletari" facciano questa o quest'altra rivoluzione... Un certo Toni Negri è famoso per far fare le rivoluzioni ad altri mentre lui se ne sta comodo a Parigi, invece che in galera in Italia.

    Tu, giustamente, ti chiedi "ma perfché succede?". Eh, hai ragione a chiedertelo. Ci chiediamo perché l'Inter perde, vuoi che non ci chiediamo cose più importanti?

    Però dai questa risposta:
    I motivi di questo vero e proprio odio sono per me sono evidenti: una società "colta" è più difficilmente controllabile di una "incolta", attenta solo ai bisogni "elementari", primordiali... La cultura porta sempre con sé, come postulato, uno spirito critico, il desiderio insopprimibile di porsi e porre agli altri domande "scomode"... E il rifiuto dell'accettazione supina delle decisioni imposte dall'alto....
    Il "potere" ( chiunque e qualunque cosa ci sia dietro questo nome... ) sta, oggi, "rimettendo le cose a posto", ridisegnando la nostra società secondo gli schemi tradizionali dei secoli e dei millenni passati...
    Sia chiaro: lungi da me una difesa aprioristica degli "intellettuali" ( ammesso che esista una categoria vera e propria cui possa essere attribuito questo nome... ): come tutti, anche tra loro ci sono delle persone valide, dei venditori di fumo e dei veri e propri gaglioffi...
    Forse, e dico forse, ma è faccenda da scienziati sociali (non da sociologi; quelli vanno bene per farsi pagare dal Corriere della Sera), questi cambiamenti hanno qualcosa a che vedere con i cambiamenti intervenuti nelle forme di organizzazione del capitale.
    Buona parte degli intellettuali, di quelli che stimo pure io (che so, un Gramsci, un Calamandrei, un Pasolini...) nascevano in un'epoca in cui ancora esisteva una classe chiamata borghesia.
    Classe che aveva dei riferimenti assai solidi: importanza dello Stato, disprezzo della religione e delle varie fantasticherie, fiducia nella scienza e nella conoscenza, iniziativa individuale e capacità di assumersi la responsabilità del rischio, anche personale, rifiuto di sottomettersi a qualsiasi autorità che non fosse il proprio giudizio.
    E' stata la classe borghese a dare l'impronta alla società economica, ma anche culturale. Scuola pubblica, acquedotti, fognature, diffusione della medicina e dell'igiene. E' in quell'ambiente che nasce un Freud, un Janet, un Breuer.

    Adesso non siamo più in un'epoca di capitalisti, né di proprietari borghesi. Questi sono parassiti, "funzionari del capitale", dipendenti alla stessa stregua dei loro dipendenti, ma col culo parato e il paracadute sempre pronto all'uso.
    Fare impresa non significa più rischiare. Anzi, le imprese che sopravvivono oggi, in Italia, sono quelle con le spalle ben coperte dallo Stato. Quelle che non muovono un passo se non hanno l'assocuta certezza che i costi degli investimenti li pagherà qualcun altro. E mi pare che le Banche siano in prima fila, seguite da FIAT, Ferrovie, Poste Italiane e società di intermediazione varie.

    Vedrei bene un'invasione di draghi. So che ci rimetterei la pelle, perché quando i poveracci fan casino non stanno a distinguere gli anarchici dai questori. Ma ce la rischierei, non volentieri ma ce la rischierei.

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  7. #7
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Mi permetto di dissentire sul postulato principale del discorso di Doc, ossia che oggi la cultura sia meno presente che in passato. Forse sarebbe più corretto dire che la cultura (quella vera) è meno pubblicizzata, meno nota, meno sbandierata, ma di certo non è diminuita: le università rigurgitano di pubblicazioni (magari assai specialistiche e quindi poco note al grande pubblico) e di persone interessate, acute, che si dedicano alla ricerca! Tanto per fare un esempio, nella mia facoltà (storia dell'arte) la maggior parte degli studenti partecipa in qualche modo a riviste, on-line e non, di argomento culturale, e può facilmente avere a che fare con mostri di cultura come Bona Castellotti e la Flores d'Arcais, molto meno inaccessibili oggi che in passato! Ovvio, parlo solo del mio campo, ma anche nelle altre facoltà umanistiche la situazione è simile: il fermento c'è, si produce nuova cultura, ma lo spettro che questa raggiunge è piuttosto limitato.
    Questo mondo non traspare da quotidiani, tv, radio, ecc... quindi abbiamo forse l'impressione che non esista; dopotutto, al giorno d'oggi se i media non parlano di te è come se non esistessi...
    Ma non è stato sempre così? L'alta cultura non è sempre stata, da Aristotele ad oggi, "elitaria"? E facendo un po' di calcoli (nel 1880 gli analfabeti erano il 70% della popolazione) non si può a ragione dire che la cultura "di base", quella scolastica, almeno quella, è più diffusa oggi rispetto a ieri?
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
    MANKIND IS ALIVE BUT MANKIND MUST DIE.
    (W.H. Auden, "Danse macabre")


