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Visualizzazione risultati 1 fino 12 di 12
  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Ivy
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    30-09-2003
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    Caserta
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    697

    psicologia vs psichiatria

    Questa mia riflessione parte dalle discussioni che spesso si tengono in aula col mio prof. di psichiatria.Lui ha un atteggiamento un pò sprezzante nei riguardi della psicologia e della psicodinamica, pensa che uno psicologo non possa "fare" psicopatologia,non possa fare diagnosi e che tutte le spiegazioni che non implichino un fattore biologico alla base di qualunque patologia siano erronee.Tutte le patologie hanno bisogno di farmaci,in fondo il paziente che vuole se non stare meglio al più presto possibile??...ma allora mi domando e dico: a che serve lo psicologo?possibile che tutto si riduca a dei neurotrasmettittori???
    Vorrei sapere le vostre opinioni visto che a volte questo prof. ha la capacità di metterci in crisi!

  2. #2
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
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    2,536
    ciao Ivy, dal mio punto di vista vedo l'utilità sia in psichiatria che in psicologia. Sono modi di "guarire il disturbo" che partono da due luoghi differenti. Il farmaco prende la strada dei neurotrasmettitori che possono consentire di "cambiare" dei comportamenti, lo strumento che utilizza lo psicologo prende la via del parola, del comportamento stesso. Il fine ultimo è sempre il cambiamento.. proviamo a vederlo da un punto di vista circolare.. l'ansia viene "curata" dallo psichiatra con ansiolitici che agiscono sui neuroni che a sua volta "modificano" il pensiero, la percezione e il comportamento rispetto allo stimolo ansiogeno; l'inverso accade con "l'azione" dello psicologo al "disturbo" ansioso, cioè si parte dalla "ristrutturazione" dei pensieri, delle percezioni e dei comportamenti che inevitabilmente giungono a "modificare" il lavoro dei neuroni.. fine ultimo per entrambi il cambiamento. Certo che poi vi sono delle differenze rispetto al tipo di "patologia": le cosiddette patologie croniche, le psicosi, la schizofrenia, vengono spesso curate con l'ausilio sia del farmaco che della parola in quanto, fin dove può agire il farmaco poi continua la parola e viceversa.
    Alla fine, sia farmaco, sia parola, possono curare, possono "creare" dipendenza, possono "distruggere". Il segreto è usare le giuste dosi.

  3. #3
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Mi spiace doverlo dire, ma la posizione del tuo prof denota una chiusura culturale..... e quello che forse e' ancor peggio una ignoranza (nel senso di non conoscenza) di non poco conto.

    Per esempio esiste uno studio i cui risultati sono incredibili: risulta che la psicoterapia e' piu' economica rispetto alla farmacotarapia!!!!!!


    C'e' una cosa che condivido pienamente pero':
    > il paziente che vuole se non stare meglio al più presto possibile??...

    Certo che e' cosi', mica sono sceme le persone!!!!
    Il punto e' casomai un'altro: qual e' il modo che ti permette di stare bene (veramente) nel piu' breve tempo possibile???


    Dalla mia esperienza, che non e' tantissima, ma ci sono per esempio quasi due anni di lavoro con il servizio psichiatrico, ti posso dire che il maggiore problema che ha la psichiatria sono le ricadute!!!!
    Per dirla in modo forse troppo breve e sintetico:
    Nella psicoterapia sara' anche piu' difficile arrivare a dei risultati positivi, ma quando questi ci sono, rimangono tali.

