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L'autolesionismo

Questa discussione si intitola L'autolesionismo nella sezione Psicologia Clinica, appartenente alla categoria Forum tematici; Originariamente postato da desphusband In merito all'autolesionismo, io posso contribuire portando la mia esperienza, senza chiedere aiuto, altrimenti mi si ...

  1. #31
    Partecipante Super Figo paroletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciutoparoletta è un OPsiano riconosciuto L'avatar di paroletta
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    Originariamente postato da desphusband
    In merito all'autolesionismo, io posso contribuire portando la mia esperienza, senza chiedere aiuto, altrimenti mi si lincia per la seconda volta.

    Bravo, che stai andando bene, fino ad ora

    Comunque, quello che dici mi fa venire in mente la descrizione che faceva Parsifal!

  2. #32
    Partecipante Figo simona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinaresimona.c è un gioiello ancora da raffinare L'avatar di simona.c
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    Dal mio piccolo e povero punto di vista () la difficoltà nel trattare con queste persone non è solo l'estrema (o impossibile in certi casi) difficoltà a instaurare uno straccio di relazione, ma tutto il loro vissuto di impotenza che automaticamente di proiettano addosso... e , personalmente, ho trovato molta difficoltà a gestire questa sensazione..

  3. #33
    Postatore Compulsivo riversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da paroletta
    non mi sembri così a digiuno come dici, anzi !

    Comunque, le situazioni sono sicuramente diverse, ma, per me hanno qualcosa in comune, del resto si tratta sempre di autolesionismo!

    Sicuramente nell'autismo c'è un autolesionismo che deriva da una difficoltà di integrazione delle informazioni che arriva dallesterno e/o dall'interno; c'è un autolesionismo che deriva da un "capriccio": il bambino ha avuto esperienza che con quel comportamento, magari avvenuto inizialmente per caso (a chiunque capita in un momento di rabbia di "menarsi" o di aver voglia di pichiare il muro...), che ottengono quello che vogliono, sia pure solo l'attenzione; c'è un autolesionismo che deriva dalla difficoltà di gestire emozioni sia positive che negative!

    Faccio gli esempi per tutti e tre i casi (ovviemente non esaustivi...ma esemplicativi):

    1- un bambino entra in un supermercato dove le luci al neon, la troppa gente, il troppo rumore del vocio delle persone gli mandano in tilt le afferenze sensoriali: crisi auto o etero-aggrassiva!

    2- un bambino vuole mangiare qualcosa di cui va pazzo ma è a dieta e non può, purtroppo riesce a raggiungere il cibo, la madre lo vede e glielo leva, il bimbo si colpisce!

    3- un bimbo talmente contento di saltare sul tappeto elastico, finisce con colpirsi invece di agitare le braccia come aveva cominciato a fare.