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  8. #8
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da aMara835 Visualizza messaggio
    Mi permetto di dissentire sul postulato principale del discorso di Doc, ossia che oggi la cultura sia meno presente che in passato. Forse sarebbe più corretto dire che la cultura (quella vera) è meno pubblicizzata, meno nota, meno sbandierata, ma di certo non è diminuita: le università rigurgitano di pubblicazioni (magari assai specialistiche e quindi poco note al grande pubblico) e di persone interessate, acute, che si dedicano alla ricerca! Tanto per fare un esempio, nella mia facoltà (storia dell'arte) la maggior parte degli studenti partecipa in qualche modo a riviste, on-line e non, di argomento culturale, e può facilmente avere a che fare con mostri di cultura come Bona Castellotti e la Flores d'Arcais, molto meno inaccessibili oggi che in passato! Ovvio, parlo solo del mio campo, ma anche nelle altre facoltà umanistiche la situazione è simile: il fermento c'è, si produce nuova cultura, ma lo spettro che questa raggiunge è piuttosto limitato.
    Questo mondo non traspare da quotidiani, tv, radio, ecc... quindi abbiamo forse l'impressione che non esista; dopotutto, al giorno d'oggi se i media non parlano di te è come se non esistessi...
    Ma non è stato sempre così? L'alta cultura non è sempre stata, da Aristotele ad oggi, "elitaria"? E facendo un po' di calcoli (nel 1880 gli analfabeti erano il 70% della popolazione) non si può a ragione dire che la cultura "di base", quella scolastica, almeno quella, è più diffusa oggi rispetto a ieri?
    Cara aMara, voglio anzitutto precisare che il mio post non parlava tanto di "diffusione" della cultura, quanto di posizione della stessa nella scala di valori sulla base della quale si stabilisce la struttura gerarchica di una società... E, per come la vedo io almeno, la posizione della cultura in questa scala è, attualmente, assolutamente infima ( ammesso che ancora sia presente... ). Mentre 30 -40- 50 anni fa era, se non in cima alla lista, quanto mento ai primissimi posti...
    Mi spiego meglio con degli esempi: in quegli anni era assolutamente improponibile che una persona arrivasse ad occupare posizioni di vertice ( o anche solo posizioni di rincalzo... ) in qualunque ramo della vita associata senza essere in possesso di una robusta cultura di base....
    Ti faccio l'esempio della mia categoria, che è quello che conosco meglio: i vecchi medici ( parlo di quelli di almeno due generazioni precedenti alla mia... ) erano coltissimi... Gente con una cultura di base non solo scientifico- tecnologica ma anche umanistica di assoluto rilievo... Era un piacere sentirli parlare..
    Mentre, oggi, moltissimi miei colleghi fanno rizzare i capelli in testa quando parlano o scrivono qualcosa che non sia una ricetta medica o la richiesta di un esame specialistico...
    E questo è valido in tutte le branche della vita associata... Ma avete mai sentito i discorsi dei politici in Parlamento?... Non quelli davanti alle telecamere, generalmente già preparati da qualche loro scagnozzo, ma quelli in libertà nelle commissioni parlamentari ( li potete sentire a Radio radicale.. ). Beh, io, in un accesso di masochismo, qualche volta l'ho fatto e vi posso garantire che è semplicemente sconfortante sentire parlare i nostri rappresentanti con un linguaggio poverissimo, perennemente in lotta con i congiuntivi e la consecutio temporum...
    E potrei continuare a lungo: ecco anche questo intendevo, la cultura non è più un prerequisito indispensabile di promozione sociale... Anzi: più sei bifolco e meglio è, più riesci simpatico e vicino alla famosa ggente....
    Un tempo l' "ignorante" ( inteso come colui che ignora... ) si vergognava della sua condizione e cercava in ogni modo di sopperire, anche a prezzo di sacrifici, alle sue manchevolezze... Oggi no, l'ignoranza è esibita, esaltata... E' diventata, essa, un valore da tutelare....
    Tutto questo, evidentemente, non significa affatto che la cultura sia sparita: solo è sottotraccia, è pressoché scomparsa dalla scala dei valori sociali per rinchiudersi esclusivamente nella sfera degli aneliti personali... Senza, conseguentemente, possibilità alcuna di incidere nella vita associata.
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  9. #9
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ciao Doc