    A presto,

    Stefano

  4. #4
    D'accordissimo con Stefano... infatti gli psicofarmaci non vanno ad agire sui pensieri e le credenze dei pazienti... hai un bel da dare degli psicofarmaci a una paziente anoressica che pensa di essere cmq grassa....
    La tendenza attuale sono le terapie integrate, ovvero psicofarmaci abbinati a psicoterapia...
    Poi bisogna prendere in considerazione il singolo disagio per capire cosa è meglio e cosa è peggio... la psicoterapia (cognitivo-comportamentale è quella che ottiene i maggiori successi in tempi ragionevolmente brevi) è meno a rischio di ricadute...
    Assolutamente non sono d'accordo sul fatto che gli psicofarmaci da soli fanno cambiare il pensiero ma secondo me agiscono più sulla modulazione delle emozioni che possono essere più attenuate o al contrario alzate a seconda dei disturbi...
    forse mi sono un po' incasinato, spero si capisca quello che volevo dire...

  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Ivy
    Data registrazione
    30-09-2003
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    Caserta
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    697
    Eccomi di ritorno da un'altra lezione del mio prof....ci fosse una sola volta che non fa una predica esagerata contro la psicoterapia!eppure lui dice di non essere contrario ad essa ma in pratica lo è. Anche io sono d'accorod con voi:in linea generale il trattamento migliore è un abbinamento di farmaci e terapia.Io credo che sia giusta una collaborazione tra psichiatra e psicologo/psicoterapeuta ma temo che non tutti siano disposti a una SANA collaborazione e invece si protensa verso un atteggiamento di rivalità e soverchiamento...ma cmq...staremo a vedere!un bacio a tutti!
    Buonanotte...io sono Benassi...Ivan.Magari c'e' qualcuno che sta ascoltando, be' comunque che ci siate oppure no, io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico;lui...lui e' uno di quelli bravi,bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere.Lui dice che se uno non crede in certe cose allora non crede in niente.Be' non e' vero...anch'io credo...Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei rift di Keit Richards.Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finche' non si sta in piedi.Credo che un'inter come quella di Corso,Mazzola e Suarez non ci sara' mai piu',ma non e' detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.Credo che non sia tutto qua,pero' prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'e qua,e allora mi sa che credero' prima o poi in qualche dio.Credo che se mai avro' una famiglia sara' dura tirare avanti con 300 mila al mese,pero' credo anche che se non lecchero' culi come fa il mio capo reparto,difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'ho un buco grosso dentro,ma anche che...il rock'n roll,qualche amichetta,il calcio,qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici,be' ogni tanto questo buco me lo riempiono.Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti,vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso,e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merx.Credo che non e' giusto giudicare la vita degli altri, perche' comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.Credo che per credere,certi momenti,ti serve molta energia.

  6. #6
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Ivy
    Eccomi di ritorno da un'altra lezione del mio prof....ci fosse una sola volta che non fa una predica esagerata contro la psicoterapia!eppure lui dice di non essere contrario ad essa ma in pratica lo è. Anche io sono d'accorod con voi:in linea generale il trattamento migliore è un abbinamento di farmaci e terapia.
    Personalmente l'abbinamento non lo reputo "in generale" il migliore..... comunque sono solo punti di vista, essere troppo rigidi mi pare sbagliato.

    Molto dipende dall'approccio che usi, per alcuni approcci e' addirittura controindicato, mentre per altri puo' rappresentare l'unico modo per continuare a lavorare.

    Io se fossi in te tranquillamente me ne fregherei!

    Hai tutto il tempo che vuoi per farti un'opinione in merito, qualunque essa sara'.

    A presto,

    Stefano

  7. #7
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Ivy
    Data registrazione
    30-09-2003
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    Caserta
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    697
    Originariamente postato da HT Sirri
    Personalmente l'abbinamento non lo reputo "in generale" il migliore..... comunque sono solo punti di vista, essere troppo rigidi mi pare sbagliato.

    Molto dipende dall'approccio che usi, per alcuni approcci e' addirittura controindicato, mentre per altri puo' rappresentare l'unico modo per continuare a lavorare.

    Io se fossi in te tranquillamente me ne fregherei!

    Hai tutto il tempo che vuoi per farti un'opinione in merito, qualunque essa sara'.

