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Discussione: autismo e attaccamento

  1. #1
    Partecipante Figo
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    autismo e attaccamento

    ciao! sto facendo una tesi sull'autismo ed uno dei possibili collegamenti che voglio fare riguarda sia il ruolo della componente genetica che l'incidenza della componente ambientale (= stili di attaccamento) nel ritiro sociale che caratterizza soggetti con sindromi dello spettro autistico. sapreste consigliarmi libri o articoli a riguardo?? grazie!!

  2. #2

    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da LeLa1988 Visualizza messaggio
    ciao! sto facendo una tesi sull'autismo ed uno dei possibili collegamenti che voglio fare riguarda sia il ruolo della componente genetica che l'incidenza della componente ambientale (= stili di attaccamento) nel ritiro sociale che caratterizza soggetti con sindromi dello spettro autistico. sapreste consigliarmi libri o articoli a riguardo?? grazie!!
    L'autismo è un disturbo neurologico e l'attaccamento non c'entra nulla. Non fare delle tesi di cui poi potresti pentirti o - peggio - vergognarti.

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di LePleiadi
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da moltodifficile Visualizza messaggio
    L'autismo è un disturbo neurologico e l'attaccamento non c'entra nulla. Non fare delle tesi di cui poi potresti pentirti o - peggio - vergognarti.
    Lo stile d'attaccamento genitoriale non centra!E un disturbo neurologico che potrebbe essere dovuto anche (non si sa con certezza) a fattori ambientali ma non certo dallo stile di attaccamento.
    Tutti i genitori dei miei bimbi autistici sono persone meravigliose.

  4. #4
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Lo stile d'attaccamento genitoriale non centra!E un disturbo neurologico che potrebbe essere dovuto anche (non si sa con certezza) a fattori ambientali ma non certo dallo stile di attaccamento.
    Tutti i genitori dei miei bimbi autistici sono persone meravigliose.
    Condivido appieno. Spero che la collega non si spaventi per queste energiche risposte, siamo disponibili ad aprofondirne il discorso, magari suggerendoti un bel testo semplice e lo stesso profondo di Uta Frith, L'autismo. Spiegazione di un enogma, oppure direttamente il classico Baron Cohen, L'autismo e la lettura della mente.

    ciaz.

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Lo stile d'attaccamento genitoriale non centra!E un disturbo neurologico che potrebbe essere dovuto anche (non si sa con certezza) a fattori ambientali ma non certo dallo stile di attaccamento.
    Tutti i genitori dei miei bimbi autistici sono persone meravigliose.
    Va bene tutto, ma questa sembra la fiera del politically correct...
    Che sia unicamente un disturbo neurologico o un disturbo dall'eziologia molto più complessa - e qui il dibattito è ancora molto aperto, per giunta -, non vedo perchè ci sarebbe addirittura da "vergognarsi" nell'indagare eventuali modalità relazionali tra genitori e bambini autistici, tenendo presente che le relazioni causa-effetto saranno tutt'altro che semplici da ipotizzare.
    Insomma muoversi tra la Scilla della patologizzazione a tutti i costi e la Cariddi dell'idealizzazione potrebbe essere buona cosa per una ricerca di tipo scientifico.

    Saluti
    gieko

  6. #6
    Partecipante Figo
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    no mi sono spiegata male probabilmente.. so che l autismo ha causa neurologica (mi sto documentando sull argomento e non mi spiacerebbe capire esattamente QUALE CAUSA)... nella struttura dove sto facendo tirocinio seguiamo bambini e ragazzi a cui sono state dati diagnosi di autismo in maniera impropria, poichè il ritiro sociale ( carateristica delle patologie dello SPETTRO AUTISTICO,alle quali mi riferivo) si è scoperto dovuto a devianze nello stile di attaccamento genitoriale o ad esperienze traumatiche vissute in famiglia. x questo cercavo un collegamento tra ritiro sociale/emotivo ed incidenza dello stile di attaccamento. (in parole povere, anche se trattato trasversalmente, un manuale che spieghi nel dettaglio la formazione dell attaccamento). Non mi spaventano i toni "forti",anzi, è un modo per accorgermi quando utilizzo termini impropri oppure dico direttamente strafalcioni! grazie!

