Cliccando sul link potrete visualizzare la Carta delle Proposte di Progetto Nazionale Prometeo, alternative al numero chiuso. Leggetele attentamente!
Questa discussione si intitola Progetto Nazionale Prometeo nella sezione Facolta' di Psicologia di Firenze, appartenente alla categoria I forum degli studenti e delle facoltà di Psicologia; Cliccando sul link potrete visualizzare la Carta delle Proposte di Progetto Nazionale Prometeo, alternative al numero chiuso. Leggetele attentamente!...
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Ultima modifica di FranzMari : 03-04-2008 alle ore 22.00.09
Il Comitato Demokratìa ha indetto per il giorno lunedì 21 APRILE 2008
LA PRIMAVERA STUDENTESCA
Per abolire il numero chiuso universitario e ripristinare il libero accesso alla conoscenza
Il Comitato Demokratìa per la libertà di scelta, nella sua azione a difesa del diritto di scelta universitaria, denomina il PROGETTO NAZIONALE PROMETEO, .
La mobilitazione coinvolge nove città italiane che manifesteranno dalle ore 12:
Milano: presidio in Piazza Mercanti; Firenze: corteo e manifestazione in Piazza della Santissima Annunziata; Ancona: presidio in Piazza dell’Università-Torrette di Ancona; Roma: presidio in Piazza Farnese; Napoli: manifestazione in Piazza Dante; Bari: presidio in Via Sparano; Reggio Calabria: corteo e manifestazione in Piazza Camagna; Catania: presidio in Piazza dell’Università. A Torino (cuore di Progetto Prometeo) il corteo inizia alle ore 11 dal Castello del Valentino (Facoltà di Architettura) per confluire intorno alle 12 in Piazza Castello dove seguirà happening musicale fino alle ore 23. La manifestazione torinese denominata “Cultura e Bellezza” sarà condotta da MARCO COLUMBRO in un susseguirsi di gruppi musicali, danze, esibizioni di canto (tra gli altri, Marco Carena, Davide Pulia) intervallati da interventi (tra cui Giuditta Dembech, Beppe Rosso) e personalità note del mondo della cultura, della politica, del sociale.
Sul tema universitario, Progetto Prometeo ha prodotto il video OSATE! Contro la legge illegale che vieta la conoscenza (scaricabile dal nostro sito e da YouTube); ed è già in libreria il testo di Massimo Citro VIETATO STUDIARE, edito da MACRO).
Sito Ufficiale di Progetto Nazionale Pormeteo
Tra i nostri sostenitori: Massimo Cacciari, Fabio De Nardis, Gabriele Mandel, Marco Columbro, Franco Battiato, Donatella Rettore, Milva, Mino Reitano, Valter Malosti, Beppe Rosso, Ernesto Olivero, Max Laudadio, Gimmy Ghione, Packi Valente, Nader Butto
L’iniziativa è patrocinata da:
REGIONE PIEMONTE, PROVINCIA DI FIRENZE, C.I.S.L. PIEMONTE, ASSOC. CONSUMATORI CODICI, COMUNE DI CHIERI
Ultima modifica di FranzMari : 16-04-2008 alle ore 20.05.34
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
"Vietato Studiare" - Massimo Citro
Un affermato medico italiano decide di sottoporsi al test universitario di ammissione alla Facoltà di Medicina e viene respinto. Nasce da questo episodio l'idea di svelare gli inquietanti retroscena dell'accesso limitato alle università e degli interessi economici che vi ruotano intorno. Un'indagine completa sulla cosiddetta "mafia accademica" e sui poteri che ostacolano l'istruzione imponendo al nostro Paese un dilagante oscurantismo culturale. Un testo snello e discorsivo, ma ampiamente documentato che analizza le contraddizioni della politica del "numero chiuso" e si schiera a favore della libertà di scelta, informazione e conoscenza e del diritto allo studio e alla cultura
L'Italia di oggi è governata da poteri privati che tengono in ostaggio lo Stato: uno di questi è rappresentato dagli Atenei. La storia stessa insegna che le dittature si sono sempre fondate sull'ignoranza e sul monopolio del sapere
Un libro per gli studenti, per le loro famiglie e per tutti noi, perché laddove un diritto è violato è tutta la comunità a soffrirne
Che altro aggiungere?
