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a cosa devo pensare

Questa discussione si intitola a cosa devo pensare nella sezione Alimentazione, appartenente alla categoria Salute e benessere psicologico; Originalmente inviato da Pamela Serafini Buongiorno Augusta 4748 Intanto benvenuta nel forum, lei dice di essere sconvolta da attacchi di ...

  1. #16
    Matricola Augusta4748 è sulla buona strada
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Buongiorno Augusta 4748

    Intanto benvenuta nel forum, lei dice di essere sconvolta da attacchi di fame, che somigliano più a una voglia di masticare che a una fame vera e propria e che tutto questo le capita quando è sola.

    Mi sembra di capire che questo comportamento la preoccupi visto che ci pensa sempre, le va di condividere qualche altra informazione su di sé?

    da quanto tempo vive questi attacchi di fame?

    le sembra che siano legati a qualche evento, situazione o emozione particolari che ha vissuto o che sta vivendo?

    Potrebbe dirci qualcosa di più sulla sua voglia di “masticare”?


    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
    Buongiorno!
    Beh, da un anno o più.. inizio con una fame reale e non riesco a fermarmi una volta sazia, a volte ho così tanta voglia di masticare che se non ho cibo a portata di mano (o se lo voglio evitare) mangio anche un pacchetto di gomme una dietro all'altra senza fermarmi..
    e, no, non riesco a capire a cosa sia legato, forse a una perdita di controllo che mi concedo ogni tanto inconsapevolmente...

  2. #17
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Buongiorno Augusta,

    ci racconta che vive questi attacchi di fame da un anno o più e nel post precedente ci dice che ne soffre soprattutto quando è sola a casa.

    Che lei ricordi, è successo qualcosa in quel periodo che l’ha turbata in modo particolare? In precedenza aveva mai avuto degli attacchi di fame?

    Anche da quanto ha scritto nel post precedente mi sembra che lei ponga attenzione soprattutto sulla “voglia di masticare” che rimane anche quando raggiunge la sazietà. Ci sta dicendo che il piacere lo vive soprattutto nel triturare il cibo piuttosto che nel gusto di ciò che mangia?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  3. #18
    Matricola Augusta4748 è sulla buona strada
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Non sento praticamente il sapore del cibo e chiamarlo piacere non credo sia corretto, perchè lo vivo in una sorta di trance in parte inconsapevole, come se fossi scissa in 2 parti, una che pensa che dovrei smettere di farlo e l'altra che continua... e tutto è cominciato forse da quando sono anadata a vivere da sola... forse... non riesco a collocarlo bene nel tempo!!

  4. #19
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Da quanto ci racconta quindi, forse fa risalire l’inizio di questi attacchi di fame in cui si concentra soprattutto sulla masticazione che sul piacere del cibo, a quando è andata a vivere da sola.

    Lei non è sicura di questo ma la vorrei invitare a riflettere sul senso che ha avuto per lei questo importante evento della sua vita. Come lo ha vissuto? Come mai ha fatto una scelta come questa? Com’è adesso il suo stile di vita al di fuori del discorso sul cibo?

    Spesso nel rapporto con il cibo si riflettono disagi vissuti in altri ambiti di vita.

    Inoltre le volevo domandare un’altra cosa, ha provato a fare caso a quali emozioni o pensieri vive poco prima di iniziare a mangiare?



    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  5. #20
    Matricola Augusta4748 è sulla buona strada
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Da quanto ci racconta quindi, forse fa risalire l’inizio di questi attacchi di fame in cui si concentra soprattutto sulla masticazione che sul piacere del cibo, a quando è andata a vivere da sola.

    Lei non è sicura di questo ma la vorrei invitare a riflettere sul senso che ha avuto per lei questo importante evento della sua vita. Come lo ha vissuto? Come mai ha fatto una scelta come questa? Com’è adesso il suo stile di vita al di fuori del discorso sul cibo?

    Spesso nel rapporto con il cibo si riflettono disagi vissuti in altri ambiti di vita.

