Originariamente postato da Lpd
...l'utilità del percorso personale risiede probabilmente proprio nella presa di contatto con "processi", più che con "specifici contenuti": è un discorso su aspetti esperienziali di ordine diverso (i "metacontenuti", se mi passi l'analogia).
E del resto, il percorso terapeutico individuale serve proprio ad evitare di sentirsi in tasca i "bollini da guida alpina", veicolando proprio un'esperienza del senso di limite personale, ed obbligando lo psicoterapeuta a confrontarsi continuamente con il "limite" e la conseguente necessità di mantenere un atteggiamente strutturalmente più aperto... il percorso personale è il punto di partenza, non quello di arrivo...
concordo. mi scuserai se ho approfittato dei tuoi spunti per esigenza di focalizzare proprio questo, per mettere in evidenza alcune ambiguità che ruotano intorno a questa scelta, spesso alimentate da alcuni approcci "scolastici". credo semplicemente che un buon percorso di formazione debba prescindere dagli "obblighi" istituzionali, limiti "temporali" (che sono e restano "formali"e di ordine pratico) ed evitare logiche di "appartenenza". saluti