  7. #7
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Va bene tutto, ma questa sembra la fiera del politically correct...
    Che sia unicamente un disturbo neurologico o un disturbo dall'eziologia molto più complessa - e qui il dibattito è ancora molto aperto, per giunta -, non vedo perchè ci sarebbe addirittura da "vergognarsi" nell'indagare eventuali modalità relazionali tra genitori e bambini autistici, tenendo presente che le relazioni causa-effetto saranno tutt'altro che semplici da ipotizzare.
    Insomma muoversi tra la Scilla della patologizzazione a tutti i costi e la Cariddi dell'idealizzazione potrebbe essere buona cosa per una ricerca di tipo scientifico.

    Saluti
    No, nessuna fiera, specie quando si lavora tutti i santi giorni con questo tipo di tragica malattia. A prescindere dal fatto che non si ha una precisa sicurezza del problema a livello genetico, comunque sia la sindrome autistica è altamente specifica con problematiche specificatamente relative alla cecità mentale, comportamenti stereotipati, grave riduzione o assenza di linguaggio, riconducibili al paradigma della assenza di una teoria della mente dell'altro nell'autistico. L'insorgenza è situabile tra i 9 e i 18 mesi.
    Purtroppo è un disturbo neurologico che ha avuto una storia di indagini complicata e soltanto negli ultimi decenni e soprattutto nell'ultimo decennio si è riusciti a raffinare gli strumenti diagnostici e di ricerca, oltre a mettere a punto una serie di tecniche riabilitative altamente produttive.
    Nessuno vieta naturalmente di indagare le "modalità relazionali" tra la famiglia e il figlio/a autistico, qualora sia nella direzione di sostegno e non di gravi e strampalate interpretazioni a cui la psicoanalisi si è resa responsabile in passato.
    Quindi non c'è niente di politacamente corrretto nè aria da fiera quando si ha a che fare con la dolorosa storia di una famiglia e di un membro di essa autistico.

    ciaz.

  8. #8
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da moltodifficile Visualizza messaggio
    Non fare delle tesi di cui poi potresti pentirti o - peggio - vergognarti.
    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Lo stile d'attaccamento genitoriale non centra!E un disturbo neurologico che potrebbe essere dovuto anche (non si sa con certezza) a fattori ambientali ma non certo dallo stile di attaccamento.
    Tutti i genitori dei miei bimbi autistici sono persone meravigliose.
    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    Quindi non c'è niente di politacamente corrretto nè aria da fiera quando si ha a che fare con la dolorosa storia di una famiglia e di un membro di essa autistico.
    Carissimo, trovo invece molto da fiera i toni che sono stati usati ed il totale rifiuto di ipotesi che - sebbene con tutti i limiti e sulla base degli errori del passato - coinvolgano altri livelli di lettura dell'autismo. Se è vero che si è esagerato con ipotesi decisamente poco sostenibili e colpevolizzanti da un lato, è altrettanto vero che non si può andare all'eccesso opposto.

    Saluti
    gieko

  9. #9
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Carissimo, trovo invece molto da fiera i toni che sono stati usati ed il totale rifiuto di ipotesi che - sebbene con tutti i limiti e sulla base degli errori del passato - coinvolgano altri livelli di lettura dell'autismo. Se è vero che si è esagerato con ipotesi decisamente poco sostenibili e colpevolizzanti da un lato, è altrettanto vero che non si può andare all'eccesso opposto.

    Saluti
    Ma non c'è affatto un totale rifiuto, ben vengano ipotesi suffragate dalle ricerche e approcci clinici sempre più utili per rendere un servizio riabilitativo all'autistico e di sostegno sociale, psicologico ed economico alla famiglia.


    ciaz.

  10. #10
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Magari non da parte tua, ma i precedenti interventi...

    Saluti
    gieko

  11. #11
    Partecipante Esperto L'avatar di LePleiadi
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Va bene tutto, ma questa sembra la fiera del politically correct...
    Che sia unicamente un disturbo neurologico o un disturbo dall'eziologia molto più complessa - e qui il dibattito è ancora molto aperto, per giunta -, non vedo perchè ci sarebbe addirittura da "vergognarsi" nell'indagare eventuali modalità relazionali tra genitori e bambini autistici, tenendo presente che le relazioni causa-effetto saranno tutt'altro che semplici da ipotizzare.
    Insomma muoversi tra la Scilla della patologizzazione a tutti i costi e la Cariddi dell'idealizzazione potrebbe essere buona cosa per una ricerca di tipo scientifico.

