Questa discussione si intitola Dopo un aborto nella sezione Psicologia Clinica, appartenente alla categoria Forum tematici; Originalmente inviato da sulinari Scusate, avrei bisogno di qualche indicazione bibliografica su come si può strutturare un intervento di sostegno ...




salve vorrei un parere:secondo voi per una donna cos'è più traumatico l'aborto o l'adozione?cioè di fronte ad una donna che non se la sente di diventare madre,voi cosa consigliereste tra le due opzioni?
Secondo me Irina, tra le due cose passa molta differenza e non credo siano paragonabili, in quanto, con l'aborto non si diventa madri, almeno per quella gravidanza, mentre con l'adozione la donna acquista in tutto e per tutto il ruolo e la funzione di madre, poichè, non solo questa rappresenta una libera scelta, ma da quel momento l'obiettivo primario diventa la crescita con dedizione ed amore del bimbo/a, anche se non è stato partorito in modo naturale...




alessia scusa mi sono espressa male,io con adozione intendevo dire che la donna lo fa nascere il bimbo per poi darlo in adozione..il mio quesito era tra le due scelte (aborto o farlo nascere e darlo in adozione)quale fosse meno dolorosa per la donna...
Io credo che la percezione del dolore sia qualcosa di molto soggettivo, per cui risulta piuttosto difficile stabilire quale evento sia meno traumatico tra i due...entrambi lo sono e sono entrambi accomunati da un vissuto di perdita, ma differente può essere il modo di gestirli ed elaborarli da persona a persona, secondo me...
ciao irina,
Se la madre dovesse decidere per se stessa potrebbe anche considerare l'aborto come l'unica via possibile al fatto di sentirsi inadeguata nel ruolo di genitore, ma se se può contare sull'aiuto di persone valide attorno a sè, riuscirebbe a dare alla luce un figlio che, se avrà fortuna potrebbe incontrare una famiglia adottiva capace di amarlo come fosse figlio a tutti gli effetti. Sicuramente una chance in più!
ps: a mio parere,sarebbe bello che ogni psicologo/a facesse il possibile per promuovere la genitorialità, soprattutto in casi come questi .... almeno a dire "ci ho provato, a favore della Vita!" .
Ultima modifica di Haidy2009 : 18-03-2012 alle ore 22.04.10
Per la donna secondo me è meno doloroso l'aborto, dopo che hai fatto nascere un figlio, è più traumatico darlo in adozione ad altri, sapere che c'è tuo figlio al mondo e saperlo in mani altrui, ma scherzate?
la posizione in favore della "vita",genericamente, per una donna, è spersonalizzante.
Rischia di portarsi dietro il peso dell'abbandono in eterno.
Non è da meno comunque portarsi dentro per tutta la vita la decisione e l'azione di aver messo fine ad una Vita con l'aborto.
ormai è risaputo-sono state effettuate ricerche sulla psicologia prenatale - il nascituro è un essere senziente già dai primi mesi successivi al concepimento.
Certamente sono decisioni personali e non metto in dubbio il dolore e la sofferenza che comporta questo tipo di scelte. Entrambe dolorose.
Come sempre la donna è colei che deve farsi carico di queste scelte, quando spesso basterebbe più sostegno da parte di tutti nei suoi confronti.
primi mesi, quanto?
quattro, otto, dodici settimane, all'incirca quanto', per curiosità?
Non so, ma la trovo una posizione alquanto scomoda, codesta, cioè si dice che è un grande dolore come se si parlasse di un omicidio, così la madre si sente in colpa bene bene.
Anni di lotte, per ritrovarsi contro le frange "cattoliche" della psicologia...
mmm
Ultima modifica di complicata : 19-03-2012 alle ore 14.45.39
metto alcuni link , mi sembra giusto ,non sono cose 'inventate' da me
http://online.scuola.zanichelli.it/o...ensi-del-feto/
http://www.anep.org/bambino_prenatale.html
sono studi che idealizzano la condizione della gravidanza, e certo la collegano a una madre ideale, una madre sotto tutela della società.
la società si investe del compito di vigilare e controllare persino il benessere di un feto all'interno del ventre materno.
Sono aberrazioni mentali, chiedo scusa.
Farebbero bene a occuparsi di quando il bambino è uscito dalla pancia, che non finisca in lavatrice o ammazzato dal convivente della madre, o nel cassonetto della spazzatura.
per me non sono aberrazioni mentali; anni di ricerche sperimentali di neuropsichiatri infantili, psicoterapeuti, psicologi a mio parere sono credibili.
Per me il feto non è una massa di cellule insensibile, bensì essere vivente che percepisce l'ambiente esterno mano a mano che evolve, come attestato gli studi sopra citati.
Poi ognuno è libero di pensare e agire come vuole.
certamente sarebbe auspicabile che la società si occupasse di tutelare maggiormente la donna e il suo nuovo nucleo familiare, ma non ci vedo nulla di sbagliato se l'interesse verso la maternità e genitorialità si manifesta a priori, per sostenere la triade madre-padre-nascituro.
ma esiste veramente, la triade madre-padre-nascituro?
senz'altro è un postulato teorico, certo sì, in fondo non c'è niente di male se studiano i risvolti di tale ipotetico triangolo o trinità, padre figlio e spirito santo.
ma la donna è sola nella realtà,sola prima e sola dopo, da qui tante depressioni, a sostenere il peso, e non è affatto vero che è madre già quando è incinta.
siamo animali, mammiferi,sì, con il progesterone che ci calma e ci fa sentire beate quando si è in attesa, ma trovo certi studi abbastanza fini a se stessi.
Molto tenerone le psicologhe che insegnano a far ascoltare musica classica al bambino nella pancia.
A me piace pensare invece a quando le donne partorivano per terra, come natura vuole, dopo aver mondato il riso.
Quelle sì che eran donne.
Chè, forse in condizioni meno protette, si sviluppavano malattie mentali?
Non sempre le donne sono sole prima e dopo il parto. Dipende da che ti po di uomo hanno accanto
Credo che responsabilizzare al ruolo genitoriale serva se si agisce prima della nascita del bambino, sensibilizzando anche il futuro padre a certe tematiche....
Riguardo alla tua riflessione verso la fine....non pensi che le donne di un tempo rischiavano anche l'aborto naturale, sottoposte a lavori pesanti , e a una vita piena di circostanze avverse?
ciao![]()
Ultima modifica di Haidy2009 : 20-03-2012 alle ore 21.06.17
è verissimo, può darsi però che prese nella loro sofferenza fossero madri meno nevrotiche di noi, abituate alla società del benessere e della cura.
Preoccupate della sopravvivenza, come le madri-animali, insegnavano ai propri figli a sopravvivere nella giungla, e il malessere veniva affrontato come parte della vita.
magari ogni tanto li picchiavano pure, i figli, ma non li uccidevano come ora.
Secondo voi, non c'è oggi una richiesta sempre più pressante alle madri di essere buone madri, anche ai padri, voglio dire, per cui cedono sotto il peso di responsabilità infinitamente grandi, e, a volte, talmente grandi che conducono a coinvolgere i figli nella propria ipotetica inadeguatezza?
Si uccide un figlio per non farlo soffrire, egoisticamente, lo portiamo con noi nell'autodistruzione.
Non so se sono riuscita a rendere l'idea, le richieste troppo elevate fanno sentire inadeguati anche quando non c'è ragione.