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laurea in scienze della educazione

Questa discussione si intitola laurea in scienze della educazione nella sezione Orientamento alla formazione post-lauream, appartenente alla categoria I forum dei neo-laureati e professionisti della Psicologia; Si è vero, parli dell'interfacoltà, anche la mia università ha pensato bene di rifiutatarsi togliendoci l'ultima possibilità di far valere ...

  1. #31
    francy72
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    Si è vero, parli dell'interfacoltà, anche la mia università ha pensato bene di rifiutatarsi togliendoci l'ultima possibilità di far valere il nostro titolo, perchè sai qual'è il problema: la laurea in educazione professionale sanitaria è a numero chiuso per legge perchè dovrebbe creare delle figure in base agli effettivi posti di lavoro e quindi sai bene come funziona ...allora facendo un piccolo riepilogo numero chiuso.. preparazione per esame di ingresso......... solo metà degli esami riconosciuti... per prendere un titolo triennale che pensavo di aver preso in 4 c'è da ridere!! Se ne stà riparlando speriamo sia vero dovrebbero lasciare a noi la scelta almeno questa.... Non sapevo della storia dei tecnici della riabilitazione psichiatrica loro sono tra le figure sanitarie dovrebbero avere già una collocazione precisa mi sembra proprio strano!!! Anche loro possono fare quello che NON possiamo fare noi??? è una giungla !!!

  2. #32
    francy72
    Ospite non registrato
    Ho dimenticato di dire a tutti che francy 72 è chiccafr, ho dovuto cambiare non riuscivo più a collegarmi con voi.

  3. #33
    Partecipante Affezionato iris77 è sulla buona strada
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    sde

    Sì, anche i terapisti della riabilitazione psichiatrica hanno difficoltà a trovare lavoro, e questo perchè nessuno si è mai impegnato per il riconoscimento della loro figura professionale. Inoltre suddetto corso di laurea è a numero chiuso e con obbligo di frequenza. (dunque per 3 anni sei impegnato con l'università, e diversamente dagli studenti di sde non puoi permetterti di trovare un lavoretto per mantenerti agli studi). I laureati di questa facoltà possono svolgere il nostro lavoro in quanto il loro titolo è equipollente al nostro, o meglio a quello di educatore sanitario (in alcune regioni anche al titolo di fisioterapista).

    Per quanto riguarda le difficoltà che lamenti, posso capirti. Ma ho sempre pensato che se una persona desidera realmente ottenere qualcosa, cerca di andare oltre gli ostacoli del sistema per impegnarsi totalmente ed ottenere ciò che vuole.
    Per quanto riguarda le future conquiste per gli studenti di sde non credo che includeranno anche i vecchi laureati (quadriennali e non). Comunque di situazioni disastrose (per quanto riguarda i percorsi universitari) esistono, eccome. Basta pensare ai laureati in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell'età evolutiva (ovvero gli psicomotricisti)...:quante volte si sono visti "soffiare" il posto da chi aveva frequentato un corso triennale di psicomotricità?
    (che per quanto valido richiede un impegno diverso rispetto ad un corso di laurea).
    Insomma, a "navigar in alto mare" non siamo solo noi...dunque c'è un problema di fondo. Anche la proliferazione dei corsi di laurea, avvenuta negli ultimi anni, non facilita certo la situazione attuale. E creerà sempre maggiori problemi/difficoltà nella ricerca del lavoro e nella definizione corretta delle figure professionali e degli sbocchi occupazionali.
    Ultima modifica di iris77 : 29-03-2005 alle ore 08.51.35

  4. #34
    francy72
    Ospite non registrato
    Io continuo a pensarla diversamente e ti dico perchè: i terapisti della riabilitazione psichiatrica sono figura sanitaria e vedrai che una sistemazione la troveranno è solo questione di aggiustamenti vari se poi possono fare gli educatori classe sanitaria non sono messi come noi non trovi?
    I neuropsicomotricisti sono una classe di laurea nata da pochissimo e coloro che avevano frequentato i precedenti corsi abilitanti a questa professione hanno avuto l'equipollenza del titolo, altri stanno recuperando due anni pur avendone già fatti tre, ad altri che hanno frequentato corsi privati a cui mancano dei requisiti non è stato permesso neanche un recupero.. sono informata bene sull'argomento; adesso che è facoltà universitaria non esistono altri percorsi come vedi alla fine gli unici non tutelati rimaniamo noi e pochi altri.... le figure sanitarie per quanto tempo ci voglia sono già a posto fidati... certo se poi vuoi stare fuori da tale ambito una sistemazione lavorativa con un pò d'impegno si trova ma non un riconoscimento istituzionale..