    Saluti
    Potrebbe anche essere un disturbo più complesso ma secondo me la relazione genitore figlio è da esludere totalmente.
    Nella gravità dell'autismo entrano in gioco fattori come il Q.I. che non sono modificabili neanche nelle migliori relazioni genitori figli.
    Piuttosto che indagare la relazione madre e figlio sarebbe utile spendere i soldi per formare meglio alcune neuropsiciatre delle UOMPIA che inviano presso il nostro centro riabilitativo ipotetici bambini sordi che invece autistici...nel 2010

  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Potrebbe anche essere un disturbo più complesso ma secondo me la relazione genitore figlio è da esludere totalmente.
    Nella gravità dell'autismo entrano in gioco fattori come il Q.I. che non sono modificabili neanche nelle migliori relazioni genitori figli.
    Dipende sempre dal vertice di osservazione che si intende adottare. Se parliamo dell'organizzazione emotivo-affettiva e dei significati soggettivi non è possibile escludere totalmente il ruolo dei rapporti genitore-bambino. Anche se non avessero valenza nella eziopatogenesi del disturbo, sono infatti presenti e ovviamente producono specifiche modalità di relazione, attese, fantasie più o meno consapevoli. E non possiamo pensare che tutto ciò non venga comunicato, come a propria volta il bambino comunica - con la modalità limitata che è propria di questa patologia - il proprio mondo interno.
    Per questo motivo non vedo come l'esplorazione di questi aspetti non possa essere di utilità alcuna per chi sceglie di adottare quest'ottica. E possibilità di miglioramento - per il bambino, per i genitori - credo ci possano essere, almeno sul versante affettivo.

    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Piuttosto che indagare la relazione madre e figlio sarebbe utile spendere i soldi per formare meglio alcune neuropsiciatre delle UOMPIA che inviano presso il nostro centro riabilitativo ipotetici bambini sordi che invece autistici...nel 2010
    Questo, però, è un altro discorso e magari un formazione più approfondita sulla materia gioverebbe oltre che alla diagnosi e al trattamento di questo tipo di patologia non solo da parte degli operatori della UONPIA, anche a tutti coloro che si occupano di questo difficile disturbo e tendono ad estremizzare le proprie posizioni.

    Saluti
    gieko

  13. #13
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Dipende sempre dal vertice di osservazione che si intende adottare. Se parliamo dell'organizzazione emotivo-affettiva e dei significati soggettivi non è possibile escludere totalmente il ruolo dei rapporti genitore-bambino. Anche se non avessero valenza nella eziopatogenesi del disturbo, sono infatti presenti e ovviamente producono specifiche modalità di relazione, attese, fantasie più o meno consapevoli. E non possiamo pensare che tutto ciò non venga comunicato, come a propria volta il bambino comunica - con la modalità limitata che è propria di questa patologia - il proprio mondo interno.
    Per questo motivo non vedo come l'esplorazione di questi aspetti non possa essere di utilità alcuna per chi sceglie di adottare quest'ottica. E possibilità di miglioramento - per il bambino, per i genitori - credo ci possano essere, almeno sul versante affettivo.
    Partiamo allora dall'osservazione del fatto che nell'autismo vi è un drastico deficit della capacità di produrre una teoria della mente dell'altro e della propria. Ma questoa non è una posizione soggetiva, ma il risultato di una serie di ipotesi suffragate dalle ricerche sul campo. Questo implica una cascata di disastrose conseguenze: impossibilità di autocoscienza ed enorme deficit del linguaggio, assenza di comprensione del livello significativo/interpretativo del linguaggio e delle emozioni/sentimenti, il tutto con notevoli e gravi ripercussioni sullo sviluppo dell'apprendimento oltre che della possibilità di un senso di identità nel tempo.
    Ecco, certo che viene comunicato una moltitudine di segni, per noi che possiamo trasformare in segnali e poi in simboli ect ect. Ma non per la persona autistica. Ora, anche nei casi migliori, i savant, rimangono gli incredibili deficit sociali e di mentalizzazione dell'autistico.


