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Valutazione delle capacità genitoriali

Questa discussione si intitola Valutazione delle capacità genitoriali nella sezione Psicologia Giuridica & Legale, appartenente alla categoria Forum tematici; COme ho già scritto, seguo un master in Psico Giuridica e nella lezione dell'ultimo weekend abbiamo parlato di separazione e ...

  1. #1
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    Valutazione delle capacità genitoriali

    COme ho già scritto, seguo un master in Psico Giuridica e nella lezione dell'ultimo weekend abbiamo parlato di separazione e divorzio. Da qui è venuto fuori l'argomento della valutazione delle capacità genitoriali... argomento comunque trasversale che si ritrova anche in adozioni ed affidi.

    Ne parliamo insieme?
    Io comincio con qualche domanda più *tecnica*:
    Quale metodologia usate? Qualche test?
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  2. #2
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    Ciao, questo argomento mi interessa molto...

    Allora nelle relazioni sulla valutazione delle capacità genitoriali in genere tengo conto di questi criteri:
    - Criterio dell'accesso, ossia il livello di disponibilità/difficoltà a cooperare, a riconoscere il diritto/dovere dell'altro genitore a partecipare ala vita del figlio e a riconoscere il bisogno del figlio di accedere all'altro genitore;

    - criterio del "genitore psicologico" (capacità di fornire guida, supporto, cura ecc. e di tenere lontani i figli dal conflitto)

    -criterio del desiderio autentico dei figli (ossia la qualità dell'attaccamento verso i genitori)

    criterio della riflessività (capacità di riflettere sulla storia personale, di coppia e sul rapporto con i figli)

    Nelle situazioni più complicate spesso valuto anche la capacità dei genitori di "cambiare", ossia la loro disponibilità a farsi aiutare e ad utilizzare le risorse esterne per migliorare le loro modalità genitoriali...

    Come test in genere utilizzo i test grafici (albero e figura umana), il Test del disegno congiunto e il Test Patte-Noir, sempre che sia possibile vedere anche i bambini...

    Poi ovviamente la metodologia dipende sempre dalla situazione...

    Qualcuno utilizza una metodologia come la mia o ne utilizzate altre?
    Ultima modifica di Faby78 : 17-12-2007 alle ore 18.11.48

  3. #3
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    Grazie faby per la risposta

    questa è esattamente la griglia che ci hanno spiegato nel weekend di lezione. devo dire che quando ho fatto tirocinio e seguivo le coppie per l'adozione la valutazione della genitorialità era fatta in modo differente, ma c'è da dire che in quel caso bisogna valutare una competenza in potenza e non ancora attivata...

    Riconosco che il mio punto debole sono i test (cosa su cui ho ora deciso di concentrarmi data l'importanza che hanno in quest'area), così volevo chiederti qualche indicazione in più su quelli che usi tu, con chi li utilizzi, con quale finalità,...

    Grazie ancora!
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  4. #4
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    ragazze, non ho avuto ancora tempo di leggere le risposte...volevo iscrivermi al tread!

    altrimenti poi me ne dimenticavo!

    appena ho due minuti vi darò il mio contributo!!! ciaooooooo
    SARAH E ANTONIO IN LOVE FOR EVER!!!!

  5. #5
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    I test li utilizzo soprattutto per integrare e arricchire i dati dei colloqui però ho visto che non tutti condividono l'idea di somministrarli...

    In genere quelli grafici (Albero e Figura Umana) li utilizzo per avere un quadro sulla personalità dei genitori, il Patte Noire è un test proiettivo che da molte informazioni sulla personalità del bambino e sulle dinamiche con i genitori (e tra l'altro è molto carino come test!!!) e il Test del Disegno Congiunto lo utilizzo per avere informazioni da un punto di vista "sistemico"...
    Chiaramente il loro utilizzo dipende dalle situazioni o dalle richieste... Quest'anno ho partecipato come testista a due CTU e in questi casi i test da somministrare li abbiamo decisi insieme al Consulente Tecnico...

    Comunque fai bene ad approfondire la conoscenza dei test perchè non tutti i Consulenti li conoscono ed è più facile che ti chiamino per occuparti di questo aspetto

  6. #6
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    Salve,
    vedo che siete delle professioniste e quindi, da studente, vi faccio una domanda.

