Devo essere sincero: no, onestamente mi è ancora più oscuro adesso il tuo pensiero... Non te ne faccio ovviamente una colpa, sicuramente è un mio limite, ma a me sembrava più chiaro prima cosa tu volessi dire...
Riassumo la tua ( e la mia... ) posizione per vedere se riusciamo a trovare un punto di incontro....
In sostanza, indipendentemente da quello che diceva o non diceva Aristotele ( gli anni del liceo sono lontani e confesso non essere questo un argomento su cui sono ferratissimo...) mi sembra di capire tu sostenessi che il giudizio morale su una data azione si potesse dare solo verificando, nel concreto, i risultati di quell'azione...
Ti riporto la frase in cui il tuo pensiero mi sembrava chiarissimo:
La domanda allora è, l'outing li farà cambiare? se si, è giustificato, se no, è deprorevole.
Io non sono d'accordo, a me sembra, invece, lapalissiano che ciò che conta ( ai fini del giudizio morale... ), eventualmente, sono le intenzioni con cui una data azione viene portata avanti, non i risultati che ne conseguono.
Questo è un principio acclarato persino nel diritto penale: dove, non a caso, si distinguono i reati dolosi ( quelli in cui la conseguenza del reato era esattamente voluta da chi lo commette ), da quelli colposi ( in cui non c'era volontarietà di recare danno alla persona offesa) da quelli preterintenzionali ( in cui gli effetti concreti di una azione delittuosa sopravvanzano quelle che erano le intenzioni di chi l'ha commessa... ).
E, bada bene, le pene comminate dal codice penale sono drammaticamente diverse per ogni fattispecie, INDIPENDENTEMENTE dalla gravità delle conseguenze concrete dell'azione delittuosa...
Per esempio: se io sbando ed esco di strada con la mia macchia e falcio una scolaresca, sarò colpevole solo di un reato colposo anche se avrò fatto una strage... e se il mio sbandamento è stato dovuto a fatti totalmente indipendenti dalla mia volontà ( esempio: un malore, un infarto etc. etc. ) sarò probabilmente assolto in tribunale.
Se invece tiro fuori una pistola e sparo ad una persona ferendola anche superficialmente ( o mancandola completamente... ) sarò condannato per tentato omicidio, con un congruo numero di anni di galera....
Vedi che la tua impostazione nella realtà dei fatti è completamente rovesciata: la prima azione ha la conseguenza di recare un danno enorme ai singoli ( i poveri bambini uccisi... ) e alla società, ma, sostanzialmente, non viene sanzionata nè dalla giustizia e neanche dal giudizio morale della Comunità ( nessuno se la potrebbe prendere con me se ho sbandato con la macchina perchè colto da infarto... ).
La seconda azione non ha invece alcuna o scarse conseguenze pratiche sia sui singoli che sulla Società... Eppure viene duramente sanzionata...
Proprio perchè sono i fini con cui una azione viene intrapresa a determinare il giudizio morale che su di essa si può esprimere, non i risultati concreti che si ottengono.
Nel caso di cui stiamo discutendo: l'azione "incriminata" è, secondo me, legittima dal punto di vista morale se si propone, come dicevi tu, di indurre cambiamenti nel modo di comportamento dei nostri politici, illegittima qualora si scoprisse che, invece, è stata portata avanti esclusivamente allo scopo di ottenerne un qualche vantaggio personale. In questo caso l'azione sarebbe comunque ( moralmente ) illegittima anche se ne derivassero effetti positivi per l'intera Società, così come sarebbe legittima nel primo caso anche qualora ne derivassero effetti negativi o nessun effetto.


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) mi sembra di capire tu sostenessi che il giudizio morale su una data azione si potesse dare solo verificando, nel concreto, i risultati di quell'azione...
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