RIFLESSIONI SULLA LEZIONE DI SOCIOLOGIA……

Come al solito da una discussione che, sapientemente la nostra Prof. fa nascere in classe, mi si attivano i neuroni e i pensieri si accavallano e sento il bisogno fisico di metterli nero su bianco. Chiaramente ogni pensiero viene formulato perchè incontri un altro pensiero, non pensiamo solo a nostro uso, ma bensì ad uso comune. Forse solo la misticità è personale ma è un'altra storia.
Oggi durante la prima lezione di sociologia si disquisiva sul concetto di regola morale e di norma, che messi in atto dovrebbero regolamentare la nostra vita sociale. Partendo dal presupposto che il primo contesto sociale a cui veniamo affidati nella nostra società è la famiglia credo che si debba partire da quella. E' la famiglia che ci da regole morali con la speranza di farci entrare nella società allargata consapevoli e ben educati. Già il termine educazione ha a che fare con regole che a volte non hanno niente in comune con il benessere umano che dovrebbe essere funzionale alla nostra vita. Troppe regole imposte dalla famiglia e spesso dalla madre, i padri oggi ricoprono un ruolo minore nell'educazione dei figli o fanno da monito in casi eccezionali, hanno il solo effetto di far aumentare l'autostima di chi le impone.
Il ruolo di educatore che sia ieri che oggi ha avuto in diversi ambiti una funzione di coercizione non da sempre i risultati sperati e voluti. Studi sull'anoressia evidenziano che si sviluppa in famiglie cosiddette anoressiche, dove la iperprotettivita del bambino e l'imposizione a volte di regole ferree sull'alimentazione funzionali all'apparire sono dannosissime. Il normare troppo la vita dei figli in funzione di un ambiente sociale allargato che non li rifiuti è un bisogno inconscio dei genitori che a loro volta si sentono in qualche modo rifiutati o non ben strutturati per affrontare la vita al di fuori delle 4 mura. La maggior parte delle regole che imponiamo ai nostri figli non hanno niente di funzionale al loro benessere, anzi vengono vissute dal bambino come angherie che possono sviluppare nel corso della vita 2 forme di interiorizzazione. Di norma si vede in famiglie con 2 o più bambini la netta differenza di efficacia delle regole, sui bambini primogeniti e secondogeniti. Le regole vengono di solito interiorizzate e vissute come stampella dai figli più grandi che non hanno avuto l'esempio della trasgressione da altri membri pari a loro in seno alla famiglia. Di norma i primi figli si adeguano alle imposizioni costruendo al loro interno una particolare struttura mentale che bilancia i loro bisogni con le regole imposte, ma quando queste sono troppe e sofferte ecco che appare la rassegnazione, che per molti genitori viene vissuta come la piena riuscita del metodo educativo, niente è più sbagliato. Stanno semplicemente scambiando una remissione del benessere del figlio che avrà sempre bisogno di regole per sentirsi accettato o riconosciuto dalla società. La remissione dei bisogni da quasi sempre nel corso della vita a scompensi psicologici a volte anche gravi, scatena il senso di colpa e fa si che i bambini smettano di lottare e si aggrappino alle regole, o norme imposte in maniera non consapevole ma meccanica. L'intrusività dei membri della famiglia nell'ostacolare il benessere del bambino viene concepito come protettività da chi effettua l'intrusione e come unico mezzo di sopravvivenza da chi ne è sottoposto. Si rischia di dare forma ad un soggetto che nel corso della vita abbia sempre bisogno di essere in qualche modo regolarizzato e lo si rende succubo. Al contrario i secondogeniti tendono a non soccombere, la percezione della sofferenza che il primogenito empaticamente emana fa inconsciamente scaturire in loro la ribellione. Questi bambini tendono a spezzare le regole e a cercare più intensamente il loro benessere, se non vengono esauditi, in età adulta potrebbero sviluppare forme di aggressività e forme di non sottomissione alle regole imposte non solo dalla famiglia ma anche dalla società allargata. Oggi si tende a regolarizzare troppo la vita dei nostri ragazzi e nel modo sbagliato, si enfatizzano tutti quegli aspetti dell'educazione che sono poi riconoscibili in società, dal modo di vestire al modo di stare a tavola, dal modo