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Quando un bimbo nasce sordo

Questa discussione si intitola Quando un bimbo nasce sordo nella sezione Altre tematiche, appartenente alla categoria Salute e benessere psicologico; Quando un bimbo nasce sordo , articolo a cura della Dott.ssa Riccardi . Cosa succede in una famiglia di udenti ...

  1. #1
    Administrator Obiettivo Psicologia è sulla buona strada L'avatar di Obiettivo Psicologia
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    Quando un bimbo nasce sordo

    Quando un bimbo nasce sordo, articolo a cura della Dott.ssa Riccardi.
    Cosa succede in una famiglia di udenti quando nasce un bambino sordo? Quanto è semplice riuscire ad accettare la diversità, quando ci sono problemi di comunicazione di quest'ordine?
    Che ne pensate?

    Un saluto!

  2. #2
    Postatore Compulsivo arwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciutoarwen è un OPsiano riconosciuto L'avatar di arwen
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    Riferimento: Quando un bimbo nasce sordo

    Ciao a tutti
    lavor nell'ambito della disabilità fisica da ormai 5 anni, e ho avuto modo di comprendere come la famiglia sia una base importantissima per lo sviluppo futuro del bambino, del suo Sè e delle sue capacità relazionali.

    Penso che i genitori, prima di tutto, debbano riuscire ad "andare oltre l'H", come si dice nell'ambito, cioè superare la visione del figlio come "disabile" (l'H è il simbolo della disabilità), vedendo il figlio come persona dotata di propri pregi e difetti e in grado, una volta adulto, se adeguatamente supportato e aiutato (fisicamente, psicologicamente, dal punto di vista relazionale, con ausili tecnologici ecc...) di avere una vita del tutto normale, piena e soddisfacente, con un lavoro, una famiglia propria, dei figli ecc ecc.
    Questo passaggio è di estrema importanza: se un genitore continua a vedere il proprio figlio come bisognoso di cure o di attenzioni "speciali" in quanto disabile, finirà con il crescere un bambino o eccessivamente dipendente dagli altri ("non potrò mai essere autonomo perchè disabile e qundi costantemente bisognoso di un aiuto esterno"), o eccessivamente richiedente e rivendicativo ("siccome sono disabile, mi devono dare ciò che mi spetta").

    In questo senso i genitori di un bambino sordo possono essere "avvantaggiati" per due motivi:
    1) i sordi sono organizzati in vere e proprie comunità (al punto che i "sordi segnanti", cioè coloro che usano la LIS per esprimersi, si considerano una minoranza linguistica!) e in questo senso è facile, all'interno dei percorsi di riabilitazione e di terapia per la sordità, incontrare persone che possano aiutare il bambino ad integrarsi, sia con altre persone con il suo handicap che in generale

    2) i trattamenti riabilitativi per le persone sorde sono molto avanzati: oggi esistono numerosi corsi per apprendere la LIS (aperti anche ai genitori), oltre all'uso dell'impianto cocleare per permettere alle persone sorde di parlare e sentire...

    ...indubbiamente il percorso è doloroso ed impegnativo. Essenziale è, oltre a quanto detto e in connessione a ciò, che i genitori si mettano in gioco, uscendo dai propri schemi mentali di "persone normodotate", magari frequentando un corso di LIS o comunque cambiando punto di vista e pervenendo (magari dopo un percorso di supporto psicologico, o di gruppi di auto-mutuo aiuto ecc) all'idea che essere disabili, soprattutto per la sordità, può davvero diventare non più una condizione invalidante in cui il bambino "è deficitario" di qualcosa, ma come una condizione semplicemente "diversa", in cui il bambino potrà avvalersi di ausili, usare un proprio linguaggio, avere un proprio peculiare modo di relazionarsi ecc ecc.
    www.milanopsicologa.it

    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  3. #3
    Neofita alericca80 è sulla buona strada
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    Riferimento: Quando un bimbo nasce sordo

