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  1. #1

    ...disturbo post-traumatico da stress??

    Salve a tutti, arrivo subito al punto e cerco di raccontare (spero in breve) la mia storia.
    Penso di essere affetta da disturbo post-traumatico da stress in seguito ad un incidente in moto avvenuto in età adolescenziale. Ho riportato un trauma cranico oltre ad una serie di microfratture in varie parti della mandibola e sullo zigomo sx (fortunatamente avevo il casco).
    Dopo esser stata dimessa dall’ospedale i medici mi hanno vivamente consigliato di rivolgermi ad uno specialista per evitare il più possibile traumi psicologici permanenti. Purtroppo (e sottolineo il purtroppo) non ho avuto lì per lì il coraggio di rivolgermi a nessuno facendo perciò passar tempo che solo ora realizzo che mi è stato fatale.
    Per farla breve a causa di quell’incidente ho perso quasi del tutto la fiducia in me stessa (non che prima ne avessi molta) ma soprattutto nel prossimo. Ho perso l’ultimo anno di liceo (l’incidente è avvenuto una settimana prima dei miei 18 anni) in seguito a un’assenza prolungata (per la quale i docenti hanno indetto appositamente per me un consiglio straordinario nel quale mi hanno comunicato esplicitamente che non avevo molte speranze di passare l’anno, cosa che è stata fatale per me in quanto invece di spronarmi ha causato l’effetto contrario portandomi alla decisione di ritirarmi da scuola).
    Solo l’anno successivo ho conseguito il diploma e maturato successivamente l’intenzione di iscrivermi alla facoltà di psicologia (che non ho portato a termine perché terrorizzata dal pensiero di un insuccesso al test di ammissione, che per l’appunto non ho provato).
    Dopo aver lavorato per l’anno seguente presso un’agenzia immobiliare (lavoro che dal mio punto di vista sminuiva le mie capacità e che quindi non mi rendeva per nulla appagata e felice) sono venuta a conoscenza della possibilità di iscrizione ad una facoltà di psicologia senza dover sostenere alcun test selettivo. Ed eccomi qua, ahimè ancora al secondo anno ma alimentata da una grande passione e interesse verso quella che considero la scienza più affascinante in assoluto.
    Ma nonostante il grande entusiasmo mi trovo a dovermi confrontare costantemente con rievocazioni traumatiche che mi provocano ansia e terrore (spesso accompagnati da dolorosi flashback) anche di fronte ad argomenti apparentemente innocui.
    Noto un calo di attenzione che perdura diverse ore (a volte si è prolungato anche per giorni non facendomi concludere nulla) associato ad una frequente difficoltà di apprendimento spesso anche di concetti elementari. Ho paura che tutta questa condizione mi spinga a desistere. Spesso mi pongo domande del tipo: come posso pretendere di curare pazienti se non riesco in prima persona a prendermi cura di me stessa?? – Diventeranno mai meno dolorosi questi ricordi in modo che finalmente possa concentrarmi sul mio futuro?? E cosa più importante… Lo avrò mai un futuro??
    Spero che i vostri consigli mi aiutino a fare un po’ di luce, vi ringrazio anticipatamente di cuore.

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di marisetta
    Data registrazione
    29-01-2005
    Messaggi
    100

    Riferimento: ...disturbo post-traumatico da stress??

    Cara Ermellina, io ti consiglio in questo periodo e finchè non sarai più serena e non avrai un tuo equilibrio psichico, di non prendere in considerazione una facoltà di psicologia. Ti sei risposta da sola quando dici come potrò curare i pazienti....ogni persona porta con se un vissuto..ad esempio si ha perso per un genitore per un tumore, è ovvio che se alla psicologa in questione dovesse capitare di affrontare in terapia una situazione del genere, si dice "colluderebbe" con quel paziente....ovvero si farebbe coinvolgre troppo emotivamente e non riuscirebbe poi ad essere obiettiva. Per questo e altri motivi poi si chiede la supervisione, che ti permette parlando con un altro psicologo, magari più grande e con esperienza ma anche con uno stesso collega, di darti una visione più obiettiva...lo so che la maggior parte degli psicologi, almeno inizialmente ha creduto, più o meno consapevolmente che questo fosse il modo per risolvere o quanto meno capire i propri problemi..ma è un inganno, soltanto una psicoterapia individuale ti puoi aiutare a capire quali possono essere le possibili soluzioni al tuo disagio.
    Ti volevo poi chiarire che cosa si intende esattamente per DPTS, il disturbo post-traumatico da stress, è l'insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono ad un evento traumatico, catastrofico o violento.
    I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell'evento critico che ha originato il disturbo:

    primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l'evento traumatico
    secondari, i testimoni diretti dell'evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
    terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.
    I principali disturbi, accusati dalla maggior parte dei pazienti, sono riassunti dalla cosiddetta "triade sintomatologica", : intrusioni, evitamento, hyperarousal. In particolare, si possono riscontrare tra gli altri sintomi:

