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Ho raggiunto il peso forma...e adesso?

Questa discussione si intitola Ho raggiunto il peso forma...e adesso? nella sezione Alimentazione, appartenente alla categoria Salute e benessere psicologico; Originalmente inviato da Pamela Serafini Quello che mi sembra non sia emerso da quanto ci racconta è la dimensione del ...

  1. #16
    Partecipante Affezionato Giovanni Drogo è sulla buona strada
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    Riferimento: Ho raggiunto il peso forma...e adesso?

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Quello che mi sembra non sia emerso da quanto ci racconta è la dimensione del piacere legata al cibo. Quanto le piace effettivamente mangiare? Ci sono degli aspetti legati al cibo che le danno piacere?
    Buonasera Dr.ssa Serafini,

    Oggi non trovo particolari piaceri nel mangiare. Più che altro mi nutro. Sì, una tisana dolce (aspartame però…) dopo cena la bevo volentieri, ma lì mi fermo. Il piacere di alcuni cibi, perlopiù dolci, è legato a ricordi dell’infanzia o dell’adolescenza. Ho sempre pensato che questa fosse la naturale conseguenza dei cambiamenti fisiologici di un organismo ormai maturo, non di un mutato rapporto col cibo. Ammetto però di aver sempre avuto gusti particolari. Per esempio non ho mai apprezzato un prodotto (posso scriverlo ? … Nutella) che per tanti è un antidepressivo spalmabile, icona della consolazione alimentare. Una crema troppo densa, oleosa, untuosa, filante, dolciastra e appiccicosa. In due parole: stomachevole schifezza. Pensandoci bene devo anche ammettere che il disturbo alimentare con cui convivo in famiglia da anni può avermi influenzato: pranzi e cene sono momenti molto faticosi, non piacevoli parentesi quotidiane.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Mi pare di capire anche che il sovrappeso che aveva prima non le creava conflitti con la sua immagine e che ha “letto” i vantaggi del dimagrimento sulle analisi cliniche tanto che potrà così evitare dei farmaci.
    Da bambino ero gracilino, da giovane mi vedevo troppo magro anche se alcuni amici mi invidiavano: mangiavo tutto quel che mi andava senza metter su un etto. Poi sono lentamente ma costantemente aumentato e mi piacevo, mi vedevo giustamente robusto, mi sentivo in qualche modo più forte, come se la semplice massa potesse accrescere il “peso”, anche sociale, di una persona. Ovviamente ho presto scoperto che non è così. Forse è questo che mi ha reso facile il perderlo: era realmente peso superfluo.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Pensa che potrà in futuro focalizzarsi sulla motivazione a mantenere valori nella norma per trarre la forza di mantenere i risultati raggiunti? Riesce a trovare eventualmente altri vantaggi del dimagrimento?
    Penso (spero …) di sì. Per ora non mi costa grande fatica, vedremo. Beh, una sensazione generale di maggiore efficienza fisica cè, la soddisfazione di recuperare parametri importanti per la salute anche. Mentre scrivevo questo post me ne sono reso conto: devo ancora abituarmi e decidere cosa fare di questo “nuovo” me. Proprio quello che lei scriveva alla fine del post con cui ha aperto questo thread: "Secondo voi, può essere utile un lavoro sull’immagine di sé che aiuta a passare da un “IO SOVRAPPESO” ad un “IO-NORMOPESO” ?"

    Possibile che io voglia negare il cambiamento, si noti bene cercato e voluto, in maniera così forte da doverlo sminuire e volerlo ignorare a tutti i costi ?

  2. #17
    Pamela Serafini potrebbe presto diventare famosoPamela Serafini potrebbe presto diventare famosoPamela Serafini potrebbe presto diventare famoso
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    Riferimento: Ho raggiunto il peso forma...e adesso?

    Buongiorno Giovanni,

    leggendo il suo post ho avuto modo di riflettere su diversi aspetti del rapporto con il cibo. Innanzitutto mi ha colpito quando ha scritto che il piacere legato al cibo lo vede associato ad alcuni ricordi d’infanzia mentre adesso “si nutre”. Fa inoltre una riflessione molto precisa: il disturbo alimentare di un suo familiare, di cui ci ha parlato in una discussione di qualche tempo fa potrebbe averla influenzata: “pranzi e cene sono momenti molto faticosi, non piacevoli parentesi quotidiane”.

    Mi è sembrata molto interessante anche l’associazione che faceva tra la robustezza-forza del corpo e il “peso” sociale di una persona. Questo apre una riflessione sul fatto che ad un particolare aspetto esteriore (che sia la prestanza fisica per un uomo così come la magrezza o semplicemente il rientrare in certi canoni di bellezza condivisi) viene associata anche una serie di valori o qualità della personalità. Lei ha avuto modo di smascherare comunque questa falsa associazione.