di camminare a quello di comportamento consono alle varie situazioni che si devono affrontare nella vita. Si impongono regole e norme a bambini troppo piccoli che non hanno la capacità di trovare nell'applicazione voluta dai genitori una loro soddisfazione personale. Il soddisfacimento dei bisogni e dei piaceri è indispensabile per la buona formazione del carattere e per scongiurare tutte quelle forme di ansia, di "mal di vivere" che oggi attanagliano la nostra società. Il nostro "essere" inconscio naturale fa a pugni con il nostro "essere" sociale, portando alla destabilizzazione psichica del soggetto. Oggi non c’è neanche più in moltissimi casi la motivazione della fede, un tempo certe norme e certe regole avevano una valenza trasscendentale, si dava ad entità astratte e per questo non confutabili il potere di normare la nostra vita e così facendo l'interiorizzazione della regola era meno dolorosa. Oggi la regola è data solo in funzione di come chi la dispensa la ritiene utile o meno senza tenere conto che la regola non è una necessità assoluta per il benessere del soggetto. Si trascendono invece tutte quelle regole difficilmente sostenibili dall'erogatore, la cosa più difficile è essere coerenti e quindi si tende a imporre e a non rispondere alle domande del bambino che si accorge dell'incongruenza della regola posta solo ad uso e consumo di lui che è piccolo e indifeso. Quante volte ci è capitato di fare cose che di norma non permettiamo ai nostri figli?? un sacco di volte e ogni volta i nostri bambini entrano in confusione e non riescono a capacitarsi delle nostre incongruenze.
Quante volte inoltre sentiamo gente affermare" mi sono fatto da solo", "se sono quello che sono lo devo solo a me stesso", frasi che mi fanno sempre sorridere, per la loro valenza di indiscutibilità e per la loro inadeguatezza di concetto. Molte persone che in tenera età hanno avuto regole pesanti e non supportate dai comportamenti adeguati da parte dei genitori, evolvono in adolescenza in contesti di rifiuto e disconoscimento delle regole alle quali poi si rifanno in età adulta per poter dare un equilibrio alla loro vita, molte volte queste persone sono convinte di essersi date delle regole da soli in età adulta, di essere rinati alla vita per merito loro. Purtroppo non è così sono semplicemente ricorsi alle norme che tanto li hanno fatti soffrire per smetterla di deragliare dai binari della vita. In alcuni casi queste persone sviluppano un alto concetto di "se" e una presunzione d'essere che rasenta il patologico. Molte volte sono persone intelligentissime che leggono e imparano una marea di concetti anche morali e di alta cultura generale, ma li imparano e li assimilano senza che questi riescano a mettere in discussione il loro stato di persone che credono essere, altamente morale. Perdono di elasticità mentale e nessun concetto che esuli dalla loro regola di morale riesce a far breccia nella loro psiche. Hanno strutturato quello che si può definire un muro di contenimento emotivo che se abbattuto dalla messa in discussione delle norme e delle regole che si sono fissati potrebbe dinuovo farli regredire alla fase adolescenziale che per loro è stata vissuta con dolore.
La soluzione a tutti questi problemi potrebbe stare nel dare poche ma ferree regole supportate da un comportamento coerente da parte di chi le impone. Visto però, che siamo tutti figli di epoche, di costumi e di società che cambiano e si evolvono costantemente bisognerebbe avere l'accortezza di dare più peso a regole di vita sensate e votate al benessere del singolo più che al benessere che la regola o la norma reca a chi la impone. Accettare ad esempio l'uso del cellulare da parte dei ragazzini dovrebbe essere regola positiva, visto che il contesto sociale in cui i piccoli cresceranno è strumentale a tale oggetto. Il difficile per il genitore è dare regole che prescindano l'oggetto ma il suo uso. Il "no" detto e aggravato da stupide considerazioni di tipo morale non leniscono la sofferenza del vedersi negare uno strumento che hanno quasi tutti e che farebbe si che l'identificazione nella società possa iniziare senza traumi. Questo è solo un esempio ma ve ne sono a migliaia che mutano con il mutare della società.
……alla prossima puntata….