    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Questo, però, è un altro discorso e magari un formazione più approfondita sulla materia gioverebbe oltre che alla diagnosi e al trattamento di questo tipo di patologia non solo da parte degli operatori della UONPIA, anche a tutti coloro che si occupano di questo difficile disturbo e tendono ad estremizzare le proprie posizioni.

    Saluti
    Ma non si tende ad estremizzare, piuttosto si fa il punto su una complessa situaizione neuropsicologica. Proprio dove si fallisce ci sono ottime possibilità di ricerca. Così ci sono nuove strategie di contatto con il mondo autistico. Il nostro contatto, non richiesto dall'autistico.

    ciaz.

  14. #14
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Citazione Originalmente inviato da LePleiadi Visualizza messaggio
    Potrebbe anche essere un disturbo più complesso ma secondo me la relazione genitore figlio è da esludere totalmente.
    Nella gravità dell'autismo entrano in gioco fattori come il Q.I. che non sono modificabili neanche nelle migliori relazioni genitori figli.
    Piuttosto che indagare la relazione madre e figlio sarebbe utile spendere i soldi per formare meglio alcune neuropsiciatre delle UOMPIA che inviano presso il nostro centro riabilitativo ipotetici bambini sordi che invece autistici...nel 2010
    Però, però...

    Forse la relazione madre-figlio non è tra le cause o le concause dell'autismo.
    Però è tra gli strumenti utilizzabili per migliorare la situazione dei bambini autistici, e consentire un'evoluzione (anche del QI, che non è un rene o un fegato; non è che o c'è o non c'è, e di disturbi psichici che determinano variazioni del QI ce ne sono parecchi).

    Capisco che si dia molta attenzione ai metodi "validati" come l'ABA o il TEACCH, ma esistono anche altri metodi e progranni di trattamento dei disturbi dello spettro autistico che, pur essendo in via di validazione scientifica, sembrano, dai dati preliminari, consentire buoni outcomes.

    Ad esempio, il metodo DIR-FLOORTIME di Stanley Greenspan, fondato su alcuni aspetti della teoria psicoanalitica, si basa quasi completamente sulla relazione emotiva genitori-bambino, piuttosto che sull'acquisizione di informazioni o di pratiche.

    Mi permetterete di riportare parte dell'introduzione all'edizione italiana di "Bambini con bisogni speciali", di Stanley Greenspan e Serena Wieder:

    La relazione rappresenta il terzo pilastro del modello DIR. Ma sul significato di questa parola vale la pena soffermarsi un poco. Relazione è infatti una di quelle parole su cui sembra facile trovare un consenso anche se probabilmente non tutti intendono la stessa cosa. Poiché nel sistema DIR la relazione rappresenta ciò che veramente fa la differenza rispetto ad altri metodi terapeutici che propongono esercizi senza essere attenti a come essi si innestano e traggono spunto dalla relazione, vale la pena cercare di capire con precisione ciò che Greenspan e Wieder intendono con questa parola. Il fatto che il modello sia basato sulla relazione può innanzitutto far erroneamente pensare che si tratti di un modello di tipo psicoterapeutico: a tal proposito Stanley Greenspan è molto deciso nel volere che il lettore non commetta questa errore. La relazione su cui si basa il DIR non deve essere confusa con la relazione psicoterapeutica nella quale l’atteggiamento empatico e di sostegno al bambino non comprende interazioni che promuovono attivamente lo sviluppo del bambino secondo obiettivi predeterminati. Il termine relazione nella accezione di Greenspan non ha neppure a che fare con le rappresentazioni mentali delle relazioni che sono invece il focus principale delle psicoterapie. Nel volume in realtà le rappresentazioni delle relazioni sono prese in considerazione ma non relativamente alle relazioni interne del bambino, quanto relativamente ai pattern genitoriali e ai nodi generazionali che possono limitare le capacità dei genitori di interagire positivamente con un bambino difficile.
    Il concetto di relazione nel linguaggio di Greenspan sembra essere in realtà molto più vicino a quello di interazione. Tuttavia l’uso di questa parola, al posto di relazione, potrebbe rischiare di non rendere ragione della complessità della relazione che secondo Greenspan deve comunque mantenere al suo interno uno stretto legame con le emozioni e gli affetti. Quindi se la parola relazione rischia di essere intesa in un modo esclusivamente psicoterapeutico, la parola interazione rischia di spostare eccessivamente il fuoco sul semplice comportamento. Sembra dunque che relazione significhi per Greenspan tutto ciò che è ‘interazione carica di affetti e di emozioni’: è a questo tipo di interazioni che Greenspan riserva il termine relazione.
    Una relazione così intesa, e la sua costruzione a partire da brevissimi brani interattivi fino ad arrivare a lunghe sequenze interattive, è veramente il fulcro del modello DIR: in tal senso gli aspetti legati alla conoscenza dello sviluppo e delle differenze sensoriali – gli altri due pilastri del modello - vanno a rappresentare i prerequisiti di queste interazioni attraverso le quali il bambino con autismo può imparare a connettersi col mondo, e forse anche a migliorare le difficoltose connessioni del suo sistema nervoso centrale. La relazione, nella visione di Greenspan, è infatti strettamente connessa a quella di un cervello che costruisce le proprie connessioni attraverso le relazioni e cioè attraverso le sempre più complesse sequenze di interazioni cariche di affetti e di emozioni.
    Ora, ognuno può legittimamente preferire un modello od un altro, soprattutto quando parliamo di uno spettro di disturbi come quelli autistici, per i quali non esiste accordo circa la genesi e lo sviluppo.
    Ma credo che a nessuno debba venire vietato di esplorare aspetti che non vengono presi in considerazione dal proprio modello di riferimento.