    Flashback: un vissuto intrusivo dell'evento che si propone alla coscienza, "ripetendo" il ricordo dell'evento.
    Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
    Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all'esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
    Incubi: che possono far rivivere l'esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
    Hyperarousal: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

    Per quanto riguarda una psicoterapia mirata e tenendo conto delle linee guida proposte da Meichenbaum (1994) occorrerebbe lavorare in terapia sui seguenti punti:
    1) Aiutare il paziente a ri-raccontare la propria storia, rivivendo e ricordando il trauma nel “qui e ora”, modificando il modo in cui viene narrato, al fine di arrivare all’integrazione e ad un senso di controllo del vissuto. Va fornita anche la possibilità di trovare un significato agli eventi vissuti. Il fatto di rendere il paziente capace di rivivere le memorie traumatiche, ma con un grado di controllo volontario relativamente alto, offre una sensazione di dominio sui ricordi intrusivi, e la capacità di tollerare il disagio.
    2) Riesporre il paziente agli stimoli/segnali traumatici, ma in modo strutturato e con sostegno psicologico (per esempio usando l’esposizione diretta, varie tecniche di immaginazione guidata, di ipnosi, di sostegno e di ri-esposizione graduale agli stress).
    3) Trattare le credenze, le idee e le opinioni “distrutte” dal paziente, con le conseguenti difficoltà intra ed interpersonali (per esempio sensi di colpa, autocritica, rabbia e paura, dolore e tristezza, disperazione e disorientamento, vittimizzazione), attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva, problem solving, scrittura creativa e letteratura, ecc.
    4) Esaminare le risorse personali di crescita, partendo dagli stessi eventi traumatici (passare dalla posizione di vittima a quella di sopravvissuto e a quella di persona fortificata). Cambiare l’orientamento temporale dal passato verso il presente ed il futuro. Fornire al paziente delle possibilità di riacquistare l’autostima e la fiducia negli altri e in se stessi. Rafforzare le relazioni sociali, al posto della solitudine e della separatezza dagli altri. Aiutare ad avere degli stili di vita più soddisfacenti ed a sviluppare dei sostegni sociali più stretti e forti.
    5) Spronare il paziente ad attivare le sue risorse connesse con i sistemi di credenze (per esempio, le convinzioni e credenze religiose e filosofiche, ecc). Si può inoltre aiutare il paziente a sviluppare la percezione della propria capacità di ricostruire dall’esperienza negativa, aumentando il sentimento di possedere degli obiettivi futuri. In ogni caso, il terapeuta non deve fornire dei significati, ma questi stessi devono essere trovati dal paziente.
    Io credo anche(senza però spaventarti) che nel tuo caso oltre ad una psicoterapia sarebbe da associare anche una cura farmacologica, almeno in fase iniziale.

    P.S. I ricordi saranno sicuramente meno dolorosi se ti affiderai con fiducia ad un bravo specialista e conseguentemente si spezzerà questo circolo vizioso dolore-paura.incertezza del futuro che ti consentità di gaurdare con più serenità a ciò che vuoi fare nel tuo prossimo futuro

    In bocca al lupo
    Marisetta

  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di lucia74
    Data registrazione
    14-12-2004
    Residenza
    provincia di messina
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    490
    Blog Entries
    5

    Riferimento: ...disturbo post-traumatico da stress??