    L'uso dei test qui citati, ci insegnano in facoltà, è abbastanza chiaramente "sconfessato" dalla letteratura scientifica (qualità psicometriche: attendibilità, validità, correlazioni, ma anche costrutti non falsificabili alla base, etc etc.)
    Vedo anche qui si parla di ambito peritale, un argomento scottante dal punto di vista delle conseguenze.
    Come coniugate le due cose?
    Nella prassi lavorativa come questa cosa influenza?
    "Aye, fight and you may die, run, and you'll live ... at least for a while. And dying in your beds, many years from now, would you be willin' to trade ALL the days, from this day to that, for one chance, just one chance, to come back here and tell our enemies that they may take our lives, but they'll never take our freedom!"

    Al candore pallido, della luna rovente. Sulla tua pelle disegnava ombre.

    ...io mi inginocchio a ringraziare la natura che dotandomi di questa indole nemica di ogni virtù, mi ha fatto vincere la fortuna e mi ha insegnato ad innalzarmi sopra la mia educazione. So che la prima, sola, vera scienza è quella dell'uomo, la quale non si può studiare nella solitudine e ne' libri;
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  7. #7
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    Citazione Originalmente inviato da Luporosso Visualizza messaggio
    L'uso dei test qui citati, ci insegnano in facoltà, è abbastanza chiaramente "sconfessato" dalla letteratura scientifica (qualità psicometriche: attendibilità, validità, correlazioni, ma anche costrutti non falsificabili alla base, etc etc.)
    Vedo anche qui si parla di ambito peritale, un argomento scottante dal punto di vista delle conseguenze.
    Come coniugate le due cose?
    Nella prassi lavorativa come questa cosa influenza?
    quali test sarebbero sconfessati dalla letteratura scientifica in particolare? ogni test fa a sè, quindi credo sia importante riferirsi ad ognuno e valutare.

    anche perchè per quello che ne so (e ribadisco che di test ne so davvero poco), invece, ci sono test riconosciuti, apprezzati e consigliati proprio dalla letterature per determinati ambiti.
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  8. #8
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    Allora chiedo scusa della vaghezza!
    Mi riferivo in particolare ai test proiettivi. Faccio un esempio:
    Figura Umana (Draw a person test): Insufficiente stabilità al retest, concordanza tra correttori estremamente vasta (da .33 a .80, a seconda dell'ampiezza dei criteri di codifica). È stato dimostrato poi che correttori esterni non sanno distinguere tra disegni di pazienti schizofrenici e di soggetti normali (Cvetkovic, 1979). Non vi è relazione tra le dimensioni del disegno e la depressione e nemmeno tra figura ed identificazione sessuale (Holmes et al. 1982). Infine i fattori culturali e situazionali sembrano maggiormente essere all'origine del disegno piuttosto che le supposte caratteristiche di personalità (Dmitruk, 1972 e molti altri).

    Le cose vanno così per la maggiorparte dei test proiettivi. O almeno così ci dice la letteratura scientifica. Molti costrutti teorici alla base di questi test sono sostanzialmente non falsificabili, sicuramente non obiettivi, ambigui etc etc.
    Non che lo status di "scientifico a tutti i costi" rivesta per me una particolare importanza. Però nemmeno si possono ignorare prove così "contrarie" dal punto di vista psicometrico.

    La questione quindi era: nella prassi lavorativa queste cose come vengono coniugate con l'uso in ambito peritale? Non vi sarebbe bisogno di (almeno supposta) oggettività ed obiettività?
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  9. #9
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    Allora l'argomento sull'attendibilità e oggettività dei test è molto importante

    Io lo risolvo così: nell'analisi dei reattivi psicodiagnostici (di tutti i tipi non solo proiettivi) descrivo sempre il motivo della scelta del test, la forma utilizzata e i limiti e sottolineo sempre che i risultati dei test vanno integrati con ciò che emerge dai colloqui. Questa procedura la attuo sempre, che sia in ambito peritale o clinico...

    Io non sono una grande fan dei test, ma ti posso assicurare che almeno nella mia esperienza in alcuni casi (vedi valutazione del danno psichico ed esistenziale) sono fondamentali...

    Che ne pensate? Qualcuno risove la questione in maniera diversa??