  5. #35
    Partecipante Affezionato iris77 è sulla buona strada
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    Il problema per coloro che si sono iscritti al corso di laurea in terapista della riabilitazione psichiatrica è diverso: se nel curriculum non scrivono che la loro laurea è equipollente alla nostra, non trovano lavoro! Perchè nessuno in concreto sa che tipo di mansione possono svolgere. Quindi trovano lavoro come educatore, il che è diverso. Un laureato in psicologia può fare l'educatore ma è un'esperienza di lavoro molto diversa rispetto agli obiettivi formativi (e lavorativi) iniziali. Con l'esempio dei laureati in t.r.p volevo sottolineare il fatto che anche loro sono stati ingannati dal sistema universitario. (lo stesso discorso si potrebbe fare per i laureti in sociologia....che io sappia in Italia la figura del sociologo non è molto riconosciuta).


    Per quanto riguarda il corso di psicomotricista, probabilmente tu possiedi più informazioni; io mi sono attenuta alle notizie trovate su internet dove risulta che l'IFRA (istituto per la formazione e la ricerca applicata) anche per quest'anno organizzerà tale corso.

    Per il resto, non saprei più cosa dirti (come aiutarti, darti un consiglio utile..mi sembra di averlo già fatto). Lavorare nell'ambito sanitario per un educatore è decisamente più renumerativo. (cat. D invece che C.1). Ma se l'unica strada da seguire è quella di prendere una laurea in educazione professionale (ambito sanitario), cos'altro puoi fare?
    Conosco persone laureate in sde che vedendosi disconosciuta la possibilità di accedere ad un concorso per classe 2, hanno fatto ricorso al T.A.R... Non so come sia andata a finire.
    Il riconoscimento professionale dell'educatore a mio avviso non avviene ottenendo la possibilità di lavorare nel settore sanitario. Il discorso è molto più complesso. E poi credo che la mancanza di riconoscimento professionale non riguardi solo noi. Ho portato l'esempio dei sociologi, così come degli insegnanti.
    Cmq ti auguro di poter lavorare nei contesti sanitari.
    Tra l'altro, non sempre le cooperative si attengono a rispettare i requisiti professionali necessari per lavorare in certi ambiti. Una mia amica (iscritta a sde) ha svolto il tirocinio presso una struttura psichiatrica. Ha lavorato con malati psichici gravi. L'educatrice che lavorava con lei, è laureata in sde. Ovviamente non condivido l'atteggiamento di queste cooperative. A mio avviso un educatore laureato in sde non ha le competenze necessarie per lavorare negli ambiti sanitari.

    Veramente, non so più cosa consigliarti. Forse sperare che un giorno le cose cambino. Oppure creare organizzazioni, associazioni che promuovano la figura dell'educatore (anche se ne esistono già). A piccoli passi, col tempo, forse le cose cambieranno.
    Ultima modifica di iris77 : 29-03-2005 alle ore 12.45.04

  6. #36
    francy72
    Ospite non registrato
    Quello che hai fatto tu è la cosa più importante..... mi hai saputa ascoltare dando si, dei consigli che io posso condividere o meno... è semplice trovare qualcuno che si lamenta come me, mentre è rarissimo trovare qualcuno che ascolti gratuitamente e soprattutto si preoccupi realmente dei problemi degli altri come te
    quindi grazie, grazie davvero
    Sono daccordo con il tuo discorso, infatti io me la prendo con chi inganna e ruba le speranze non solo agli educatori.
    Per quanto riguarda i corsi di psicomotricità quelli dell ifra non sono sanitari o meglio classe 2 quindi possono lavorare nelle cooperative o nelle scuole che non hanno l'obbligo di assumere personale sanitario.
    Grazie ancora

  7. #37
    Partecipante Affezionato iris77 è sulla buona strada
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    professione educatore

    Da una ricerca su internet ho trovato queste informazioni...

    Professione educatore

    di: Roberto Ghezzo
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    Educatori si nasce o si diventa? Difficile rispondere, quasi quanto è stata ed è difficile la strada per la definizione della figura professionale dell’educatore. Cerchiamo di fare il punto sul decreto 520/98, che per adesso è l’ultima parola del Ministero della Sanità su questo argomento, intervistando Francesco Crisafulli, presidente dell’Anep (Associazione Nazionale Educatori Professionali).

    Cosa ne pensa ANEP del Decreto 520/98?