    Inoltre le volevo domandare un’altra cosa, ha provato a fare caso a quali emozioni o pensieri vive poco prima di iniziare a mangiare?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
    La scelta l'ho fatta un po' per esigenze lavorative e un po'( soprattutto) per il rapporto con mio padre, non del tutto sereno. L'ho vissuto consciamente piyuttosto bene, mi sono sentita libera e a mio agio nella MIA casa, non è stato traumatico nè spiacevole, anzi.
    Ora lavoro e quando torno sto un po' a casa aspettando (si, è quello che faccio, aspetto) l'ora della palestra. Ed è spesso in questo tempo che mi arriva la "crisi", oppure dopo cena.
    Non mi pare di pensdare a nulla di particolare, inizio con l'idea di fare una merenda normale, e poi mi faccio prendere dal cibo. Per fermarmi devo uscire o fare qualcos'altro del tutto diverso, possibilmente in un altra stanza (ho sala e cucina nella stessa stanza)

  6. #21
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Mi sembra di capire che la scelta di andare a vivere da sola nella SUA casa sia stato piacevole perché le ha regalato una sensazione di libertà, d’altra parte, però, ci sono dei momenti in cui, tornata a casa… aspetta.

    Mi ha fatto venire in mente la dilatazione del tempo tra un’attività e un’altra e in mezzo, il cibo. Lei dice che proprio in quei momenti come anche la sera, arriva la “crisi”.
    A volte il cibo diventa un riempitivo facilmente a portata di mano per momenti altrimenti vuoti.

    Le suggerirei di provare ad ascoltarsi mentre aspetta. Cosa affiora in lei quando torna a casa oppure la sera?

    Cosa emergerebbe se potesse dare voce a quello che c’è in lei in quegli spazi che si creano tra un impegno e un altro?


    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  7. #22
    Matricola Augusta4748 è sulla buona strada
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Mi sembra di capire che la scelta di andare a vivere da sola nella SUA casa sia stato piacevole perché le ha regalato una sensazione di libertà, d’altra parte, però, ci sono dei momenti in cui, tornata a casa… aspetta.

    Mi ha fatto venire in mente la dilatazione del tempo tra un’attività e un’altra e in mezzo, il cibo. Lei dice che proprio in quei momenti come anche la sera, arriva la “crisi”.
    A volte il cibo diventa un riempitivo facilmente a portata di mano per momenti altrimenti vuoti.

    Le suggerirei di provare ad ascoltarsi mentre aspetta. Cosa affiora in lei quando torna a casa oppure la sera?

    Cosa emergerebbe se potesse dare voce a quello che c’è in lei in quegli spazi che si creano tra un impegno e un altro?


    Pamela Serafini
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    Ci ho pensato e la risposta è che...non penso a niente. O almeno così mi pare... anzi, sembra quasi che io debba per forza "piluccare", è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male.
    Provo a fare qualcos'altro, ad esempio le pulizie o mettere a posto qualcosa (non capita mai che mi metta sul divano a leggere o faccia un pisolino o guardi la tv senza fare nulla), e poi mi ritrovo davanti ai pensili della cucina... secondo lei dovrei analizzare meglio il mio pensiero in quegli attimi di "attesa"? Penso continuamente al fatto che "oggi no, non mi succederà", e, quasi inevitabilmente, succede..

  8. #23
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Buongiorno Augusta,

    mi colpisce molto quando dice: “sembra quasi che io debba per forza “piluccare”, è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male”.


    Mi viene da pensare che “piluccare” il cibo senza che in questo momento possa farne a meno, sia diventato un’abitudine, ma tutte le abitudini si possono modificare, soprattutto se fanno stare male.

    Sembra che molte delle attività che sceglie di fare in quel momento (pulire o mettere a posto) siano distrazioni dal pensiero di aprire i pensili della cucina e che non riesca a viversi un momento di relax (fare un pisolino o guardare la tv senza fare nulla).

    Lei mi chiede se in quegli attimi di “attesa” debba analizzare meglio i suoi pensieri. Potrebbe essere utile fermarsi un po’, ascoltarsi, regalarsi un momento di riflessione e trovare il modo di individuare quello che pensa in quel momento.

    Ma altrettanto utile potrebbe essere riuscire a riconoscere ciò che sta provando in quel momento (quale emozione? Quale sensazione fisica?).

