Caro gieko, mi sono solo limitato a farti presente che hai espresso, nei riguardo dello stesso argomento, due affermazioni in contraddizione tra loro, non sono entrato nel merito. Sei tu invece che continui a dare dei giudizi su una tecnica che non conosci.
Ma una cosa non esclude l'altra.Vedi che siamo ancora ad una teoria che contempla accesso a contenuti? E' proprio questo che contesto, e so benissimo che esistono concezioni di inconscio di questo tipo. Per quanto mi riguarda è molto più utile e fruttuoso concepire l'inconscio come livello organizzativo del soggetto.
Vorrei ricordarti comunque che le suggestioni indirette non mirano all'attivazione di ricordi, che mi sembra sia la tua obiezione di fondo, ma alla risintesi interiore di esperienze, atteggiamenti, emozioni, etc. nel livello di organizzazione inconscio.
E certamente l'inconscio è un livello organizzativo del soggetto. E' dalla riorganizzazione che viene operata in quel livello che viene generato il cambiamento, di cui la mente conscia può accorgersi anche dopo diverso tempo, nonostante alcuni possano illudersi che la loro mente conscia possa controllare il cambiamento.
Qualsiasi interazione tra due soggetti dà luogo a stimoli nell'altro, specialmente se uno dei due è un esperto, altrimenti la pratica psicoterapeutica non avrebbe senso.Appunto, bisogna far sì che sia il sistema autopoietico a giungere a modificare le proprie soluzioni. Il problema è che - per indiretta che sia - si fa sempre riferimento ad un meccanismo di induzione, ovvero ad un terapeuta che "si limita a stimolare il paziente all'attività e questo stimolo agisce da elemento perturbatore del sistema", come hai scritto. Come giustamente sottolinei - a mio parere mostrando la contraddizione insita in questo modello - il sistema deve non solo giungere a delle informazioni dall'interno (sempre posto che interno ed esterno possano essere distinti, cosa peraltro alquanto discutibile, dal momento che la psiche è entrambe le cose, ma soprassediamo), ma deve essere il sistema stesso a muoversi dall'interno.
In questo senso ritengo che la questione di fondo sia rimasta quella pre-psicoanalitica, ovvero che il fattore terapeutico del metodo a cui fai riferimento risieda comunque in un processo induttivo ("io terapeuta, ti stimolo ad attivarti a ricordare", che non è molto diverso dall' "io terapeuta ti stimolo a ricordare" di breueriana e freudiana memoria).
Sappiamo benissimo che non è possibile non influenzare, magari forse non tutti sanno che le suggestioni indirette sono intrinseche al linguaggio e che quindi vengono usate in ogni caso, che uno se ne renda conto o meno, quindi non capisco su cosa cavilli.
E che il raffinamento di una tecnica, parzialmente inadeguata in un primo tempo, può riverlarsi utilissima successivamente.
Anche la tecnica di utilizzazione del transfert, come hai detto tu, si è evoluta nel tempo, rivelandosi più efficace rispetto all'inizio, in cui veniva vista come un ostacolo alla terapia.
Il fatto che l'ipnosi sia stata abbandonata da Freud non ti può far venire il dubbio che non sapesse utilizzarla nel modo in cui successivamente è stata sviluppata da Milton Erickson ?


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