Ciao neuromancer
Non so se hai o meno ragione. Quello che scrivi è il tuo sentire, e non lo metto in discussione. Ma, a me, sembra che le cose possano essere viste da un'altra angolazione.
Che cervello e corpo siano spesso assenti da queste pagine, non sei l'unico a sostenerlo. Per me, che mi sto formando in psicoterapia corporea, è ogni volta stupefacente scoprire che non vi è accenno, in molti interventi, né al corpod el paziente, né al corpo del terapeuta. Quasi fossimo puri spiriti in un mondo virtuale (forse frequentare troppo OPS favorisce la depersonalizzazione sistematica

).
Parlo per me. Nei limiti del possibile, cerco di tenermi informato, e continuare a studiare. Un contributo essenziale a questo mio sforzo lo dà l'Ordine della Lombardia, che mette a disposizione dei suoi iscritti le riviste APA in forma digitale. E anche l'Ordine Nazionale fornisce l'accesso a più di duecento riviste di psicologia (di tutti i generi, da Nature Neurosciences a Psychoanalytic Dialogues). E devo pure dire che la psicoanalisi mi ha consentito, dopo l'università, di riconciliarmi e con le neuroscienze e con il corpo, grazie soprattutto ad autori come Allan Schore.
Però, a me pare che la situazione sia quasi inversa rispetto a quella che descrivi. In ambito psicoanalitico vi sono molte ricerche interessanti e molti autori che intrecciano tra di loro corpo, cervello e psiche. E questo consente di fare delle scelte. Alcune ricerche sembrano fornire dati che possono sostenere alcuni concetti centrali della psicoanalisi, altre sembrano fornire risultati che costringono gli psicoanalisti a rinunciare a punti anche molto importanti della teoria (vedi il concetto di "narcisismo primario", che pare abbandonato, o la critica di Fonagy al concetto di rimozione sulla base di esperimenti di neuroscienze).
Quel che non vedo è la disponibilità di altre scienze e di altri settori a lasciarsi mettere in crisi dalla conoscenza psicoanalitica. Parlo delle scienze sociali, economiche, politiche e giuridiche, soprattutto.
Come possiamo valutare il fatto che il concetto di inconscio non abbia prodotto alcuna modificazione della teoria giuridica della pena e della responsabilità? Prendiamo il caso dei crimini commessi da immigrati rumeni. Sono almeno una decina d'anni che vengono pubblicati risultati di ricerche che ci dicono come i bambini in uscita dagli orfanatrofi rumeni dell'era Ceausescu presentino danni cerebrali, prevalentemente localizzati nei lobi frontali e nei collegamenti amigdala-ippocampo- corteccia prefrontale. Sono, parimenti, anni che conosciamo il ruolo della corteccia frontale e delle aree prefrontali nell'assunzione di decisioni e nell'adesione a norme morali e sociali. Così come sono anni che sappiamo che lo sviluppo di un attaccamento disorganizzato produce un arresto nello sviluppo delle aree prefrontali.
Eppure, non rilevo alcuna teoria giuridica che tenga conto degli apporti delle neuroscienze e della psicoanalisi nella formulazione di una giustificazione e di una teoria della pena e del giudizio.
Idem con patate per l'economia e le scienze politiche. Si continua, imperterriti, a far riferimento ad un modello d'uomo razionale, isolato come una monade, privo e di inconscio individuale e di legami sociali. Non viene mai considerato il ruolo degli affetti nella presa di decisione. Si ignora totalmente il contributo di teorici come Varela e Maturana per quanto riguarda i legami esistenti tra azione ed apprendimento.
Davvero, neuromancer, faccio fatica a seguirti sulla strada che hai intrapreso con questo thread. Penso che, da psicologi e psicoterapeuti, indipendentemente dalle nostre teorie di riferimento, abbiamo diritto e dovere di rovesciare la situazione e chiedere conto, noi, ad altre scienze, del perché non ritengono di integrare le nostre scoperte e le nostre teorie nel loro ambito di riferimento. Mi dirai che un giudice non può pensare agli esseri umani come privi di volontà, altrimenti perde il lavoro. E perché dovrei io, di formazione corporea e psicoanalitica, pensare a perdere il mio lavoro in funzione delle teorie di un altro campo scientifico di indagine? Per sudditanza? Per incapacità di comunicare i miei risultati? Per accettare la patologia esistente in ogni essere umano?
Buona vita
Guglielmo