Ciao a tutti,
sono un ragazzo di 25. Sono giunto su questo forum vagando sul web, cercando consigli su questa.. malattia. Ho deciso di fermarmi qui perchè mi pare che la comunità, sebbene piccola, riesca a stringersi attorno ai problemi che vi si presentano, senza scadere troppo nella banalità nelle risposte.
Sono consapevole che un messaggio non possa riassumere tutto quanto, e che volerlo fare sfinirebbe il lettore, cercherò quindi di essere piuttosto sintetico, senza tralasciare passaggi importanti..
Verso i 5-6 anni mio padre abbandona la mia famiglia.. per andare a vivere con un altro uomo (cosa che ho sempre sospettato, ma di cui ho avuto certezza solo recentemente). Sinceramente non ho ricordi chiari di come potessi essere prima di questo evento, ma molte persone che mi hanno conosciuto mi ricordano come un bambino vivace, simpatico, molto solare e socievole.
Dopo questo evento.. mi ricordo soprattutto un forte senso di inadeguatezza, nei confronti degli altri bambini (la situazione economica non era rosea, mia madre si doveva sobbarcare tutto) perchè non avevo questo, non avevo quello.. ma ciò non mi ha proibito di avere tanti amichetti all'epoca.
Però a questa sensazione si sono accompagnate atteggiamenti "vittimistici", capretto sacrificale del destino, autocommiserazione, irrequietezza.. che non accennavano a diminuire, poichè mia madre, dovendo lavorare sempre, mi lasciava spesso solo, crescendo così un pò alla stato brado, imparando con tanti sbagli differenze tra bene e male, giusto e sbagliato (ero un piccolo ladruncolo di ovetti kinder e cose così).
Come sempre, non mi ha impedito di avere amici, non mi sono chiuso nella solitudine, ma non mi sono mai aperto veramente con le persone.
Queste sensazioni sono rimaste mie compagne, ma credo di averle un pò dominate con l'avanzare della maturità. Sostituite però da cambi repentini di umore, tendende soprattutto verso la malinconia, la rabbia, la tristezza.
Il punto è questo.. l'anno scorso il compagno di mio padre mi telefona sul cellulare (siamo sempre rimasti in contatto, anche se sporadicamente) dicendomi che era impazzito, che non sapevo più cosa fare, che era diventato estremamente violento.
Li raggiungo nella loro casa, e trovo mio padre barricato in camera da letto con una mannaia e un coltellaccio.. provo a parlargli con calma, ma interpreta male le mie parole e mi allontana con maledizioni e tante altre cose carine.
All'improvviso scende in giardino, sbraita, impazzito.. cerchiamo di fermarlo ma lui mi morde (la cicatrice è restata sul braccio).. nonostante quello lo fermiamo, lo leghiamo in qualche modo e chiamiamo un'ambulanza, accompagnata da uno psichiatria e una volante.
Nel frattempo si libera, si rinchiude in camera e minaccia di uccidere chiunque si fosse intromesso.. le forze dell'ordine entrano, lo immobilizzano con un gas urticante sugli occhi, gli iniettano qualcosa e lo portano via.
Io piango due volte. Cerco di essere forte e fermo, ma non ce la faccio, è bastato che qualcuno mi rivolgesse la parole per crollare.
Ora.. a mio padre è stata diagnostica una forma di schizofrenia, che cura con pillole varie.. il mio problema è che ho paura per me. Ho paura che tutte quelle cose che ho provato da piccolo, che provo ora, siano un sintomo di ciò che potrebbe accadere anche a me. Rileggo tutto il mio passato come un preludio a un futuro che ho paura di sapere già.
Ho paura perchè di recente, sempre più frequentemente ho questi cambi di umore, tendo ad arrabbiarmi fuori misura, e ho come la sensazione di riuscire a fermarmi prima di impazzire solo per pura fortuna.
Io credo di avere un serio bisogno di uno specialista... credevo che avere qualche amica confidente potesse aiutarmi a tenere a bada le mie paure.. ma non è così.


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