    Per esprimere un parere sul Decreto, occorre brevemente ricordare alcuni passaggi determinanti che hanno segnato la storia degli educatori professionali nel nostro Paese. Nel settembre del 1990 una sentenza del Consiglio di Stato annullava il cosiddetto Decreto Degan (D.M. 10 feb. 1984) che, pur nei suoi limiti, dava agli Educatori Professionali un profilo valido nella nazione. Come è noto il Decreto legislativo 502/92 prevedeva una riforma delle professioni sanitarie ognuna delle quali doveva essere riconosciuta attraverso un Regolamento ministeriale che, oltre a definirne un profilo professionale, ne stabiliva anche il percorso formativo. Dopo una complicata trattativa, nella quale anche la nostra associazione aveva partecipato con spirito di collaborazione ma con forti perplessità rispetto alle richieste del Ministero, veniva fuori una figura professionale "ibrida" che metteva insieme (non per nostro volere) i Tecnici della Riabilitazione psichiatrica e psicosociale e gli Educatori Professionali: il famoso "Tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale" (Regolamento Ministero della Sanità 7 gennaio 1997). Il Ministero dell'Università, mostrando una sorprendente attività decretativa, come suo dovere, pubblicava il Decreto 10 settembre 1997 che istituiva il Diploma Universitario per il Tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale. Mentre l'associazione si preparava ad esprimere il suo dissenso su tale figura, il ministro Bindi, intervenendo al Convegno internazionale dell'Associazione internazionale degli educatori, l’AIEJI, (svoltosi a Brescia nel giugno '97) si impegnava a riprendere in esame il nostro profilo professionale ed a collocare su un "binario morto" il profilo di tecnico dell'educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale. Si faccia attenzione alle date perché devono passare due anni prima della pubblicazione del nostro Decreto.
    Passiamo ora al parere sul Decreto. Il 520 è un buon Decreto, almeno per la sua parte nella quale definisce il profilo professionale e l'abilitazione all'esercizio della professione; lo è un po' meno dove prevede la formazione presso la facoltà di medicina e chirurgia in collegamento con le facoltà di psicologia, sociologia e scienze dell'educazione; d'altra parte la scelta, per il Ministero, è stata obbligata in quanto si parla comunque di una professione che opera nel campo sanitario. In ogni caso quello che anche a nostro parere rappresenta il limite del Decreto sarà, speriamo presto, superato dalla riforma dell'Università che prevede l'autonomia didattica degli Atenei ed introduce il sistema degli obiettivi formativi e dei contenuti minimi qualificanti. Non ci saranno più le facoltà di riferimento ma una serie di crediti da acquisire in un percorso formativo definito.

    A che punto siamo con l’istituzione dell’Albo degli Educatori Professionali?

    Gli educatori professionali hanno due proposte di Legge depositate in Parlamento (Progetto di legge - n. 1504 - e n. 771) ma nell'ultimo periodo c'è stato un interessante intervento dell'autorità antitrust che, insieme al parere del Governo, hanno fermato l'iter dell'istituzione di nuovi Albi. L'antitrust dice, in sostanza, che coloro i quali hanno conseguito un titolo abilitante dopo aver superato un esame di Stato, dovrebbero essere liberi di fregiarsi di tale titolo indipendentemente dall'iscrizione all'Albo; idealmente si potrebbe pensare di poter fare a meno dell'Albo ma praticamente è molto difficile, come categoria, tutelarsi se non esiste una legge nazionale che riconosca la professione e che definisca dei rappresentanti per le trattative con lo Stato, le organizzazioni sindacali, il privato sociale. E' di questi giorni la notizia, ma purtroppo non posso confermarla, che dal Governo sia arrivato il via libera per riaprire la questione Albi: lavoreremo affinché venga riaperto anche il nostro capitolo.

    Chi gestirà la formazione degli educatori professionali?

    Mi sembra che il dubbio degli anni scorsi su chi deve e dovrà fare la formazione degli EP, l'Università o le Regioni e gli Enti Locali, sia superato dagli eventi. Il Decreto 520/98 prevede la formazione presso l'Università; il Ministero della Solidarietà sociale è disponibile a emanare un Decreto sul profilo professionale simile a quello della Sanità e quindi con lo stesso iter formativo; la Legge 42/99 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie) ha già stabilito le equipollenze dei titoli conseguiti presso scuole non universitarie (1) - (2) con il DU; il Decreto Legislativo di razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale nell'istituire l'Area delle prestazioni Socio-Sanitarie prevede personale formato all'Università con Diploma Universitario.
    Rispetto alla questione riqualificazione in servizio il Ministero della Sanità sta definendo, per il suo personale, i criteri attraverso i quali titoli anomali o lunghe esperienze lavorative verranno rese equivalenti al DU (2) anche attraverso corsi di riqualificazione. Il Ministero ha assicurato che ci mostrerà detta tabella ed in quella sede faremo presente che tali corsi, pur con l'attenzione alle diverse situazioni lavorative e territoriali, dovranno essere sia qualitativamente che quantitativamente svolti con il riferimento e nel rispetto della formazione di base e dei suoi piani didattici.