  10. #10
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    Citazione Originalmente inviato da Faby78 Visualizza messaggio
    Io lo risolvo così: nell'analisi dei reattivi psicodiagnostici (di tutti i tipi non solo proiettivi) descrivo sempre il motivo della scelta del test, la forma utilizzata e i limiti e sottolineo sempre che i risultati dei test vanno integrati con ciò che emerge dai colloqui. Questa procedura la attuo sempre, che sia in ambito peritale o clinico...
    credo che questo punto sia importante: le info del colloquio con quelle dei test vanno integrate. e solo così si può dare spessore a quello che si sta sostenendo, mettendo in luce comunque i limiti che ci sono (avessimo la palla di cristallo... faremmo un altro lavoro).
    un aspetto importante credo stia nell'utilizzare una btteria di test, quindi non solo proiettivi, ma anche carta-matita (l'MMPI-2 per ex dei test di personalità) in modo da unire le informazioni e superare i limiti del test proiettivo. nel senso: se il test proiettivo mi porta a pensare a tratti di personalità paranoide, l'MMPI evidenzia lo stesso funzionamento e i colloqui pure, tutto ciò dà peso alle mie parole nel sostenere che il signor X ha un funzionamento paranoide.
    Ultima modifica di LuisaMiao : 19-12-2007 alle ore 19.20.24
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  11. #11
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    Citazione Originalmente inviato da LuisaMiao Visualizza messaggio

    un aspetto importante credo stia nell'utilizzare una btteria di test, quindi non solo proiettivi, ma anche carta-matita (l'MMPI-2 per ex dei test di personalità) in modo da unire le informazioni e superare i limiti del test proiettivo. nel senso: se il test proiettivo mi porta a pensare a tratti di personalità paranoide, l'MMPI evidenzia lo stesso funzionamento e i colloqui pure, tutto ciò dà peso alle mie parole nel sostenere che il signor X ha un funzionamento paranoide.

    Concordo in pieno

  12. #12
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    Concordo anch'io!!!!! I test valgono poco se non concordano con qualcos'altro così come il colloquio da solo in ambito peritale non ha la stessa validità che ha in ambito clinico.
    Rachele Agostini

  13. #13
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    Citazione Originalmente inviato da Faby78 Visualizza messaggio
    - Criterio dell'accesso, ossia il livello di disponibilità/difficoltà a cooperare, a riconoscere il diritto/dovere dell'altro genitore a partecipare ala vita del figlio e a riconoscere il bisogno del figlio di accedere all'altro genitore;

    - criterio del "genitore psicologico" (capacità di fornire guida, supporto, cura ecc. e di tenere lontani i figli dal conflitto)

    -criterio del desiderio autentico dei figli (ossia la qualità dell'attaccamento verso i genitori)

    criterio della riflessività (capacità di riflettere sulla storia personale, di coppia e sul rapporto con i figli)
    visto che sei così disponibile ne approfitto un po': potresti
    darci qualche indicazione bibliografica in merito a questi criteri? come dicevo ne hanno parlato anche a lezione, vorrei leggere qualcosa di più specifico ma non ho nomi di autori, libri o articoli.
    grazie!!
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  14. #14
    cangurina
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    Ciao LuisaMiao in questo periodo mi stavo informando su un possibile master in giuridica. Tu quale segui? Come si struttura? Che tipo di formazione ti sta dando?
    Grazie ciao

  15. #15
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    visto che sei così disponibile ne approfitto un po': potresti
    darci qualche indicazione bibliografica in merito a questi criteri? come dicevo ne hanno parlato anche a lezione, vorrei leggere qualcosa di più specifico ma non ho nomi di autori, libri o articoli.
    grazie!!

    Io ho avuto la fortuna di fare un Master con De Leo e Camerini e questi criteri ce li hanno spiegati loro, facendoci vedere anche delle perizie...

    Comunque so che è uscito quest'anno un libro di Cigoli e Gulotta "Separazione, divorzio e affidamento dei figli. Tecniche e criteri della perizia e del trattamento" Giuffrè... non l'ho ancora acquistato ma penso che sia interessante!

    Poi io adoro Cigoli per cui consiglio sempre i suoi libri, tipo "Psicologia della separazione e del divorzio" (2001) e "Il legame disperante. Il divorzio come dramma di genitori e figli" (1988) nei quali mi pare di ricordare che ci sono indicazioni sui criteri per la valutazione della genitorialità...


    In "Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica" (a cura di V. Volterra, 2006, Casa Editrice Masson) c'è un capitolo scritto proprio da Camerini su questo argomento intitolato "Aspetti legislativi e psichiatrico-forensi nei procedimenti riguardanti i minori"

    Ciao

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