    Ovviamente coso casi che mi sono capitati, e, ripeto...non esaustivi e spiegati in modo molto breve per non dilungarmi troppo!
    Oddio, io riesco a vedere intenzionalità a farsi "male" solo nel secondo caso...
    Comunque è carina (viva la terminologia scientifica) l'osservazione che mi fai sul feedback di attenzione ricevuta. Credo possa essere in un modo molto sottile e nascosto applicato anche agli adolescenti o ai soggetti caratterialmente particolarmente impulsivi che ricorrono a questa pratica.
    Lancia spezzata a favore di Desphus (no commento caso perchè continuo a vederlo poco verosimile, probabilmente a causa dell'esiguità di casi clinici letti) : il Naltrexone , come già detto dal vecchio Neuropsy 33 viene effettivamente usato nella "cura" dei soggetti affetti da impulsività (cfr Gabbard - Psichiatria Psicodinamica) , tuttavia non credo che quello che chiede ad uno psicoterapeuta un "cutter" sia semplicemente un interruzione del comportamento deviante.
    Mi piaceva molto la lettura, il parallelismo fra soggetti autistici che si accorgono di attirare l'attenzione e adolescenti che si tagliano per "gestire le emozioni".
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  4. #34
    Postatore Compulsivo riversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordo L'avatar di riversky
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    Cito nuovamente Desphus: qualcun altro ha mai sentito parlare di sensazione di "euforia" al momento del taglio?
    le letture che ho fatto a riguardo (fonti autorevolissime come "Donna moderna", "cosmopolitan", ma anche quel po' che si trova in internet dell'introduzione del libro citato da Mia ) parlano tutte di "coprire il dolore con il dolore" o "sentirsi vivi", quindi, piuttosto che euforia, parlerei di "ritorno alla realtà".
    Ho sentito spesso parlare, invece, come di una specie di sollievo e la stracitata frase "come se tutto quello che avevo di marcio uscisse" , quindi, diciamo, ok alla sensazione positiva, ma più di "liberazione" che di euforia...almeno, questo è quello che ho letto...
    Cito anche la frase che mi disse una volta un ragazzino post-adolescente ancora con qualche problemuccio di identità sociale. Si parlava di pregiudizio, quando ancora ad essere oggetto di pregiudizio erano le differenze meridionali-nordici (o nordici-sudici? )
    Io: Ah, ma sei per un quarto calabrese(il padre del papà che aveva abbandonato il nucleo familiare a tre anni)...allora sei un po' meridionale anche tu...
    Lui: Sì, ma una volta ho provato a tagliarmi per far uscire tutto quel quarto di sangue che avevo...
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  5. #35
    Partecipante Esperto Santiago potrebbe presto diventare famosoSantiago potrebbe presto diventare famoso L'avatar di Santiago
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    Scusate, ma continuo a capirci ancora poco.
    Non solo perchè si rimandano al privato spiegazioni generiche che poco dovrebbero avere a che fare con ciò di cui ci fa partecipi Desp, ma anche perchè la motivazione di tale omertà sembra nasconda un carattere "clinico-pedagogico" in un contesto che non è tale.

    Ma vengo al dunque:

    Sembra che tutti concordiate nell'interpretare l'autolesionismo come una strategia atta a "gestire le emozioni" e il il resoconto di desp sembra si presti a confermare la vostra "opinione". Tuttavia, si è elusa la questione che tentavo di far emergere: perchè l'autolesionista dovrebbe gestire le emozioni in questo modo? Cosa significa "gestire le emozioni"?
    Mi sembra una spiegazione tanto aspecifica da non potersi applicare non solo al caso singolo, ma nemmeno alla classe che lo comprende.
    Come tanti altri concetti psicoanalitici rivisitati dal cognitivismo, quello della "difficoltà/impossibilità di gestire le emozioni" sembra un tema ubiquitario a tutta la psicopatologia. Se "un'informazione è una differenza che crea una differenza" tale "costrutto" non solo mi sembra inutile, se non iatrogeno, alla pratica terapeutica ma è per giunta "semanticamente vuoto".

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 06-09-2007 alle ore 15.38.29
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  6. #36
    Partecipante Affezionato mausmaus potrebbe presto diventare famosomausmaus potrebbe presto diventare famoso
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    Ciao a tutti,
    leggo con piacere questa discussione.

    Intervengo solo per aggiungere qualcosina sul rapporto autolesionismo e diversa abilità, ambito che conosco meglio.

    Originariamente postato da riversky

    Non la vedi più come una variante dei loro comportamenti ripetitivi, in risposta alle stimolazioni eccessive più che alle emozioni?
    Riversky, Paroletta ha già risposto ma ti quoto solo per aggiungere che lo stretto rapporto nell'autismo (ma anche per altro tipo di disabilità, come ritardi mentali gravi) tra comportamenti autolesionistici e stimolazioni non è legata solo a situazioni iperstimolanti ma anche ipo.
    Inoltre, nel caso della diversa abilità, mi pare che parecchi studi recenti comincino a porre l'accento sul legame tra determinati comportamenti autolesionistici e stimolazioni corporee.