    E ancora, cosa prova nel momento stesso in cui scrive su questo forum?

    Com’è il suo rapporto con il cibo negli altri momenti della giornata?



    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  9. #24
    Matricola Augusta4748 è sulla buona strada
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Buongiorno Augusta,

    mi colpisce molto quando dice: “sembra quasi che io debba per forza “piluccare”, è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male”.


    Mi viene da pensare che “piluccare” il cibo senza che in questo momento possa farne a meno, sia diventato un’abitudine, ma tutte le abitudini si possono modificare, soprattutto se fanno stare male.

    Sembra che molte delle attività che sceglie di fare in quel momento (pulire o mettere a posto) siano distrazioni dal pensiero di aprire i pensili della cucina e che non riesca a viversi un momento di relax (fare un pisolino o guardare la tv senza fare nulla).

    Lei mi chiede se in quegli attimi di “attesa” debba analizzare meglio i suoi pensieri. Potrebbe essere utile fermarsi un po’, ascoltarsi, regalarsi un momento di riflessione e trovare il modo di individuare quello che pensa in quel momento.

    Ma altrettanto utile potrebbe essere riuscire a riconoscere ciò che sta provando in quel momento (quale emozione? Quale sensazione fisica?).

    E ancora, cosa prova nel momento stesso in cui scrive su questo forum?

    Com’è il suo rapporto con il cibo negli altri momenti della giornata?



    Pamela Serafini
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    Penso spesso al cibo, a ciò che mangerò durante la giornata, se sarà troppo, a come posso compensare il momento di "piluccamento" che sono quasi certa arriverà, a cosa sarò "costretta" a mangiare se mi dovesse capitare di condividere la cena con qualcuno.
    Qui su questo forum mi sento libera di esprimere le mie sensazioni, ma è piuttosto difficile trovare le parole per farlo.
    Per rispondere all'altra sua affermazione le dico che si, è vero, non riesco a concedermi un attimo di relax, è come se l'unico momento in cui stacco e mi concedo di perdere il controllo sia il momento in cui arriva la "crisi", ed inevitabilmente sto male.
    E, ancora, non so davvero quale sia l'emozione che provo in quel momento, è, appunto, una sorta di trance an-emotiva.
    Lei dice che è possibile cambiare le abitudini, ma non ho idea di come poterlo fare, se non facendo qualcos'altro di pratico (tipo uscire o, appunto, riordinare la casa)...è dura...

  10. #25
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Ha ragione nel dire che è difficile trovare le parole per esprimere le proprie sensazioni. Parlare di sé e mettersi allo scoperto non è facile. Lei dice che sul forum si sente libera di farlo, in altri momenti della sua vita non si sente libera di esprimere le sue emozioni?

    Da quello che ci racconta il cibo sta spesso nei suoi pensieri durante la giornata e che l’unico momento in cui stacca e si concede di perdere il controllo è proprio quando arriva la “crisi”, anche se poi sta male.

    Come mai non riesce a concedersi un po’ di relax? Com’è la sua vita fuori casa?

    Mentre mangia dice che si trova in uno stato di trance an-emotiva, questo mi fa pensare a un momento in cui le emozioni non le sente. Può capitare infatti che il cibo venga usato per riportarle indietro quando iniziano ad emergere, aiuta proprio a distrarsi da quello che si prova. Ma quello che lei prova le dice molto di come sta veramente in questo momento della sua vita.

    Le soluzioni che lei ha trovato per spostare l’attenzione dal cibo su altre cose, le sono senz’altro di aiuto perché le permettono di distrarsi e la invito a trovare sempre nuove attività, soprattutto se piacevoli ma credo che sia utile per lei anche capire meglio come mai proprio da un po’ di tempo a questa parte è iniziato questo disagio.

    Ha mai provato a parlare con qualcuno di questo?



    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  11. #26
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    Ha ragione nel dire che è difficile trovare le parole per esprimere le proprie sensazioni. Parlare di sé e mettersi allo scoperto non è facile. Lei dice che sul forum si sente libera di farlo, in altri momenti della sua vita non si sente libera di esprimere le sue emozioni?