    Come capita spesso, sono d'accordo su alcune delle cose che dici, meno su altre.

    Questa è la parte su cui sono d'accordo con te:


    Con qualche "distinguo"... Nel senso che ci sono, in effetti, una marea di "intellettuali" che, in realtà, non sono altro che clientes, servi del primo potente di turno, capacissimi di spiegarci dalle colonne dei quotidiani che no, non c'è alcun pericolo di crisi economica (rileggiti i titoli dei quotidiani verso il novembre 2008, così ridi un po' degli intellettuali acculturati), che i "diritti dei lavoratori" sono anticaglie da dimenticare e, soprattutto, che americani ed israeliani hanno sempre ragione anche quando sbagliano.

    Il bello è che poi questi "intellettuali" si mettono spesso a cercare di disquisire sulla necessità che i "proletari" facciano questa o quest'altra rivoluzione... Un certo Toni Negri è famoso per far fare le rivoluzioni ad altri mentre lui se ne sta comodo a Parigi, invece che in galera in Italia.

    Tu, giustamente, ti chiedi "ma perfché succede?". Eh, hai ragione a chiedertelo. Ci chiediamo perché l'Inter perde, vuoi che non ci chiediamo cose più importanti?

    Però dai questa risposta:


    Forse, e dico forse, ma è faccenda da scienziati sociali (non da sociologi; quelli vanno bene per farsi pagare dal Corriere della Sera), questi cambiamenti hanno qualcosa a che vedere con i cambiamenti intervenuti nelle forme di organizzazione del capitale.
    Buona parte degli intellettuali, di quelli che stimo pure io (che so, un Gramsci, un Calamandrei, un Pasolini...) nascevano in un'epoca in cui ancora esisteva una classe chiamata borghesia.
    Classe che aveva dei riferimenti assai solidi: importanza dello Stato, disprezzo della religione e delle varie fantasticherie, fiducia nella scienza e nella conoscenza, iniziativa individuale e capacità di assumersi la responsabilità del rischio, anche personale, rifiuto di sottomettersi a qualsiasi autorità che non fosse il proprio giudizio.
    E' stata la classe borghese a dare l'impronta alla società economica, ma anche culturale. Scuola pubblica, acquedotti, fognature, diffusione della medicina e dell'igiene. E' in quell'ambiente che nasce un Freud, un Janet, un Breuer.

    Adesso non siamo più in un'epoca di capitalisti, né di proprietari borghesi. Questi sono parassiti, "funzionari del capitale", dipendenti alla stessa stregua dei loro dipendenti, ma col culo parato e il paracadute sempre pronto all'uso.
    Fare impresa non significa più rischiare. Anzi, le imprese che sopravvivono oggi, in Italia, sono quelle con le spalle ben coperte dallo Stato. Quelle che non muovono un passo se non hanno l'assocuta certezza che i costi degli investimenti li pagherà qualcun altro. E mi pare che le Banche siano in prima fila, seguite da FIAT, Ferrovie, Poste Italiane e società di intermediazione varie.

    Vedrei bene un'invasione di draghi. So che ci rimetterei la pelle, perché quando i poveracci fan casino non stanno a distinguere gli anarchici dai questori. Ma ce la rischierei, non volentieri ma ce la rischierei.