Pagine 190 circa, prezzo € 9,50 (quindi abbastanza abbordabile), edizioni Macro.
Consigliatissimo!!!
Ultima modifica di FranzMari : 01-05-2008 alle ore 18.19.48 Motivo: Aggiunto in allegato foto della copertina
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
Io ho l'impressione che l'università somigli sempre di meno a un'università e sempre di più a un'industria, in cui s'è costretti ad accettare le condizioni imposte dall'alto o, in alternativa, far festa e andare altrove, con tutti gli inconvenienti e gli imprevisti del caso.
Comunque vada, il professore ha sempre il coltello dalla parte del manico ed è consapevole che, in ogni caso, non sarà di certo lo studente a fargli perdere il posto o negargli lo stipendio.
Pur non ritenendo meritocratico il test d'ingresso col numero chiuso, io penso un'altra cosa: gli atenei non dovrebbero godere dell'autonomia, ma essere gestiti interamente dallo Stato, con severi controlli amministrativi e fiscali; i corsi di laurea, invece, dovrebbero ripristinare lo status quo, ossia il vecchio ordinamento quinquennale.
Da quando c'è l'autonomia, lo studente che non si trova a suo agio nel suo corso di laurea , o peggio, quello che ha preso la triennale e vuole cambiare ateneo per la specialistica -come capiterà a molti studenti di psicologia- non ha che due alternative: accettare le condizioni imposte dalla facoltà -nel nostro caso: l'obbligo di frequenza e il test d'ingresso sempre più ferreo, oltre agli innumerevoli imprevisti disorganizzativi, amministrativi e didattici già sperimentati alla triennale-, oppure cambiare città con la certezza di partire svantaggiato e dover recuperare un numero imprecisato di crediti solo per poter accedere alla specialistica. In questa maniera, a mio avviso, non si garantisce un iter formativo comune e universale nemmeno in corsi di laurea apparentemente uguali tra loro.
In secondo luogo, io credo che chi spende ogni anno migliaia d'euro di tasse, magari per ritrovarsi a far lezione in un'ex fabbrica sudicia e maleodorante coi cani a giro, debba avere tutto il diritto a un servizio perlomeno all'altezza della cifra sborsata, cosa che invece non avviene.
Io sono a psicologia da tre anni, e in tutto questo tempo mi son sempre chiesto una cosa: è l'università a dover venire incontro alle esigenze e ai problemi dello studente -badate bene: non dello studente specifico, ma dello studente in quanto singolo membro di una categoria che ogni anno sborsa un monte di soldi-, oppure è giusto il contrario, come puntualmente accade? A scuola, la presenza alle lezioni frontali serve, oltre che per apprendere, a far convivere l'allievo con le regole dei rapporti sociali. La facoltà, nel termine specifico della parola, è invece un luogo che lo studente frequenta, se vuole frequentare, per i corsi che ha intenzione di seguire; in alternativa, mentre studia, deve avere la possibilità di lavorare o di occuparsi d'altro senza essere costretto a tornare sui banchi di scuola solo per poter dare gli esami.
Uno studente lavoratore merita il massimo del rispetto e della stima, ma soprattutto ha il diritto a essere tutelato rispetto alle persone che invece hanno poche responsabilità e si possono dedicare interamente allo studio...sembrerà assurdo, ma avviene il contrario. Io, per esempio, mi trovo in una situazione particolare e non ho la possibilità, nè l'intenzione, di ragionare con la pancia piena e di arrivare disoccupato a trent'anni soltanto perchè i presidenti dei nostri corsi di laurea pretendono di creare "una facoltà di èlites dedicata soltanto a chi se la può permettere". Premesso che un discorso del genere mi sembra assurdo se fatto da insegnanti di psicologia, che per primi dovrebbero insegnare e trasmettere l'empatia e il rispetto per il prossimo, io ho sempre più l'impressione che certe categorie siano tutt'altro che tutelate...anzi, quest'assurdità dell'obbligo di frequenza costringe tante persone a rinunciare alla specialistica o a cambiare città a suo rischio e pericolo.