    Da quello che ci racconta il cibo sta spesso nei suoi pensieri durante la giornata e che l’unico momento in cui stacca e si concede di perdere il controllo è proprio quando arriva la “crisi”, anche se poi sta male.

    Come mai non riesce a concedersi un po’ di relax? Com’è la sua vita fuori casa?

    Mentre mangia dice che si trova in uno stato di trance an-emotiva, questo mi fa pensare a un momento in cui le emozioni non le sente. Può capitare infatti che il cibo venga usato per riportarle indietro quando iniziano ad emergere, aiuta proprio a distrarsi da quello che si prova. Ma quello che lei prova le dice molto di come sta veramente in questo momento della sua vita.

    Le soluzioni che lei ha trovato per spostare l’attenzione dal cibo su altre cose, le sono senz’altro di aiuto perché le permettono di distrarsi e la invito a trovare sempre nuove attività, soprattutto se piacevoli ma credo che sia utile per lei anche capire meglio come mai proprio da un po’ di tempo a questa parte è iniziato questo disagio.

    Ha mai provato a parlare con qualcuno di questo?



    Pamela Serafini
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    Sono stata sempre una persona piuttosto nervosa, anche da bambina difficilmente stavo "senza far niente" o trovavo momenti di relax ( ho anche smesso un corso di yoga percheè mi annoiavo!!!).

    La mia vita fuori di casa in settimana si divide fra lavoro fino alle 16 circa e palestra almeno un'ora al giorno, difficilmente faccio un giro così per fare o anche per veder 2 vetrine; nel fine settimana faccio qualcosa con il mio ragazzo o semplicemente stiamo insieme, e lì le crisi non arrivano mai.

    Ne ho parlato con lui, di quando mi succede... lui mi ascolta e non mi dice molto in merito, ma mi rassicura moltissimo. Inoltre da poco più di un mese vado da una psicologa, ma nonostante ciò le "crisi" arrivano comunque..

    E, si, effettivamente come ha detto lei, mi sembra proprio di mangiare per inghiottire anche le emozioni, ma purtroppo a queste emozioni non so dare un'identità...

  12. #27
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    Da quanto ci racconta durante la settimana si divide tra lavoro e palestra e, come scriveva nei post precedenti, gli attacchi di fame si collocano proprio tra il lavoro e l’attesa della palestra ma potrebbe essere significativo il fatto che quando condivide il suo tempo con il suo ragazzo nei fine settimana, le “crisi” non si verificano.

    Per rimanere nell’ottica della distrazione dal pensiero sul cibo, nei giorni in cui lavora, ha la possibilità di vedere il suo ragazzo o delle amiche per trascorrere il suo tempo?

    Lei dice che da poco più di un mese va da una psicologa ma si rende conto che le “crisi arrivano comunque”. Le posso dire che nel momento in cui si decide di lavorare su di sé, anche per trovare un’”identità” alle proprie emozioni, bisogna avere un po’ di pazienza perché l’elaborazione della propria storia, dei pensieri e dei vissuti richiede del tempo.

    Il fatto di aver scelto di chiedere aiuto in un momento delicato della sua vita è una grande risorsa che l’aiuterà a maturare una maggiore consapevolezza di se stessa e cioè a dare un significato al suo bisogno di mangiare per riempire i momenti di “attesa” quando si ritrova a casa da sola.


    Ci faccia sapere come va


    Un saluto


    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  13. #28
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    Da quanto ci racconta durante la settimana si divide tra lavoro e palestra e, come scriveva nei post precedenti, gli attacchi di fame si collocano proprio tra il lavoro e l’attesa della palestra ma potrebbe essere significativo il fatto che quando condivide il suo tempo con il suo ragazzo nei fine settimana, le “crisi” non si verificano.

    Per rimanere nell’ottica della distrazione dal pensiero sul cibo, nei giorni in cui lavora, ha la possibilità di vedere il suo ragazzo o delle amiche per trascorrere il suo tempo?

