non so, il mio dubbio è che in una consulenza filosofica nascano collusioni, complicità e invece di guarire il "paziente" si ristagni nella sua patologia (è cosa nota che i pazienti cercano di coinvolgere l'operatore nel loro gioco). O peggio ancora che il consulente grazie alla gratificazione narcisistica che deriva dal suo ruolo metta in atto agiti controtransferali, che a volte possono essere pericolosi per entrambi.
Certo, questo discorso vale per le patologie "gravi"; ma il consulente come fa a sapere se la persona che ha di fronte è grave o no?
Il lato positivo è che i consulenti filosofici possano fare da "filtro", siccome incute meno timore andare da loro che dallo "strizzacervelli" (espressione di senso comune che esprime bene la visione collettiva di chi si occupa sella pscihe), può magari accogliere persone ceh non si presenterebbero da uno psicologo/psichiatra/psicoterapeuta e indirizzarle da loro
ras, ma tu come lo sai che incute meno timore, che l'hai provato?
E poi, a parte la prima parte del tuo discorso, che è si valida, ma che a volte, purtroppo, non risparmia neppure psicoterapeuti di esperienza, pero' almeno a volte, se è consapevole, puo' rendersi effettivamente conto di cosa "sta" accadndo o per accadere; il consulente filosofico, non so, ed è anche vero che se non ha esperienza psicologica, non so come si renda conto se una persona è ad es., "potenzialmente" grave, il che è ancora piu' pericoloso del grave conclamato.
Pero', per me, c'è anche un'altra domanda interessante da porsi: "chi sono i potenziali clienti di qs consulenti, dal momento che non tutti ne conoscono l'esistenza? Ed allora che rischio c'è in qs "particolarita'" della clientela, a diversi livelli?"
A voi l'ardua sentenza
Ciao
a mio avviso (è una opinione personale quindi non pretendo di dire il punto di vista della psicologia in generale) non esiste una "normalità a cui il pz va riportato", nel senso che ognuno ha una propria struttura di personalità, e in certe condizioni si scompensa e presenta dei sintomi, tipici della struttura stessa. Quindi la "normalità" è su misura del paziente, è soggettiva, non è dogmatica.