In più, il nostro indirizzo non è uno di quelli che permette di fare ragionamenti del tipo: "Oggi mi laureo, domani fo l'esame di stato e doman l'altro lavoro": l'iter formativo per arrivare a una posizione stabile è tutt'altro che facile, e nel frattempo è importante avere la possibilità di seguire strade parallele, o comunque di cominciare a conoscere più da vicino il mondo del lavoro. Finchè le responsabilità scarseggiano e ci s'ha la possibilità di contare su una famiglia, le preoccupazioni non sussistono e certi discorsi possan sembrare assurdi. Ma all'università c'è anche gente di una certa età, con una posizione o una famiglia a carico, o comunque gente che non può rinunciare a lavorare e mantenersi per tornare sui banchi di scuola. Eppure, questo i professori non lo capiscono e la fanno facile, perchè il problema non li riguarda.
Se le facoltà e gli atenei non avessero il potere decisionale universale su tutto ciò che li riguarda, sarebbe meglio per tutti, credetemi.
Perdonate la lunga digressione e il leggero off-topic, ma questo è quello che penso.
Sono d'accordissimo con te.
Gli Atenei sono diventati poteri esageratamente forti, in grado di contrapporsi allo Stato, facendo ciò che vogliono!
Noi proponiamo, nella nostra Carta delle Proposte (trovi il link nel primo messaggio di questa pagina), più controlli da parte dello Stato su quello che è l'operato delle Università, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei fondi e la competenza degli insegnanti, dai quali dipende la tanto declamata "qualità dell'insegnamento".
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
Buongiorno a tutti!
Volevo segnalarvi Study Box,
un "Forum Europeo sul Diritto allo Studio e alla Formazione
Universitaria", che si svolgerà a Perugia nei giorni 5 6 e 7 giugno.
Noi di Prometeo avremo uno stand in Piazza Italia per raccogliere firme e fare un po'di buona informazione.
Colgo l'occasione per ringraziare il Presidente dell' Adisu (Agenzia
per il Diritto allo Studio Universitario) di Perugia, prof Oliviero, per il sostegno
alla nostra iniziativa, nonché tutto il personale che si è dimostrato
disponibile e collaborativo.
Spero che parteciperete in molti a questa iniziativa!
Grazie
Francesco
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
Pubblico parte di un articolo uscito oggi, 30 giugno, su La Stampa: leggetelo, poi farò un paio di considerazioni.
«Tra sedici anni in Italia ci saranno 70 mila medici in meno»:
il presidente degli Ordini dei Medici, Amedeo Bianco, l’ha annunciato senza girarci tanto intorno: Rispetto al totale attuale di
circa 280 mila medici vuol dire quasi un quarto in meno, un calo di 4 mila in media l'anno. Il motivo? Troppi pensionati rispetto ai futuri laureati.
Il calcolo dettagliato fa parte di una relazione di Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo,
la federazione che riunisce tutti gli Ordini dei medici d’Italia. «Basta fare la somma di tutti i medici che presumibilmente
andranno in pensione dal 2011 al 2025 - spiega - Ogni anno si iscrivono 7400 studenti alle facoltà di medicina di tutta
Italia. Di questi, 460 sono stranieri. All'incirca il 20% lasciano prima e quindi vengono immessi ogni anno 6250 medici. E' stato così nel 2005, nel 2006 e nel 2007. Li sommiamo per 15 anni fino al 2025,
sottraiamo chi va in pensione, ed abbiamo un totale di 190 mila medici, e quindi un buco di 90 mila unità. O, forse, qualcuno
di meno, visto che non tutti andranno in pensione a 65 anni, anche perché la previdenza ora non favorisce chi vorrebbe lasciare
la professione prima, anzi c'è la tendenza a restare. Diciamo che saranno almeno 70 mila medici in meno».
Un medico su quattro verrebbe cancellato, insomma. A meno che non si corra
ai ripari. Luigi Frati, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia alla Sapienza un rimedio ce l’ha: «Aumentare il
numero programmato di iscritti del 10%».
La crisi si inizia ad avvertire proprio da quest’anno.
