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Ismaele

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Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa - non importa quando esattamente - avendo poco o nulla in tasca, e niente in particolare che riuscisse a interessarmi a terra, pensai di andarmene un po' per mare, e vedere la parte equorea del mondo. E' un modo che ho io di scacciare la tristezza, e regolare la circolazione. Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell'anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l'ipocondrio riesce a dominarmi tanto, che solo un robusto principio morale pu impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che tempo di mettermi in mare al pi presto. Questo il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto m'imbarco. E non c' niente di strano. Se soltanto lo sapessero, prima o poi quasi tutti nutrono, ciascuno a suo modo, su per gi gli stessi miei sentimenti per l'oceano.



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Commenti

  1. L'avatar di willy61
    Il grande oceano

    Se dei tuoi doni e delle tue distruzioni, Oceano,
    alle mie mani
    potessi io destinare una misura, un frutto, un fermento,
    sceglierei il tuo riposo distante, le linee del tuo acciaio,
    la tua distesa sorvegliata dal vento e dalla notte,
    e l'energia del tuo linguaggio bianco
    che sgretola e disf le sue colonne
    nella purezza della sua rovina.

    Non l'ultima onda col suo peso salino
    quella che frange le coste e genera
    la pace di arenile che contorna il mondo:
    il centrale volume della forza,
    la potenza distesa delle acque,
    l'immota solitudine affollata di vite.
    Tempo, forse, o calice colmo
    di ogni movimento, unit pura
    non sigillata dalla morte, verde viscere
    della totalit bruciante.

    Del braccio immerso che solleva una goccia
    non resta che un bacio del sale. Dei corpi
    dell'uomo sulle tue rive un'umida fragranza
    di fiore bagnato permane. La tua energia
    sembra scivolare non esausta,
    sembra ritornare al suo riposo.

    L'onda che sferri,
    arco d'identit, piuma stellata,
    appena si sprofonda solo schiuma
    ma poi rinasce senza consumarsi.

    Ogni tua forza ridiventa origine.
    Solo abbandoni spoglie stritolate,
    gusci che il tuo gran carico ha scartato,
    ci che l'eccesso del tuo avere esclude,
    tutto ci che ha cessato di esser grappolo.

    Oltre le onde protesa la tua statua.
    Vive e ordinata come il petto e il manto
    di una sola creatura, i cui respiri,
    nella materia della luce issati,
    pianure sollevate dalle onde,
    sono la nuda pelle del pianeta.
    E' tua la sostanza che ti colma.

    Piena di te la curva del silenzio.

    Di sale e di miele tuoi ribolle il calice,
    l'universale cavit dell'acqua,
    e non ti manca quanto possa avere
    un cratere spellato o un vaso rozzo:
    cime vuote, cicatrici,
    segnali che vegliano sull'aria mutilata.

    La tua corolla contro il mondo palpita,
    tremano i tuoi sommersi cereali,
    le soavi alghe appendono minacce,
    navigano pullulanti i pescherecci
    e sale al filo delle reti
    solo il morto baleno della squama,
    millimetro ferito nell'ampiezza
    delle tue totalit cristalline.

    Pablo Neruda
  2. L'avatar di Morgana-z
    incredibile....questa l'ho riletta proprio ieri.

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