Da un po' di tempo sento di non amare più la vita, forse io ho davvero intrapreso una certa strada e, essendo crollato qualche ponte che ho attraversato, non posso più tornare indietro. Né l'agire, né il far qualcosa, né la psicoanalisi, né altre pratiche fino ad ora sono riuscite, per così dire, a farmi star meglio. Qualcosa può anche cambiare ma poi mi accorgo che comunque resto fondamentalmente fortemente insoddisfatto, di me, di quello che ho intorno, delle persone, delle relazioni che riesco a procurarmi, di quel che posso fare e di come lo posso fare e compagnia bella. Insomma finisco sempre col provare una specie di odio generalizzato che non riesce nemmeno più ad avere un oggetto specifico verso cui dirigersi.
E se fosse la struttura stessa della mia esistenza che non mi permette di stare bene? Come potrei riuscire a guarire? Come potrei trovare qualcosa di meglio? Ma che sia davvero meglio secondo il mio metro di giudizio. E se l'affermarmi come individuo corrispondesse ad una specie di paradosso simile a "questa proposizione è falsa"?
Scrivo, perché scrivo, ma sento che anche questo scrivere è soltanto simile ad una specie di grido di aiuto che probabilmente non servirà praticamente a niente. Può darsi che questo aiuto non possa darmelo io e non possa darmelo nemmeno qualche altra persona.
I suggerimenti spesso rappresentano per me un già pensato, niente di nuovo: saggezza d'accatto che viene proposta e riproposta come una stessa pietanza che viene semplicemente impacchettata con confezioni sempre diverse colorate ed accattivanti. Ma io di tutto questo non so cosa farmene, i miei problemi restano là, irrisolti, in attesa che qualcuno sciolga realmente certi nodi che io non so come districare (ammesso che sia possibile scioglierli e che non ci siano fili che si chiudono ad anello intorno ad altri fili).


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