    Buona vita
    Guglielmo
    Ciao Willy...
    Anche io sono d'accordo con la maggior parte delle cose che scrivi...
    Solo devo fare alcune precisazioni...
    Anzitutto il mio ragionamento aveva l'ambizione di andare al di là delle vicende contingenti del nostro Paese: anche se è ovvio che, essendo io Italiano e vivendo qui, da esse sono corposamente influenzato nei miei giudizi....
    Per "intellettuali", poi, io non mi riferivo esclusivamente ( anzi: non mi riferivo affatto... ) ai grandi nomi più o meno blasonati che avendo accesso ai giornali e ai media in generale, un certo ruolo, legittimo o meno, nella nostra vita associata continuano comunque ad averlo...
    No: io mi riferivo alla massa di persone che di cultura campano ( male.. ), che sulla cultura hanno investito tutta la propria vita e che, in cambio, ricevono derisione, sottovalutazione, fastidio..
    Penso ai professori liceali ( non tutti, certo, anche tra loro ci sono delle persone che nulla meritano... ), ai ricercatori universitari, giovani e meno giovani, in particolare delle branche umanistiche, ma non solo... A tutta quella gente, cioè, che, dopo aver trascorso una vita sui libri, è costretta a pietire un tozzo di pane, considerata poco più di un mendicante da chi, invece, per il fatto di aver fatto i soldi vendendo tazze da cesso, pensa di avere un ruolo ben più importante nella società.....
    Poi, certo, è verissimo che è scomparsa quella che un tempo si chiamava "borghesia illuminata" ( non lo dire a me che "borghese" mi sono sempre considerato... ) e sono anche verissime le tue critiche all'apparato produttivo del nostro Paese, ma la cosa che a me colpisce maggiormente e dà più fastidio è l'arrogante pretesa della volgarità esasperata di ergersi a modello di riferimento della società attuale... Ma ci rendiamo conto di dove siamo arrivati ( e qui mi riferisco esplicitamente all'Italia, ma sintomi simili sono presenti anche in altri Paesi europei e non... )? La forza politica attualmente sulla cresta dell'onda nel nostro Paese è dominata da persone che della rozzezza e della volgarità hanno fatto quasi un punto d'onore... Ed è guidata da sempre da un tizio il cui unico titolo di studio è un diploma per corrispondenza della Scuola Radio Elettra, cui erano seguiti anni di frequenza universitaria ( facoltà di Medicina... sic... ) senza aver fatto esami ( ma raccontando ai genitori di essere sul punto di laurearsi... ).
    E il suo successore designato, il figlio, ha impiegato anni per riuscire a prendere la maturità scientifica ( è dovuto intervenire il padre protestando ad alta voce per il fatto che, a suo parere, fosse stato ripetutamente bocciato non per evidenti carenze culturali ma per motivi politici... ).
    Ecco: so che non sarai d'accordo e non pretendo di convincerti, ma a me una cosa del genere sembra paradigmatica di tutto il discorso che era alla base del mio primo post, ovverosia del tracollo verticale del ruolo della cultura nella società moderna... Anzi, del vero e proprio ribaltamento dei ruoli rispetto a 40 -50 anni fa: non più la cultura come precondizione indispensabile per assurgere ad un ruolo elevato nella Società, ma, al contrario, come fonte di discriminazione e motivo di repulsione da parte delle masse che apertamente diffidano di chi ha troppa consuetudine coi libri e di chi ama esercitare l'arte del distinguo e del dubbio...
    -