«Per la prima volta si registra quasi un pareggio tra il fabbisogno regionale di medici chirurgo (calcolato in base al numero
dei medici, alle strutture ospedaliere e di persone assistite dal Servizio Sanitario nazionale) e laureati. «In base ai dati
invece è ben probabile che nei prossimi anni i chirurghi inizieranno a scarseggiare», avverte Maurizio Benato. «Questa
carenza può diventare un dramma se ci si arriva con questa società. Non lo sarebbe se invece vi fosse una ridefinizione
del ruolo dei medici e del loro lavoro. Abbiamo i grandi ed enfatici ospedali, le strutture ad alta tecnologia. Mancano del tutto le
strutture intermedie, a bassa tecnologia, dove convogliare la gran parte di quelli che ora sono i ricoveri ospedalieri: i malati
cronici, le lunghe degenze, gli anziani in gran parte. La nostra popolazione invecchia rapidamente. Oggi gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 18% della popolazione, nel 2015 saranno il 22-23%.
In termini di malattie e carico sulla sanità rappresentano un peso di non poco conto: alleggerire i medici di questo tipo di
assistenza sarebbe un grande aiuto».
Letto?
Bene.
Ecco la mia considerazione: sono anni che circola il luogo comune per cui in Italia ci sarebbe esubero
di medici; molti ne sono tutt'ora convinti. Appare evidente l'infondatezza di questo luogo comune: lo dice il presidente degli
Ordini dei Medici e credo non ci possano essere obiezioni.
Dunque mi domando: chi avrà messo in giro la cretinata (perché di cretinata trattasi)? Ma
soprattutto: perché finora nessuno si è mai preso la briga di andare a verificare la fondatezza di quell'affermazione,
limitandosi ad utilizzarla per giustificare quel meccanismo aberrante che è il numero chiuso? Mi auguro che questo serva da lezione per il futuro a coloro che hanno creduto ciecamente alla cretinata
senza controllarne la veridicità.
La soluzione non è aumentare del 10% il numero programmato di iscritti ed il motivo è
semplice: è impossibile sapere con certezza quanti immatricolati arriveranno effettivamente alla laurea. Possiamo
fidarci delle statistiche, delle medie...ma questo non risolve il problema.
L'unica soluzione, perciò, sarebbe togliere lo sbarramento all'ingresso, dando a tutti la possibilità di
studiare: chi dimostrerà di essere capace e meritevole arriverà a laurearsi. Dobbiamo restituire serietà al
sistema Universitario. Con il numero chiuso, infatti, si ottiene il risultato contrario: essendoci penuria di medici, bisogna fare in
modo che la maggior parte di coloro che ha superato il test si laurei, andando così ad influire negativamente sulla qualità
dei laureati (il contrario di quel che ci chiede l'Unione Europea).
Allora, investiamo più risorse nell'Università! Diamo a tutti la possibilità
di dimostrare le proprie capacità! Avremo laureati più bravi e, soprattutto, soddisfatti del proprio mestiere, perché
sarà quello che loro hanno scelto liberamente, seguendo la propria passione.
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
YouTube - Intervista a Indignato Speciale
Parliamo della sentenza del TAR ricordata da Pamparana; pochi infatti sanno di cosa si tratti.
Dunque: gli studenti che l'anno scorso hanno sostenuto il test di ammissione per medicina, hanno presentato ricorso, tramite l'UDU o il Codacons, perché nel test vi erano almeno 4 domande sbagliate.
Il giorno dopo l'uscita delle graduatorie e delle risposte esatte, il Ministero ha emanato un comunicato in cui annullava due domande, stabilendo che la graduatoria sarebbe stata fatta su 78 domande e non su 80; ovviamente il ricorso è andato avanti lo stesso. Dunque l'allora Ministro Mussi cosa fece? Emanò un decreto (che sarebbe meglio definire "editto"), con il sostegno del Consiglio di Stato, nel quale stabiliva la legittimità del proprio operato ed annullava tutte le sentenze sei TAR emesse fino a quel momento: da qui la definizione di decreto "blocca-ricorsi".
Pochi giorni fa il TAR del Lazio ha emesso la sua sentenza, giudicando non valido il test (perché, secondo la legge 264/99, il test deve essere su 80 domande, né più né meno), giudicando assolutamente illegale il comportamento della commissione che aveva deciso le domande del test (tutti i verbali ed i documenti relativi alle riunioni di questa commissione erano stati distrutti) e ravvisando profili di abuso di potere nell'operato di Mussi e del Consiglio di Stato. Insomma, una grande vittoria per gli studenti (rappresentati dal nostro amico e collaboratore, avvocato Michele Bonetti). Evito di fare considerazioni politico-sociali sulla questione, ci vorrebbe troppo e sicuramente risulterei impopolare.
