Attualmente sembra essere normale, o meglio normalizzato, l’uso di immagini ed espressioni violente presenti in grande quantità nella gran parte delle diverse forme di comunicazione mediatica (telegiornali, quotidiani, programmi di intrattenimento, pubblicità in genere, videogiochi, contenuti presenti in rete e via dicendo).
Le rappresentazioni, anche estreme, di comportamenti violenti e aggressivi vengono impiegate anche in spot o messaggi finalizzati a condannare quegli stessi comportamenti violenti, come ad esempio accade in Hit the Bitch, gioco shock contro le violenza sulle donne in cui il giocatore deve far salire il proprio punteggio schiaffeggiando tramite mouse o webcam l’immagine di una donna reale che visibilmente cambia aspetto al susseguirsi dei colpi ricevuti iniziando a tumefarsi fino a giungere all’epilogo in cui il giocatore dopo aver “pestato” la donna riceve un messaggio/monito antiviolenza: “il gioco l’hai perso la prima volta che hai alzato le mani su una donna “
Prendendo a spunto questo controverso advergame ti chiediamo cosa pensi di queste forme di comunicazione antiviolenza?
Riescono a limitare l’insorgere di comportamenti violenti o, al contrario, potrebbero addirittura alimentarli?
Attendiamo le tue opinioni


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