    Bella discussione, con toni moderati e argomentata. Complimenti a tutti.

    Silvietta
    Ultima modifica di mausmaus : 06-09-2007 alle ore 15.37.00

  7. #37
    Postatore Compulsivo riversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordoriversky gli Opsiani sono orgogliosi di averlo a bordo L'avatar di riversky
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    Originariamente postato da Santiago
    Scusate, ma continuo a capirci ancora poco.
    Non solo perchè si rimandano al privato spiegazioni generiche che poco dovrebbero avere a che fare con ciò di cui ci fa partecipi Desp, ma anche perchè la motivazione di tale omertà sembra nasconda un carattere "clinico-pedagogico" in un contesto che non è tale.

    Ma vengo al dunque:

    Sembra che tutti concordiate nell'interpretare l'autolesionismo come una strategia atta a "gestire le emozioni" e il il resoconto di desp sembra si presti a confermare la vostra "opinione". Tuttavia, si è elusa la questione che tentavo di far emergere: perchè l'autolesionista dovrebbe gestire le emozioni in questo modo? Cosa significa "gestire le emozioni"?
    Mi sembra una spiegazione tanto aspecifica da non potersi applicare non solo al caso singolo, ma nemmeno alla classe che lo comprende.
    Come tanti altri concetti psicoanalitici rivisitati dal cognitivismo, quello della "difficoltà/impossibilità di gestire le emozioni" sembra un tema ubiquitario a tutta la psicopatologia. Se "un'informazione è una differenza che crea una differenza" tale "costrutto" non solo mi sembra inutile, se non iatrogeno, alla pratica terapeutica ma è per giunta "semanticamente vuoto".

    Santiago
    Santiago, io credo che la mancanza di spiegazioni alla base del perchè si usa proprio quel comportamento per gestire le emozioni(era questa la domanda?) sia proprio dovuta al fatto che gli psicologi non sono ancora riusciti a trovare un accordo. A prescindere che mi sembra sia un argomento di cui si parla poco in contesto accademico(sbaglio?)
    Il carattere "descrittivo" che ti sembra di percepire è dovuto al fatto che la formazione di molto di noi(quelli che non proseguono gli studi con la scuola di psicoterapia) si limita appunto a studiare la "descrizione" dei vari disturbi e qualche cenno di eziologia.
    Però, devo essere sincera, nel corso di 5 nni di studi, cenni all'eziologia di un determinato "disturbo mentale" li ho trovati solo nel corso di psicologia Clinica del 5° anno (presente il Davison-Neale? Per Ogni desease c'erano almeno 5 spiegazioni eziologiche diverse, a seconda della teoria di riferimento ,alle volte completamente agli antipodi fra loro! E non mancavano le lacune!!!!!) .
