"come fa questo amore
che dall'ansia di perdersi
ha trovato in un giorno
la certezza di aversi"
Posso dirti PER ME cosa significa "amare". Di certo non posso dirti cosa significhi per il resto del mondo. Delle strutture invarianti rispetto all'esperienza si possono probabilmente descrivere, ma non è detto che le concettualizzazioni coincidano punto per punto.
Venendo a noi: amare un brano musicale, per me, è aspettare che arrivi, fremere, lasciarsi trasportare dall'ascolto, sentire delle corde che vibrano all'unisono con quel brano, percepire delle assonanze con il suo creatore, sentirlo visceralmente come un'esperienza fisica, su tutto. Va da sé che la questione del "sessuale", come a ragione faceva notare Luigi, è in un certo modo implicata (e neanche in maniera così metaforica come suggerirebbe il buon senso, visto che le sensazioni fisiche per me sono di vera eccitazione, anche se non relative alla zona erogena genitale).
Ascoltare brani quali "A cùmba" di De André, oppure "Piccola città" di Guccini (col suo testo straordinario), o Mars, the Bringer of War di Holst, o Autumn in New York cantata da Ella & Louis (che voci!), oppure una scarica elettrica come "Colorado Bulldog" dei Mr. Big (pur in una pessima versione live dal sound impastato), o in ultimo la dolcezza infinita di "Chovendo na roseira" di Elis & Tom. Ne avrei altre, ma con queste vado sul sicuro: la prima volta che le ho sentite mi hanno cambiato. Le volte successive sono diventate parte di me.
Anche un libro come "Seta", di Baricco, lezioso quanto si vuole, l'ho amato.
Alcuni momenti di "Manhattan" di Woody Allen.
Una donna sdraiata, dopo fatto l'amore, e il suo respiro dolce e delicato, mentre si addormenta. La stessa donna che ti fa eccitare anche solo per come si aggiusta i capelli, per il suo modo di parlare o per il profumo che porta.
Questo è quello che sento io. Tu hai mai sentito qualcosa del genere? Se non l'hai sentito o se non l'hai vissuto così, magari prova a parlare di qualche emozione relativa al campo che ti ho descritto, così possiamo capire come vivi le cose, oltre a vedere come le ricomprendi "a posteriori", come le cataloghi e come le archivi.
Una dedica @Char_Lie


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...il tipo di amore che occorre al di là del legame sessuale (come nel caso delle attività suddette) è spesso connotato da una corporeità che scimmiotta l'atto sessuale. E' di vitale importanza fare sesso con una canzone! Ma ti capisco...l'eccesso è fastidioso per entrambi i poli della situazione che descriviamo: ma la mancanza di sublimazione crea un mondo incistato nelle formalità, nel 'meccanismo', in una praticità falsa che crede di essere ''fatto'' reale (mi viene in mente la ''politica del fare''!), ma invece rinchiude la tragedia della creazione (la tragedia della storicità) in un punto di povertà estrema, di non-testimonianza. E' come essere condannati a non emergere mai da un mare censorio; si sta bene nell'acqua, ci si culla, non ci si urta mai violentemente, tutto è ovattato: ma il rumore che attende l'orecchio anestetizzato, appena fuori da quel livello liquido, è martellante. Si soffoca pure, a star sempre sott'acqua. Anche il corpo è comicamente impacciato e si contempla da sè: il massimo movimento possibile, in uno stato così tanto impedito, è masturbatorio. E infatti, mi vien da dire, solo a costo di perdersi un pò ci si può aspettare che un corpo danzi libero (fuori da un mare censorio), perdendosi nelle scuciture di una identità costruita, insieme alla 'mania' di un altro corpo.
, se mi delucidi il concetto forse riesco a rispondere. Per la letteratura e tutto il resto il discorso è analogo.
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