quoto, è lo stesso problema di Roma! Nella "rinomata" Sapienza, gli esami della triennale sono il 99% a crocette, non è raro vedere persone che provano e riprovano e alla fine arrivano alla laurea. Traballando traballando, o per fortuna, o per scopiazzamenti, o per sentito dire, alla laurea ci si arriva e non sempre l'università è in grado di fare una selezione. E chi non ce la fa, va al Cepu e si fa aiutare in qualche modo. Anzi, nella mia esperienza, ho visto che sono spesso i migliori ad essere espulsi dal sistema universitario, che non premia la qualità dello studio, ma il nozionismo, generando demotivazione in chi si impegna, oppure, vanno fuoricorso quelli che lavorano, che devono pagarsi gli studi da soli e non potendo frequentare, spesso sono penalizzati dai docenti. Quindi è una selezione al contrario! Anche per il discorso delle strutture, stesso problema alla Sapienza, gente ammassata nelle aule, seduta per terra e altre scene del genere. Sinceramente non saprei se il numero chiuso sia risolutivo, nel senso che pensando a quelli che non passano il test, deve essere veramente frustrante e bruciante non poter studiare quello che si sceglie, molti, soprattutto over 30, si iscrivono per un approfondimento culturale (anche se poi il desiderio di praticare viene a tutti). Certo penso ci vorrebbe una coerenza in tutto il sistema, perché è inutile mettere il numero chiuso nella maggior parte delle università pubbliche, e poi alle telematiche private (uninettuno, ecampu, marconi), è tutto aperto e ci si può iscrivere in ogni momento dell'anno! Tutto inutile allora!


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se il test di ammissione fosse sul campo di studio sarei favorevole! ma cosi...le conoscenze di psicologia servono a poco nel test
