''Il sapere preteso dalla psicoanalisi è un sapere che salva, che redime, che libera. Ma la verità cui esso aspira corrisponde a ciò che gli uomini veramente vogliono? Non si tratta forse, nella psicoanalisi, d'un sapere e d'una verità che portano al deserto?''
La verità è un qualcosa che ci dice come le cose stanno, quel che vogliamo noi è un'altra cosa, ad esempio qualcuno potrebbe chiedersi quanti corpi celesti superiori ad una certa dimensione ci sono nello spazio ed azzardare che non siano 10.000 può essere vero, ma questa verità a me interessa? Come esseri umani siamo orientati ad attenere qualcosa, la salvezza però rappresenta qualcosa di diverso per ognuno. La redenzione e la liberazione sono di nuovo concetti soggettivi, tornando all'esempio del nazista, per questo redimere il mondo magari significa liberarlo dagli ebrei e fare pulizia etnica, per bloccare persone simili bisogna mettere su una guerra se non si vuole che arrivino ai loro scopi.
Non possiamo parlare di "redenzione e liberazione" in generale senza stabilire in concreto in cosa consistono per uno psicoanalista, per te o per tizio e caio, "redenzione e liberazione".
Quindi non può proprio porsi una contraddizione del genere (''Il sapere preteso dalla psicoanalisi è un sapere che salva, che redime, che libera. Ma la verità cui esso aspira corrisponde a ciò che gli uomini veramente vogliono?"), se la "redenzione" dello psicoanalista rappresenta un bene per me, secondo il mio modo di sentire, coinciderà proprio con quel che voglio e desidero ottenere, ma se non mi trovo in accordo col suo senso di bene, la sua "redenzione" non rappresenterà affatto un bene per me e si genererà un conflitto, ma tra le mie idee riguardo a cosa sia bene per me e le sue idee riguardo a cosa debba essere bene per un essere umano ed in particolare per me, così come la "redenzione" alla quale punta un nazista non è la redenzione alla quale aspira un altro tipo di persona.
Se questo discorso ti sembra assurdo abbiamo forse davvero modi di vedere le cose che si trovano agli antipodi. "redenzione e liberazione" per me assumono un senso soggettivo proprio in funzione di quel che si vuole ottenere, in funzione di quel che si desidera ottenere (la redenzione rappresenta in genere una specie di vita eterna felice, ma felice sempre secondo i canoni della persona in questione, la liberazione un qualcosa che ha a che fare col sentirsi liberi da certi vincoli che ora ci stanno stretti), contraddizioni del genere (tra una verità che ci salva [se esiste] ed una verità che desideriamo ottenere perché la salvezza soggettivamente si potrebbe definire proprio come un ottenere quello che desideriamo davvero) non possono andare a crearsi, per ognuno di noi i vincoli ed i problemi sono distinti, si può generare solo una contraddizione tra quel che vogliamo ottenere noi (il tipo di "redenzione e liberazione" al quale aspiriamo) e quel che vuole ottenere un'altra persona (il tipo di "redenzione e liberazione" al quale aspira lei).
Ognuno vuole ottenere il potere e la verità (se esistono) per raggiungere la propria "redenzione e liberazione" sempre, ma queste probabilmente non coincidono con le idee di "redenzione e liberazione" di altre persone, per questo va a crearsi un conflitto, ma è un conflitto tra delle idee, volontà e preferenze ultime che stanno in due teste differenti.
Quel che preferirei ottenere io in genere non coincide con quel che preferirebbe ottenere un'altra persona e "la redenzione e la liberazione" alle quali aspira uno psicoanalista può darsi che non coincidono affatto con quelle a cui aspiro io e la verità dello psicoanalista perciò può darsi che non mi salverà e libererà da nulla di quello da cui vorrei esser salvato e liberato davvero (magari quella fatica di cui parlavo visto che poi mi si dice che è necessaria).
Saluti
"Io vorrei vederla senza pantaloni, signor Reed"
(Louise a Walter Reed in "Reds")
Buona vita
Guglielmo


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Rispondi citando
, tu Megiston con la "presenza a sé stessi", "la relazione" e l'"idealizzazione", gieko con l'"episteme", l'"autopoiesi" ed il "cambiamento strutturale" e così via. Ricordo che hai citato anche due volte lo stesso passo da un libro, la bambina che si accorge del sagnale del papà.
, vedrò di variare la scaletta e i contenuti culturali
.

, è ovvio, Char_lie, te lo stiamo dicendo in tutte le salse (maionese, roux, pomodoro, béchamel, bagna cauda, pesto genovese, alle noci, ai gamberetti, al curry, mousseline, chantilly, rosa, aurora, villeroy, bearnese, allo zenzero, alla paprika, al cognac, peverada, tartara, al rafano, al tartufo, alemanna, tonné, suprême, aiolì, maître d'hôtel, al pistacchio, ecc.), per sapere cosa produce dovresti fare un'analisi!!! Parbleu! Per sapere che il piatto che hai davanti è buono oppure no hai bisogno dei certificati di garanzia o lo assaggi? Qualcuno ti potrà pur segnalare che in quel posto si mangia bene, ma se non ci vai di persona non lo saprai mai. A me questa cosa sembra di una elementarità unica, perché per te è invece così complessa?

, una sorta di eterno ritorno cosmico, di catena delle reincarnazioni.