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luna__pi

il mio Background: Medea (seconda parte)

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ed ecco la seconda parte della storia di Medea Arthebor
La mattina del giorno dopo la mamma mi strinse alla mano dei campanelli rossi con un laccio bianco. Diceva che serviva per non perdermi in quel campo seminato di orrore. Per me era la cosa più bella che avessi mai visto, un regalo favoloso. Con quelli mi sentivo una principessa e giocavo in quel posto male odorante saltando tra un corpo e un altro, tra un braccio e una testa, mentre Aris e la mamma raccoglievano più cose possibili.
I giorni seguenti vidi molte persone dallo sguardo crudele che si portavano via le cose che avevamo raccolto in cambio di alcune pietrine colorate. Ero arrabbiata con loro perché erano cose che avevamo preso con tanta fatica. Qualcuno picchiava la mamma e si portava via le cose senza pagare. E poi c’erano altri che portavano via Aris per un po’. Ma non sapevo dove andavano perché lei non mi parlava più da molti giorni e mi rivolgeva sguardi pieni di cattiveria ma la notte sono sicura che piangesse.
A 12 anni avevo girato molti campi con cadaveri ammassati. Avevo visto molti uomini nudi davanti a me ma nessuno di loro era vivo. E mi chiedevo se anche papà fosse così quando è morto e se gli fosse toccata la stessa sorte.
Un giorno di fine estate accadde qualcosa che sconvolse nuovamente la mia vita. Vicino ad un villaggio stravolto dalla guerra la mamma e Aris trovarono una tomba bellissima in un tempio diroccato. Era tutta bianca con delle statue dalle espressioni raccapriccianti che tenevano una spada bellissima. Io stavo distante avevo l’ordine di guardare se arrivava qualcuno. Pochi minuti dopo vidi una luce dietro di me, mi voltai e vidi mia sorella e mia madre che stavano assumendo una forma sempre più simile ad una di quelle statue che tocavano la spada. Si erano trasformate in statue. Il calore umano aveva lasciato il posto alla fredda pietra. Ero da sola. In quel tempio ero rimasta sola a guardare i volti di Aris e mia mamma congelati in un grido. Quando capii piansi finchè ebbi lacrime e mi addormentai sfinita ai piedi di qulla tomba abbracciando una spada. Rimasi lì qualche giorno nutrendomi con il pezzo di pane che avevamo portato per il viaggio, bevevo l’acqua piovana quando pioveveva e dalle pozzanghere quando era sereno....(continua)
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