    nel corso del mio tirocinio post-lauream ho partecipato per sei mesi alle ricerche suoi fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell'alimentazione e ancora si scoprivano nuovi collegamenti fra fattori il cui ruolo era stato ipotizzato essere importante già 50 anni fa'.... , ipotesi che erano state abbandonate per mancanza di dati. Sinceramente io non credo che ogni tipo di comportamento "deviante" o disturbo mentale abbia le stesse cause in ogni soggetto. Per questo, credo, talune persone si trovano bene con determinati tipi di terapia, altre con altre, a prescindere dalla struttura di personalità o dalla motivazione al trattamento. Noi possiamo solo evidenziare delle linee guida o delle similitudini fra un comportamento e l'altro,(almeno, è quello che riesco a fare), ben vengano i suggerimenti per affrontare il "fenomeno" in terapia (ma io non lo potrò mai fare dal momento che non ho i soldi per una scuola di specializzazione) ma ti rendi conto che la cosa è molto difficile se manca di base un attenzione da parte del mondo accademico, nei confronti di questo fenomeno?
    Io ne ho letto di più sulle riviste femminili che sui libri universitari!
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  8. #38
    Postatore Epico Mia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran ficoMia_Wallace è proprio un gran fico L'avatar di Mia_Wallace
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    santiago: provo a risponderti, pure se a fatica, perché non ho fondamenta abbastanza solide sulle quali costruire pensieri e frasi, non ho una vera e propria teoria di riferimento - l'argomento mi interessa(va) come "persona" e non come psicologa, ho letto quello che ho trovato, alcune cose non mi hanno convinta e altre sì, ma probabilmente sono cose che, da un punto di vista epistemologico, non sono conciliabili.
    prima di tutto: non si può non essere "generici", parlando di autolesionismo. l'autolesionismo è un atto, un'azione, uno stratagemma che, a mio parere, va contestualizzato di volta in volta, che assume significato alla luce della storia della persona. questo significa che possiamo trovare dei tratti in comune, nel gesto e nella struttura di personalità di chi si fa male, possiamo azzardare classificazioni e spiegazioni che però non sono mai esaustive.
    per quel che riguarda il concetto di "gestione delle emozioni" io mi riferisco alla carenza o all'assenza di mentalizzazione; la persona che si fa male si fa male perché non è in grado di pensare le proprie esperienze e "narrativizzarle", manca di un vocabolario per le emozioni, di capacità riflessiva... non è in grado di attribuire un significato alle proprie esperienze somatiche, e tutti questi significati mancanti vengono cercati e trovati nel gesto autolesionistico.
    perché manca di queste cose? torniamo al punto di partenza, io non sono in grado di generalizzare, né mi sembra particolarmente utile, per quanto mi renda conto che sia l'unico modo per trovare una sorta di terreno comune sul quale muoversi senza inciampare.
    posso dirti quali teorie preferisco, quali mi sembrano più convincenti, ma le mie sono opinioni da quasiprofana.
    [“Tutte le lettere sono d'amore”]>>Yellow Letters

