Intervengo in questo forum, tra quelli messi a disposizione da Salute e Benessere Psicologico, in quanto proprio a causa della sua caratteristica “di confine” mi appare quello più flessibile per accogliere riflessioni ad ampio spettro su vari aspetti della vita psicologica e talora dei suoi affanni.
Faccio lo psicologo da ormai 18 anni e lo psicoterapeuta da 11, se provo a fare una statistica personale, nel mio lavoro privato, tra le tematiche che maggiormente coinvolgono le persone che a me si rivolgono in quanto fonte di pensieri, sofferenze, domande, dubbi, paure, be’ senz’altro al primo posto dovrei mettere la vita sentimentale. Decine e decine, forse centinaia le storie che potrei raccontare e che rappresentano il mio “database” personale.
La vita sentimentale qui è intesa sia come gestione di relazioni affettive significative già in corso, sia come desiderio di intraprenderle, senza riuscirci.
Nel primo caso (le relazioni in corso), mi ritrovo con una fascia di età dai 20 ai 50 anni impegnata, variamente, a stabilire, mantenere, consolidare rapporti, gestire conflittualità, superare crisi, domandarsi dove si è diretti, comprendere sé e l’altro, etc.
Nel secondo caso (le relazioni desiderate ma non esistenti), mi ritrovo ad incontrare una fascia di età leggermente più stretta (20-40 anni) ad affrontare problematiche legate alla socialità (solitudine), al contatto, all’autostima, alla dipendenza, alla paura di “imbarcarsi”, etc.
Insomma, la vita sentimentale sia se c’è, sia se non c’è e la si desidera, è sempre e comunque motivo di domande cogenti su di sé, sull’altro, sullo stare assieme, che impegnano lo psicologo ad accompagnare, come se fosse un “consulente sentimentale”, uomini e donne in percorsi personali (talora di coppia), in un’epoca, questa, che ha inopinatamente cambiato le carte in tavola, o come dico altrove, le “regole d’ingaggio” dei percorsi maturativi degli individui e delle coppie. Macché dico cambiato le carte in tavola… quest’epoca ha letteralmente fatto saltare all’aria il tavolo stesso, con tutte le carte!
Il discorso qui s’apre a dismisura ed è destinato a rimanere un accenno che magari si può riprendere strada facendo.
Ma un punto vorrei porre, tanto per cominciare a ragionare con voi tutti, ed è quello che a me piace definire la crisi del “sé coniugale”.
Per capirsi, per “sé coniugale” io intendo quella parte profonda di ognuno di noi (chi più, chi meno) – ed io la penso come una struttura antropologica - che sente di realizzare i propri scopi maturativi personali solo e soltanto se si colloca e si rappresenta in interfaccia sentimentale e in assetto di coppia. Quella parte che si completa nell’idea di coppia, che cerca il partner in quanto complemento di sé, parte ineludibile, co-pensatore della propria vita.
Ecco, forse non c’è mai stata epoca storica nella quale, il “sé coniugale” degli individui è messo a dura prova e continuamente disorientato, scosso, tramortito, talora annichilito da mille difficoltà, da mille questioni, quasi tutte nuove, che costringono le coppie contemporanee o gli individui che si vogliono accostare alla vita di coppia, a vivere le vicende relative alla vita sentimentale come se dovessero affrontare un lungo e faticoso travaglio fatto di lacrime, sudore e sangue.
Così tramortito, il “sé coniugale” si agita, si dibatte, spesso non si rassegna al disimpegno diffuso, non si rassegna che dopo 3 mesi l’amore non è più l’Amore, continua a cercare il partner perfetto, vuole risposte quasi sempre dall’altro, talora si nasconde dietro un cinismo modaiolo e smette di sperare, più spesso si vuole spegnere come se fosse un interruttore in quanto fonte di sofferenze ricorrenti…
Ma invece “lui”, il nostro “sé coniugale” sta sempre lì, nel fondo della nostra anima, a ricordarci che una parte di noi è infelice e non smette di implorarci di fare qualcosa per salvarlo o soltanto per risollevarlo un po’.
Mi piace, in finale, citare una frase di una frequentatrice dei forum di OPS che mi ha colpito e divertito tanto, nel suo crudo realismo:
Tara_MacLay <<Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire non si deve amare. Però allora si soffre di non amare, pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire e soffrire è soffrire. Essere felici è amare, allora essere felici è soffrire, ma soffrire ci rende infelici, pertanto per essere infelici si deve amare o amare e soffrire o soffrire per troppa felicità… io spero che tu abbia preso appunti...>>
A voi la palla...
Ciao a tutti e non smettiamo di sperare!
Luigi D’Elia


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continuo a sperare...che "l'amore vero esista"...

); dall'altro Saretta84 ti auguri fiduciosamente (come me e come tutti) di capirci qualcosa di più... 

ecco! 
, ma ogni tanto farò capolino.

