Inoltro la domanda di gaia a tutti i partecipanti al forum!
Ciao Lisa, volevo farti una domanda: è possibile secondo te, che una persona che non è nè bulimica nè anoressica ma ha dei problemi di peso e di gestione dell'alimentazione, possa mangiare di corsa un qualcosa, mandandolo giù il prima possibile, come per "nasconderlo nel suo corpo" e dimenticare odi averla mangiata o fingere con sè stessa che così non l'ha mangiata? Che tipo di meccanismo potrebbe essere questo?
Inoltre, è possibile che quando una persona mangia una cosa che non avrebbe dovuto o voluto mangiare, subito dopo, ne mangi un'altra per "eliminare" il pensiero relativo alla introduzione del cibo precedentemente mangiato, come in una specie di annullamento - riparazione?
Grazie della risposta.
Ciao
Cara Gaia,
la tua domanda comporta numerose riflessioni, in quanto il meccanismo di cui parli, ovvero il controllo o la perdita di controllo nell'assunzione di cibo, è un meccanismo che coinvolge l'individuo sotto un punto di vista globale quindi psicologico, biologico e sociale. Per avere un quadro più chiaro bisogna fare un accenno ai meccanismi che sottendono le sensazioni di fame e di sazietà, solitamente cruccio delle persone con problemi di peso. In questi soggetti infatti, come pure in quelli affetti da diabete mellito, l'equilibrio fame-sazietà non esiste. Si perde la sincronizzazione fame/pasti comportando di conseguenza in entrambi i soggetti diversi episodi di fame tra un pasto e l'altro spesso nelle ore serali e notturne. Dobbiamo fare una distinzione tra fame ed appetito in quanto la prima è la necessità dell'organismo di assumere cibo per il proprio sostentamento in base al livello di glucidi,lipidi e protidi nel sangue, il secondo al contrario è una modalità facoltativa e soggettiva di ciascun individuo. Da un punto di vista prettamente biologico potremmo dire allora che una volta raggiunti i giusti livelli di queste diverse sostanze nel sangue necessari per il nostro fabbisogno energetico dovremmo smettere di mangiare, ma in realtà non dobbiamo sottovalutare i diversi significati che il cibo può avere. Il cibo per l'uomo ha una valenza psicobiologica importantissima legata alla soddisfazione che ne riceve, dalla loro piacevolezza o ancora più importante legata all'anticipazione degli effetti piacevoli che essi innescano. Nutrirsi è un mondo che abbraccia i sensi e le emozioni non connesso necessariamente allo scopo primario della sopravvivenza. Spesso è riconducibile ad un valore simbolico che interferisce però con la funzione alimentare corretta e la carica di significati. L'apprendimento che avviene durante il percorso di vita del soggetto, dalla nascita in poi, gioca un ruolo fondamentale in queste dinamiche. I meccanismi di cui parli quindi sono sicuramente possibili, e possono essere riconduciblili ai fattori descritti.


LinkBack URL
About LinkBacks
Rispondi citando
. Non ci sono in questi casi risposte standardizzate per meccanismi standardizzati. Ogni soggetto è un mondo a sé che pensa e agisce con modalità uniche e personali. Sicuramente di fronte al cibo si possono verificare gli atteggiamenti di cui parli, ma andrebbero analizzati ed affrontati in un percorso diverso da questa sede
.




