Mi ero ripromesso oggi pomeriggio di intervenire in un thread ( quello sulla canzone di Povia... ), ma, per il sopraggiungere di un imprevisto sul lavoro, non sono riuscito a postarlo...
Pensavo, quindi, di farlo stasera, ma il thread è stato ( giustamente, lo sottolineo... ) chiuso prima che io ci riuscissi...
Siccome però l'argomento mi interessa molto, accolgo il suggerimento di Antopsi e apro un thread specifico su queste questioni, thread che, sia chiaro, esula completamente dalla canzone di Povia ( che non ho neanche mai sentito, visto che Sanremo ho smesso di seguirlo da anni... ) di cui, con tutto il rispetto per il cantante, poco ( o nulla... ) mi interessa...
Mi interessano, invece, e molto, gli argomenti di cui si stava cominciando a parlare... E credo di poter dire qualcosa al riguardo visto che, per motivi professionali ( e, qualche volta, purtroppo, anche per motivi privati... ), ho rapporti con la morte piuttosto frequenti, probabilmente più frequenti di quanti ne abbiano la maggior parte di voi...
Io ho una mia particolare, particolarissima convinzione, e vi prego di seguirmi perchè potrebbe sembrare paradossale quanto dirò: se noi definiamo come "evento fisiologico" un fenomeno biologico che interessi la generalità degli esseri viventi, allora la morte è, per sua natura, FISIOLOGICA...
Anzi, rappresenta l'UNICO evento realmente fisiologico, l'unico che si verifica con matematica certezza e che riguardi TUTTI gli esseri viventi, uomini, animali, piante... La morte, cioè, è un evento naturale, obbligato, appunto "fisiologico"...
Quando si scrive, magari di un medico, che "ha salvato la vita" di qualcuno, che gli ha "evitato" la morte, si scrive una stupidaggine.. La medicina non può, per definizione, "evitare" la morte di nessuno... La può solo, evidentemente, "rimandare"... A tempo indeterminato ( e noi la chiamiamo "guarigione" ) o per un tempo ugualmente non definibile ma che si sa in partenza, comunque limitato ( terapia parziale, non risolutiva della malattia... ). Oppure non può fare nulla per modificare la scansione temporale dell'evento morte, ma può ridurre la sofferenza del malato ( terapia palliativa ). O, infine, e questa è un'acquisizione degli ultimi decenni, può procrastinare indefinitamente l'evento "morte biologica" senza, però, riuscire a ridare al malato una qualunque forma di vita "accettabilmente autonoma"....
E qui cominciano i problemi: perchè, evidentemente, il punto è questo: COSA si intende per "accettabilmente autonoma"? E, soprattutto, chi è in grado di stabilire cosa sia ancora vita così come la intendiamo generalmente noi che siamo "sani" e cosa invece solo meccanico automatismo biologico di un organismo in realtà già privo di "vita"? Perchè questo è ciò che con le moderne tecniche di rianimazione riusciamo oggi a fare: far battere un cuore ( un muscolo, cioè... ), far fluire il sangue nel sistema circolatorio di un individuo anche in assenza totale e protratta nel tempo di una qualsiasi attività autonoma cerebrale ( che oggi noi consideriamo sinonimo di vita autonoma...). E', comunque, vita quella? Non è vita?
Ma al di là di questa domanda, già di per se drammatica, ce n'è una ancora più importante, secondo me: quale è il prezzo accettabile che la Medicina è autorizzata a far pagare ad un malato e ai suoi parenti, in termini di "qualità" della vita per il primo e di sofferenza morale e psicologica per i secondi, per ottenere un semplice differimento, più o meno limitato nel tempo, dell'evento fisiologico "morte" o, meglio, dell'evento fisiologico "arresto cardiaco" qualora ci sia assenza di altre manifestazioni visibili di "vita autonoma"?
Bene, io questa domanda me la sono posta spesso: e devo dire, onestamente, che NON HO una risposta, sicuramente non ho una risposta valida sempre e per tutti... Così come su cosa sia la vita e cosa la morte, su quando finisca l'una e cominci l'altra, io non ho la verità in tasca.. Ma, con la stessa sicurezza e onestà con cui affermo questo, sono anche convinto che, nello stesso IDENTICO modo, la verità non ce l'abbia nessun altro essere vivente, comunque si chiami e qualunque ruolo eserciti su questa Terra...
Non i grandi medici e scienziati, ma neanche i teologi, il Papa o i Cardinali o gli Ayatollah o qualunque altra autorità religiosa o presunta tale... Per non parlare, poi, di giudici, giornalisti e politici che, ignoranti come capre, dovrebbero solo vergognarsi di discettare di problematiche di questo tipo con lo stesso tono ( e, spesso, con gli stessi argomenti... ) con cui si scannano per spartirsi assessorati e ministeri...
Perchè, e finisco questo mio breve intervento, penso a che nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a decidere su queste questioni al posto degli altri, in particolare dei diretti interessati, NESSUNO.


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