    Altrettanto interessante è quello che scrive nell’ultima parte del suo post: “devo ancora abituarmi e decidere cosa fare di questo “nuovo” me, riferendosi al fatto che in qualche modo sente di voler negare il suo cambiamento. In effetti può capitare che chi perde diversi chili faccia fatica ad adeguarsi alla nuova immagine riflessa dallo specchio tanto che ci si continua a guardare con gli occhi di prima, quando i chili di troppo erano ancora tutti sul proprio corpo. Sicuramente l’adattamento richiede tempo, ma lei parla proprio di una “voglia di negare il cambiamento” un volerlo sminuire a tutti i costi.


    Che cosa succederebbe se invece di ignorare il suo cambiamento lo riconoscesse e lo mostrasse?




    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  3. #18
    Partecipante Affezionato Giovanni Drogo è sulla buona strada
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    Riferimento: Ho raggiunto il peso forma...e adesso?

    Ebbene sì, la lunga convivenza con una donna ammalata di anoressia ha influenzato anche il mio modo di vedere il cibo. La tavola da luogo e momento di condivisione è diventata luogo e tempo di fortissime tensioni. L’abbondanza di cibo preparato in maniera accurata (ma solo per gli altri !) è in stridente contrasto con la sofferenza espressa da un fisico emaciato. Ai pasti ho provato violente emozioni: rabbia, in primo luogo, senso di impotenza, inutilità, frustrazione. Tutto questo, traslato sul cibo, me lo ha reso meno appetibile.

    Il rivolgermi ad una dietista, impostare e seguire una mia dieta è stato anche un gesto di ribellione verso la "tirannide alimentare" (termine che prendo a prestito dalla Dr.ssa Anna Salvo, che ha descritto l‘anoressia in modo magistrale) che un anoressico stabilisce nella famiglia. E' stato un rivendicare autonomia, rimarcare un confine troppe volte ignorato da chi, non rispettandole, vuole imporre le sue regole.

    Vengo da diversi anni di psicoterapia individuale e da alcuni mesi gruppale, sempre con la stessa terapeuta. La decisione di mettermi a dieta l'ho presa nel momento del passaggio da individuale a gruppo. Ma buone ragioni (di salute) per farlo c'erano anche prima, ne ero cosciente almeno dal 2004. Perché adesso ? La terapia mi ha cambiato ma ancora fatico ad accettare questa realtà che un poco mi spaventa. La decisione di cambiare anche il proprio fisico, sia pure in maniera modesta, sento che è un modo per "dar corpo" ad altri cambiamenti GIA' avvenuti. Mi sono rimesso al centro, mi voglio più bene, mi curo di più, ascolto i miei desideri, ascolto e cerco di capire le emozioni che provo. Sono cambiato, è giusto accogliere il cambiamento ri-conoscendo me stesso.

    Mostrarlo ? L’idea di mostrarmi (nel senso di esibirmi) non è nelle mie corde. Portare il proprio corpo e la propria anima per il mondo con disinvoltura mi sembra già un buon risultato. Non credo che intendesse significare "esibirlo", con il sottinteso di vanità che il termine implica. Forse intendeva non nasconderlo e sopratutto non nasconderselo ?

  4. #19
    Pamela Serafini potrebbe presto diventare famosoPamela Serafini potrebbe presto diventare famosoPamela Serafini potrebbe presto diventare famoso
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    Riferimento: Ho raggiunto il peso forma...e adesso?

    Da quello che ci racconta in questo post come in altri in una discussione di qualche tempo fa, sono state molte le emozioni che potrebbero averle reso il cibo meno appetibile: immagino sia difficile vivere il piacere legato al cibo se poi proprio al momento dei pasti si provano emozioni come rabbia, senso di impotenza, inutilità e frustrazione. Ma lei di questo sembra molto consapevole.

    Ci dice anche che nella scelta di contattare una dietista ha letto un tentativo di riconquistare autonomia e per ritrovare le sue regole, rimarcando quel confine che le ha permesso di non subire le regole imposte.

    Lavorando su di sé nei percorsi terapeutici che ha fatto e che sta facendo è riuscito a capire che la decisione di cambiare anche il suo fisico rappresentava per lei un modo per "dar corpo" ad altri cambiamenti GIA' avvenuti, anche se questo un po’ l’ha spaventata. Ogni trasformazione può generare timore all’inizio ma quello che lei ha guadagnato è un grande arricchimento: si vuole più bene, si prende cura di sé, sa ascoltare le sue emozioni e dare voce ai suoi desideri.

    Rispetto al concetto di riconoscere e mostrare il suo cambiamento, espresso in un mio post precedente, intendevo proprio “non nasconderlo e non nasconderselo” cioè avere consapevolezza del percorso che ha fatto, dei sacrifici, dove l’ha portata e cosa le ha consentito, riprendendo le sue parole: di “portare il suo corpo e la sua anima per il mondo con disinvoltura”.



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

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