    Cara collega, innanzitutto ti ringrazio per il tuo prezioso intervento.
    Quello che dici riguardo il superamento dell'handicap e l'accettazione del deficit è vero ed è un obiettivo molto importante che i genitori di un bambino sordo devono poter perseguire. Come scrivo nell'articolo però le reazioni della famiglia a questo evento cambia molto a seconda che i genitori siano sordi o udenti, questo perchè i genitori sordi sono sicuramente più pronti psicologicamente ma soprattutto più preparati su ciò di cui necessita il bambino ed hanno sicuramente una maggiore conoscenza di quella che è la cultuta e il mondo della sordità anche in termini riabilitativi. Una persona udente invece, a meno che per interesse personale o per situazioni terze con cui è entrato in contatto, ignora quasi completamente tutto quello che esiste sul territorio sia a livello scolastico (possibilità di avere un assistente alla comunicazione udente o un educatore sordo), sia giuridico (in termini di diritti e agevolazioni) che terapeutico-riabilitativo (l'esistenza di vari tipi di terapie logopediche possibili o l' importanza della LIS come lingua che il bambino riesce ad imparare spontaneamente perchè viaggia su un canale non deficitario e gli permette di acquisire tante informazioni aiutando anche il suo sviluppo cognitivo). Per non parlare inoltre di tutto il crollo delle aspettative e della grande rabbia e del senso di colpa che li invade e che devono superare attraversando un lungo e difficile percorso . Diventa allora necessario a mio avviso mettere i genitori nella condizione di fare delle scelte consapevoli, ossia dare loro, accanto ad un importante sostegno psicologico che li accompagni verso l'elaborazione del lutto del bambino desiderato, anche tutto un ventaglio di informazioni a 360° sul mondo della sordità che possa disconfermare l'idea iniziale secondo la quale il proprio bambino non avrà mai una vita normale. Solo in questo modo un genitore può essere davvero aiutato a vedere quelle che sono anche le risorse del proprio bambino e non solo i suoi limiti ed iniziare a reinvestire e a riattivare delle aspettative su di lui favorendo così una presa di coscienza ed una accettazione.
    Ti ringrazio inoltre di aver citato anche l'impianto cocleare, questione sempre più dibattuta negli ultimi anni. In realtà l'impianto è sicuramente un grande aiuto per il bambino sordo in quanto, sostituendo alle cellule ciliate degli elettrodi, gli consente sicuramente di sentire su più frequenze, però non su tutte e comunque va sempre valutato il tipo di sordità. Inoltre è un intervento a tutti gli effetti e come tale potrebbe anche presentare problemi di rigetto, per cui potrebbe essere un grande successo come no. Ho voluto sottolineare questa cosa perchè, sempre in linea con il discorso di prima ritengo che prima di fare qualsiasi scelta sia necessario avere delle informazioni corrette, al fine di non vedere mai nulla come qualcosa di miracoloso, bensì come un' opportunità valutata tenedo conto della persona e della sua intera situazione.

  4. #4
    Neofita lmonterisi è sulla buona strada
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    Riferimento: Quando un bimbo nasce sordo

    Ciao a tutti,
    volevo solo presentare una possibilità che al giorno d'oggi viene fornita ai bimbi nati sordi.
    Gli impianti cocleari, cioè le orecchie bioniche sono lo strumento che permette a questi bimbi di poter tornare a sentire la ninna nanna della mamma o come nel mio caso la musica del mio pianoforte.... Voglio solo invitare i lettori del Forum a prendere seriamente in considerazione questa opportunità. I passi avanti fatti in questo ambito sono notevolissimi e i risultati sono molto confortanti anche se come è stato detto si tratta sempre di un intervento. Su questo ambito però lascio ad ognuno la libertà di scelta limitandomi a fornire la mia esperienza come papà di bimbo nato sordo profondo e che ora sente tutti i "rumori del mondo". Gli impianti non sono degli strumenti miracolosi, ma il frutto della tecnologia che avanza. Informatevi bene se siete nella mia stessa situazione.... Tornando ad aspetti più piscologici anche se non so cosa ci sia di più psicologico del proprio vissuto , volevo sottolineare che nonostante gli impianti abbiamo cambiato la vita di mio figlio ritengo che ogni struttura che proponga questo tipo di soluzione abbia all'interno del suo staff una figura professionale che possa essere di supporto psicologico sul come affrontare il "percorso". In un primo momento i genitori vivono questa situazione come un lutto. Non hanno però il tempo di lasciarsi sconfortare da questo. E' necessario che ci sia una precoce diagnosi della sordità ed un tempestivo inizio delle attività che permettano di lavorare sulla plasticità celebrale del bambino e che possano fare in modo che il cervello si tenga pronto al momento in cui il bimbo verrà impiantato. Parte integrante di questo percorso diviene la mamma che lavorerà con il bambino per ottenere questo risultato. Il lavoro sarà prettamente un lavoro di logopedia inteso a mantenere "accesso" il cervello in modo che riceva sufficienti stimoli e non si atrofizzi prima della data dell'impianto. L'impianto che verrà inserito chirurgicamente all'interno dell'orecchio del paziente darà la possibilità tecnica di sentire ma solamente il cervello mantenuto allenato permetterà al bambino di udire. Fare in modo che la famiglia diventi parte integrante delle attività rieducative o preparative del bimbo è sicuramente un modo per supportare la famiglia nell'accettazione ed elaborazione del lutto. Come in tutte le cose dove siamo coinvolti in prima persona questo mio intervento è sicuramente un pò poco lineare ma penso possa essere di aiuto per trarne spunti interessanti da un punto di vista psicologico.
    Ultima modifica di lmonterisi : 31-05-2010 alle ore 18.34.19

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