Dopo aver letto molte cose sulle organizzazioni di personalità borderline, "casi limite", personalità "come se", falso sè ecc... mi sono reso conto che, oltre ad ottime descrizioni dell'esperienza soggettiva di questi pazienti (lo posso dire perchè sono uno di loro), ovvero un senso di "vuoto" e di "inautenticità", noia, diffusione dell'identità, scarsa creatività ecc... non ho letto nulla sulla prognosi, sulle possibilità di "recuperare" in qualche modo quello che io ritengo essere un grave "deficit".
Parlo del mio caso particolare, ma il discorso si può estendere in generale sulla psicoterapia con i "casi limite".
la mia psicoterapia psicoanalitica si trascina da anni, tra alti e bassi di ottimismo e sconforto, senza che il nucleo del mio problema ne venga intaccato stabilmente...
la mia analista pone molta attenzione sul livello "nevrotico" del problema (ad es. non sei te stesso perchè temi il giudizio altrui). A volte mi convinco di ciò, mentre altre volte mi rendo conto che se io non sono me stesso, è perchè non trovo nulla in me stesso di "puramente mio"... come se la mia vera natura non fosse altra che quella del camaleonte che prende pezzi dell'identità altrui, per farsi la propria e adattarsi al contesto meglio che può (in questo ottengo successi spettacolari, aggravando i miei dubbi sulla mia identità).
Qui il problema è ben spiegato:
«L'adattamento ai bisogni dei genitori conduce spesso (ma non sempre) allo sviluppo della personalità "come se", ovvero a ciò che si definisce un falso Sé. L'individuo sviluppa un atteggiamento in cui si limita ad apparire come ci si aspetta che debba essere, e si identifica totalmente con i sentimenti che mostra. Il suo vero Sé non può formarsi né svilupparsi, perché non può essere vissuto. Si capisce allora come questi pazienti lamentino un senso di vuoto e di assurdo, la mancanza cioè di un punto di riferimento; questo vuoto, infatti, è reale» (Miller, 1979).
ho 2 domande:
1) esiste una letteratura che parli di casi di questo tipo "risolti"? penso che togliermi il dubbio che questa sia una situazione senza uscita, potrebbe darmi la speranza che mi serve... oppure aiutarmi a rassegnarmi.
2) essendo io laureando in psicologia clinica, e volendo specializzarmi in psicoterapia, questo mio problema mi fa venire degli scrupoli.
come può un "caso limite" essere un buon terapeuta? mi viene la tentazione di cercare lavoro in altri campi, ma sarebbe un peccato perchè la psicologia clinica è una disciplina che mi piace, mi interessa molto.
grazie per l'attenzione!
P.S. ovviamente ne ho parlato anche con la terapeuta... che è piuttosto brava nel non rispondermi![]()


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), ovvero un senso di "vuoto" e di "inautenticità", noia, diffusione dell'identità, scarsa creatività ecc... non ho letto nulla sulla prognosi, sulle possibilità di "recuperare" in qualche modo quello che io ritengo essere un grave "deficit".
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