    A presto,

    Stefano
    Haie perfettamente ragione!grazie comunque per le tue parole!un bacio

  8. #8
    La mia esperienza è limitata alla lettura di testi, visto che sono ancora in 5° superiore. Quindi, dal punto di vista ideologico direi che, partendo dal presupposto che niente è giusto quanto sbagliato e che il fine comune è quello di curare (ho saltato ore di conversazione...), direi che sarebbe utile collaborare in maniera obiettiva TUTTI.
    Se il farmaco serve, ci devono essere studi che lo confermano.
    Se la psicoterapia serve, ci devono essere studi che lo confermano.

    E fino a qui mi pare che ambedue le risposte siano positive...

    " CONOSCI TE STESSO - Γνωθι Σεαυτον " Oracolo di Delfi, Socrate.

  9. #9
    giorgia_pearl
    Ospite non registrato
    Ciao! E' un argomento importante. Da una parte credo sia utile per noi studenti trovare professori diversi tra loro, che seguono approcci diversi. Adesso hai questo prof. poi ne troverai uno che dice l'opposto...e alla fine FORSE riuscirai ad abbracciare l'approccio più giusto per te, la teoria cui fare riferimento.

    Per ora io mi trovo d'accordo con i docenti che "predicano" un certo eclettismo. Ci sono pazienti per i quali è utile una psicoanalisi, pazienti per i quali può far bene solo una cura farmacologica...
    Io credo che sia giusto e naturale avvicinarsi ad un paradigma e farlo proprio. E' giusto ci siano specialisti in diversi settori perchè malattie diverse necessitano di cure diverse. Però prima di seguire un approccio credo ci voglia una ampia cultura generale e sia giusto non rinnegarne nessuno. Ogni professionista quando si trova davanti un paziente con i primi colloqui dovrebbe poi decidere se la sua cura può essere appropriata o se è necessario indirizzarlo ad un altro specialista.
    Tempo fa un professore ci disse che , ad esempio, in linea di massima gli shizofrenici e in genere gli psicotici gravi non si possono assolutamente curare con la psicoanalisi. Poi però leggi Benedetti ( che ti consiglio vivamente perchè ti parla innanzi tutto di un approccio umano, con il cuore) ...e anche qui ci sarebbe da discutere!
    Ciao, buono studio. gio

  10. #10
    louis
    Ospite non registrato
    Pschiatria versus psicologia .

    I rapporti tra la mente e il cervello sono bilaterali: l'uno influenza
    l'altra ,.. la stato pisicologico (visibile anche anche come stato cerebrale) che può essere indotto da un farmaco e quindi agendo direttamente sul cervello , può essere allo stesso modo indotto da un evento psicologico.
    Quindi mi sembra il caso di mettere da parte una contrapposizione tra psichiatria e psicologia. Piuttosto valutare
    se sia il caso di un intevento di carattere psichiatrico o di uno
    psicologico e nel secondo caso valutare onestamente quale tipo
    di intervento o approccio sia meglio per quella persona .
    Non credo che uno psicologo non sia in grado di diagnosticare una
    psicopatologia , perchè non vedo dove stanno le implicazioni di
    carattere biologico che entrano nella diagnosi ... almeno a giudicare dai criteri diagnostici del DSM-IV utilizzato soprattutto
    dagli psichiatri. Certamente i farmaci hanno la loro importanza ,
    ma credo che un intrevento solo ed esclusivamente di tipo
    farmacologico non porti a nulla ... a parte i problemi di dipendenza
    che si creano con i principi attivi isolate nelle pillole ,di assuefazione e di rigetto ... a parte la difficoltà a prendere gli
    psicofarmaci da parte di alcune persone .. a parte il conflitto
    che queste medicine posono avere con una situazione medica
    pregressa curata con i farmaci .. a parte tutte queste implicazioni
    nella prescrizione dei farmaci , l'uso dei farmaci non è mai risolutivo ma una base da cui partire per poi approdare ad una psicoterapia.
    la testimonianza di una caso come 'Diario di una schizofrenica'
    storia vera nel film di nelo Risi ci dice che esiste una possibilità di
    curare anche la schizofrenia con la psicoterapia. E' vero che
    il risultato di quella pioneristica e faticosa esperienza ( la paziente
    viveva in casa del terapeuta) alla fine può sembrare una sconfitta,
    in quanto e l'omonimo libro edito da Giunti e il film , terminano
    con la guarigione completa della paziente sulla base di una
    tecnica di realizzazione simbolica che ricostruisce l'accudimento e tutte le fasi dello sviluppo , ma non riportano l'epilogo di questa
    storia , che è il ritorno della paziente nella psicosi dopo la morte
    della sua terapeuta.
    Ma questo esempio serve a dimostrare che una possibilità di cura
    attraverso la psicoterapia comunque esiste , o a limite a dimostrare che un approccio psicologico riesca a dare risultati
    notevolissimi ( se pare poco uscire dalla psicosi per un certo periodo).
    A chi può interessare consiglio di leggersi il libro.
    Ultima modifica di louis : 28-01-2004 alle ore 18.40.57