Unica pecca (ovviamente ce n'é una) è che la sentenza sia valida solo per la Facoltà di Medicina della Sapienza di Roma. Perché? A quanto pare il ricorso non è stato notificato ai legali delle altre Università (solo in Italia possono succedere cose del genere).
A questo punto stiamo facendo pressione sull'attuale Ministro perché prenda dei provvedimenti a livello nazionale, dato che il test era uguale per tutti: se è sbagliato a Roma, lo è in tutta Italia, è logico.
Quindi invito tutti voi a diffondere la notizia e ad inviare un'e-mail alla segreteria del Ministro all'indirizzo segreteria.ministro@miur.it.
Grazie!
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
Si Ripropone lo scandalo dei test d'ingresso alle Università. Noi non ci stiamo.
Massimo Citro*
Fabio de Nardis**
«Vedo Medicina per me sempre più lontana, vorrei rassegnarmi e dimenticare il mio sogno, ma non riesco. Ho voglia di spaccare tutto e piango. Piango perfino camminando per strada, tiro pugni e mi chiedo: ma che cavolo aspettano gli altri ragazzi a incazzarsi? Perché sono così passivi? Non credo più che la gente possa svegliarsi dal torpore. Siamo soli, completamente soli. A volte, anche solo per pochi attimi, penso come sarebbe meglio uccidersi. O altrimenti, aiutatemi a dimenticare le mie passioni. Fate quel che volete, ma fatemi smettere di soffrire…».
Una delle migliaia di voci disperate che da anni si levano da ogni parte d'Italia, una delle 158 studentesse firmatarie di una richiesta alla Ministra Gelmini. Tutte donne che chiedevano a un Ministro donna di non dover più patire - oltre alla disparità nei confronti dei colleghi maschi - l'ingiusta esclusione a priori dall'Università. Una delle tante migliaia di firmatarie contro il numero chiuso. Una delle centinaia di militanti di Progetto Prometeo per la libertà di scelta universitaria e il libero accesso alla cultura. La Gelmini non ha risposto. C'è dolore e rabbia in decine di migliaia di famiglie italiane, soprattutto nei mesi che seguiranno l'antidemocratica lotteria dei test d'ingresso universitari. Come restare indifferenti alla disperazione di giovani che hanno diritto di studiare e che una legge (la 264/99) costringe ad abbandonare i loro sogni e la propria realizzazione?
Chi risarcirà i danni morali, materiali, economici a tutte queste famiglie? Anni buttati, fior di soldi sprecati in corsi di preparazione a esami che per la nostra Carta costituzionale non dovrebbero nemmeno essere pensati. Famiglie costrette a tenersi in carico per anni figli che potrebbero già essere laureati. Professionisti demotivati e frustrati costretti a ripiegare su strade non desiderate.
Hillman scrive che l'anima s'incarna avendo già scelto che cosa vuole realizzare in questa vita. Il diritto di scelta è sacrosanto, ma in Italia è calpestato dai governi. Non si tratta di colore politico ma d'interessi di caste, e le caste non hanno colore. Sono grigie come i loro disegni.
Nessuno risarcirà mai questa gente, poiché nelle congiure di Stato, non esistono colpevoli (e il numero chiuso universitario è un vero colpo di Stato nell'istruzione, oltre che una silenziosa violenza privata). Non pagheranno coloro che, dietro le quinte dei parlamentari che il 29 luglio 1999 firmarono una legge contraria alla Costituzione e alla Carta dei Diritti Europea, hanno voluto il numero chiuso e ancora adesso ne godono i frutti sul dolore di altri. Non saranno gli Atenei a pagare, né certi consorzi interuniversitari che manovrano indisturbati. Non saranno nemmeno certe Università private o centri di preparazione agli esami universitari, che grazie a questa legge illegale traggono da anni ingenti profitti. No, nessuno pagherà per questo. Anche perché dietro ci sono certe lobby politiche, economiche, e non solo, che tramite il numero chiuso esercitano un controllo capillare sulla conoscenza. Tipico delle tirannie avere il dominio sulla scuola e sull'istruzione e tenere la massa nella più bieca ignoranza. Chi ha interesse a controllare le Facoltà italiane di Medicina, dato che la battaglia s'incentra proprio qui? Dato che si ha a che fare con la questione degli embrioni, con l'aborto…? Meglio pochi medici, magari impreparati, ma subalterni a logiche di potere?
