ET TERRA MOTA EST



L’Aquila: 6 Aprile 2009… ore 32…
20 secondi per distruggere sogni, speranze, certezze …
20 secondi in cui 300 vite sono state spezzate, tante e tante altre sono state stravolte …
Macerie, tendopoli, urla, pianti, rabbia, dolore, paura, terrore … silenzio …
Esattamente un anno fa il terribile terremoto che ha sconvolto la città dell’Aquila, e molti dei paesi che la circondano, devastandoli.
E’ stato un terremoto strano, annunciato, che si trascinava da tempo; la paura si avvertiva da tanto, ma forse c’è stato anche il tempo di abituarvisi, e la tragedia ha colto tutti impreparati … Le immagini hanno cominciato a fare il giro del mondo in pochi minuti, e la città delle 99 chiese, 99 cannelle… si mostrava come nessuno avrebbe mai voluto vederla.
E l’alba ha illuminato poi un paesaggio ancora più desolante.
Il resto, è la storia che tutti abbiamo visto, rimbalzata per un anno sulle cronache, e accompagnata da altri momenti in cui la natura da madre diventava matrigna: Messina, Haiti, Cile…
Dentro ognuna delle “storie aquilane” c’era e c’è un universo di emozioni che nessun servizio televisivo ha potuto catturare. Storie di bambini, di adulti, di anziani, accomunate da quei 20 secondi, ma diverse, perché diverse erano le loro vite fino a quel momento, e diverse sono state le reazioni e le risorse messe in campo per ricominciare.
Già, ricominciare, ma da dove? Dalla casa che non c’è più o da quella da riconquistare, dalla scuola che non c’è più o da quella che è stata riaperta, nella propria o in una nuova città, con i propri cari…o senza di loro…
Su le maniche, per cominciare a fare i conti con il dolore, per tante perdite subite, con la sensazione di precarietà, dovuta ai continui spostamenti, per una vita da ridisegnare. E rinasce la diversità, che sfida il terremoto che voleva che tutto fosse uguale per tutti.
Ad un anno di distanza, alcuni sono rientrati nelle vecchie case, alcuni hanno nuove case, alcuni hanno deciso di ricominciare la loro vita altrove, alcuni aspettano di tornare. Ma le macerie ancora lì, nel cuore della città tetramente silenziosa, ci ricordano che c’è ancora molto da fare.
C’è chi da solo non ce la fa a ricostruire, a rimettere su i mattoni, o ad avere il coraggio di prendere nuovi mattoni. Nei primi mesi i servizi di Psicologia dell’Emergenza hanno cercato di arginare e contenere lo stress che la tragedia naturalmente potava con sé. Ancora oggi la psicologia è chiamata in causa, perché al di là delle case, delle strade, dei palazzi, la città da ricostruire è dentro tutti e ciascuno degli aquilani …
Il messaggio più bello per loro, mi sembra quello dato da questo video, realizzato dall’Accademia dell’Immagine dell’Aquila. Di immagini ne abbiamo viste tante, ma forse è vero quello che diceva il Piccolo Principe… “l’essenziale è invisibile agli occhi”…
YouTube - L'essenziale è invisibile agli occhi