  9. #39
    Partecipante Super Esperto TheGathering è un gioiello ancora da raffinareTheGathering è un gioiello ancora da raffinareTheGathering è un gioiello ancora da raffinareTheGathering è un gioiello ancora da raffinareTheGathering è un gioiello ancora da raffinareTheGathering è un gioiello ancora da raffinare L'avatar di TheGathering
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    La butto lì: alessitimia.
    Incapacità di riconoscere e nominare le emozioni, quindi di "gestirle", pensarle e mentalizzarle.
    E' presente nei soggetti che soffrono di DCA, nei borderline e presumibilmente in tutte quelle persone che hanno difficoltà a "gestire" le emozioni.
    Chi si taglia, come chi vomita, chi fa uso di sostanze stupefacenti, agisce, invece di pensare le emozioni.
    Poi ogni agito in sè ha una storia diversa, ogni problema ha la sua radice, ma per le somatizzazioni, e agiti di questo tipo, in cui si investe massicciamente il corpo forse il filo conduttore può essere l'alessitimia?
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  10. #40
    Giurato di Miss & Mister OPs Parsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciutoParsifal è un OPsiano riconosciuto L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da TheGathering
    La butto lì: alessitimia.
    Incapacità di riconoscere e nominare le emozioni, quindi di "gestirle", pensarle e mentalizzarle.
    E' presente nei soggetti che soffrono di DCA, nei borderline e presumibilmente in tutte quelle persone che hanno difficoltà a "gestire" le emozioni.
    Chi si taglia, come chi vomita, chi fa uso di sostanze stupefacenti, agisce, invece di pensare le emozioni.
    Poi ogni agito in sè ha una storia diversa, ogni problema ha la sua radice, ma per le somatizzazioni, e agiti di questo tipo, in cui si investe massicciamente il corpo forse il filo conduttore può essere l'alessitimia?
    è interessante.Io credo di no;ti spiego perchè.
    L'alessitimia è caratterizzata dall'incapacità di denominare,riconoscere sentire le emozioni.In questo senso può avere sbocchi nelle somatizzazioni.
    L'autolesionismo,come l'uso di sostanze serve per non percepire determinate emozioni,che altrimenti sarebbero eccessive (in realtà il meccanismo non penso sia esattamente questo, ci sono altri passaggi).
    Comunque mi avete fatto venire in mente un mio amico di tanti anni fa.Mi spiegava la sua teoria sull'alcol.
    Mi diceva che spesso beveva talmente tanto che la mattina successiva aveva un terribile male allo stomaco.Mi spiegava però che a volte questo gli era piuttosto utile,perchè quando lo stomaco gli faceva molto male non riusciva a pensare ad altro.(come potete immaginare non faceva dei pensieri molto piacevoli di solito ).
    Ultima modifica di Parsifal : 07-09-2007 alle ore 02.34.55
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  11. #41
    Partecipante Leggendario gieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran fico L'avatar di gieko
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    Santiago, credo che una contestualizzazione in base alla quale sia possibile attribuire un significato all'autolesionismo, sia possibile.
    Per quanto riguarda l'orientamento che seguo, come saprai dai molti post che ci siamo scambiati, il sintomo trova una collocazione in base ad un'organizzazione soggettuale, che è unica ed irripetibile, ma che può essere generalizzata a vari livelli (ovviamente perdendo sempre più di specificità man mano che il livello di generalizzazione aumenta). Per quanto rigurada il disturbo borderline, che secondo me è tipicamente legato ad una sintomatologia che comporta tra le altre cose gesti autolesivi, di teorie a spiegazione ce ne sono diverse, ed è un disturbo molto studiato negli ultimi anni (tanto che se ne parla molto anche in università, nelle lezioni di clinica). Dal mio punto di vista teorico e clinico, il disturbo borderline è caratterizzato da un organizzazione soggettuale all'interno della quale si vive il paradosso del desiderio assoluto di relazione e dell'impossibilità di reggerla. Sul perchè ciò avvenga subentrano varabili personali e storiche, inquadrabili secondo molti con una disorganizzazione di quello che comunemente è chiamato sistema di attaccamento: una confusione, anche semantica quindi, in cui la relazione è al contempo positiva e negativa e va ricercata e al contempo evitata, è fonte di vita e di morte.
    L'intensità di tale "conflitto" e il caos che esso comporta a livello mentale sono all'origine di processi dissociativi profondi in cui tale conflitto viene agito piuttosto che pensato (proprio per la dissociazione presente). Il gesto autolesivo serve a far fronte proprio agli intensi stati di dissociazione che, all'interno di questo vortice relazionale, emergono.

