Buon pomeriggio ragazziè arrivato il momento di postare il mio giallo!
voglio fare solo una breve premessa: in questo racconto mi sono ispirata ad un famoso scrittore contemporaneo, mio conterraneo, che spero alcuni di voi conoscano, ovvero Camilleri.
Com'è nel suo stile, nel racconto compaiono alcune parole in dialetto siciliano.
Credo comunque che sia abbastanza comprensibile, ma se avete delle difficoltà non esitate a chiedere
Non mi resta che augurarvi buona lettura, nella speranza che vi piaccia!
I CRISANTEMI
Erano le 5 del mattino. Il telefono squillava insistentemente.
- Angelo rispondi che u picciriddu s’arruspigghia! -
- Pronto! Chi è che rompe ast’ura! – Angelo rispose malamente. Si era addormentato da poco, il bambino aveva pianto tutta la nottata e lui adesso avrebbe voluto solo dormire.
- Pronto commissario! Sono Spatafora. Mi deve scusare, ma abbiamo un problema. Al porto hanno trovato due morti. Gente conosciuta, commissario! Forse è meglio che viene a vedere di persona.- La voce di Spatafora era un poco scantata, sapeva che il commissario Russo quando veniva svegliato all’improvviso diventava più camurriuso del solito…ed erano dolori per l’intero commissariato, ma soprattutto per lui.
- Va bene Spatafora. Arrivo subito. Ringrazia solo il Signore che u picciriddu dorme ancora perché sennò avresti dovuto vedertela con mia moglie…!! –
Il commissario chiuse il telefono, sbadigliando si stiracchiò un po’ e si alzò di corsa.
- Angelo chi successi?-
- Niente Giusi, torna a dormire. Era dal commissariato…è successo qualcosa al porto, ora vado a vedere. –
- Angelo non ti dimenticare che sta sera siamo a cena da mia madre. È il suo compleanno, ricordi? Quindi cerca di non fare troppo tardi almeno sta sera. E prendile un pensierino..lo sai che ci tiene! –
Se c’era una cosa che faceva imbestialire il commissario, ancor più che essere svegliato presto la mattina, era sentire parlare di sua suocera…figuriamoci doverla vedere a cena quella sera stessa!!
Dalla sua bocca uscì un mugugno, strano da interpretare, ma forse era meglio non chiedersi cosa significasse…
Angelo Russo era il commissario di un piccolo paese di provincia, estremamente ligio al dovere.
Aveva un gran caratteraccio ed era il terrore del suo commissariato, ma nonostante tutto era amato e stimato da tutti i suoi colleghi. Chi lo conosceva bene sapeva che non era accussì tintu come dava a vedere…in realtà pare si divertisse a fare scantare la gente per poi studiare la loro reazione.
Diciamo che il commissario poteva benissimo essere paragonato ad un cannolo: all’esterno aveva una scorza dura, ma dentro era dolce come la crema di ricotta…solo che non tutti avevano la pazienza di arrivare a gustarlo fino in fondo!
Il suo carattere però, era nettamente migliorato da 2 anni a questa parte, ovvero da quando aveva conosciuto Giusi, una di quelle fimmine non solo bedde, ma con i controcxxxxoni.
Giusi, nonostante fosse molto più giovane di lui, e all’apparenza, timida e riservata, non si era lasciata spaventare dal suo carattere camurriuso, anzi, forse era l’unica persona sulla faccia della terra più camurriusa di lui. Ne era la prova il fatto che Angelo, allergico a qualsiasi tipo di legame, l’aveva sposata dopo poco tempo e da 3 mesi erano diventati anche genitori di uno splendido picciriddu.
Il commissario si preparò in pochi minuti, e si mise alla guida della sua Marbella rossa, santiando perché non aveva avuto nemmeno il tempo di prendere un dannato caffè.
Ma che minxia succedeva in questo paese ultimamente!!
Erano mesi che non aveva un attimo di pace…i boss locali si facevano la guerra, si stavano ammazzando come cani. Anche se…pensandoci un po’ su, non era na mala cosa secondo il suo punto di vista!!
