Guarda io metterei da parte questo divario ideologico tra psicologia e scienza, come sto ripentendo spesso ciò che è interessante per me sta nell'indagare quanto sia utile assimilare un certo metodo e una certa possibilità di integrazione tecnica tale da poterla sia fare dialogare con maggiore possibilità epistemologica con le altre discipline sia per poterla comunicare con sostanziale pragmatismo al paziente di un ASL ( o studio privato, forse).
A proposito del sogno, stavo per segnalarti un classico libro ma poi ho beccato questo colloquio interessante di Hobson (l'autore del libro che volevo segnalarti):
Ai confini della realtà | L'espresso
Penso che l'importante sfida che ci propongono le scienze della vita sia una opportunità di alleanza con il procedere scientifico da non sottovalutare. Con tutte le precauzioni che conosciamo bene verso un fare spesso rivolto alla semplificazione grossolana del puro incassare denaro.
ciaz,


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): e se la causalità psichica, così come è compresa dalla psicoanalisi (secondo un minimo di visione struttural-dinamica) fosse una causalità contrapposta a ciò che la scienza (o lo psicologo orientato ''scientificamente'') indica come primum movens? Lalangue fa riferimento qui, suppongo, al mai obliabile desiderio dell'operatore di salute mentale: in questo senso, cosa è normalità? Posso utilizzare un ''impianto normativo'' per definire l'opus che un paziente dovrebbe sostenere in terapia? E se la mia normativa fosse in contrasto con il ''reale'' movimento causale dello psichismo del paziente?