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  10. #10
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da doctor2009 Visualizza messaggio
    Cara aMara, voglio anzitutto precisare che il mio post non parlava tanto di "diffusione" della cultura, quanto di posizione della stessa nella scala di valori sulla base della quale si stabilisce la struttura gerarchica di una società... E, per come la vedo io almeno, la posizione della cultura in questa scala è, attualmente, assolutamente infima ( ammesso che ancora sia presente... ). Mentre 30 -40- 50 anni fa era, se non in cima alla lista, quanto mento ai primissimi posti...
    Mi spiego meglio con degli esempi: in quegli anni era assolutamente improponibile che una persona arrivasse ad occupare posizioni di vertice ( o anche solo posizioni di rincalzo... ) in qualunque ramo della vita associata senza essere in possesso di una robusta cultura di base....
    Ti faccio l'esempio della mia categoria, che è quello che conosco meglio: i vecchi medici ( parlo di quelli di almeno due generazioni precedenti alla mia... ) erano coltissimi... Gente con una cultura di base non solo scientifico- tecnologica ma anche umanistica di assoluto rilievo... Era un piacere sentirli parlare..
    Mentre, oggi, moltissimi miei colleghi fanno rizzare i capelli in testa quando parlano o scrivono qualcosa che non sia una ricetta medica o la richiesta di un esame specialistico...
    E questo è valido in tutte le branche della vita associata... Ma avete mai sentito i discorsi dei politici in Parlamento?... Non quelli davanti alle telecamere, generalmente già preparati da qualche loro scagnozzo, ma quelli in libertà nelle commissioni parlamentari ( li potete sentire a Radio radicale.. ). Beh, io, in un accesso di masochismo, qualche volta l'ho fatto e vi posso garantire che è semplicemente sconfortante sentire parlare i nostri rappresentanti con un linguaggio poverissimo, perennemente in lotta con i congiuntivi e la consecutio temporum...
    E potrei continuare a lungo: ecco anche questo intendevo, la cultura non è più un prerequisito indispensabile di promozione sociale... Anzi: più sei bifolco e meglio è, più riesci simpatico e vicino alla famosa ggente....
    Un tempo l' "ignorante" ( inteso come colui che ignora... ) si vergognava della sua condizione e cercava in ogni modo di sopperire, anche a prezzo di sacrifici, alle sue manchevolezze... Oggi no, l'ignoranza è esibita, esaltata... E' diventata, essa, un valore da tutelare....
    Tutto questo, evidentemente, non significa affatto che la cultura sia sparita: solo è sottotraccia, è pressoché scomparsa dalla scala dei valori sociali per rinchiudersi esclusivamente nella sfera degli aneliti personali... Senza, conseguentemente, possibilità alcuna di incidere nella vita associata.
    Pardon, avevo frainteso! Diciamo che ho letto un po' di fretta e pure un po' stizzita, per buttarmi subito in difesa della categoria: di sicuro capirai, quando una passa sei anni sui libri a sentirsi dire: "ma così non troverai mai lavoro! perchè non hai fatto economia?!", tende anche a diventare suscettibile!
    La tua analisi è verissima e i pochi cretini che ancora si intestardiscono a studiare e fare ricerca si rendono perfettamente conto della situazione sconfortante, ma si rendono anche conto (o forse sperano) che una società basata sulla furbizia e sulla messa in mostra di culi&tette non può durare a lungo, e prima o poi i vecchi testi polverosi dovranno, per forza di cose, essere estratti dai loro scaffali.
    Insomma, mi auguro che questo andazzo non duri in eterno, non riesco a credere che un edificio basato sul nulla si regga in piedi per troppo tempo...
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
    MANKIND IS ALIVE BUT MANKIND MUST DIE.
    (W.H. Auden, "Danse macabre")


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  11. #11
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da aMara835 Visualizza messaggio
    Insomma, mi auguro che questo andazzo non duri in eterno, non riesco a credere che un edificio basato sul nulla si regga in piedi per troppo tempo...
    Mi auguro che tu abbia ragione, ma non ne sono troppo convinto, purtroppo...
    Se ci pensi bene, il lasso di tempo durante il quale la cultura ha avuto un ruolo importante nella vita sociale, se rapportata all'intera storia dell'Umanità, è decisamente risibile... L'Uomo è andato avanti benissimo per millenni stabilendo la scala gerarchica della società a suon di colpi di clava...
    Non è assolutamente detto che, in modi diversi, non possa andare avanti similmente a colpi di tette, culi e "celodurismo" variamente inteso....
    Del resto, lo dice pure la fisica: stando al secondo principio della termodinamica, la tendenza spontanea di un sistema è quella verso l'aumento dell'entropia... Ed una società acculturata implica, al contrario, una forte diminuzione di entropia....
    -



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  12. #12
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Ok, razionalmente parlando hai perfettamente ragione, ma per fortuna non sono mai stata una persona razionale!
    Comunque, i primi uomini mentre si prendevano a clavate in testa trovavano pure il tempo per dipingere sulle pareti delle grotte: la cultura è una costante, in tutti i tempi e in tutti i luoghi.
    Forse non avremo mai un platonico "regno dei filosofi" ma c'è almeno da sperare che arte, letteratura, scienza ecc... rimangano su un binario parallelo, per quanto vituperato o misconosciuto, rispetto a quello del potere.