    Buona vita
    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  15. #15
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    Riferimento: autismo e attaccamento

    Bisogna capire cosa intendi per evoluzione a proposito della relazione tra madre e figlio (e il padre?... sparito?). In una sindrome neuropsicologica si parte con premesse che non permettono un approccio di tipo psicologico/terapeutico.

    Non mi sognerei mai di lavorare nella relazione genitori - figlio autistico per consentire una evoluzione dei "disturbi psichici". Non si può parlare di disturbo psichico nell'autismo come è ammissibile nella clinica psicopatologica. A meno che premesse dogmatiche di certi apparati dottrinari avanzino proposte inverosimili...
    E non si vieta affatto di proporre nuovi scenari per questo complesso quadro neuropsicologico (anche perchè il divieto solleciterebbe una valanga di contromosse).

    Insomma il contributo dei vari gruppi di ricerca nel campo sono sempre i benvenuti, soltanto che non si può omettere che ci sono certi vincoli ahimè che non possono essere sconosciuti o elusi quando si fanno certe affermazioni.
    E' come dire, la mia epistemologia mi permette di poter speculare su ogni quadro neuropsicologico a prescindere dalla impraticabilità evolutiva e neuropsichica del paziente.

    Anche il fatto che non vi sia assoluta certezza sulla eziogenesi mi sembra sia un falso problema, dal momento che diventa enormemente più interessante il come si sviluppa (e qui invece abbimo molti studi e risultati attendibili), quali processi (procedurali) sono limitati e quali possibilità e sfide pone una tale presa d'atto.

    Ho letto la tua citazione, e rimango perplesso pur non conoscendo il metodo DIR-FLOORTIME di Stanley Greenspan. Fa una distinzione fra relazione terapeutica e interazione di tipo comportamentistica per approdare ad un concetto di relazione di tipo interattivo emotivo affettivo tra madre e figlio per risolversi in un miglioramento del cervello. Ora chiedo scusa se sono semplicistico, ma le mie perplessità non sono così immotivate quando ancora una volta viene trascurata un aspetto essenziale dell'autistico di Kanner: l'incredibile deficit delle conoscenze sociali, l'isolamento sociale, il limite del linguaggio soprattutto nel suo aspetto connotativo, ampiamente ricollocabile da numerose ricerche nella compromissione del modulo neuropsicologico operante nelle capacità di mentalizzazione (conoscenza procedurale, non processo cosciente).

    Ecco, io pongo le mie perplessità, ma in fondo quando si tratta di gestire tali complessi, seri e gravissimi casi, ogni contributo in fondo farà la sua parte, sperando che l'ortodossia o certi dogmatismi non finiscano per legittimare interventi professionali irresponsabili.


    ciaz.

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