Il 3 settembre ricomincerà il balletto delle ipocrisie. Ci saranno i test di ammissione e ci si ricorderà per non più di due mesi all'anno di questo scandalo. Ricominceranno le bugie di chi giustifica il numero chiuso incolpando l'Europa (non è vero: siamo noi a contravvenire la Carta europea). O affermando che ci sono troppi medici (non è vero, siamo in dilagante carenza di medici in Italia). Dicono che ci sono troppi giovani che vogliono studiare (che orrore!) che scarseggiano le strutture (cosa aspettiamo ad adeguarle alle esigenze dei cittadini?). Ci saranno i soliti scandali, per qualche mese i media faranno notizia, qualche indagato per tangenti ed entro fine anno non se ne parlerà più.
Malgrado le insistenze di Rifondazione insieme alle tante realtà organizzate della società civile, anche l'ex Ministro Mussi ha difeso a spada tratta il numero chiuso, pur avendo sostenuto che il diritto di scelta degli studenti è sacrosanto e dichiarato il 3 maggio 2007 da Santoro che «nessuna legge può sostituire un principio etico condiviso dalla comunità» e che «col sistema attuale di accesso universitario, i figli degli operai sono esclusi dall'accesso al sapere». Chi c'è dietro a queste parole? Per quali motivi anche Mussi si spinse a certi estremi e con profili di eccesso di potere, come da recente sentenza del Tar del Lazio, che invalidò i test a Medicina del 2007 ritenendone illegittimi verbali e atti. Sentenza che auspica «un modello funzionante più equo ed efficace, caratterizzato dall'assenza di quiz preselettivi e da un sistema di accesso iniziale aperto a tutti».
Se il centrosinistra ha deluso le aspettative di cambiamento, l'attuale governo, incurante dei giudici amministrativi, ha confermato anche per quest'anno il numero chiuso. Ti viene da pensare che ci sia dietro dell'altro. Non nutriamo molte speranze che la gente si sollevi trasversalmente. Però chiunque, pur venendo a conoscenza di questa violazione del diritto, decida di non protestare contro il numero chiuso, unendosi a noi nella lotta per la libera cultura, è moralmente complice delle caste che noi ancora una volta denunciamo. Per questa ragione il 3, saremo in diverse città di fronte alle Facoltà di Medicina in cui si svolgono i test per rivendicare ancora una volta la nostra vocazione democratica per il libero accesso ai saperi.
*Medico chirurgo e psicoterapeuta, presidente di Demokratia e direttore del Progetto Prometeo
**Dipartimento Università e Ricerca Prc-Se
da Liberazione del 29/08/2008
“La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.” Gandhi
“Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché la Coscienza dice che è giusta.” Martin Luther King
Premessa:sono contraria ai test di ammissione.Credo che gli atenei siano sempre stati 'poteri forti' in quanto istituzioni;in questa sede, eviterò di abbandonarmi ad una digressione sulla distribuzione del potere,e di ragionare su massimi sistemi. Mi pare che sia rimasto un pò in ombra un aspetto pratico relativo all'applicazione dei test nella nostra facoltà(anche se tra pochissimo non sarà più la mia...)Per prima cosa il test d'ingresso alla triennale non sembra in grado di discriminare adeguatamente tra livelli di preparazione assai differenti:sono entrate ugualmente persone con lacune formative enormi-nessuno me ne voglia. Trovo maggiormente sensato lasciare la possibilità di accedere a tutti coloro che ne fanno richiesta e proporre poi contenuti formativi ed esperienze didatttiche adeguate a plasmare la cultura di una laureato,effettivamente degno di tale titolo. La Facolà di Psicologia di Firenze ha operato scelte opposte. In secondo luogo,perchè imporre un ulteriore sbarramento per l'ingresso alla Specialistica/Magistrale?Il titolo di laurea consente implicitamente di proseguire il proprio percorso universitario,acosa serve un test? Giusto a darti la sensazione di non poter controllare il proprio percorso....
Grazie per la condivisione.
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Ultima modifica di athurart09 : 08-09-2010 alle ore 12.34.24