    Anche perchè se così non fosse mi attende l'eterna disoccupazione ...
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
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    (W.H. Auden, "Danse macabre")


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  13. #13
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

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    Ok, razionalmente parlando hai perfettamente ragione, ma per fortuna non sono mai stata una persona razionale!
    Comunque, i primi uomini mentre si prendevano a clavate in testa trovavano pure il tempo per dipingere sulle pareti delle grotte: la cultura è una costante, in tutti i tempi e in tutti i luoghi.
    Forse non avremo mai un platonico "regno dei filosofi" ma c'è almeno da sperare che arte, letteratura, scienza ecc... rimangano su un binario parallelo, per quanto vituperato o misconosciuto, rispetto a quello del potere.
    Ma su questo non penso che ci siano dubbi: la cultura è sempre esistita e sempre esisterà... Quello che non ci sarà più, secondo me ( o in misura molto inferiore rispetto, ripeto, a 40 - 50 anni fa... ) è un ruolo in qualche modo, se non autonomo quanto meno complementare e interdipendente, rispetto al potere della cultura stessa...
    Insomma: non ci sarà più la cultura come mezzo di promozione sociale, non ci sarà più il bagaglio culturale come condizione indispensabile anche per poter essere o diventare uomo di potere.... Non ci sarà più, infine, la cultura in grado di parlare da pari a pari col potere, in grado di criticare il potere e costringerlo sulla difensiva...
    Ci sarà quello che c'è sempre stato nei secoli, nei millenni passati: la cultura serva, vassallo del potere, la cultura costretta in un ruolo marginale, accessorio... Al fianco al potere come un cane si mette accanto al padrone in attesa che questi gli getti un osso da spolpare...
    Del resto, non dimentichiamoci che sempre, accanto al potere, insieme al buffone di corte c'è sempre stato anche il filosofo o il poeta di corte...
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  14. #14
    SOLZENICYN
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    “ non ci sono più i medici di una volta, oggi è tutto tette e culi, non ci sono più i Pasolini, .
    non ci sono più i politici di una volta, o meglio si esprimono con un linguaggio elementare,
    viene promossa l’ignoranza anziché la cultura come valore ”

    Sinceramente queste cose le sento un po’ ovunque e personalmente dissento su tutto e ritengo siano dei luoghi comuni.

    Che poi non ho capito di quale cultura si parli, perché si è spesso cambiato l’accezione del termine
    come se in fondo si trattasse sempre della stessa cosa. Le riflessioni cambiano a seconda di come la intendiamo.
    Ultima modifica di SOLZENICYN : 14-04-2010 alle ore 00.17.33

  15. #15
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    Riferimento: Il valore della cultura oggi: una riflessione....

    Citazione Originalmente inviato da SOLZENICYN Visualizza messaggio
    “ non ci sono più i medici di una volta, oggi è tutto tette e culi, non ci sono più i Pasolini, .
    non ci sono più i politici di una volta, o meglio si esprimono con un linguaggio elementare,
    viene promossa l’ignoranza anziché la cultura come valore ”

    Sinceramente queste cose le sento un po’ ovunque e personalmente dissento su tutto e ritengo siano dei luoghi comuni.
    Che dirti?...
    Liberissimo di pensarla così, ovviamente, mica detto che tutti dobbiamo essere d'accordo sulle stesse cose...
    Citazione Originalmente inviato da SOLZENICYN Visualizza messaggio
    Che poi non ho capito di quale cultura si parli, perché si è spesso cambiato l’accezione del termine
    come se in fondo si trattasse sempre della stessa cosa. Le riflessioni cambiano a seconda di come la intendiamo.
    Non so, forse sarebbe meglio se, a questo punto, chiarissi tu QUALE sia la definizione di cultura più adatta, secondo te.... Così, forse, capirei ( capiremmo, visto che anche altri la pensano, almeno in parte, come me... ) meglio la natura del tuo dissenso...
    -



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