    Cara Ermellina,
    ho letto il tuo post sul forum e ho deciso di rispondere soprattutto perché le domande che hai posto alla fine hanno colpito la mia attenzione.
    Voglio innanzitutto comunicarti la mia solidarietà per l'incidente di cui racconti e che immagino da ciò che scrivi sia stato molto doloroso per te e fonte di successive conseguenze spiacevoli.
    Ti chiedi se potrai prenderti cura dei pazienti un giorno se ora non riesci a prenderti cura di te stessa ed immagino da ciò che scrivi che quello che ti ricapita di rivivere abbia ancora un certo peso sulla tua esistenza al momento attuale e penso che tutti coloro che intendono prendersi cura di un'altra persona svolgendo la professione di psicologo e/o psicoterapeuta debbano necessariamente occuparsi prima di tutto del loro benessere personale e della loro salute.
    Questo è tra l'altro l'obiettivo primario di qualsiasi percorso di tipo psicologico. Raggiungere uno stato di benessere per la persona.
    Penso inoltre che, se al momento attuale ciò che vivi ti crea uno stato di disagio, così come sembra trasparire da ciò che hai condiviso di te nel post, possa essere molto utile per te trovare uno spazio d'ascolto adeguato affidandoti ad un esperto che possa agevolarti.
    Ciò non toglie che un giorno, potrai prenderti cura di eventuali pazienti, magari fortificata anche dall'esperienza personale che hai vissuto e l'aiuto che potrai ricevere.
    Ti chiedi inoltre se questi ricordi diventeranno meno dolorosi; penso che se deciderai di rivolgerti ad un esperto potrai sicuramente affrontare nel modo adeguato anche la sofferenza legata ai ricordi dolorosi che da ciò che scrivi immagino siano ancora molto disturbanti per te.
    Ti chiedi infine se avrai mai un futuro...é comprensibile che tu ponga a te stessa domande simili; sono anche quelle che ogni paziente che si rivolge ad un professionista della relazione d'aiuto come lo psicologo può farsi poiché ha anche bisogno di poter sperare in un miglioramento della condizione che gli procura disagio.
    Ed ogni cambiamento dal più piccolo al più grande è fatto di piccoli passi, uno dopo l'altro.
    Immagino da questo post che tu stia già muovendo qualche passo alla ricerca di una possibile soluzione che ti aiuti a migliorare la condizione di disagio che ti ricapita di rivivere ancora. Il passo successivo potrebbe essere quello di rivolgerti ad un esperto che possa accoglierti nel modo giusto.
    Spero che la mia risposta possa essere sufficientemente adeguata per le domande che hai posto.
    Un caro saluto!
    Lucia Scafidi
    Lucsa

  4. #4
    Partecipante Affezionato
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    16-09-2009
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    ROMA
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    61

    Riferimento: ...disturbo post-traumatico da stress??

    Ciao Ermellina85,
    innanzitutto tengo a dirti, da motociclista quale sono, che so cosa si vive dopo un incidente. Dal trauma che hai subito desumo che il casco era un po' largo!
    Ma mi soffermo poco su questo punto, perchè molte volte non sono gli eventi di per se che creano il trauma, ma sono le nostre quotidiane percezioni e pensieri ad amplificare emozioni e dare ad esse una connotazione sempre più negativa.

    Di sovente ci si sente dire dalle persone che ci stanno vicino che per affrontare paure, timori e stati di angoscia bisogna affrontare il problema e non nascondersi dietro comode giustificazioni!

    Ribadisco che ci vuole del tempo per rielaborare il trauma vissuto, ma se dopo 7 anni ancora senti così forte l'incidenza dell'evento nella tua vita quotidiana, forse dovresti cominciare a riflettere sul fatto di dover affrontare quelle emozioni, quei pensieri e quelle percezioni. Perchè no anche capovolgendo il tuo punto di vista attuale, che vede l'incidente come la causa del disturbo post traumatico che ti porta a non studiare bene perchè non riesci a concentrarti e ciò comporta difficoltà nell'apprendimento, sostituendolo con una visione del mondo più ottimista, del tipo: voglio affrontare l'ansia e le emozioni negative legate all'incidente per sconfiggere il disturbo post traumatico ed emergere con una personalità più forte di prima.

    Ovvio che per arrivare ad una percezione del genere bisogna fare un lavoro terapeutico per affrontare emozioni e vissuti negativi con un terapeuta che mi faccia sentire sicuro e mi sostenga quando io paziente ne ho bisogno.

    Spero che il mio e gli interventi delle altre persone sopra siano suggerimenti che ti permettano di fare la scelta giusta per te.

    Cordialmente.
    Dr.ssa Carmela Verrastro
    Psicologo - Psicoterapeuta
    Iscrizione all'Ordine degli Psicologi del Lazio n°11916

  5. #5

    Riferimento: ...disturbo post-traumatico da stress??

    Cara Ermellina85,
    mi ha colpito molto nel racconto l'uso che hai fatto del termine "fatale"......come se l'inicidente abbia danneggiato profondamente un'immagine di te e che da quell'evento tutto sia cambiato sia dentro che fuori.
    Un avvenimento a cui si lega un vissuto che ti appartiene e che sente ora più che mai la voglia di ri-trovare un senso.

    Con Affetto.
    Francesca Belgiovine

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