Due settimane fa la rapina alla gioielleria in cui c’era pure scappato il morto; poi c’era stato il suicidio di Calogero, il postino, uomo strambo, ma tutti in paese gli volevano bene; e per non parlare di quella rompipalle della signorina Filomena che chiamava un giorno sì e l’altro pure il commissariato, denunciando presunti uomini che volevano abusare carnalmente di lei…
- A trovarlo uno cu stu coraggio!! – pensò ad alta voce il commissario.
La signorina Filomena infatti era quel tipo di donna che tradizionalmente in Sicilia viene definita schetta arraggiata: aveva passato la sessantina, sicca sicca con i capelli brizzolati legati a mò di tuppo e una folta peluria sul labbro superiore. Non si era mai sposata e nessuno in paese ricordava di averla mai vista uscire con un uomo che non fosse stato il padre o il fratello.
Tutti in commissariato pensavano che le sue denunce fossero dettate dalla speranza che qualcuno compisse realmente il misfatto, una buona volta! Speranza, a detta di tutti, irrealizzabile.
Russo arrivò al porto in poco più di 20 minuti.
Spatafora lo aspettava impaziente al centro della strada e quando lo vide gli corse subito incontro.
-Commissario è già arrivato il medico legale. I corpi sono dentro quell’auto – disse indicando l’auto di grossa cilindrata parcheggiata all’interno di un vecchio capannone.
- Di chi si tratta allora?-
- Sono in dottor Ciminna e Miriam Loiacono, la sua infermiera. Commissario…sono tutti e due nuri! Si vede che stavano…insomma commissario, mi ha capito! –
- Si Spatafora, ho capito!! Come sono morti perciò? –
- Pare che per riscaldarsi avessero acceso l’auto e i riscaldamenti. Sono rimasti intossicati, commissario. Almeno il medico legale ipotizza così, ma deve fare l’autopsia prima! –
- Chi l’ha trovati ? –
- Il proprietario del capannone, commissario. Si è preso un bello spavento, anche se non è la prima volta che trova delle coppiette appartate là dentro! -
Il commissario si avvicinò all’auto e guardò dentro: il sedile del lato passeggero era reclinato e lì si trovavano i corpi, Ciminna era disteso sopra la povera ragazza completamente nuda e aveva i pantaloni e gli slip abbassati.
Spatafora al suo fianco disse – Commissario, almeno sono morti felici! Ihihh! –
Russo si girò di scatto e lo freddò con lo sguardo. Spatafora aveva un talentonaturale quando si trattava di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato.
Il commissario si perse per un po’nei suoi pinzeri! Ciminna lo conosceva da tempo, era suo coetaneo, avevano frequentato lo stesso liceo, il periodo dell’università si erano persi di vista, ma poi da qualche anno si erano ritrovati a vivere nello stesso paese, uno come medico e l’altro come commissario.
C’era qualcosa che non gli tornava però, qualcosa di troppo strano.
-Spatafora voglio al più presto il referto del medico legale e i risultati della scientifica, che si smuovanu ‘u sangu. Devono fare in fretta!! Avverti tutti che oggi il commissario Russo è parecchio incazzato quindi che si diano da fare. -
- Subito commissario! – rispose Spatafora ancora incullurato per la battuta poco felice di prima.
- E ora andiamo dal questore che lo avverto della situazione. –
- Ma commissario il questore a quest’ora in questura non c’è! –
- Spatafora che mi prendi per il culo? Mi parli a scioglilingua? Vabbè vabbè lasciamo stare, andiamoci a prendere un caffè allora…vediamo se mi calmo! –
Spatafora pensò che sarebbe stata più indicata una camomilla, ma non osò parlare.
- Senti Spatafora non mi fare dimenticare di passare dal fioraio più tardi. Devo comprare un mazzo di crisantemi! –
- Per chi commissario? Per il dottor Ciminna? –
- No Spatafora…per mia suocera!! – e così dicendo salì a bordo della sua Marbella.


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