    Lei dice che da poco più di un mese va da una psicologa ma si rende conto che le “crisi arrivano comunque”. Le posso dire che nel momento in cui si decide di lavorare su di sé, anche per trovare un’”identità” alle proprie emozioni, bisogna avere un po’ di pazienza perché l’elaborazione della propria storia, dei pensieri e dei vissuti richiede del tempo.

    Il fatto di aver scelto di chiedere aiuto in un momento delicato della sua vita è una grande risorsa che l’aiuterà a maturare una maggiore consapevolezza di se stessa e cioè a dare un significato al suo bisogno di mangiare per riempire i momenti di “attesa” quando si ritrova a casa da sola.


    Ci faccia sapere come va


    Un saluto


    Pamela Serafini
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    Io e il mio ragazzo purtroppo abitiamo a 50 km di distanza e non possiamo vederci molto spesso...in più la maggior parte delle amiche che ho per motivi lavorativi si è trasferita altrove...
    La cosa che non mi piace di me in questa momento è che spesso evito le situazioni in cui potrei uscire con loro, perchè nella mia testa implica consumare un pasto (e se vado a casa da una e mi offre un caffè con un dolcino? e se uscendo con l'altra lei vuole prendere un gelato? e se devo prendere una aperitivo?)

    Di fronte al cibo mi viene difficile dire di no, anche se non mi va... e a quando ho cominciato a riempire i vuoti col cibo, non differenzio più ciò che mi piace da ciò che non mi piace, mi piace tutto allo stesso modo e non prediligo nè provo disgusto per niente in particolare (prima avevo i miei gusti, certe cose non mi piacevano e quindi non le mangiavo)...
    C'è qualcosa che non va!!

  14. #29
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Mi ha colpito molto la frase in cui dice: “evito le situazioni in cui potrei uscire con loro, perchè nella mia testa implica consumare un pasto…” quindi lei evita delle occasioni sociali in cui poter condividere del tempo con le sue amiche perché implicherebbe mangiare qualcosa con loro. Cosa la preoccupa tanto del condividere del cibo con le sue amiche? Sta cercando di tenere sotto controllo il suo peso?

    E più avanti dice: “da quando ho cominciato a riempire i vuoti col cibo, non differenzio più ciò che mi piace da ciò che non mi piace, mi piace tutto allo stesso modo…”. Leggendo le sue parole mi sembra di vedere una contraddizione: non esce con le sue amiche perché dovrebbe mangiare ed evita di trascorre del tempo con loro ma quando torna a casa da lavoro ed è sola, ha bisogno del cibo per riempire il suo momento di vuoto, prima di andare in palestra.

    Lei dice che non le piace questo suo evitare le situazioni sociali, le vorrei domandare una cosa: al di là della possibilità di mangiare insieme, cosa condivide con le sue amiche? Trae piacere dal tempo trascorso insieme a loro?




    Pamela Serafini
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  15. #30
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    Riferimento: a cosa devo pensare

    Lei mi chiede: "Cosa la preoccupa tanto del condividere del cibo con le sue amiche? Sta cercando di tenere sotto controllo il suo peso?"

    La risposta è : si. Sono magra (sono 45 chili per 1.60), ma se vedo l'ago della bilancia salire la cosa non mi va giù; quando esco con le amiche il fatto è che temo di dover mangiare più di quanto vorrei, cioè di non essre capace a dire di no al cibo che mi viene proposto.

    E, rispetto al piacere del condividere il tempo con loro le rispondo di si, che mi piace trascorrere tempo con loro, ma c'è da dire che le mie amiche più care le vedo molto poco per ragioni di vita varie (residenza, lavoro, impegni ecc) e che le altre che ho classificato amiche in realtà sono poco più che conoscenti ed è con loro che spesso evito di vedermi..

    e mi dice anche: "non esce con le sue amiche perché dovrebbe mangiare ed evita di trascorre del tempo con loro ma quando torna a casa da lavoro ed è sola, ha bisogno del cibo per riempire il suo momento di vuoto, prima di andare in palestra"
    e le rispondo che effettivamente è così, è un rifiuto del cibo condiviso o comunque strutturato (è difficile che, anche quando sono da sola, mi metta a tavola davanti a un piatto cucinato, spesso spilucco)... ed è una cosa che mi manda in bestia...

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