Cari giovani psicologi,
la scelta non è facile, ma penso che negli anni universitari, studiando le varie teorie, vi siate formati un opinione, anche se mi rendo conto non è sempre facile. Nel tirocinio avrete invece toccato con mano la difficoltà, se avete fatto o presenziato a colloqui clinici, di saper ascoltare ciò che dice un paziente. Oltre al lamento, e ai sintomi portati, a cosa dare ascolto e come operare? Offrendo un modello di "normalità"? Certamente no! Chi sono gli psicologi da poter dire qual è il bene per l'altro? Non esistono soluzioni generali, valide per tutti, ma un accompagnamento a trovare la propria.
Tuttavia questo lo si può fare solo se ci si mette, nei confronti del soggetto che formula una domanda di sapere perché gli succede di star male, in una posizione particolare, che si può assumere solo dopo un percorso personale approfondito: un'analisi.
Si tratta di una trasformazione soggettiva, che non si acquisisce attraverso un sapere o un apprendimento di tecniche. Vi piacerebbe essere addomesticati alla normalità o indottrinati su come dovete imparare a pensare in maniera corretta?
La psicanalisi è una pratica, che si impara sulla propria pelle, per venire a capo di ciò che ci sostiene al mondo come esseri desideranti..


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.....senza dottrine o sette, si utilizza un metodo. Anche il metodo cognitivo è valido così come il sistemico. Senza generalizzazioni si può scegliere il metodo adatto al proprio futuro. Ciao buona scelta a tutti!