    Sarei curioso di conoscere la lettura che viene fatta all'interno del tuo orientamento.
    Ultima modifica di gieko : 07-09-2007 alle ore 12.52.36
    gieko

  12. #42
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    è interessante.Io credo di no;ti spiego perchè.
    L'alessitimia è caratterizzata dall'incapacità di denominare,riconoscere sentire le emozioni.In questo senso può avere sbocchi nelle somatizzazioni.
    L'autolesionismo,come l'uso di sostanze serve per non percepire determinate emozioni,che altrimenti sarebbero eccessive (in realtà il meccanismo non penso sia esattamente questo, ci sono altri passaggi).
    Comunque mi avete fatto venire in mente un mio amico di tanti anni fa.Mi spiegava la sua teoria sull'alcol.
    Mi diceva che spesso beveva talmente tanto che la mattina successiva aveva un terribile male allo stomaco.Mi spiegava però che a volte questo gli era piuttosto utile,perchè quando lo stomaco gli faceva molto male non riusciva a pensare ad altro.(come potete immaginare non faceva dei pensieri molto piacevoli di solito ).
    E guardacaso la focalizzazione somatica (l'Istituto di psicosomatica Integrata di Milano sta perfezionando un test che si chiama di Vulnerabilità somatica che vuole rilevare l'alessitimia nei soggetti psicosomatici ma anche nei malati organici, DCA, ecc. di grande interesse -> e non lo dico solo perchè dovevo farci la tesi ), quindi l'iper attenzione che viene girata sul corpo, l'investimento totale sul corpo e i suoi segnali, accompagna i disturbi psicosomatici e la malattia organica caratterizzata da un tratto alessitimico, quindi forse un collegamento c'è. Il tuo amico che abusava di alcool mi sembra abbastanza lucido quando fa questa analisi del suo comportamento, analisi che i malati organici alessitimici e psicosomatizzanti spesso non riescono a fare:l'attenzione per l'organo malfunzionante distoglie l'attenzione da tutto il resto. Così questa focalizzazione sul tagliarsi, sul dolore, sul sangue, in qualche modo si può paragonare a quella di chi il dolore se lo infligge inconsapevolmente tramite meccanismi ancora più arcaici e legati al soma.
    So che è un filo conduttore molto sottile, ma è solo un altro punto di vista da cui osservare il fenomeno, ovvio poi che il cutting nei borderline ha una sua specificità.
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  13. #43
    Partecipante Leggendario gieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran fico L'avatar di gieko
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    Sinceramente mi sembra che ci si trovi di fronte a due situazioni differenti e a due livelli di organizzazione della personalità diversi quando si parla di psicosomatica o di disturbo borderline. Se i pazienti che rientrano nella prima tipologia non riescono ad esprimere le emozioni e a mentalizzarle, spostando il conflitto sul piano somatico, nella seconda invece le emozioni sono presenti e sono estremamente forti e contraddittorie, tanto da creare una situazione di confusione molto intenso, all'interno del quale la stessa identità vacilla. In questi casi l'agito autolesivo serve alla ripresa del contatto. Non credo, in altre parole, che il focus dell'autolesione sia il corpo, bensì la psiche.
    gieko

  14. #44
    Partecipante Esperto Santiago potrebbe presto diventare famosoSantiago potrebbe presto diventare famoso L'avatar di Santiago
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    L'alessitimia e la sua conseguenza nota come "difficoltà a gestire le emozioni" sembra la nuova parola magica di molti psicoterapeuti. Si ritrova infatti nell'eziologia dei disturbi psicosomatici, ossessivi, fobici e borderline a quanto ne so io, ma scommetto che in molti disturbi della personalità è una "causa" che difficilmente manca all'appello. Insomma bisognerebbe capire cosa non sia in grado di spiegare all'interno della psicopatologia.
    Si aggiunga il fatto che se la terapia consiste nel colmare questa ipotetica carenza, la crea: gli atteggiamenti del terapista veicolano informazioni e costruiscono realtà, specie in un rapporto connotato emotivamente.

    Gieko e Parsifal scrivono che alessitimia e autolesionismo hanno poco in comune.
    Condivido, sebbene in parte: è ovvio, che se il discorso si muove sul tracciato che avete disegnato, sembra improbabile che la decodifica delle emozioni, proprio per la loro intensità, sia appropriata.
    Inoltre, la spiegazione di un bisogno di relazione e al contempo l'incapacità di reggerla è ancora un'astrazione generica simile all'alessitimia, che porta in sè le stesse conseguenze accennate prima.

    Non ho in testa un modello dell'organizzazione border che mi soddisfi:manca un contesto di apprendimento che si svincoli dall'attaccamento insicuro (altro concetto universale o onniesplicativo) e che sia più attento a ricostruire un itinerario di sviluppo che si focalizzi su come venga costruito il significato intersoggettivamente in questa organizzazione e nel suo contesto di riferimento.
    Manca quindi un livello esplicativo intermedio che consenta di gettar luce sul caso particolare e che permetta di dare direttive precise, seppur flessibili, al trattamento.
    L'ovvia - e sempre prioritaria - alternativa è quella di costruire una teoria del caso in attesa che il movimento "dal particolare al generale" sia in grado di distinguere "il generale dal generico".

