Dato che Lucio e Biz, correttamente, insistono perché si rimanga nel thread originario (quello che discuteva di efficacia/efficienza delle psicoterapie), provo ad aprirne uno nuovo su questo argomento. A mio parere, i due thread restano, comunque, correlati, perché le questioni riguardanti efficacia/efficienza hanno a che vedere con il modello di psicoterapia che abbiamo in mente, oltre che con l'attenzione al risultato o l'attenzione al processo.
Citazione:
Originalmente inviato da Lucio Regazzo
In tranquilla attesa rispetto ad un chiarimento sui termini sin qui usati da molti utenti,rispondo brevemente a Oscarmoreno.
Persino gli esperti delle scienze dure stanno dibattendo sulla correttezza del principio di “riproducibilità”, che –credo tu ben sappia- è fondamentale per stabilire la linea di demarcazione tra scienza e non scienza. Se cade questo principio o non si trovano soluzioni?
Tu te lo vedi il modello unico in psicoterapia? Sempre che tu utilizzi il termine “modello” o “teoria” come viene utilizzato in filosofia della scienza: più che un utopia si sconfina in ben altro.
Un’ultima cosa: stiamo chiaramente uscendo dal tema.
Ciao.
Provo a riprendere questo punto. Poi ritorno alla dicotomia efficacia/efficienza.
Devo dire che sono sorpreso dalla parte in grassetto. Pensavo che il principio di riproducibililità dei risultati sperimentali a parità di condizioni sperimentali fosse un punto fermo. Senza quello non credo sia possibile acquisire conoscenze su un qualsiasi fenomeno (almeno, non conoscenze scientifiche). Per cui ti chiedo cortesemente se puoi darmi alcune indicazioni su chi sarebbero gli esperti che stanno discutendo di questo.
Sul "modello unico" in psicoterapia.
Premesso che la mia formazione è fortemente legata alle scienze "hard" (fisica e matematica, poi chimica) e che questa formazione ed il tipo di lavoro che svolgo influiscono pesantemente sul mio modo di vedere il mondo, io penso che il "modello unico" potrebbe esistere e che sarebbe utile indagare in quella direzione.
A meno di non risuscitare il dualismo cartesiano, o di assumere una visione religiosa dell'essere umano - contemplando quindi la presenza di una componente "materiale" (il corpo, il cervello, i sistemi nervosi, endocrino, immunitario, ecc.) e di una "immateriale" (la mente, la psiche, lo spirito...) - penso sia necessario ammettere che, dato che le psicoterapie sono efficaci (e questo è un dato assodato, sul quale non mi pare ci sia da soffermarsi troppo), debbano produrre cambiamenti nella struttura e nell'organizzazione dei sistemi biologici che sono presenti negli esseri umani.
Questo non significa "ridurre" la psicologia o la psicoterapia alla neurofiosiologia, alla neurochimica o alla biologia. Significa, semplicemente, a mio parere, che i risultati della prima e quelli delle seconde non possono essere in contrasto tra di loro. Quando lo sono, allora credo dobbiamo concluderne che una delle due scienze sta sbagliando da qualche parte.
Per essere più chiaro, provo a prendere un esempio dal settore nel quale lavoro. Quando scrivo una reazione chimica, e sostengo che X moli del composto A reagiscono con Y moli del composto B per produrre Z moli del composto C più una determinata quantità di energia (positiva o negativa), sto facendo un'affermazione propria della scienza chimica.
Da un punto di vista fisico, non ha senso parlare né di reazioni, né di moli, ma solamente di interazioni tra gli elettroni esterni degli atomi in questione. A un livello ancora più fine, potrei scrivermi le equazioni della forza elettrodebole che è sottesa a tutti questi fenomeni.
Tuttavia, queste tre descrizioni possibili della reazione chimica non sono in contrasto tra di loro. L'apparente contrasto deriva dalla diversa scala di osservazione dei fenomeni; in linea di principio, è perfettamente possibile derivare la descrizione chimica dalle equazioni matematiche che descrivono la forza elettrodebole. Nessuno lo farà mai, tuttavia, perché - anche se conosciamo piuttosto bene quelle equazioni, la loro applicazione in un contesto tanto complesso richiederebbe - probabilmente - qualche decina d'anni di tempo-calcolatore anche per una reazione chimica molto semplice.
Ora, in psicoterapia, siamo di fronte alla nota situazione per cui sembra che tutte le forme di psicoterapia ottengano, più o meno, gli stessi risultati. Abbiamo alcune indicazioni dalle neuroscienze che ogni forma di psicoterapia provoca modifiche nell'organizzazione delle strutture cerebrali, nella funzionalità di alcune aree specifiche, nella neurochimica del sistema nervoso, nel funzionamento del sistema endocrino e di quello immunitario.
Ma, finché indaghiamo i risultati, e non i processi attraverso i quali questi risultati vengono ottenuti, mi pare che ci perdiamo ogni possibilità di comprendere la relazione tra questi due eventi. Un risultato viene infatti ottenuto in moti modi che sono (almeno in apparenza) diversi.
Ma, per ritornare alla chimica, questo sarebbe come avere in competizione tra di loro una decina di teorie diverse della reazione chimica. E' chiaro che non possono essere tutte vere contemporaneamente.
Mi si dirà che la situazione terapeutica è eccessivamente complessa per essere indagata. Certo, è eccessivamente complessa per venire indagata con gli strumenti propri della neuropsicologia, o della biochimica cerebrale, o delle tecniche di neuroimaging. Ma, come accade in ogni campo del sapere, a livelli diversi di descrizione e di analisi, corrispondono tecniche di misura differenti. Che, a livelli di complessità più elevati, forniranno - necessariamente - soluzioni approssimate. Ma approssimate non significa inutili.
L'importante è che vengano rispettate due condizioni:
a) La descrizione di un fenomeno ad un livello molare non deve essere in contrasto con quel che conosciamo della sua organizzazione a livello molecolare
b) la descrizione del livello molare deve essere in linea di principio derivabile dalla descrizione al livello molecolare.
Può essere che io sia sulla strada sbagliata e che tutte queste che ho scritto siano cazzate immani, ma se ne può discutere, credo.
Buona vita
Guglielmo


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