Cara Francesca,
quella dell’analista intercambiabile non è la mia posizione, ma quella di Freud che concepiva l’oggetto come la parte più variabile della pulsione, non a caso pensava che sarebbe molto meglio stare in pace (energeticamente s’intende) ma visto che non è proprio possibile, allora “per bisogno” usciamo dal nostro guscio e ci “apriamo” al mondo, ma scegliamo i nostri oggetti o narcisisticamente o anacliticamente.
La tua immagine dell’analista-artista è lusinghiera, ma io preferisco pensare all’artigiano che fa suo uno strumento e cerca di fare al meglio il suo lavoro affidandosi ad una solida preparazione, ad una discreta competenza e all’acquisizione dell’esperienza (anche il musicista ha bisogno di esercizio e di imparare le scale musicali).
L’umanità dell’analista può essere un valido strumento nella misura in cui questo aspetto di sé è trasparente e conosciuto dallo stesso analista, non in senso assoluto; altrimenti poi rischiamo di non cogliere quel senso di gratitudine o di odio profondo che può provare il paziente in relazione alla nostra umanità. E magari pensiamo siano dovuti ad un transfert edipico.
Ciao.


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), per quanto intima, empatica, attiva, senza transfert e per di più senza interpretazione, sortire effetti trasformatori, evolutivi, terapeutici?
, molto comodo, su cui il mio analista mi ha stesa per 3 anni, non era di ciliegio o di faggio, ma di acciaio e supertecnologico: si sollevava e orientava magicamene con un telecomando, rispettando le mie richieste del momento. Il transfert, caro Megiston scatta sempre, lettino o no, analista neutrale o analista partecipe; anzi, a mio avviso, un comportamento distaccato e poco direttivo soffoca qualunque anelito di transfert anzicchè alimentarlo. Detto questo, vorrei chiederti, perchè ancora non mi è molto chiaro, cosa cambia per il paziente essere curato in un setting analitico in cui il campo è pervaso dal transfert/ controtransfert, o in un altro in cui c'è una relazione analista/ paziente ? Secondo me, il transfert se la relazione è profonda, genuina, sincera, coinvolgente scatta sempre e scatta anche se il setting è meno rigido di quello psicoanalitco, come nelle terapie comportamentali, ghestaltiche, bioenergetiche, brevi-strategiche...ecc
del percorso, che anche se può far stare male, è la condizione ideale per il paziente per accogliere, metabolizzare, assorbire quello che voi analisti siete capaci di trasmetterci.