    Santiago
    Ultima modifica di Santiago : 08-09-2007 alle ore 13.15.34
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  15. #45
    Partecipante Leggendario gieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran ficogieko è proprio un gran fico L'avatar di gieko
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    Originariamente postato da Santiago
    L'alessitimia e la sua conseguenza nota come "difficoltà a gestire le emozioni" sembra la nuova parola magica di molti psicoterapeuti. Si ritrova infatti nell'eziologia dei disturbi psicosomatici, ossessivi, fobici e borderline a quanto ne so io, ma scommetto che in molti disturbi della personalità è una "causa" che difficilmente manca all'appello. Insomma bisognerebbe capire cosa non sia in grado di spiegare all'interno della psicopatologia.
    Si aggiunga il fatto che se la terapia consiste nel colmare questa ipotetica carenza, la crea: gli atteggiamenti del terapista veicolano informazioni e costruiscono realtà, specie in un rapporto connotato emotivamente.
    Sono sostanzialmente d'accordo con quanto dici, aggiungo solo che, come ricordi anche tu, si tenda a confondere la causa con l'effetto nel considerare l'alessitimia un agente eziologico, mentre ritengo che sia meglio comprensibile come sintomo, ovvero come effetto.

    Originariamente postato da Santiago
    Gieko e Parsifal scrivono che alessitimia e autolesionismo hanno poco in comune.
    Condivido, sebbene in parte: è ovvio, che se il discorso si muove sul tracciato che avete disegnato, sembra improbabile che la decodifica delle emozioni, proprio per la loro intensità, sia appropriata.
    Ti chiederei di spiegare meglio questo punto, che mi sembra importante.


    Originariamente postato da Santiago
    Inoltre, la spiegazione di un bisogno di relazione e al contempo l'incapacità di reggerla è ancora un'astrazione generica simile all'alessitimia, che porta in sè le stesse conseguenze accennate prima.

    Non ho in testa un modello dell'organizzazione border che mi soddisfi:manca un contesto di apprendimento che si svincoli dall'attaccamento insicuro (altro concetto universale o onniesplicativo) e che sia più attento a ricostruire un itinerario di sviluppo che si focalizzi su come venga costruito il significato intersoggettivamente in questa organizzazione e nel suo contesto di riferimento.
    Manca quindi un livello esplicativo intermedio che consenta di gettar luce sul caso particolare e che permetta di dare direttive precise, seppur flessibili, al trattamento.
    L'ovvia - e sempre prioritaria - alternativa è quella di costruire una teoria del caso in attesa che il movimento "dal particolare al generale" sia in grado di distinguere "il generale dal generico".

    Santiago
    Qui non sono molto d'accordo con te invece, se non nel ritenere che ci sia la necessità di aumentare i livelli spiegativi micro. Non penso che l'organizzazione che ho descritto sia un'astrazione generica semplicemente perchè non è un'organizzazione comune a più strutture psicopatologiche, ma è specifica del disturbo borderline e mi sembra spiegativa di un ulteriore livello che è quello della sintomatologia tipica di questa patologia. E' possibile contestualizzare maggiormente e porsi ad un livello evolutivo ed esplicativo maggiore considerando un contenso in cui la diade madre-bambino è caratterizzata da l'incapacità di rappresentazioni univoche dell'altro, a tal punto che esse divengono inconciliabili. Penso che da questo livello in giù si entri nella storia personale del soggetto per cui le dinamiche sopra descritte vengono declinate a livello idiografico. La specificità e la contestualizzazione vengono trovate, secondo me, all'inteno della relazione terapeutica. Al di fuori di essa sono possibili letture man mano sempre più astratte, fino ad arrivare ad una teoria generale della psicopatologia o dell'essere umano, ma in questo caso la generalizzazione mi sembra necessaria perchè permette di spiegare un ampia gamma di fenomeni.
    gieko

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