  11. #11
    Partecipante Affezionato L'avatar di lugana
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    Cara Ivy,
    ti riporto la prima frase pronunziata dal mio (meraviglioso) professore di pischiatria, il primo giorno di lezione:
    <<a me piace insegnare alla facoltà di psicologia, perchè a differenza dei medici, gli psicologi sono coscienti del fatto che oltre al cervello esista una mente>>.
    In questa frase c'era tutta la sua apertura al confronto, alla possibilita' di collaborazione tra figure professionali che hanno ruoli diversi e complementari, una strada che, nonostante ancora qualche medico bigotto percorra piu' sul piano della conflittualita' e della competitivita', forse per ataviche insicurezze ( anche gli psichiatri, in ambito medico, hanno dovuto fare i conti con i loro problemi, relegati negli ospedali psichiatrici, lontano dagli ospedali generali), va sempre piu' verso l' integrazione.
    Sarebbe impensabile curare alcune patologie soltanto con la psicoterapia, pensiamo alla schizofrenia o alla depressione maggiore, ma sarebbe altrettanto "sconveniente" illudersi che con le sola terapia farmacologica tutti i problemi vengano risolti come per magia, in quanto la spirale delle ricadute sarebbe sempre dietro l' angolo.
    Non e' un caso che patologie gravissime come la schizofrenia abbiano statisticamente, grazie alla terapia integrata, una percentuale di successo molto ma molto piu' elevata che con i soli farmaci.
    Ci sono dei casi in cui in base ad una particolare urgenza del clt. si puo' scegliere un metodo piu' rapido, come il solo intervento farmacologico, ma ovviamente tutto dipende da chi ci troviamo di fronte, da quanto e' disposto ad investire in coinvolgimento emotivo, tempo, soldi etc etc...
    Certo, a sentire parlare il tuo professore viene spontanea la domanda: "ma che ci sta a fare uno come lui a psicologia?"
    Deve essere molto frustrante cercare velatamente di scoraggiare gli studenti che si hanno di fronte a studiare cio' che si insegna, dato che di fatto, penso che l' effetto che ottenga sia questo.
    Ceto che se parla così, non credo che abbia ben chiari i compiti dello psicolgo.

    Angela
    psicologoamico

  12. #12
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Credo che la farmocoterapia sia praticamente indispensabile in quasi tutte le patologie " classicamente" dette più gravi, dove la coscienza non sempre può allearsi al tentativo di guarigione.
    E che sia da prendere in seria considerazione nei disturbi dove l'Io, seppur in bilico, è ancora in grado di comprendere, di interagire e di cambiare.
    Il rischio dell'approccio integrato sta nelle diverse posizioni teoriche dei due specialisti, che dovrebbere comunicare, conoscendo l'uno, almeno un pò, il sapere dell'altro.
    Collaborare per il cliente, e per quello che richiede, alleviamento sintomatologico, e serenità.
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

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