    Non pensi che ci sia una contraddizione tra quello che realmente è e fa un educatore professionale e il fatto che a definire la sua figura sia il Ministero della Sanità?

    Potremmo parlare di contraddizioni se le tappe della definizione della figura professionale le avessimo stabilite noi; viceversa l'associazione si è vista costretta a salire sul treno della definizione in ambito sanitario per due ragioni importanti: la prima è che una parte degli educatori professionali nel nostro paese lavora presso le Aziende di Unità Sanitaria Locale; la seconda è, per le precisazioni riportate all'inizio, che se avessimo indugiato oltre, lo spazio della nostra azione professionale sarebbe stato occupato da altre figure professionali.

    All’uscita del decreto c’è stato dissenso da parte di altre categorie quali gli Assistenti Sociali. Cosa ne pensi?

    Rispetto alla polemica con gli Assistenti Sociali il loro Ordine, nella persona di Erma Zucco, mi ha comunicato personalmente che intendevano presentare un ricorso (e credo che non l'abbiano presentato) non contro gli educatori professionali ma contro il Ministero della Sanità che, a loro giudizio, con il Decreto 520/98 ha sconfinato dal suo campo di competenza. La nostra disponibilità nei confronti dell'Ordine, del Sindacato e della Associazione degli Assistenti Sociali è in ogni occasione rinnovata e quando ci saranno argomenti per lavorare insieme non ci tireremo indietro.

    Regolamentare e aumentare la formazione sono sicuramente garanzie, non solo per gli educatori ma anche per gli utenti, perché i possibili rischi di una professione come questa sono molti. Tempo fa, ad esempio, l’opinione pubblica è stata scossa dal caso Artico, l’educatore accusato di pedofilia, cui Santoro ha dedicato addirittura una puntata di Moby Dick.

    Il lavoro di educatore è poco seguito dai mezzi di comunicazione di massa. Si è parlato di educatori professionali in qualche programma pomeridiano, in qualche gioco a quiz dove la concorrente dichiara di essere una EP, nella cronaca rosa perché tizia che fa' l'educatrice è stata insieme a quel famoso presentatore e per finire nel putiferio suscitato dal caso "Artico". Rispetto a quest'ultimo ho avuto le informazioni dalla stampa e sono stato alla trasmissione "Moby Dick" dove si affrontava la questione; l'idea che mi sono fatto è questa: non so se Lorenzo Artico abbia commesso i reati attribuitigli da coloro che l'hanno denunciato, ma quello di cui sono sicuro è che in quel periodo la stampa andava a caccia di pedofili e di notizie shock. Non voglio cadere nel luogo comune e dire che i mass media siano il "lupo cattivo" ma ho sofferto molto per la morbosità con la quale alcuni giornalisti inveivano contro una persona colpevole di aver portato avanti un lavoro educativo da solo (a tal proposito, mi sono chiesto come mai nell'inchiesta non si riusciva a capire quale ruolo abbia avuto il responsabile di Lorenzo Artico e la struttura per la quale lavorava). Lorenzo Artico non è un educatore professionale così come credo non lo sia quel capo scout delle cronache di quest'estate colpevole di non aver vigilato a sufficienza i ragazzi a lui affidati, ma pensando al lavoro che tutti i giorni svolgiamo nelle nostre strutture, alle responsabilità che abbiamo e ai rischi che corriamo, voglio mandare loro un piccolo segno della mia solidarietà.

    (1) Il Decreto 502/92 definiva la sospensione dei corsi non universitari e permetteva agli studenti in corso la fine degli studi; la 42/99 rende equipollenti ai DU tutti i titoli conseguiti praticamente entro il '95

    (2) l'equipollenza o l'equivalenza sarà solo per l'esercizio della professione e la partecipazione ai concorsi pubblici e non per il proseguimento negli studi universitari

    Per maggiori informazioni:
    ANEP Associazione Nazionale Educatori Professionali
    Via S. Isaia, 90 - 40100 Bologna - Fax 051/52.12.68
    Sito internet: www.mclink.it/assoc/anep
    "Io non mi stupisco di coloro che cercano di spiegare l'incomprensibile, ma di quelli che credono di aver trovato la spiegazione...".
    Gustave Flaubert

  8. #38
    francy72
    Ospite non registrato
    Iriss scusa l'ignoranza ma tu cosa hai capito??? Nel 2005 come stanno le cose in particolare per i laureati in scde entro il 2000??? Io ho parlato con Crisafulli più di qualche volta e proprio lui mi ha dato qualche piccola speranza mi disse che qualcosa si stava muovendo incitandomi per la verità anche a denunciare la mia facoltà.... Grazie ancora per il tuo aiuto a me e oserei dire a noi tanti

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