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Alessia Va

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I messaggi che ci inviava erano coerenti solo per la loro contraddizione:
siate coraggiose, ma non commettere errori; siate vere con voi stesse, ma obbedite sempre; pensate prima di parlare, ma abbiate sempre la risposta pronta; finite tutto quello che avete nel piatto, ma mantenetevi magre; non parlate se non avete qualcosa di interessante da dire, ma cercate di avere sempre qualcosa da dire; siate creative, ma comportatevi come gli altri; siate silenziose con i miei ospiti, ma mai noiose. Siate emotivamente indipendenti, ma non rischiate mai. Sviluppate un vostro cervello, ma pensate come vi ho insegnato io. Siate il più attraenti possibile, ma mai seducenti; poi, quando siamo cresciute: seducenti si, ma non intenzionalmente. Se non ci conformavano ai suoi voleri, ci puniva; salvo quando, per ragioni spesso incomprensibili, ci lodava. Aveva nella sua testa regole che avevano un senso solo per lei. C’erano ordini nel suo cervello cui si aspettava che noi ubbidissimo, ma troppo spesso erano ordini non detti, quindi mai uditi da noi. Non sembrava rilevare la differenza, eravamo castigati comunque.



...sembra mia madre




Già da un pezzo, in momenti particolari – quando meditavo o leggevo o viaggiavo con la fantasia – mi appariva un’immagine senza che la evocassi: la figura di una ragazza dietro un albero, poco più di una bambina. Le prime volte aveva i vestiti laceri, la faccia sporca e lo sguardo triste perso nel vuoto. Sembrava desiderare qualcosa che io non potevo darle. Ma piano piano mi abituai alla sua presenza, e divenne una specie di amica. Durante quell’anno la vidi gradualmente cambiare: da lacero e macchiato il suo vestito divenne bianco e stirato, e il suo viso si fece pulito. Sorrideva, e non sembrava più desiderare qualcosa che non potevo darle. Veniva a consolarmi quando il mio cuore sembrava oppresso dai sensi di colpa, quando mi struggevo per le cose che non avevo mai avuto, quando vedevo una mamma carezzare amorevolmente la figlia e pensavo a quanto rare erano state le carezze che mia madre aveva dispensato a me. Mi resi conto che era lo specchio di me stessa, il riflesso della mia parte inaridita, di quella porzione di me che involontariamente aveva lasciato accadere il disastro e che finalmente avevo cominciato a capire, ad accettare, a curare e a far crescere.

ho vissuto la stessa identica esperienza...
è qualcosa di indescrivibile...


Tratti da Rivoglio la mia vita - Veronica de Lauretiis
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Commenti

  1. L'avatar di ghiretto
    non devo spendere soldi in libri... non devo spendere soldi in libri... non devo spendere soldi in libri... non devo spendere soldi in libri... non devo spendere soldi in libri...

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